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lavoro pubblicato martedì 3 settembre 2013
ultima lettura giovedì 29 agosto 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

The devil is not so black as he is painted

di Writter1994. Letto 584 volte. Dallo scaffale Fantasia

CAPITOLO 6 L'Oracolo era ancora sconvolto per quanto era successo. Per la prima volta una sua visione era stata interrotta e lei non ne capiva il motivo. Chi era quel ragazzo? Cosa aveva di così diverso da tutte le altre anime? Ripensò al...

CAPITOLO 6

L'Oracolo era ancora sconvolto per quanto era successo. Per la prima volta una sua visione era stata interrotta e lei non ne capiva il motivo. Chi era quel ragazzo? Cosa aveva di così diverso da tutte le altre anime? Ripensò al momento in cui aveva avuto la prima visione sull'anima di Tristan. Era avvenuto tutto così infretta: la visione era apparsa e aveva disegnato davanti ai suoi occhi il viso d'un ragazzo dagli occhi grigi e i capelli scuri. Ricordava ancora i brividi che le avevano percorso la schiena quando aveva visto la potenza di quell'anima. Ricordò che nel tempio ci fu un breve scossa.
Poco dopo la testa iniziò a pulsarle violentemente. Era in arrivo un altra visione. L'Oracolo si concentrò a fondo. La visione era su Tristan e sul suo passato.
<< Non è possibile>> sussurrò la donna. << Io non ricevo visioni sul passato>>
Senza fiato la donna rimase ad osservare quello che le veniva mostrato.
Tristan era piccolo, dell'età di circa quattordici anni, era il giorno di Natale e i suoi genitori adottivi stavano litigando per una marachella che aveva commesso poche ore prima. Tristan si era rifugiato in camera sua e aveva chiuso la porta a chiave. Aveva acceso la televisone e si era messo a guardare un film che stavano trasmettendo. Ad un certo punto una voce rimbombò nella sua testolina. << Hai fatto un'ottimo lavoro oggi Tristan, sei stato bravo. Devi essere felice>>
Tristan mise le mani nella tasca dei pantoli e tirò fuori alcuni oggetti che aveva rubato poco prima al centro commerciale: un orologio, un bracciale e poi circa venti dollari che era riuscito a spillare ad un povero anziano. Li guardò attentamente rigirandoseli tra le mani. La voce nella sua testa continuò a parlare: << Con quei soldi puoi comprarci un sacco di cose se li sommi a quelli che hai già>>
Tristan tirò fuori dal cassetto del suo comodino un mazzetto di soldi bello spesso.
<< Sono quasi ottonta dollari>> disse << Dici che un pacchetto di sigarette me lo posso prendere?>>
<< Certo che puoi>> rispose la voce << Te ne puoi prendere anche due>>
Dalla sua cameretta Tristan poteva sentire i suoi genitori discutere su quanto fosse terribile gestire un ragazzo come lui. << Oggi è il giorno di Natale>> disse Tristan << forse non avrei dovuto rubare>>
<< Sciocco!>> Tuonò la voce nella sua testa e quando lo fece i tagli che aveva sul polso iniziarono a fargli male. << Non dire mai più una cosa del genere. Hai capito?>> Tristan annuì poi mise tutto nel cassetto del comodino.
<< Domani mi comprerò un pacchetto di sigarette>> annunciò.
<< Bene>> disse la voce << Lo vedi che se vuoi sai ubbidire. Buon Natale, Tristan>>Il ragazzo non rispose. Mentre i suoi genitori in soggiorno alzavano il volume della voce lui alzò quello della televesione. La donna-demone barcollò quando la visione cessò. Si sentiva confusa e spaesata ma non ebbe nemmeno il tempo di riprendersi che un'altra visione le era comparsa.
Tristan aveva sedici anni, si trovava in giardino davanti alla sua scuola ed era la ricreazione. Se ne stava seduto in disparte su una collinetta a fumarsi una sigaretta, osservando da lontano un gruppo di ragazzi della sua classe che stavano pestando un loro compagno. Un ragazzo alto e dalla carnagione olivastra gli si avvicinò divertito.
