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Scaffali


lavoro pubblicato martedì 17 settembre 2013
ultima lettura lunedì 18 febbraio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Un po' di fiabe

di mirco. Letto 667 volte. Dallo scaffale Fiabe

Sai giannino   Sai Giannino diceva mamma coniglia una sera d'estate al suo figliolo prediletto. Noi conigli com'avrai notato abbiamo le orecchie lunghe e c'è un tipo che lo sa e ne approfitta. Il vento. Lui ci vede tutte le volte noi le ten...

Sai giannino

Sai Giannino diceva mamma coniglia una sera d'estate al suo figliolo prediletto.

Noi conigli com'avrai notato abbiamo le orecchie lunghe e c'è un tipo che lo sa e ne approfitta.

Il vento.

Lui ci vede tutte le volte noi le tendiamo ritte ritte alte alte perpendicolari al cielo ed allora fa il birichino.

Cioè continua a portarci i profumi e gli odori ed i rumori che segnalano pericoli in quanto ama e culla e protegge per quello che può tutte le creature ma... ma nel contempo deposita pure qualcosa di diverso in ognuno di noi.

Non so.

A te i discorsi delle betulle.

A lui la storia dei tassi attraverso le generazioni.

A loro le filosofie dell'ortica e... ed a me i proverbi degli uomini.

Il giorno in cui nascesti ad esempio eri decisamente magro brutto ed evidentemente diverso dai tuoi fratelli.

Nero integrale in mezzo a tutti bianchi o con stile pezzati e spelacchiato ed irsuto fra pelurie uniformi e lisce e soffici.

Dopo un paio d'ore d'evidente preoccupazione ed un tot agitate mi venne fame.

Tra l'altro avevo fatto una certa fatica nel partorirvi ed il latte pesava pesava nelle mammelle ed avrei dovuto dormire bensì... bensì lo stesso decisi d'abbandonare la tana e salire all'aria aperta per gustarmi dell'erba medica tonificante nutriente e genuina.

Ti confesso salii mal volentieri comunque.

Avevo un latente timore nell'abbandonarti lo devo confessare.

Non m'ispiravi nessuna fiducia dal punto di vista della salute.

Di per cui salii mangiai e bevvi in fretta se non che alla fine ritornai giù alquanto rinfrancata.

Il vento infatti m'aveva nel frattempo raggiunta consolata e ricaricata materializzando dentro le mie orecchie... che vanno tenute costantemente ritte ritte alte alte nel periodo in cui s'accudiscono i piccoli... appunto un proverbio.

"La seta fa figura.

La canapa dura".

Ed eccoci qua magicamente ancora insieme.

Non ridere.

Non fu quello l'unico problema con te che in seguito ho avuto il mio bel daffare anche durante l'esuberanza della tua crescita

caro Giannino.

La tua diversità "iniziale" non hai mai voluto mollarla.

Ingrandivi con una logica contraria ad ogni principio e sapere della nostra razza.

Di solito facciamo gruppo e tu stavi da solo.

I tuoi fratelli hanno famiglia da tempo e m'hanno resa nonna e tu?

Normalmente noi evitiamo accuratamente di mangiare alcuni tipi di pianta o fungo e tu invece preferivi giusto loro.

E l'altissimo solo sa quante volte dovetti trascinarti a casa farneticante ed in confusione emozionale dopo che t'eri inghiottito la cicuta o l'amanita muscaria.

Il nostri migliori pregi a detta di tutti sono sempre stati l'attenzione la preveggenza e la giusta dose di paura e... e tu sfidavi la volpe in campo aperto.

Andavi ove ti pareva privo d'indugi e non volevi nemmeno ammettere forse pioverà sotto un cielo nero nero di nuvoloni ed attraversato da fulmini assolutamente minacciosi.

Babbo mio quanto m'hai fatto penare.

Poi la notte in cui uscisti nonostante l'ululato del branco di lupi facesse rabbrividire fin nel profondo delle tane data la sua intuibile vicina vicina provenienza proprio... proprio non resistetti e feci capolino di conseguenza gelando immediatamente che sul serio d'una vera e velenosa notte da lupi si trattava.

Freddo intensissimo neve e tormenta.

Troppo timore per allontanarmi anche di un centimetro dall'ingresso di casa dunque mi fermai lì ed allungai fino all'impossibile le orecchie ritte ritte alte alte sperando di ricavarne tue notizie e... e cosa c'era in mezzo alla tormenta Giannimo mio?

Chiaro il vento.

