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lavoro pubblicato sabato 7 settembre 2013
ultima lettura lunedì 28 settembre 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Eppure un giorno mi chiamavi amore

di Adriano. Letto 670 volte. Dallo scaffale Pensieri

Noto incoerenza in tutto. È assillante, ma non smetto di captare ciò che non è in linea. Noto incoerenza nel telo verde che ricopre il divano rosso in casa di Luca, noto incoerenza nel tappo della CocaCola che chiude una bottiglia ...

Noto incoerenza in tutto. È assillante, ma non smetto di captare ciò che non è in linea. Noto incoerenza nel telo verde che ricopre il divano rosso in casa di Luca, noto incoerenza nel tappo della CocaCola che chiude una bottiglia Ferrarelle nel frigo di casa mia, vedo incoerenza tra i banchi della chiesa, vedo incoerenza nella folla dietro la processione, noto incoerenza anche tra le righe dei mattoni sul pavimento, ma più di tutto noto incoerenza nei tuoi occhi. Gli stessi occhi che un giorno mi hanno denudato di ogni desiderio carnale, di ogni tarlo mentale, di ogni stoffa che indossavo e mi hanno fatto credere nella libertà con tutte le sue forme, nella geometria con tutte le sue forme, in te con tutte le tue forme. Quei tuoi occhi mi hanno ispezionato per intero, ed io non ho opposto resistenza, no. Ti ho lasciato proseguire. Ho lasciato che finissi i tuoi giorni nella mia testa e nel mio stomaco. Ti ho lasciato pernottare finché non avrei trovato un modo per perderti in una stanza buia. Provavo a liquidarti coi pugni che tiravo sul cuscino riducendolo a brandelli, ma capivo che non sarebbe servito a nulla. Mi accecavo di rabbia . Rabbia verso i giorni passati felici. Perché una volta ero felice. Rabbia che subito dopo calpestavo e prendevo a calci e a pugni, procurandomi ancor più male. Mi saliva un tale fastidio tra lo stomaco e i polmoni che mi portava a pensare che ero io quello sbagliato.
Ma, fottuti pensieri, è lei quella sbagliata. Io sono l’unico punto da 10 e lode in un compito da 3 e mezzo.
Dovevo saperlo dall’inizio però, che eri solo un’illusione. Ti avevo plasmato e avevo apparecchiato un universo tutto mio e forse anche tutto tuo, capace di cadermi addosso con tutto il suo peso. E credimi, era un macigno. Mi hai rubato tutto. O meglio, ho lasciato che mi rubassi tutto. Ed io che ero convinto che sarei riuscito a dimenticarti. A fuggire dal tuo ricordo che mi teneva fermo e immobile.
Tante donne mi dicevano “ricordati di me” ed io le ho dimenticate tutte, tante donne mi donavano bracciali con la speranza che io guardandoli mi sarei ricordato di loro, ma io non so neanche perché ho il braccio pieno di catenine colorate.
Oggi lei è l’unica che non ho dimenticato e della quale vorrei credere che tutti i ricordi non erano solo un’illusione.



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