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lavoro pubblicato lunedì 16 settembre 2013
ultima lettura mercoledì 13 novembre 2019

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Giuseppina e Jelena

di 2013ema. Letto 562 volte. Dallo scaffale Viaggi

  Giuseppina guardava le strade che lentamente portavano via le macchine e i palazzi, i negozi e le persone che cercavano di farsi spazio tra i semafori e i platani. Aveva trovato posto dietro al conducente: da quella seggiola si sentiva particola...

Giuseppina guardava le strade che lentamente portavano via le macchine e i palazzi, i negozi e le persone che cercavano di farsi spazio tra i semafori e i platani. Aveva trovato posto dietro al conducente: da quella seggiola si sentiva particolarmente alta, più alta degli altri passeggeri. In effetti fin da quando era bambina si era sempre sentita molto bassa. Le compagnette di scuola l'avevano subito presa in simpatia sin dalla prima elementare: lei piccolina e tracagnotta, loro magre e cinguettanti. Accanto a lei la sua amica Jelena: tanto alta quanto taciturna. Jelena è sempre stata convinta che le donne alte fossero svantaggiate. Prima di tutto perché danno più nell'occhio e di conseguenza sono soggette ad un numero maggiore di sguardi e commenti; in secondo luogo perché in classe e nei corridoi le maestre e i professori ti vedono per prima e questo ti costringe ad avere un atteggiamento più controllato e rispettoso e ad avere più difficoltà a nasconderti ; poi c'è la questione ragazzi: ovvero l'incontro- scontro con l'altro sesso. Le possibilità sono due: essere etichettata come una semplice spilungona o come una super fica. In entrambi i casi sei fuori dalla normalità. Giuseppina e Jelena, la bassa e la alta, erano un po' come Gianni e Pinocchio o due carabinieri o Ciccio e Franco...2 macchiette, sempre insieme e fisicamente così diverse. L'una in fondo in fondo pensava che l'altra fosse più fortunata e normale dell'amica che aveva a fianco. Questo sempre senza mai confessarlo nemmeno a sè stesse. Giuseppina era decisamente più loquace di Jelena, perfino al cinema non faceva altro che parlare e anche quando pensava, lo faceva così vorticosamente che le veniva il mal di testa. La sua canzone preferita era ONE - U2, mentre Jelena, pur così timida e introversa, non faceva altro che ascoltare i Guns n' roses. Dall'alto della sua bassezza statuaria Giuseppina vestiva sempre di mille colori, un po' fricchettona ma anche un pò chic perché sempre accessoriata con alti tacchi e borse firmate ma comprate abusivamente fuori la Stazione Termini o lungo Va del Corso ma prima che la polizia faccia scappare tutte le borse dentro i lenzuoli bianchi tra il fuggi fuggi dei venditori. In effetti oggi i giovani hanno le idee un po' confuse, ma non solo loro e forse non solo oggi, ma oggi è sicuramente più dura farsi un'idea chiara su un po' tutto . Ci sono quelli che si dichiarano di estrema sinistra o destra e che fanno di tutto per apparire tali. Ma il problema poi è solo e tutto qui: l'apparire. Il sembrare più che l'essere, il voler essere piuttosto che quello che siamo. E giù allora con finti buonismi e modi libertari di vivere e pensare, accettando anche l'inaccettabile perché siamo tutti buoni e sorridenti e amici di tutti. Poi ci sono quelli che vivono un po' chiusi: a due a due o a comitive. Due amici di sempre che passano le serate dentro il solito pub e seguono l'AS ROMA ma solo davanti alla TV perché lo Stadio è pieno di ragazzini che schiamazzano e non sanno cosa vuol dire veramente "amare la ROMA" e sanno tutto degli ultimi videogiochi e dei quali chattano per ore e ore via web con interlocutori di ogni parte del globo ma che poi nel cellulare tra le ultime chiamate e gli ultimi messaggi ricevuti hanno sempre e solo il numero dell'unico amico che hanno.

Poi ci sono le comitive: in alcune ci sono bambini che poi diventano adolescenti e poi giovani uomini e che stanno sempre lì, nella stessa piazza, sulle stesse panchine a parlare delle stesse cose. Con il tempo sono cambiati i nomi dei locali dove vanno dalla mezzanotte in poi a bere e ballare e qualche faccia che ha messo la testa a posto, magari si è anche laureato, sposato e trovato lavoro. Quelli che rimangono hanno 40 anni e si comportano come quando ne avevano 20. Sono i ragazzi del quartiere, per i quali il tempo si è fermato. Uno di loro ha provato ad aprire un bar, un altro a prendere la licenza per guidare un taxi, un altro ancora porta fuori i cani dei vicini.

Per loro la comitiva è tutto. Sociologicamente il gruppo come entità che ha una propria identità è molto "sentito" soprattutto tra gli adolescenti che hanno un gran bisogno di riconoscersi in qualcosa di cui sentirsi parte, in cui essere accolti, con valori condivisi.

Giuseppina e Jelena hanno visto crescere quei ragazzi anche se hanno più o meno la loro stessa età. Andavano a scuola e loro era là al solito posto, all'Università e loro sempre là sotto. Il primo lavoro e quelli ancora là tutte le sante sere. Non li ammiravano però ormai erano come i palazzi di zona e le abitutidini di sempre: come l'odore del caffè e il sapore delle rosette del forno sotto casa e della pizza rossa e sottile della Pizzeria Matilda.

Una domenica pomeriggio mentre passeggiavano in un fresco settembre dentro un parco non troppo grande lì vicino, decisero che anche loro come ormai il 90% della gente che conoscevano, dovevano assolutamente farsi coinvolgere nella fissa del secolo: o fare jogging o andare in bicicletta.

Vedevano biciclette e corridori ovunque. Ci manca solo la Tangeziale e il GRA (ma qualcuno sicuramente avrà dato sfoggio delle proprie capacità sportive anche là) e poi tutte le strade di Roma hanno visto chilometri e chilometri di gambe che sfrecciano su due ruote pedalanti o magliette pregne di sudore gialle e rosa fosforescenti che sfidano le leggi della sopportazione fisica e a volte pure di quelle di gravità!



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