E chi fece in modo regalandomi "ogni santo ha un passato ogni peccatore un futuro" tornassi dentro consolata e dormissi beata fino a risvegliarmi con te accanto comodamente sistemato?

Ancora il vento Giannino caro.

Ancora il vento.

Ora.

Ora vuoi abbandonarmi figliolo.

Stasera m'hai resa incredibilmente triste comunicandomelo.

Dici che qui è il mondo d'una volta.

Che ti senti in dovere di provare a cambiare le regole che ci tengono ancorati all'essere conigli dentro.

Che vuoi dimostrare al mondo intero noi possiamo e dobbiamo ribellarci a ciò.

Che viaggerai in lungo ed in largo intraprendendo avventure incredibili ammaestrando la lince e cavalcando l'aquila.

Ti perderai Giannino mio.

Ti perderai e dimenticherai me e le tue origini.

In che maniera riuscirò mai stavolta a parare il colpo Giannino?

<Io ho una certezza ed una speranza in proposito mamma>.

Una speranza Giannino?

Non posso venire con te.

Io sono nata coniglia e coniglia morirò.

Mai andrei a rischiare la coda incoscientemente.

<No no mamma.

Niente del genere.

Primo nel caso io tornerò mamma.

Dovessi imparare a volare... tornerò.

Secondo m'hai insegnato a fidarmi del vento.

Avrai capito a me non veicola i discorsi della betulla ma le intenzioni delle chimere e... e sono convinto inseguendo un motivo preciso.

Ergo non posso sottrarmi al mio destino però... però a te porta saggezza diffusa ed anticipa il futuro.

L'ho imparato.

L'hai constatato.

Ripeto io mi fido oramai ciecamente.

Facciamo decida lui e quel che sarà sarà noi accetteremo.

Pertanto saliamo su e vediamo se dopo la tua delusione ne rimarrà zuccherata o ingrossata.

Perfetto mamma.

Sistemati con me sopra questa gobba di terra rossa imposta le orecchie ritte ritte alte alte ed ascolta ascolta ascolta>.

Dice "chi ha una meta rende strada il deserto" Giannino.

Direi zuccherata figliolo.

Hai la nostra benedizione Giannino.

Vai vai vai.

Da vivo

Aveva ponderato a lungo ove costruire casa il merlo Mario.

Il noce no.

Ghiandaie cinciallegre e scoiattoli in continuazione.

Il pino nemmeno.

Resina appiccicosa assai e pigne pesanti qualora l'avessero centrata cadendo.

Il melograno manco a pensarci.

Già era difficile prendere la sua frutta per via delle lunghe spine pungenti tremendamente e... ed il calicanto stava troppo spoglio d'inverno.

Aveva dunque scelto l'alloro.

Bacche che non interessano praticamente a nessuno.

Belle foglie verdi tutto l'anno.

Non troppo alto né troppo basso.

Una gioia insomma il merlo Mario.

E via pertanto a procure il materiale con il vento in poppa e parecchio convinto della sua scelta.

Mi dica signor topolino sono suoi questi rametti?

"No no se vuole li prenda che mi libera anche l'accesso".

Se è così con doppio gusto signor topolino.

Grazie.

La paglia le serve tutta signora mucca?

"No non mi serve tutta Mario ma per favore non mi prenda quella morbida altrimenti starò scomoda dormendo".

Certamente signora mucca.

Ho giusto bisogno di rivestimento esterno duraturo e resistente.

Non si preoccupi ci penso io a selezionarla e vedrà che lettone soffice soffice nel frattempo le preparo.

Scusi mister verme il fango qui fa parte della sua piscina?

"Piscina piscina non vede che io non ho denti unghie o becco e non posso scavare?".

L'aiuto io se me ne cede un po' per tappare i buchi nel pavimento o sulle pareti del nido.

"Ne prenda quanto desidera".

Ecco fatto.

Guardi in un niente e con sforzo minimo le ho preparato uno scavo abbastanza profondo.

Lo usi come le pare e piace.

Arrivederci e buona continuazione.

Una gioia insomma il merlo Mario.

Nel mentre andava per i fatti suoi s'inventava sempre anche un modo per accontentare ed aiutare gli altri.

All'alba poi non dimenticava mai di salutare con grandi gorgheggi il ritorno del sole.

Dormito bene? gli chiedeva.

O tua moglie luna t'ha mostrato una faccia scura pure stanotte?

E giù a ridere insieme in modo da cominciare la giornata spalmandola di buona predisposizione gustosa quanto marmellata sulla fetta tostata.

E s'era nuvoloso lo stesso fischiava e gorgheggiava.

Dobbiamo portare pazienza allora cantava agli altri animali.

