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lavoro pubblicato domenica 22 settembre 2013
ultima lettura lunedì 1 luglio 2019

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Girovago notturno.

di Vincent90. Letto 532 volte. Dallo scaffale Viaggi

Alle 4:00 a. m. presi la decisione di ripartire, sarei tornato a casa quella notte. Alle 5:40 stremato e con le ultime forze che mi rimanevano in corpo riuscii a raggiungere Castlelvetrano, a mezz'ora da casa ma non potevo continuare in quello stato....

Alle 4:00 a. m. presi la decisione di ripartire, sarei tornato a casa quella notte.

Alle 5:40 stremato e con le ultime forze che mi rimanevano in corpo riuscii a raggiungere Castlelvetrano, a mezz'ora da casa ma non potevo continuare in quello stato. Girovagando per la città deserta, scelsi il parcheggio semideserto di uno squallido bar per camionisti, chiamato "Oasi" , il perchè mi è tuttora sconosciuto ma probabilmente un po' per le condizioni in cui vi arrivai un po' per il nome che vidi sull'insegna traballante, era apparso a me come una visione. Inutile dirlo, non riuscii a chiudere occhio, non avevo certo la pretesa di farmi una bella dormita, anche perchè il rombo dei motori, e le imprecazioni dei camionisti stanchi che arrivavano per fare colazione lo rendeva impossibile. Alle sei decisi che la tortura era durata abbastanza, scesi dalla macchina e improvvisamente tutto intorno a me comincio a vorticare pericolosamente, il mio corpo mi mandava chiari segnali di sfinimento ma non potevo fermarmi oltre. Il bar all'interno si presentava piuttosto bene, anche se era rimasto poco al bancone, giusto qualche cornetto e dei pezzi di pizza poco invitanti, ad ogni modo dovevo mettere qualcosa nello stomaco se volevo avere qualche speranza di arrivare a casa. Alla fine optai per un cornetto che mi fu servito da una graziosa cameriera, portava una camicetta scollata, aperta sul davanti per via del prosperoso seno, ma non se ne curava molto e marciava disinvolta, dal bancone alla cassa servendo quattro scalmanati che a tiro, le affibbiavano squallidi soprannomi che non starò qui ad elencare... La ragazza, dal canto suo, non se ne faceva passare una, e rispondeva a tono mettendo a tacere tutti. L'ultima sua battuta, mi lascio involontariamente scappare una risata, inutile dire gli sguardi minacciosi che mi attira così, senza perdere un minuto di più, presi il mio caffè, il secondo di quella assurda nottata prima di andate via. Successe allora una cosa curiosa, il ragazzo da dietro il bancone continuava ad osservarmi con un' evidente espressione di curiosità mista a divertimento, chiaramente desideroso di instaurare una conversazione. Io dal canto mio, se c'è una cosa che ho sempre ritenuto sacra, era il silenzio durante la colazione così al suo "come va amico??" mi limitai a rispondere con un cenno della testa e lanciando un'ultima occhiata alla cameriera uscii da quella bettola. Salito in macchina, diedi una sistemata allo specchietto retrovisore ed ecco li il motivo di tante attenzioni riservatomi da quel barista. Sul collo, appena oltre il colletto della maglietta, una chiazza rosa di una forma perfettamente ovale delle dimensioni di un uovo faceva capolino, messa in risalto dal colore della maglietta, nera quella sera. Così, tra una risata e un po' di imbarazzo ripensavo alla serata trascorsa. La delicatezza con la quale Ellis lasciava di volta in volta la sua firma sul mio corpo mi lasciava puntualmente esterrefatto. Un po' come si fa con un'opera d'arte anche lei rivendicava la sua proprietà, in un modo tutto suo, certamente. Questo pensiero mi fece sorridere ma era proprio così, ci appartenevamo l'un l'altra. Inutile dire che la qual cosa, provocava spesso situazioni imbarazzanti, in quella società di bigotti ipocriti e moralisti in cui ero immerso, mio malgrado, e l'episodio di quella mattina era stato solo uno dei tanti. Ad ogni modo tirai un sospiro di rassegnazione, d'altronde la amavo, in fondo era anche per lei che avevo percorso tutti quei chilometri. La sera prima, infatti...

Ma non era il caso di riportare alla mente quegli eventi che mi catapultarono fuori di casa, quel fresco sabato di Settembre. Riacquistate quel pò di forze che mi avrebbero permesso di riprendere il cammino, avviai il motore della macchina e la mia Panda bianca, compagna di mille avventure e desiderosa anch'essa di ritornare a casa riprese a mangiare l'asfalto...



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