<< Allora?>> gli chiese indicandogli i ragazzi << Tu non vieni?>>
<< Ripetimi un secondo perché lo stanno picchiando>>
<< Simon ha fatto la spia, di nuovo>>
<< Ah già, è lo sfigato che è andato a dire alla prof. che i soldi della gita sono stati rubati>>
<< Esatto. I ragazzi non l'hanno presa molto bene>>
<< Lo vedo>> rispose Tristan dando un tiro alla sigaretta.
<< Si aspettano che tu vada lì a dargli il colpo di grazia>>
<< Adesso vengo>>
<< Muoviti, la campanella sta per suonare>>
Tristan spense la sigaretta per terra e scese dalla collinetta. Dentro di lui un desiderio malvagio aumentava sempre di più. Quando raggiunse i ragazzi gli fece cenno di fermarsi. Simon se ne stava ranicchiato su se stesso in posizione fetale con il sangue che gli gocciolava dal naso. La campanella suonò e Tristan rimase solo con Simon.
Il ragazzo aprì piano gli occhi e quando vide Tristan si alzò a fatica.
<< Sei venuto a finirmi?>> chiese asciugandosi la bocca insaguinata con il dorso della mano.
<< Perché hai fatto la spia?>>
<< Ho fatto la cosa giusta>>
Tristan scoppiò a ridere. << Se fosse stata giusta non ti avrebbero ridotto così>>
Simon si alzò in piedi, le sue ginocchia tremavano. << Io ho fatto quello che mi hanno insegnato i miei genitori>>
<< Cioé? A prenderle di santa ragione>>
<< Ad essere onesto>>
La voce nella testa di Tristan si fece cattiva ed il ragazzo aveva una gran voglia di lanciargli un pugno in piena faccia.
<< Vattene>> gli disse bruscamente Tristan.
<< Cosa?>> Simon era incredulo << Pensavo mi volessi pestare anche tu>>
<< Infatti è così solo che mi sono comprato le scarpe nuove. Non voglio sporcarle>> E così dicendo oltrepassò Simon mentre la voce nella sua testa gli ripeteva che era un'incapace.
<< Grazie>> disse Simon. Tristan non si voltò, continuò a camminare cercando di tenere a freno l'impulso distruttore che lo incitava a tornare indietro.
L'Oracolo aveva bisogno di vedere da vicino Tristan per poter capire meglio che cos'era successo. Non aveva mai avuto visioni sul passato di un'anima, non le era mai capitato. Ancora una volta si chiese chi fosse quel ragazzo. La donna-demone scese piano le scale dell'altare. Per poter vedere Tristan era necessario che uscisse fuori dal tempio. Si ritrovò per la prima volta ad immaginare come fosse davvero l'Inferno. Seppure la donna-demone viveva agli Inferi non aveva mai avuto l'occasione di vederli. Nessuno sapeva da quanto tempo l'Oracolo abitasse l'Inferno, quando Joel vi aveva messo piede ella già c'era, ma una cosa era certa a tutti: non aveva mai lasciato il tempio. Quel posto era la sua dimora, il luogo in cui aveva le visioni e in cui le veniva riferita ogni cosa. All'Oracolo era severamente proibito uscire dal tempio.
