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lavoro pubblicato domenica 15 settembre 2013
ultima lettura venerdì 29 novembre 2019

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...of darkness - Cap. II

di flama87. Letto 677 volte. Dallo scaffale Fantasia

...di Puri ed ImpuriLei ti aveva detto che quello era un mondo oscuro. Lei non ti aveva detto che fossi così oscuro, così decadente, co...

...di Puri ed Impuri

Lei ti aveva detto che quello era un mondo oscuro.
Lei non ti aveva detto che fossi così oscuro, così decadente, così distante da un qualsivoglia giorno migliore... sempre che ne avesse mai avuti. Eravate usciti da una piccola abitazione, costruita a ridosso di un costone di case su cui s'infrangeva la monotonia di una strada vuota. Vecchio e nuovo si mescolavano così alla rinfusa che non capivi chi avesse progettato quel posto, né come avesse pensato d'installare lampioni sulla base di alcune statue. Per quanto camminaste, non c'era anima viva: le finestre erano serrate, le porte -molte- sprangate da assi di legno, solo ogni tanto da qualche tendaggio arrivava un'occhiata rapida. Svoltaste sulla destra, percorrendo una via meno larga della precedente, ma più cupa. Ti venne il desiderio di girarti e guardare dal lato opposto, vinto da una strana e opprimente incertezza -si gettò su di te come una pioggia nera, con una manata opaca sul tuo cuore. Il Cavaliere intervenne quasi subito esortandoti a non fermarti lì, "per nessuna ragione" aggiunse. Di lì in poi, lasciativi alle spalle grossi edifici abitati, foste su una larga strada di campagna. Non vedevi molto oltre gli alberi che si espandevano sulla vostra sinistra, mentre a destra un primo ponte rudimentale saltava su un largo fiume nero. Voi eravate diretti ad un secondo ponte, più ricercato e meglio costituito da grossi blocchi di roccia; fosti grato che da quel punto in poi gli alberi smettessero di troneggiare su di te, perché ti davano la sensazione che fossero irti giustappunto per opprimere la luce, per fugare la speme, per incatenare lo spirito di chi vi passava entro.
L'inizio del ponte di pietra era capeggiato da una coppia di torri, o ciò che ne rimaneva. La stradina fiancheggiava una delle due, risalendo esattamente dove finiva una e iniziava il passaggio sul fiume. Erano due strutture un tempo maestose, adesso troncate a metà come sequoie vecchi e malate: ne rimaneva giusto l'arcata del cancello, ove quattro volti appartenenti a due personaggi fissavano sia chi entrava in città e sia chi andava via. Uno di questi volti era completamente distrutto, l'altro era semplicemente sfigurato.
"Chi sono?" chiedesti, indicandoli.
"Quello sfigurato è il precedente Sovrano", fece il Cavaliere. "A sinistra vi è suo padre".
Ti faceva pensare che l'attuale regnante non avesse a buon cuore le effigi né dell'uno né dell'altro, ma per quello distrutto in particolare aveva dovuto nutrire un profondo astio.
"Cosa avranno potuto mai..."
Lui ti interruppe, con tono laconico: "Sua Maestà così ha voluto: ogni suo desiderio è realtà".
Non un ordine? Eravate già sul ponte, fiancheggiavate la pavimentazione centrale su un marciapiede -dal bordo tondeggiante del ponte potevi scorgere il fiume, la sotto. Nero come una notte senza stelle, e chissà quanto profondo, rimuginava la propria infelicità rimescolando le onde in piccoli mulinelli. Avevi la sensazione che, fissandolo a lungo, venivi trascinato verso chissà che fondale. Lo scossone del Cavaliere ti fece rinsavire, costringendoti ad avanzare verso la città che sembrava volerti divorare nelle sue fauci.
E non appena ne fosti inghiottito, vedevi i palazzi accalcarsi su di te, quasi piegati, come ad osservarti. L'aria di chiuso, d'abbandonato e in decadenza, faceva da contorno ad un vociare intenso e mesto. Foste da subito nella piazza principale della città, ove un palco il legno stava sotto ad una arcata; vi erano raccolte intorno un gran numero di persone, simili ad ombre che si dimenavano senza ordine o precisione. E gridavano, quanto gridavano! Ogni sorta di ingiuria usciva dalla loro bocca, sputata come meglio potevano e senza alcun riguardo, mirando come serpi all'altro capo dell'arco, dal cui viottolo uscirono un quartetto. Tra quelle sagome nere, questi erano luminosi come una fiammella, umani per quanto vaghi nella forma, al tempo stesso simili a fate delle fiabe.