L'acqua è un bene prezioso.

E nessun bene prezioso può abbassare il morale accadendo.

Ed i nostri bambini dopo potranno giocare ad infangarsi tale piace a loro e la prugna ingrosserà e la larva berrà e... e l'azzurro diventerà splendente non appena ritornerà.

Una gioia insomma il merlo Mario.

Che le è successo signor passero?

"Guardi qua quella maleducata della cornacchia voleva la mia briciola e quasi mi stacca un'ala per rubarmela".

Uhm lasci vedere da vicino signor passero direi... direi non è nulla di preoccupante.

Massimo due giorni e tutto tornerà a posto.

Intanto stia da me se desidera.

Volentieri l'accudirò ed altrettanto volentieri godrò della sua compagnia.

E ricordi ora sa con cognizione di causa nessun insegnamento dei genitori e manco un libro contengono l'esperienza personale.

Ed è una delizia per dentro incamerare ciò.

Una di quelle irrinunciabili intendo.

Ciao gattaccio.

Ti piacerebbe mettermi gli artigli addosso vero?

"Sì mi piacerebbe".

Guarda che io non ti odio per questo sai.

Mancassi tu la vita perderebbe una possibilità di sorprendermi.

Mai rinunciare per scelta ad un'emozione.

Mai.

A te invece non piaccio signor uomo.

L'ho notato non mi prendi mai di mira con il tuo fucile.

"Sei unicamente penne piume fibre elastiche ed ossa.

Niente polpa o quasi".

Fa piacere signor uomo.

Lei non sa quale immenso piacere genera il capire rimanere quel che si è ha i suoi vantaggi.

Lei non sa signor uomo.

Una gioia insomma il merlo Mario.

Lo sapete cosa scrisse il merlo Mario sopra l'entrata della sua dimora?

Scrisse fin che puoi partecipa allegro e con buona predisposizione merlo Mario che in seguito... in seguito non ne avrai la possibilità a lungo.

Una gioia.

Una gioia insomma il merlo Mario.

Una gioia.

Una gioia.

Una gioia.

Il cane Piero

L'aveva combinata grossa stavolta il cagnolino Pierino.

S'era pensato di scappare dal cancello rimasto accidentalmente aperto ed adesso una volta chiuso non poteva più rientrare.

Ed una grande paura di vari pericoli s'impadronì di lui.

Ora viene il mastino napoletano e mi sbrana.

Ora chi mi darà da mangiare?

Ora i bambini piangeranno e dispereranno privi del loro fedele compagno.

Ora... ora inseguo quella farfalla.

Capperi che bel fiore colorato e profumato.

Mai visto nel mio giardino.

E di chi è la mano che lo sta cogliendo?

Wow una signora anziana.

La seguo pure a lei.

M'ha visto e mi coccola.

Uhm buoni... buoni davvero codesti biscotti.

Manco possedevo idea potesse esistere aroma del genere.

E notevolmente più grande il suo giardino.

Ecco una lucertola.

Sì le conosco loro.

Vanno sempre sul vecchio muro di sassi a mettersi al sole.

Però... però questa sta prendendo un'altra direzione.

Vediamo.

Non ci credo!

S'è accomodata sulla calda sabbia della riva del fiume.

Urca da qui cambiano decisamente le visuali.

E quello cos'è?

Somiglia al fratello maggiore dei pesci rossi in salotto.

E chi si sarebbe mai immaginato loro avessero fratelli?

E che fratelli.

Perdiana perdiana.

Non dirmi... non dirmi Pierino codesto volatile è parente dei passeri e dei merli conosciuti ed abbaiati tante volte a casa.

Come ti chiami?

"Cicogna".

Ah sei tu allora che porti i neonati l'ho sentito raccontare spesso ai miei padroni genitori.

"Macché macché.

Io mi faccio i cavoli miei ed ho già molti problemi ad averne io di pulcini.

Mi tocca trovare il compagno giusto.

Costruire un nido.

Andare a faticare per procurare da mangiare.

Lavare e pulire in continuazione.

No no credi.

Dove troverei il tempo?

Quelli s'arrangiano ascolta me.

Si vergognano unicamente di confessare la verità".

Non vorrai insinuare signora cicogna esista gente che si vergogna di raccontare la verità?

"Ce n'è una terra di gente che si vergogna nel confessare la verità cagnolino mio.

Ciao".

Toh!

Un tronco scavato che si lascia trascinare e cullare dalla corrente.

Quasi quasi salto su.

Fatto! mi sono un minimo bagnato bensì... bensì guarda Pierino.

Guarda quante case.

Guarda quanti modi di fare.

Guarda milioni d'esseri.

Guarda l'amicizia può scoppiare fra qualsiasi di loro.

Guarda cosa mangiano quello e quell'altro.

Ed ascolta.

Ascolta il parere del pescatore e la risposta del suo vicino.

Ascolta il rumore della rapida ed il silenzio della calma.

Ascolta quanto alza la voce chi s'arrabbia ed il sussurrare di chi ama.

Ascolta ed impara il vento... il vento non fa nessuno sconto e nessuna differenza.

E tocca tocca tocca l'immensità del mare adesso che ci sei arrivato.

Le comodità e le abitudini fanno stretto qualsiasi giardino.

Qui è invece tutto scomodo e le condizioni cambiano d'attimo in attimo.

Credi Pierino.

A questo punto quel cancello rimasto accidentalmente aperto è stata una benedizione.

E la farfalla una maestra di vita insostituibile.

E le paure.

Le paure le fondamenta su cui hai basato e costruirai un cagnolino migliore.

Anzi io direi proprio a loro devi dedicare la morale di codesta favola.

"Già che ci sei vai fino in fondo".

La favola dalla morale buona ma disgustosa

Un brutto giorno il grande fiume... causa reiterata pioggia torrenziale... straripò ed allagò un'estesa fetta di foresta.

Si portò via la talpa la faina la volpe e la famiglia dei tassi e nessuno seppe più niente di loro.

Gli scoiattoli e la capinera invece rimasero al loro posto mentre il grande branco di cervi venne diviso in tre gruppi.

Uno... il numeroso... miracolosamente in salvo sull'altura.

Uno... il medio... fortunatamente al riparo dietro la grande parete di roccia che deviò la corrente ed uno... il piccolo... trascinato via e finito prigioniero d'un avvallamento e dentro l'acqua alta fino ed oltre al garrese ed impossibilitato ad uscirne da mille e mille intricatissimi cespugli di rovo.

"Mamma mamma reggimi io non tocco terra" urlava il cerbiatto.

"Sorella sorella tu che sei più giovane aiutami" implorava nonna cerva con le gambe oramai esauste dal prolungato dover stare per forza in piedi.

Erano precipitati insomma... una ventina di capi... in una gran brutta situazione e presto dunque la paura s'impadronì di loro.

"Spunterà il bracconiere e prenderà la mira facilmente".

"Vedrai i lupi arriveranno affamati e sono buoni nuotatori e per noi non ci sarà scampo".

<Su su non fasciamoci le corna prima d'averle rotte> disse allora il maschio vecchio.

<L'acqua piano piano andrà via o evaporerà e noi potremo individuare un pertugio e toglierci da codesto guaio.

Intanto fate come me.

Abbiamo da imparare a cibarci con la testa sott'acqua.

A bere senza chinarla e possiamo gustarci il fatto quei dannati di parassiti per una volta non costringono a grattare anzi... anzi sono costretti ad emigrare a meno che non desiderino annegare>.

Intanto però al contrario non smetteva di piovere al che il livello dell'acqua saliva in continuazione.

Adesso le femmine stavano oramai tutte con la testa appena sporgente ed i maschi cominciavano a sentirsi il collo sommerso.

"Serve un'idea" disse la nonna.

"E serve subito".

<Se ne volete una in teoria pessima io ce l'ho> le rispose il maschio anziano.

"Dai lanciala".

<Bisognerebbe mangiare i rovi con l'intento d'ottenere fra loro un passaggio>.

"Tu sei matto" risposero all'unanimità in coro gli altri.

"Chi ha mai mangiato quella schifezza della natura?

E chi di noi ha la lingua il palato la gola e le labbra a prova di spine?".

<Mi pare ovvio> rispose il vecchio cervo.

<Nessuno ma... ma non per questo non si può fare.

Se è per quello neanche nessuno di noi in passato mai pensò d'infilarsi in una vicenda acquatica del genere.

Bensì è capitata.

La risolviamo?>.

"È vero" ribadì nuovamente la nonna.

"Non abbiamo alternative e ripeto serve fare presto.

Comincio io".

<Come sono nonna?>.

Esattamente pari ce l'aspettavamo.

Amari nauseabondi e pungenti incredibilmente.

"Ok vado avanti io" esclamò in seguito un altro maschio e... per la verità non tanto in breve... dopo un po' s'era già creato un piccolo tunnel in salita in cui uno di loro poteva vantarsi interamente all'asciutto.

"Basta basta non posso continuare.

Ho il vomito e la bocca che sanguina.