Ella rappresentava l'ordine e l'equilibrio degli Inferi e se per qualsiasi ragione tale equilibrio si fosse spezzato sarebbe stata la fine per tutti i demoni. Se i demoni non tenessero al sicuro il loro Oracolo gli Angeli potrebbero facilemente individuarlo e catturarlo, questo rappreseneterebbe la fine della razza demoniaca. L'Oracolo aveva il compito di individuare le anime malvagie cosicche i suoi demoni le potessero trovare e poi cibarsene. Se gli Angeli eliminassero l'Oracolo i demoni dovrebbero cacciarsi le anime da soli e pieni d'avidità, si distruggerebbero l'un l'altro. La donna-demone era il collante di tutto l'Inferno ed era per questo che bisognava tenerla ben nascosta. L'Oracolo avanzò dritto verso la porta, lentamente. Non aveva mai visto l'Inferno. Non varcava quella soglia da secoli ormai e non l'avrebbe mai fatto se non fosse che quella era l'unica possibilità che aveva. Per secoli e secoli tutte le informazioni che aveva ricevuto le erano state filtrate da Joel, adesso invece aveva l'occasione di agire in prima persona. Certo, se Joel l'avesse scoperto probabilemente si sarebbe arrabbiato ma lo avrebbe fatto comunque se non avesse trovato una risposta al perché la sua visione non era stata chiara. Con il cuore che le galoppava si avvicinò sempre di più alla porta. Ad ogni passo si sentiva più leggera perché ogni passo che faceva era un passo verso la libertà che non aveva mai avuto. Il tempio le aveva sempre dato sicurezza ma molto spesso più che un luogo sicuro l'aveva percepito come una prigione: i demoni venivano a farle visita, le lasciavo doni e lei non poteva fare a meno che ringraziare. Non aveva mai potuto camminare tra le bolge, non aveva mai potuto fare visita a nessuno. Aveva sempre dovuto aspettare, dietro quelle quattro mura, che Joel le riferisse com'erano andate le cose. Quando si rese conto di essere arrivata alla porta, tirò un sospiro e abbassò la maniglia. Non appena fu fuori respirò a pieni polmoni l'odore di zolfo e marciume che aleggiava nell'aria. Da sotto la maschera bianca le spuntò un sorriso. Sapeva che il Limbo non distava molto dal tempio e anche se non aveva la minima idea di dove fosse avrebbe trovato lo stesso un modo per arrivarci. I suoi sensi erano molto più sviluppati di quelli dei demoni e degli Angeli. Senza vista si era abituata a sopravvivere facendo affidamento sugli altri quattro sensi. L'olfatto era stato il primo sul quale si era concentrata ed era quello che le permetteva di orientarsi meglio. L'odore di Tristan le entrò nelle narici all'improvviso. Un odore strano, un misto di sudore e sandalo che quasi le fece girare la testa. Si spostò lentamente tra le colonne infuocate attenta ad ogni rumore che percepiva. Trasalì quando si appoggiò a qualcosa di spigoloso e freddo. Con la mano continuò a sfiorare quella superficie cercando di capire cosa fosse. L'Inferno doveva avere le pareti cavernose e molto umide, era per questo motivo che l'odore di muffa era così palpabile. L'Oracolo non poteva saperlo ma gli Inferi erano un luogo tetro e buio. Dal soffitto cavernoso pendevano enormi stallatiti e bisognava stare molto attenti a dove si metteva i piedi se non si voleva rischiare di saltare in aria a causa di qualche gayser. L'Inferno a differenza di quanto si poteva pensare era molto silenzioso, lo era così tanto che anche un piccolissimo scricchiolio metteva i brividi. Era solo all'interno delle bolge che c'era una gran confusione ma fuori da esse, in quei infimi sottopassagi di cui era pieno zeppo e dei quali non si sapeva mai abbastanza, c'era il silenzio più totale. La morte era senza dubbio ciò che più si palpava. Di vivo non c'era proprio nulla. Era caratterizzato da innumerevoli passaggi luridi e così stretti che per attraversarli bisognava strisciarci dentro come vermi, vi erano poi anche delle immense colonne di fuoco che riflettevano sulle pareti le orribili ombre deformi che vi passavano d'innanzi. Oltre ai passaggi sotteranei che spesso portavano a cave lugubri nei quali i demoni si ritrovavano senza un motivo preciso, c'erano anche labirinti intricati fatti di fuoco che conducevano alle bolge. L'Oracolo si bloccò di colpo dietro ad una colonna quando udì le voci cupe di alcuni demoni avvicinarsi sempre di più a lei ma a bloccarla del tutto fu la voce perfida e macabra di Kaleido. Il suo tono era alto e aggressivo, poteva sentire ogni sfumatura di rabbia e odio che usava quando parlava. Non sembrava che stesse dialogando con qualcuno, perciò l'Oracolo dedusse che stesse parlando con se stessa e dalla nitidezza della sua voce dedusse anche che le era piuttosto vicino e se era così, questo significava che non doveva essere molto distante dal Limbo.
<< Che fai? Ti sei ammattita del tutto?>> Una vocetta stridula e subdola si intromise nella conversazione che Kaleido stava tenendo con se stessa. L'Oracolo la riconobbe: era Ezra.
<< Che ci fai qui?>> chiese Kaleido furiosamente.
<< Ehi, datti una calmata>> le disse Ezra << Ho fame. Mi servono delle anime>>
<< Non ce ne sono>>
<< Già, però non ho ancora avuto l'occasione di mettere a punto la mia idea>>
<< Tu vorresti davvero provare a prendere una di quelle anime?>> Kaleido sembrava al quanto scettica.
<< Gli Angeli non possono aver rimosso il libero arbitrio agli umani. È contro le regole del loro Dio perciò quegli esseri dovranno pur avercela una coscienza da qualche parte>>
<< Tentare di prendere l'anima di chi è stato soggetto all'Apocalisse è davvero un gesto disperato>> gli fece notare Kaleido.
<< Mi accompagni sì o no?>> chiese il ragazzo.
<< Non adesso. Ho una faccenda da sbrigare>>
<< Vengo con te>>
Il tono di Kaleido si fece più aggressivo e all'Oracolo le si rizzarono i peli delle braccia.<< Sparisci moccioso. Adesso>>
L'Oracolo deglutì nel modo più silenzioso possibile. Sentiva i passi di Kaleido allontanarsi sempre di più e la sua voce farsi sempre più lontana. Dopo essersi assicurata che non ci fosse più nessuno in giro, si diresse a tentoni verso il Limbo, camminava con cautela, facendo attenzione a dove metteva i piedi. Ad un tratto si fermò, mise le mani avanti ed iniziò a tastare la porta che aveva davanti in cerca della maniglia quando la trovò la aprì ed entrò. Un tempo per poter entrare nel Limbo bisognava recitare una sorta d'incantesimo, era una protezione che era stata messa per impedire che tutti i demoni potessero accedere alle anime ma con l'Apocalisse gli Angeli erano riusciti a spezzare la formula ed entrare non era mai stato così facile. Tristan si era alzato dal letto a fatica. Aveva deciso di schiarirsi un po' le idee camminando dopo la discussione che aveva avuto con Kaleido. Adesso se ne stava appoggiato alla finestra con lo sguardo perso nelle fiamme. Come poteva quella ragazza credere che si trattasse di un trucco? Tristan si sentiva tremendamente arrabbiato. Non gli era mai importato tanto della sua vita e a dargli fastidio non era certo il fatto che il demone non si era resa conto che lo stava quasi per uccidere.
Ad inastidirlo era qualcos'altro, qualcosa che nemmeno lui si sapeva spiegare.
Perché si sentiva così arrabbiato? Cosa lo infastidiva a tal punto da farlo quasi impazzire? Scacciò i suoi pensieri solo quando si accorse che nella stanza c'era qualcuno.
<< Sei già tornata dal tuo viaggetto, Kaleido?>> le sue parole erano cariche di rabbia e ferocia.
<< Non sono Kaleido>> rispose l'Oracolo.
Tristan si voltò di colpo. Davanti a lui vide una donna avvolta in un vestito nero con il cappuccio, sul viso aveva una maschera bianca.
<< Chi diavolo sei? >> chiese Tristan squadrandola dall'alto in basso.
<< Sono l'Oracolo>> rispose la donna.
<< Ah, l'Oracolo. Ho sentito parlare di te>> rispose il ragazzo incrociando le braccia sul petto.
<< Mi fa piacere>>
<< Tu sei quella che ha visto la mia anima>> disse Tristan senza esitare.
<< Sì, sono io>>
<< Sai, dovrei ringraziarti>>
<< Come mai?>>
<< Sono finito all'Inferno, dove tutti quanti mi volevano e dove io volevo andare. Però non è così divertente come me lo aspettavo>>
<< Come te lo aspettavi?>>
<< Pieno di grida e anime tormentate>>
<< Questo luogo è pieno di anime tormentate>> rispose l'Oracolo con un velo di tristezza nella voce.
<< Ah sì? Vorrei vederle. Mi sto annoiando a morte>>
<< Noto una certa rabbia nella tua voce. È accaduto qualcosa?>>
Tristan le lanciò una rapida occhiata. << Niente. Kaleido>> nel dire il nome della rgazza ogni fibra del corpo di Tristan s'incendiò << Il demone dagli occhi verdi mi aveva detto che presto ti avrei incontrato>>
<< Kaleido ha detto bene>>
<< Che cosa vuoi da me?>>
L'Oracolo fece un passo verso di lui. << Voglio solo conoscere l'anima più potente di tutte>>
<< Magari vuoi anche prendermela, l'anima. Sembra che tutti vogliano solo questo da me>>
L'Oracolo rise. << Oh no, io non mi nutro di anime>>
<< E come sopravvivi?>>
<< Mangio cibo normale. Me lo porta Joel>>
<< Ma dai! Non sapevo che i demoni fossero così gentili>> il tono ironico non passò inosservato alle orecchie dell'Oracolo.
<< Mi danno da mangiare perché gli servo. Non c'è altra ragione>>
Tristan fece un respiro profondo poi si spostò sul letto. Si accorse solo allora che la donna era cieca.
<< Cosa hai fatto agli occhi? Sono stati i demoni?>>
<< Una volta mi è stato fatto un dono>> rispose la donna in tono pacato << Bisogna sempre apprezzare i doni anche se all'inizio posso sembrarci strani>>
<< Come il dono che hai fatto a Kaleido?>> chiese il ragazzo.
<< Esatto. Proprio come quel dono>>
<< Lei mi ha guarito>> disse Tristan ripensando alla sensazione di benessere che aveva provato quando il demone aveva posto la sua mano sul suo corpo.
<< Certo che l'ha fatto. Quel dono gliel'ho dato per questo. Per guarire>>
<< Non è un po' insolito dare ad un demone il potere di guarire?>>
<< Sì, lo è>> affermò la donna. << Lo è>>
<< Allora perché glielo avete dato?>>
La donna sorrise. << Sento il tuo cuore battere forte. Sei impaziente di avere delle risposte, non è vero?>>
<< Più o meno>>
<< Chiunque nella tua situazione vorrebbe avere delle risposte, solo non di questo genere>>
<< Io non sono chiunque>> affermò il ragazzo con decisione.
La donna pensò che non era esattamente come appariva nelle sue visioni: prepotente e arragonte. Iniziava a capire come mai aveva intrapreso la strada del male.
La superbia era un peccato in cui molti erano incappati.
<< Ritengo che Kaleido sia speciale. Penso che abbia un compito più importante di quello che sta svolgendo all'Inferno. Per questo le ho dato quel potere>>
<< Sì, ma perché proprio quello?>>
<< C'è una ragione se ti vengono dati dei doni. Kaleido non... non avrebbe dovuto essere qui>>
<< E questo che cosa significa?>>
<< L'Inferno è fondato su alcune regole>> disse la donna-demone.
<< Voglio saperle>>
<< Molto bene e in cambio risponderai ad alcune delle mie domande>>
Tristan sospirò. << Certo che non siete affatto originali>>
<< Ci piace dialogare>> rispose la donna sedendosi sul bordo del letto, accanto a Tristan.
<< Dimmi cos'è successo a Kaleido>> disse il ragazzo senza nemmeno rendersene conto. La frase gli era uscita all'improvviso, senza alcuna ragione logica. Non avrebbe dovuto provare tanto interesse per quella ragazza ma non riusciva a farne a meno. Non riusciva a smettere di pensarla e quando accadeva, una tempesta di emozioni si scatenava proprio al centro del suo petto.
<< Risponderai alle mie domande>>
<< Soltanto a una>>
<< Facciamo tre>>
<< No, massimo due>>
<< Ci sto>> disse la donna.
Tristan la guardò sospettoso chiedendosi perché mai fosse così calma e tranquilla, del tutto diversa da Kaleido e Darren, poi si ricordò che per metà era umana.
<< Cos'è successo a Kaleido? Perché non dovrebbe essere qui?>>
<< L'Inferno ha delle regole e una di queste impone che se un essere umano viene ucciso brutalemente egli ha tempo un anno per trovare il suo assasino ed ucciderlo, in caso contrario egli è destinato a trasformarsi in un demone Dannato>>
<< Questo cosa centra con Kaleido?>>
<< È quello che le è capitato>> rispose in modo pacato la donna.
Tristan aggrottò la fronte. << Kaleido è stata assassinata>>
<< Esattamente. Lei non avrebbe dovuto essere qui. Era così vicina a trovare il suo assasino, così vicina da diventare un Angelo Vendicatore>>
<< Chi riesce a trovare il suo assassino prima che l'anno scada diventa un Angelo?>>
<< Non un Angelo qualcunque. Un Angelo Vendicatore>>
Tristan si morse il labbro inferiore nervoso. << Che cos'è successo all'assassino di Kaleido?>> Mentre poneva quella domanda si sentiva sempre più agitato e strano. Pensare che qualcuno l'avesse uccisa a bruciapelo non lo spaventava, erano cose che accadevano quasi tutti i giorrni. A suscitare un certo vuoto era il pensiero che avrebbe potuto non incontrare mai quella ragazza. Un momento... Come mai gli importava tanto? Si maledisse e maledisse Kaleido, ma nel momento in cui lo fece le sue labbra carnose dal sorriso malizioso gli tornarono in mente lasciandolo senza fiato.
<< È morto di cause naturali poco prima che Kaleido lo trovasse. Una vera disgrazia. Kaleido lo ha cercato incessantemente per quasi un anno e c'era davvero vicina...>>
<< Durante tutto questo tempo la sua famiglia cos'ha fatto?>>
<< Niente. Era tipico di Kaleido scappare di casa anche per lunghi periodi di tempo. Quando hanno ritrovato il suo corpo, sono partite le indagini e la polizia ha iniziato a a fare ricerche sul serial killer che l'aveva uccisa. Quando hanno trovato l'assassino era già morto da diversi giorni>>
<< Questo tizio dovrebbe essere qui all'Inferno>> rifletté Tristan.
<< No. Non esattamente. Le anime malvagie che muoiono per cause naturali non si trovano all'Inferno, diventano la portata principale di Lucifero>>
Tristan drizzò le ocrecchie. << Lucifero esiste davvero?>> Se era vero che il Signore degli Inferi si cibava degli assassini che morivano per cause naturali, Tristan era molto vicino ad incontrarlo. Le cose che aveva fatto bastavano per macchiare la sua anima e il tumore che aveva non era altro che un biglietto da visita verso la bocca di Lucifero. Rise amaramente e nel farlo il dolore allo stomaco aumentò.
<< Nessuno lo sa con certezza. C'è chi dice che egli sia l'Inferno stesso altri invece dicono che si aggira nei dintorni quando calano le tenebre. Una cosa però è certa, l'Inferno è vivo e adesso è affamato più che mai>>
Il ragazzo rimase un attimo in silenzio. Quando parlò sembrava essersi ripreso del tutto da quanto gli aveva detto l'Oracolo. << Questo posto è davvero pieno di sorprese>>
La donna rise. Si avvicinò al ragazzo e gli afferrò il polso. Nel farlo le sue dita sottili s'imbatterono nei tagli spessi e profondi del ragazzo. Ne seguì il profilo incuriosita e subito le apparve un'altra visione.
Tristan aveva vent'anni. Era disteso per terra e guardava le diverse forme che avevano le nuvole fumando una sigaretta. Dopo pochi secondi gli si avvicinò un ragazzo con lo zaino in spalla.
<< Ehi bello, che mi dici?>>
<< Raoul, amico>> lo salutò Tristan spegnendo la sigaretta.
<< Sta sera ci sei?>>
<< Certo. Ripetimi l'ora>>
<< Alle nove>>
<< Perfetto>>
Raoul si tolse lo zaino e lo aprì poi mostrò a Tristan la pistola che aveva appena comprato.
<< Bella>> disse il ragazzo. Un lampo d'eccitazione balenò nei suoi occhi. << Una nove millimetri?>>
<< È tutto quello che ho trovato>>
<< Penso che andrà bene lo stesso, insomma quanto cavolo ci deve mettere un uomo a morire?>>
I due ragazzi scoppiarono in una risata fragorosa. Il primo a parlare fu Raoul. << Allora il piano è questo: alle nove davanti al negozio. Ce li hai i passa montagna?>>
<< Ho tutto amico>>
<< Molto bene. Entriamo, rompiamo le telecamere e facciamo il nostro dovere>>
Tristan scoppiò in una risata malvagia. << Me la pagherà>>
<< Ti ha licenziato, cavolo>>
<< E nemmeno stavo rubando>>
<< Davvero?>> Raoul aveva un bel sorriso stampato sulla faccia, cattivo come quello di Tristan.
<< Li stavo solo contando>>
<< Non sei affatto credibile>>
<< Già non lo sono>>
<< Allora è deciso?>>
Tristan annuì. << Deciso>>
La visione andò avanti confusa. La testa della donna vibrava e pulsava così tanto che le uscì del sangue dal naso. Tristan la osservava senza capire che diamine stesse combinando. La visione continuava a muoversi confusa. Ci fu uno sparo. La visione svanì e la donna si sentì subito più leggera. Si voltò verso il ragazzo che attarverso quella maschera aveva la sensazione che la donna non fosse affato cieca e lo stesso scrutando.
