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lavoro pubblicato mercoledì 18 settembre 2013
ultima lettura lunedì 18 marzo 2019

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Giuseppina e Jelena II

di 2013ema. Letto 504 volte. Dallo scaffale Viaggi

  Insomma, se si guardavano intorno e dentro di loro, sia Giuseppina che Jelena si sentivano come un  bicchiere mezzo pieno con  davanti una brocchetta piena d'acqua che però non si riesce a travasare per colmare quel vuoto. Aveva...

Insomma, se si guardavano intorno e dentro di loro, sia Giuseppina che Jelena si sentivano come un bicchiere mezzo pieno con davanti una brocchetta piena d'acqua che però non si riesce a travasare per colmare quel vuoto. Avevano fatto tutto quello che i loro genitori avevano loro raccomandato: erano andate a nuoto, a catechismo, si erano laureate e avevano trovato un lavoro. Solo a guardarle si capisce che sono 2 brave ragazze. Non avevano un compagno o un fidanzato perché le brave ragazze aspettano "quello giusto".

Un giorno di settembre un po' grigio e con l'aria fresca passeggiando a Trastevere con i tram che attraversano i sogni e i ricordi, si fermarono sul ponte e per qualche minuto tra loro e il Tevere non c'era più nuIla, né si sentivano rumori di macchine o persone, motorini e aria pesante e fumosa piena di voci e cellulari e luci lampeggianti. E guardarono quel fiume in silenzio: quel fiume che sembrava immobile e così scuro come le loro esistenze o perlomeno come loro ora si sentivano.

Ci vuole coraggio. Il cambiamento se lo desideriamo veramente, lo dobbiamo prima di tutto volere con tutta l'anima, la mente e il corpo. "Dai Jele!" dice Giuseppina "Che ci costa provare? Abbiamo i soldi che mia nonna mi ha lasciato: 10.000 euro!"

Jelena si fece convincere e così a distanza di due mesi , dopo aver ricevuto l'ok da parte dei datori di lavoro, prenotato il volo e consolate le madri che pensarono che le loro figlie fossero impazzite o che si drogassero per quella decisione, caricarono i trolley sul taxi: un anno di aspettativa dalla routine e davanti a loro 12 mesi nuovi nuovi!

La meta non era tanto il luogo dove sarebbero andate o il viaggio come si usa dire, ma erano loro stesse.

Quando arrivano a Toclay sono circa le 18.00: l'ora giusta per un thè o per una birra. Il solo fatto di vedere tutte quelle casette ordinate lungo la costa e rapportare i pensieri e le azioni con quel mare del nord blu e freddo, fece sentire le due amiche subito cariche di un'energia sconosciuta e mai provata prima.

Prese le chiavi di casa e decisi i letti, bisogna assolutamente fare un giro per individuare la farmacia, il supermercato e il tabaccaio più vicini: fondamentale.

Partire dopo il Natale non fu una cattiva idea: almeno per un anno sia Giuseppina che Jelena avevano trovato un argomento per poter scambiare qualche parola con quei parenti che vedi solo una volta l'anno e che se non ci fosse nemmeno quell'occasione non sarebbe una gran perdita!

A gennaio in ogni parte del mondo occidentale e non solo, i giorni immediatamente successivi il capodanno sono giorni silenti: se giri per una città italiana l'1 o il 2 gennaio si vedono in giro solo i padroni dei cani e poche macchine, perfino poche biciclette, mentre qualcuno che corre lo incontri sempre. La crisi dei sistemi politici ed economici si fa sentire ogni anno di più: quando erano bambine agosto era il mese dell'abbandono pressocchè totale delle città. Dopo qualche decennio sono rimasti solo un paio di giorni all'anno in cui riassaporare quella strana calma, l'1 o il 2 gennaio appunto.

Anche Toclay si presentò così: perfino i pescherecci e le barchette che adornavano il porto sembravano ferme in un mare immobile. Toclay è una cittadina sulla costiera del Regno Unito, piccola, colorata e con un profumo di pesce misto a muschio e fiori e piante, che riempiono l'aria di odori flagranti e mai aggressivi, di un'insolita e intensa delicatezza. Il clima non conosce i picchi di freddo e di caldo, è quasi sempre primavera e autunno. D'estate le temperature non vanno mai oltre i 25/26 gradi. Gli abitanti vivono di pesca, di trattorie, negozietti e di ospitalità: molti cittadini infatti ospitano studenti stranieri che si recano lì per soggiorni estivi e frequentare corsi di inglese.

C'è un enorme parco: the sun park, lo chiamano i toclayesi, perché in quell'immenso spazio verde circondato da altissimi alberi che ombreggiano le aiuole, il sole raramente si fa coprire dalle nuvole servendosi di un vento deciso ma leggero.


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