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lavoro pubblicato martedì 3 settembre 2013
ultima lettura giovedì 10 ottobre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

The devil is not so black as he is painted

di Writter1994. Letto 536 volte. Dallo scaffale Fantasia

                                          ...

PARTE II

Quando l'Angelo non c'è, i demoni ballano

CAPITOLO 5

<< Avanti, alzati!>> la voce di Kaleido risuonò stridula e agghiacciante nelle orecchie di Tristan. Ancora assonnato aprì gli occhi e la vide davanti a lui con gli artigli sguainati e una smorfia sulla faccia. Accanto a lei c'era Darren.
<< Che cosa sta succedendo?>>
<< Oh, nulla di cui ti debba preoccupare>> disse Darren strattonandolo con forza e costringedolo ad alzarsi.
<< Kaleido!>> Tristan guardò il demone dritto negli occhi: aveva un'aria fredda e distante ma anche molto divertita. << Che sta succedendo?>>
Kaleido sorrise. << Ti ricordi quello che mi ha detto ieri sera?>>
Il ragazzò annuì mentre Darren lo sbatteva con violenza su una sedia.
<< Bene. Vedi, ci ho pensato tutta la notte e alla fine mi sono venute in mente proprio delle belle domande da farti>>
<< E tutto questo è necessario?>> chiese Tristan mentre Darren lo legava alla sedia con una corda ben stretta. I due demoni scoppiarono a ridere.
<< Darren>> lo chiamò Kaleido.
<< