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lavoro pubblicato venerdì 6 settembre 2013
ultima lettura venerdì 4 ottobre 2019

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QUI RAMSETH, PASSO E CHIUDO Cap. V La Pietra di Luce - (1° parte)

di mariapace2010. Letto 649 volte. Dallo scaffale Fantasia

due ragazzi , Emma e e Ramseth, vivono in epoche separate da quasi 3500 anni e comunicano attraverso un computer sperimentale... sarà a causa della teoria della relatività spazio-tempo?... scopritelo!......


Il telefono squillò e la signora Curti si precipitò in cucina.
“Sono Emma!” la voce dall’altro capo era carica di tensione.
“Emma… tesoro! Come stai?” anche quella della donna era tesa ed ansiosa.
“Sto bene, mamma. Sto bene!” la rassicurò la ragazza.
“Dove sei, adesso?… Da dove stai chiamando?”
“Mi trovo alla Stazione di San Ambrogio… Mi hanno rapita…- proruppe la ragazzina - Mi hanno rapita, ma sono riuscita a fuggire.” aggiunse in tono soddisfatto.
“Abbiamo avuto il tuo biglietto… Dio, che spavento! Sta attenta. Sta attenta! Papà arriva subito, tesoro… Stai nascosta..”
“Sì! Ma fate presto, per favore.”
“Certo, tesoro. Papà sta uscendo e arriverà presto, ma nasconditi e… Aspetta, aspetta, tesoro… - una breve pausa dall’altro capo del filo - … papà dice di andare dal capostazione ed aspettarlo lì.”
“Sì, mamma… stai tranquilla. Non mi succederà nulla. Stai tranquilla.”

Mezz’ora più tardi il professore era nell’ufficio del Capostazione.
Emma stava ad aspettarlo. Il funzionario delle ferrovie aveva ascoltato il suo racconto e le aveva fatto portare una cioccolata calda, poi aveva avvertito il Comando dei Carabinieri nel timore che i rapitori potessero irrompere lì e portarla via.
Con il professore c’era anche Dario e i tre, dopo essere passati per il Comando dei Carabinieri a sporgere denuncia del rapimento, si accinsero a far ritorno a casa.
In macchina Emma raccontò nuovamente quanto era accaduto ed infine:
“… vogliono il mio computer. – concluse – Ma come avranno fatto a sapere di Omikhron?”
“Spionaggio industriale.” spiegò il professore.
“Direi proprio di sì! – assentì Dario – Ha detto proprio di essere il professor Socrato, l’uomo che ti ha avvicinata alla stazione, questa mattina?” domandò.
“In persona! Ma ho capito subito che non era lui.”
“Già! Il professore era con me in Laboratorio, questa mattina e l’ho lasciato ancora lì quando sono uscito, verso le otto.”
“Non mi avrebbe detto il suo nome, se fosse stato lui.”
“Ma si capisce. – interloquì il professore – Non capisco, però, questo interesse per una macchina che è ancora in fase sperimentale… Arrivare al rapimento… Davvero non capisco.”
“Lo capisco io, papà!” disse la ragazzina, tirando su col naso.
“Che cosa vuoi dire?”
“Quella gente avrà saputo del contatto…”
“Di quale contatto stai parlando?”
Il professor Curti cercò lo sguardo della figlia attraverso lo specchietto retrovisore.
“Oh! – esclamò Dario – Io non ho pensato a parlargliene, oggi, professore, preoccupato com’ero per Emma.”
“Ma di che cosa state parlando?”
“Ti spiegherò, papà. Ti spiegherò…Ti ho mandato quella e-mail, ieri, senza, però, darti spiegazioni… Vedi, si tratta di qualcosa di davvero straordinario… Non è così, Dario, eh?… Purtroppo la notizia è arrivata anche alle orecchie di qualcuno che…”
“Ma insomma, spiegatemi di che cosa si tratta.” cominciò a spazientirsi il professore.
“E va bene!… Ma sta attento alla strada, papà..”
“Emmaaaa!!!!” fece l’uomo e Dario scoppiò a ridere, poi:
“Il fatto è, professore, - disse, girando il capo verso la ragazza, seduta dietro di lui -… il fatto è che usando quel computer, la nostra Emma é…”
“… sono entrata in contatto telepatico con un ragazzo vissuto quasi tremila e cinquecento anni fa… - spiegò Emma tutto d’un fiato, togliendo la parola al giovane – Non so spiegarmi come sia accaduto, ma… ma è proprio accaduto.”
“State scherzando, vero?”
“No! Per niente!” risposero in coro Dario ed Emma.
“Ma… quello che dite è… è semplicemente… semplicemente impossibile!” proruppe il professore con espressione incredula.
“Impossibile! Incredibile! – replicò Emma – Neppure io ci credevo… all’inizio… e non ne ho parlato ad alcuno per timore di essere scambiata per una visionaria…. – una pausa per un lungo respiro, poi la ragazza proseguì – Il cd, però, su cui c’è la registrazione di ognuno dei contatti, non è un sogno… Dario lo ha visionato più volte.”
“E’ vero! – intervenne il giovane – Ho visionato il cd e non ci sono dubbi.”
“Oh!… Allora parlatemi di questa cosa.”
“Beh! – cominciò Emma – Omikron si è messo in funzione da solo… prima soltanto suoni indistinti e poi… - la ragazzina raccontò e alla fine – Non è straordinario, papà?”
“Certo che lo è! Ma, vai avanti…”
“Se io ero confusa, puoi capire quanto deve esserlo stato lui… Ho faticato non poco a fargli capire che ero solo una ragazza e non una specie di divinità, come immaginava lui.”
“Capisco la confusione del tuo amico.”
”Ramseth!… Si chiama Ramseth. Gli ho fatto un sacco di domande e lui ne ha fatte a me. Gli ho insegnato a fare i petardi, ah.ah.ah… - rise la ragazza – Desidera esibirsi davanti al suo Faraone… Thut-ank-Ammon.”
“Thut-ank-Ammon?” sbalordì suo padre.
“Proprio lui! Oggi a Tebe ci sarà festa… il Giubileo… il Bagno di Giovinezza del Faraone… - Emma scosse le spalle – Non so di preciso cosa sia, ma domani Ramseth mi racconterà.”
“Domani? – il professore tornò a incrociare lo sguardo della ragazza attraverso lo specchietto – Perché aspettare fino a domani?” chiese.
“Perché io e Ramseth riusciamo a metterci in contatto soltanto al mattino… verso l’alba, ma non chiedermi perché… Non saprei dirti.”
“Incredibile!”
“Già! Incredibile!”

L’indomani all’alba erano tutti davanti ad Omikron: Emma, Dario, suo padre e sua madre.
L’attesa fu breve.
“Qui Emma, passo!” cominciò la ragazza.
Alle sue spalle l’attenzione di tutti era polarizzata dal video; nel profondo silenzio sceso sul gruppetto, si poteva sentire perfino il respiro dello splendido ficus dietro i vetri del balcone; c’erano diverse piante nella stanza.
Suoni indistinti, strisce orizzontali, poi una voce:
“Qui Ramseth… Ricevuto, Emma. Passo.”
“Ciao, Ramseth. Passo.”
Il professor Curti ascoltava esterrefatto e con lui ascoltavano anche sua moglie e Dario.
“Sono molto contento di sentirti e vederti.” esordì la ragazza.
“Sono felice di sentirti, sorella del mio cuore.”
La voce, dall’altra parte.
“Ricevo la tua voce un po’ a fatica.” osservò Emma e l’altro, con un sorriso:
“La clessidra ha misurato il tempo per due volte in più – spiegò – dopo che il Grande Astro è sceso sul fiume. Le mie palpebre – aggiunse, sempre con quel sorriso che carico di splendore - sono ancora pesanti di sonno.”
“Sei andato a dormire tardi, ieri sera? E’ questo che vuoi dire?” domandò la ragazza…
“Questo voglio dire e voglio dire anche che il mio Faraone ha voluto la compagnia di Ramseth fino al momento di ritirarsi per la notte, ieri sera. Era molto stanco – aggiunse.. – dopo le fatiche della Cerimonia, ma lui ama i giochi ed ha trovato assai interessanti e divertenti quelli che mi hai insegnato tu e non voleva lasciarmi andare.”
“Tuth-nk-Ammon era solo un ragazzo.. oh, scusate!” si lasciò scappare Stefy, la madre di Emma.
“…io ho dovuto seguirlo nelle sue stanze. – proseguì il ragazzo antico cui, evidentemente, non era giunta la voce della donna – Ho dovuto attendere che si fosse addormentato prima che la lettiga mi riportasse a casa di mia madre che… - aggiunse, dopo una breve pausa e un largo sorriso che gli distese le labbra carnose e gli illuminò il bel volto – … che ho trovato in lacrime e assai preoccupata…”
“Davvero? E perché? Non è contenta che il Faraone ti conceda la sua amicizia e protezione?”
“Nsitamen è sempre preoccupata quando io non sono con lei.” sorrise ancora il ragazzo.
“Assomiglia alla mia! –sospirò Emma – Anche la mia si preoccupa sempre e… qualche volta non riesco proprio a darle torto.”
La donna, alle sue spalle scrollò la testa…
“Forse hai ragione, sorella del mio cuore… forse qualche volta anch’io le ho dato motivo di preoccuparsi, ma… io sono convinto che alla mia nascita, quando mi hanno portato al Tempio, qualche veggente le abbia detto che un pericolo incombe sulla testa di suo figlio… Nsitamen è così apprensiva!”
“Tutte le mamme lo sono…”
“Lo dice anche il vecchio prete Pahor.”
“E’ un tuo parente?”
“E’ stato il mo maestro, ma presto entrerò al Tempio per i miei studi sugli Astri.”
“A, sì! Me lo hai detto!… Ma dimmi, Ramseth hai parlato di noi due con qualcuno?”
“Ho parlato di te al prete Pahor, ma lui lo crede uno sciocco vaneggiare… Presto, però, si ricrederanno tutti e nessuno penserà che Ramseth sia un visionario… Ho già impressionato molta gente esibendomi davanti al mio Faraone.”
“Ne sono contenta. Anch’io ho parlato di te… ma… la tua voce, Ramseth… la sento già debole e la tua immagine mi arriva già un po’ sfocata…”
L’immagine, sul video, andava velocemente sbiadendo.
“Ti sento poco anch’io, Emma… la mia Pietra-di-Luce è sempre meno luminosa e la voce… la voce della mia amica Emma, è sempre più debole.”
“Chiedigli – interloquì il professore, alle spalle della figlia – chiedigli di questa pietra di luce… la forma, le dimensioni… Chiedigli di che sostanza è composta e di che colore… se ha un colore…”
“Sì! Sì! – fece Emma, l’immagine sul video, però, era quasi scomparsa e il suo alone cominciava a scomporsi in tanti frammenti - Parlami della Pietra-di-Luce, Ramseth…Ramseth… Ramseth…” chiamò.
La voce, però, era davvero flebile e l’immagine aveva lasciato posto ad una miriade di frammenti impazziti che ben presto si mutarono in un bagliore e si spensero.
“Ramseth – chiamò Emma per la terza volta, poi – A domani, Ramseth… Passo e chiudo!”
“… p..assso… e chiu…chiudo!” dall’altro capo, la voce giunse come dall’eternità.

(continua)



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