Vi supplico datemi il cambio" lamentava immancabilmente colui ch'era di turno.

<No no devi resistere altri cinque minuti> l'esortava il vecchio maschio eletto a vigilare i pasti non voluti fossero divisi equamente fra tutti.

E via avanti.

Ora uno ora l'altro.

E le gratificazioni aumentavano man mano lo sdegno e le ferite sanguinose crescevano.

Al momento infatti erano tre quattro in fila indiana che potevano godere dell'asciutto e "continuiamo pertanto" era diventato il parere generale.

"Mai avrei pensato le soddisfazioni potessero crescere e diventare felicità cavalcando i gusti personali contrari" letteralmente esplose infine un giovane.

<Ed io mai avevo visto negli altri e provato in me godimento e felicità uguali> gli rispose il vecchio allorché l'ultimo ramo di rovo fu vinto e si ritrovarono incredibilmente liberi.

L'asina e l'asinello

Il piccolino si chiamava Gino.

La sua mamma Alice.

Vivevano in un grande prato il cui recinto praticamente impediva la libera circolazione solamente a loro.

Le maglie della rete infatti erano talmente larghe ed abbastanza basse da permettere il passaggio di qualsiasi tipo d'animale abitante nei pressi però... però la mamma era troppo grossa e per niente agile nel salto in alto ed il suo cucciolo manco lontanamente ancora s'immaginava d'allontanarsi da lei.

Quindi stazionavano lì beati.

Ah dimenticavo.

Erano due asini ed abitavano in una zona fuori mano prossoché selvaggia e verdissima e quasi per nulla coltivata dall'uomo.

Il quale uomo peraltro veniva di tanto in tanto con acqua e cibarie certamente appetitose ma... ma mai quanto l'erbetta appena spuntata o il trifoglio ed i suoi fragranti fiori.

E Gino viveva estasiato da tutto ciò naturalmente.

Si svegliava la mattina ed andava dalla fagiana che covava le sue uova.

«Buon giorno signora.

Bisogno di qualcosa?».

"No Gino grazie.

Comunque se al solito non bruchi le alte erbe che proteggono il mio luogo di cova da quel perfido falco perennemente in caccia mi fai un piacere".

«Non solo non le raserò io signora fagiana.

Starò attento anche non lo facciano la mamma il cervo e la lepre.

A proposito l'ha vista oggi?».

" No".

«Uhm credo sia il caso di cercarla.

Ieri aveva mal di schiena e mi chiese un massaggio leggero con lo zoccolo.

Ed una volta finito mi disse ne rimase sollevata assai.

Ora la trovo.

Magari ne ha ancora necessità.

Mamma mamma hai visto Giovannina la lepre?»

"No Gino perché la cerchi?".

«Lo sai mamma se posso rendermi utile sono felice e mi trovo proprio bene e lei di questi giorni non si sente in ottima forma».

"Non so prova verso il precipizio.

Sul presto va lì di solito.

Le piacciono tanto i germogli di faggio per iniziare la giornata.

Fai attenzione".

«Ok».

E così il nostro benefattore si diresse in loco se non che una volta giunto sul bordo sentì urlare.

Aiuto aiuto aiuto!

Al che sporgendosi cauto guardò giù e si rese conto immediatamente un cucciolo di capriolo s'era cacciato in una gran brutta situazione.

Non si sa se giocando o curiosando bensì di fatto era precipitato nello strapiombo e per un paio di metri sulla roccia nuda ed adesso non aveva possibilità alcuna di risalire.

Lo devo aiutare decise immediatamente Gino.

Se non ricordo male ieri vicino alla mangiatoia ho visto un pezzo di corda.

Via via serve fare presto.

La prenderò con la bocca e gliela calerò giù.

Lui ancora con la bocca la prenderà a sua volta ed in seguito io rinculando lo tiro su.

E questo fece e... e risolse magnificamente la questione.

Una soddisfazione incredibile.

Ci passò sopra il resto della giornata in estasi.

In estasi in estasi in estasi.

E la sera pertanto si vantò con il mondo intero.

Raccontò le sue epiche gesta al pino... al pioppo... al furetto... alla talpa... al pipistrello... alla rana a suo marito il rospo e perfino... perfino al vento che le portasse ed amplificasse lontano lontano lontano.

E ricevendo in cambio sinceri osanna e complimenti superlativi ed ovviamente percependo di conseguenza lievitare notevolmente l'orgoglio.

La mamma Alice osservava perplessa.

«Qualcosa non va mamma?».

"Oh nulla.

Nulla.

Hai senz'altro compiuto prodezze oggi c'è poco da negare.

Unicamente io sono vecchia e con l'anzianità la saggezza cresce".

«Che vuoi dire mamma?».

Voglio dire lasciandoti travolgere dalle lodi altrui e dai tuoi successi dimentichi... dimentichi di fare del bene a te stesso".

«Urca mamma mi sembra impossibile.

Io credo aiutando spassionatamente e rinunciando gioiosamente nessuno ha mai maturato noie personali o s'è depresso».

"Vero Gino.

Solo più di qualcuno nel frattempo ha fatto crescere una coscienza di sé deviata.

Vedi Gino tu sei giovane ed hai un cuore d'oro ed un entusiasmo notevole.

Non vorrei quest'entusiasmo ti faccia distrarre e maturare... attraverso i suoi indotti... un'opinione distorta ed errata di te e di quel che sei".

«Non devo aiutare e fare per quel che posso favori agli altri mamma?».

"No no giammai abbandonare le tue nobili prerogative Gino.

Giammai.

Semmai controllarne un po' meglio i risultati credo... credo sia la via giusta".

«Non capisco mamma».

"Non abbandonarti completamente alla soddisfazione che loro provocano Gino.

Non godere esageratamente e privo di freni dello stato d'animo esaltato vissuto in quei momenti.

Non vantarti dei tuoi trionfi e non dormirci sopra sospeso sulle nuvole che... che viene il lupo o il contadino t'attacca al carro e ti colgono impreparato".

«Ed in che maniera dovrei comportarmi allora mamma?».

"Dopo accaduti alcuni atti per essere stati veramente compiuti con il cuore e dimostrarsi assolutamente utili a tutti hanno bisogno d'essere dimenticati e buttati loro nel baratro Gino.

E buttati loro nel baratro...

Gino".

E buttati loro nel baratro...

Gino".

E buttati loro nel baratro.

Gino".

La parabola di Gianni il mulo pensante

Lui era soddisfatto della sua condizione intendiamoci.

E si rendeva perfettamente conto stavolta essere nato mulo e dunque non il massimo come reincarnazione però... però appunto si sarebbe adattato lo stesso assolutamente volentieri se non fosse capitato... per lavoro... in una situazione a dire poco limitante.

Lui difatti e purtroppo faceva il mulo per l'esercito

Uno di quei famosi faticatori che s'arrampicano per zone impervie e sentieri scoscesi allo scopo di garantire materiale bellico e vivande alla truppa che... che ovviamente s'era posizionata in luoghi difficili e strategici e con ampia visuale sulla pianura o facilità di controllo di valli e passi montani.

E via pertanto in lunga fila indiana formata da suoi simili ed uomini e con carichi mica da niente sul groppone.

E fatica quindi.

Tanta tanta fatica sopportata comunque e pari anticipavamo con buono spirito e disponibilità totale.

Certo il soldato gli dava la biada secca e lui si vedeva passare sotto al naso della fresca e splendida rucoletta selvatica o del crescione fiorito che solo al guardarlo metteva l'acquolina e... e questo un minimo lo turbava.

Ciononostante era passabile la biada al che tutto regrediva in secondo piano.

Certo a volte gli sarebbe piaciuto sostare ad ammirare il tramonto disegnato con colori stupendi ed esaltato dall'avvenire... evento non proprio di tutti i giorni... esattamente nel centro d'una forcella formata da due splendidi picchi ma... ma bisognava arrivare al campo prima del buio o sarebbero state per l'uni licenze negate e per lui frustate.

Certo la notte avrebbe preferito passarla dove voleva... magari giusto in quel meraviglioso pascolo attraversato il pomeriggio... al posto d'essere impastoiato e legato che nemmeno aveva la possibilità di stendersi.

Certo gli sarebbe garbato godersi le gioie personali ed ambientali insomma bensì capiva le esigenze altrui e pure se non condivideva le scelte che da codeste esigenze dipendevano non se la prendeva e manteneva intatta la sua buona predisposizione.

Tutto benone indi diremo se non che una cosa gli dava un fastidio incredibile ed a lei non riusciva ad abituarsi.

Il paraocchi.

Una tortura.

Infatti camminando non aveva più i fianchi e la visione periferica e non si sentiva completo.

Infatti poteva guardare unicamente davanti e dunque praticamente vedere null'altro che il posteriore d'un suo simile uguale a lui impiegato.

Infatti si rendeva conto questo strumento piano piano... lasciandolo vuoto o con sempre le solite dinamiche da girare e rigirare... gli stava portando via il cervello.

Infatti lo stato mentale del vedersi limitato nelle prospettive è agghiacciante in chi ha la lucidità di rendersi conto delle limitazioni così subite.

Infatti una testa costretta a movimenti innaturali causa forzature esterne perpetrate sul proprietario è notorio presto o tardi s'annulli o combini grossi guai.

E tanta tanta tanta era la pena patita rispetto a questa particolare casuale che un giorno scoppiò e decise di lanciarsi dalla rupe e suicidarsi.

E lo fece naturalmente.

E durante il volo non si pentì della scelta anzi pensò.

Pensò io non voglio vivere alle dipendenze di persone che per lavoro uccidono altre persone.

Pensò io mai sarò dalla parte di chi costringe gli altri esseri a soffrire.

Pensò questa è gente a cui basta ed avanza vedere il culo ed il sesso e non è interessata ad altro.

Pensò in fondo allora stavo aiutando tipi a cui la testa è andata via da tanto tempo.

Pensò ergo individui con il paraocchi codesti.

Pensò indubbiamente.

Pensò che triste condizione essere nell'intimo violato ed amareggiato da paraocchi solido e palpabile nel mentre chi te lo impone è un distratto ed ingenuo demente sciagurato nonostante il suo paraocchi sia virtuale... volendo di facile rimozione e trasparente.

Che triste.

Che triste.

Che triste.

La fiaba di Allorà

Si viveva felici in quel regno.

Proprio proprio proprio felici.

Meraviglie naturali ed architettoniche assortite e persone soddisfatte e...

e bambini coinvolti in mille e mille giochi da genitori dolcissimi e premurosi.

Tutto filava liscio e retto insomma e le attività da svolgere per mantenere splendido il mondo da sogno vissuto... sia quelle pratiche sia quelle morali... sembravano giustamente distribuite rispetto alle caratteristiche singole di ogni abitante.

Cioè il ciabattino faceva scarpe perché teneva nel cuore rendere comodi e protetti i piedi dei suoi compaesani e la fioraia vendeva fiori in quanto pari a loro di fresco profumava.

E fu così...

e fu così che un caro giorno ebbe modo di nascere Allorà figlia del re e della regina e discendente diretta di grandi avventurieri degni d'entrare nel mito.

Quelli... per intenderci... per cui era un divertimento catturare un drago ed ammaestrarlo in modo i nipoti potessero cavalcarlo.

Crebbe... di conseguenza... la piccola creatura come dire sulle ali dell'entusiasmo e divenne da grande una splendida dimostrazione di quanto il destino a volte sia più che predestinato.

Nel suo cuore regnava infatti l'onore dei giusti.

Nella sua mente una sorgente cristallina sgorgava puliti pensieri e la sua bellezza... la sua bellezza proprio non era paragonabile a nessun'altra.

Ed inoltre studiava ed apprendeva con golosità.

Aveva grande curiosità e rispetto verso il mondo animale e volle imparare a curare i germogli e le piante del giardino dimostrando enorme sensibilità.

Tutto meraviglioso ergo diremo ma disdetta nel mentre seguiva le sue faccende intanto cantava.

Cantava.

Cantava.

Cantava e tutto questo improvvisamente crollava.

Crollava sotto l'oppressione della sua voce da clava.

Cantava ed ogni vita malvolentieri la sopportava.

Cantava ed il buonumore nel meraviglioso palazzo che abitava correva... correva a nascondersi in cantina precipitandosi giù per la scala.

Cantava e la gente con cotone e cera le orecchie si tappava.

E gli animali rabbiosi dai lati della bocca emettevano bava.

Ed il re e la consorte s'interrogavano sul come rimediare o in alternativa sul nome del dottore che la doveva operare.

Aveva insomma un difetto Allorà.

Un difetto che lei non considerava.

Tanto in armonia si sentiva con quello che incontrava.

Tanto le piaceva il radioso la vita le passava che... che le sembrava molto naturale in ogni momento nel suo modo preferito la felicità dispiegare.

Tutto il possibile perciò a maggior ragione disturbava se non che il popolo a mormorare fitto incominciava e la tranquillità normale del reame sempre maggiormente sulle spine stazionava.

Quindi per rimediare e fare conoscere diverse forme di canto furono ingaggiati al caso ed alla bisogna e di conseguenza maestri giapponesi di canto zen e monaci chiamati dal Tibet muniti di corde vocali al lievito.

Specialisti erboristi guaritori e fattucchieri anche portarono le loro arti.

E venne pure il sovrano dei pesci magici bensì gli caddero presto le branchie ed udite udite perfino le streghe ed i maghi dovettero inchinarsi di fronte alla situazione in cui ella stava.