<< Adesso tocca a me fare le domande>> disse la donna decisa a capire come mai il passato di Tristan continuava ad apparirle.
<< Un patto è un patto. Solo due domande. Sceglile bene>>
<< Hai dei tagli molto insoliti>> disse la donna facendo sfregare le sue dita sopra le ferite. << Tagli netti e precisi. Tagli che ti porti fin da bambino>>
<< Come lo sai?>>
<< Fa parte del mio dono>>
<< Credevo che potessi vedere soltanto le anime, non il loro passato>>
<< Tu sei diverso>>
Tristan la fissò sospettoso. << Avanti, cosa vuoi sapere?>>
<< Tutto quello che sai su di loro>>
<< Ti dirò le stesse cose che ho detto a Kaleido. Li ho da quando ero bambino>>
<< Sì, sì certo ma non è questo quello che voglio sapere>> Le sue visioni su Tristan erano molto ambigue e per l'Oracolo era importante sapere che tipo di legame avesse Tristan con il male. << Hai sempre desiderato fare del male? Il male ti è sempre piaciuto?>>
Tristan sorrise. << Sì, il male mi è sempre piaciuto. Ti fa sentire...>>
<<... invincibile>>
<< Già proprio così>>
La donna rifletté un istante. << Dunque è una scelta che hai sempre fatto spontaneamente>>
<< Ho sempre scelto spontaneamente di fare del male>> confermò il ragazzo.
La donna lasciò il polso del ragazzo. Quei tagli erano ben incisi sotto i suoi polpastrelli. Avevano una forma insolita per dei tagli: una X con una linea orizzontale in mezzo. Era sicura di aver già visto un simbolo simile da qualche parte, solo che non ricordava dove.
<< Ho avuto una visone sul tuo passato>> disse la donna << C'era un ragazzo che veniva picchiato. Avevi l'occasione di finirlo ma non l'hai fatto>>
Tristan rifletté un secondo. << Hai visto il pestaggio di Simon?>>
<<Sì>>
<< Non ne valeva la pena>> tagliò corto il ragazzo. Fece un respiro profondo poi si sdraiò nel letto. Era ancora un po' dolorante e cominciava a sentire le sue forze cedere.
<< Le mie visoni di solito sono molto chiare ma con te... non lo sono affatto>>
<< L'hai detto tu stessa che sono diverso>>
<< Già >> sussurrò la donna << Vorrei tanto sapere in cosa>>
Tristan fissò il soffitto. << Nessuno ha mai capito che cosa sono questi tagli>>
<< Non c'è da stupirsi>>
<< I medici hanno fatto ipotesi diverse e non hanno concluso nulla>>
<< Nella visione che ho avuto>> disse piano la donna << c'era un momentoin cui quei tagli ti facevano più male del solito>>
<< A volte succede>> disse Tristan.
<< Per te è diventata una cosa normale?>>
<< Credo di sì>>
La donna rimase a guardarlo un'istante. Quel ragazzo aveva decisamente qualcosa di diverso: era arrogante e sicuro di sé ma qualcosa le diceva che c'era dell'altro. Qualcosa di buono forse?
<< Sai, non ho mai sbagliato con nessuna anima>> confessò la donna << ho sempre scovato anime malvagie>>
<< Hai forse dei dubbi con me?>> chiese Tristan ridendo.
<< Non lo so>> rispose la donna, il che era vero << Sei un'enigma>>
<< Almeno non sono prevedibile. Ho sempre odiato esserlo>>
La donna si alzò in piedi.
<< Dove stai andando?>>
<< Il mio tempo qui è scaduto. Devo andare adesso>>
<< Tornerai?>>
<< Può darsi>> rispose semplicemente la donna.
<< Ti sbagli su Kaleido>> disse Tristan. << Lei è credule>>
<< Immagino di sì>>
<< Hai ancora una domanda da farmi>>
La donna-demone si fermò. << La mia domanda è molto semplice>> disse.
<< Va bene>>
<< Chi sei Tristan Philips?>>



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