Furono condotti verso l'evidente patibolo, soltanto che non c'era nessun cappio ad attenderli e il boia -o presunto tale- non aveva con sé un'ascia. Il Cavaliere non parve volerti fermare questa volta, così ti lanciasti tra la folla cercando di vedere meglio quanto stava accadendo.
"Loro sono chiamati Puri" esordì l'altro. "La loro esistenza è il retaggio di una epoca passata, e per tanto è loro destino unirsi al popolo del nuovo Sovrano".
"E perché? Che colpa hanno?" facesti tu, meravigliato.
"Esistono".
"Ed è una ragione valida per..."
Lui ti prese per il colletto, quasi alzandoti da terra. Le sue pupille scure, contornate dal viso olivastro, non tradirono la fermezza della sua indole: "Nessuno disobbedisce al volere del Re".
Quando ti lasciò andare, capitolasti a terra con un tonfo. Nessuno però ci fece caso, specialmente quando si elevò un urlo possente tra la folla. Rapidamente in piedi, guardasti oltre le ombre per scorgere il primo del quartetto che, in preda a degli spasmi, rovinava a terra. E lentamente, diventava più scuro.
"Se il precedente Sovrano era convinto che Puri e noi Impuri potessimo convivere, l'attuale Sovrano ha invece dichiarato loro guerra e ne ha ordinato lo sterminio".
"Come può fare una cosa del genere?"
"Può perché egli rappresenta gli Impuri, con essi ha combattuto una sanguinosa guerra e ne ha guidato la vittoria." Quando anche l'ultima delle luci divenne tenebra, strali luminosi si elevarono dai loro corpi e, lentamente, s'innalzarono sparendo in cielo. "Noi catturiamo i Puri rimasti e li trasformiamo in Impuri, per volere di Sua Maestà".
Più ascoltavi quel Cavaliere e meno comprendevi le ragioni dietro una simile azione. Eri certo che ci fosse, almeno lo speravi -eppure l'estrema sicurezza in questo nuovo Sovrano ti faceva, per qualche ragione, rabbrividire.
"Quindi anche tu eri un Puro!"
"Certo, tutti lo eravamo".
"E hai tradito la tua gente?"
"Sono stato tradito a mia volta. Il precedente Re non ha fatto nulla per aiutare il suo popolo, e la mia vita da Puro non è valsa a molto".
"E allora perché hai parlato di sterminio?", chiedesti confuso.
Lui sbuffò, spazientito. "La luce dei Puri viene da noi estirpata, corrotta e spenta. E quando essa scompare porta via con sé una parte della loro essenza originale. Ne nasce così qualcosa di nuovo, che non è essenzialmente diverso da ciò che erano in origine, soltanto che perde ciò che permette alla loro luce di splendere... e in cambio, essi divengono ombre. Impuri".
Logiche di un mondo assurdo, che mal concepivi o che forse ti sforzavi di non voler capire... ma iniziavi a pentirti della tua decisione!
"Se anche io sono un Puro, perché è il Sovrano a dover decidere della mia sorte?"
"Perché tu non sei un Puro", fece lui. Speravi di non aver capito. "E non sei nemmeno Impuro. Da Puro non avresti mai potuto incontrare il Re, da Impuro non ci sarebbe stato motivo del tuo arresto."
Ti girava la testa, di colpo. "Come... come fai a dire che non sono Puro?"
Spazientito e desideroso di riprendere il viaggio, il Cavaliere ti strattonò facendoti camminare in avanti. "Tu non hai luce dentro di te, ma non sei nemmeno un'ombra".
Non eri un Puro, un essere luminoso.
Non eri Impuero, una creatura di tenebra.
E cos'eri? Da un lato contento di non essere una pallida ombra, dall'altro eri infelice di sapere che non v'era luce radiosa in te.
"Se non sono un Puro e non posso diventare Impuro, immagino che il Re sia costretto a vedermi per decidere il da farsi".
"Non mi è dato saperlo", replicò lui.
Improvvisamente, un tremore fece vibrare le fondamenta di quello stesso mondo. Il Cavaliere fu subito richiamato alla concentrazione, mentre le ombre scapparono impaurite nei loro antri angusti.
"Non perdiamo tempo, sua Altezza non è paziente!"
E puntandoti la spada alla schiena, il Cavaliere ti fece riprendere forzatamente la marcia. Eri confuso, più che mai. Eri quasi sicuro ormai che fosse stato un errore accettare la richiesta di quella bambina, soprattutto adesso che sapevi di non avere posto in quella realtà. E ciò nonostante, si radicò in te la sensazione che, in qualche modo, eri legato a quel posto oscuro e morente.
Soltanto che non capivi ancora come. O fino a che punto.

*******

Continua...



Commenti

pubblicato il 13/11/2013 14.50.48
flama87, ha scritto: https://www.facebook.com/flama87

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