Di fronte a quanto la sua voce orribilmente ripugnava.

Allora di nuovo fu così... a causa di tutto questo intendiamo... che il re una sera... una sera disperato chiese aiuto al gatto con sotto un uomo il quale a sua volta l'indirizzò dalla donna con sopra l'uccellino la quale... la quale manco fosse niente presentò con sorriso gentile un sontuoso principe ed il suo inconfondibile squisito stile.

Vero! me sbadato sempre... sempre l'amore può dare una mano pensò allettato il sovrano.

Non so s'è mai servito per correggere un difetto villano quantunque considerato non costa niente proviamo proviamo proviamo e condusse dunque il giovane alla festa di corte con un suo bagaglio strano.

Non di meno sussultò subito vedendo un sorriso cancellare ogni titubanza allorché il principe udì quel canto disumano ch'ella nemmeno quella sera era riuscita a rendere meno strano.

Quella malefica malattia vocale che strisciava l'aria con l'incedere d'uragano.

Quella stessa pessima melodia che assai sorprendentemente risultava invece nelle sue orecchie complemento vincente al produrre suoni del suo violino fremente.

E fu con tale preambolo che veloce strumento ed archetto esibì lui dal contenitore in un momento.

Poi richiamò l'attenzione della principessa e non appena lei zittì si lanciò in una sviolinata stridente vergognosa e stonata per.... per in seguito avventurarsi su una nenia.

Una lunga stancante debilitante e tediosa nenia che tutti sbadigliava ed addormentava man mano sviluppava.

E lui suonava suonava suonava sperando lei con canto coinvolta l'accompagnasse e non si fermava non si fermava non si fermava e lo stupore disgustato dei presenti ancora svegli contemporaneamente montava montava montava e...

e non ti sposerò mai urlò sfinita ad un certo punto Allorà se... se quel coso nel mio regno porterai.

Dopo di che correndo pianse disperata fin sul grembo della mamma perché la difendesse da quel suono mostruoso che a suo avviso malissimo s'adattava al suo cantare voglioso.

Io ho un talento e lo dispiego a mio piacimento con sentimento ribattè il principe offeso tuttavia... tuttavia siete bella madamigella.

Molto molto molto bella e graziosa ed il mio cuore già freme per voi.

Se mi concedete il permesso chiederò al sire la vostra mano.

Sì!

Sì!

Sì!

Non ho mai visto un principe migliore di voi rispose la principessa ma... ma come fare?

Come fare con le nostre incomprensioni musicali?

Come unire uno strumento ed una voce distanti mille anni non piccoli istanti?

Basta poco!

Basta poco urlò... urlò prepotentemente a questo punto il buffone di corte forse dagli ultimi avvenimenti contrariato e certamente esponendo scarsa riverenza.

Al che tutti lo guardarono interrogativi in modo da fargli aggiungere basta... basta rinunciare per solenne promessa matrimoniale.

Rinunciare a cosa?

Chiesero all'unisono di nuovo le orecchie di tutti.

A cantare ed a suonare rimpallò lui che tanto.... tanto nel regno ci sono lo stesso numerose altre attività appetitose da frequentare.

I respiri dei presenti rimasero al ciò sospesi sospesi sospesi finché io... io al mio amore una rinuncia dallo spirito nobile la posso dedicare si... si sentì dalla bocca dell'aristocratico levare.

Cosicché Allorà praticamente già in preda ad immensa gioia promettendo non avrebbe mai più cantato emise un ultimo terribile acuto che spaventò addirittura il mare e... e dopo andò via tutta agitata che bisognava iniziare i preparativi.

Che si doveva sposare.

Il re... il re nel frattempo in compagnia del gatto con sotto un uomo e della donna con sopra l'uccellino si prese bonariamente a braccetto il giullare e gli disse tu... tu sei un gran furbone che sa approfittare della situazione eppure... eppure te ne prego tieniti bene a mente che sul serio una rinuncia personale può far riflettere positivamente un reame.

Anzi talvolta è giusto la chiave per riprendere sulla corretta via a camminare.

E questo in qualcuna delle tue canzoni d'intrattenimento lo dovresti spesso ricordare.

Difatti mostrando eccellente e distinta buona volontà tutti lo possono fare per risolvere una brutta situazione generale o personale ed infine... infine contento e finalmente dal disagio liberato prese la penna e mise il punto finale che racchiude ogni favola nella nella sua birba morale.

Ah!

Ovviamente...

ovviamente dopo vissero tutti felici e con intenti.




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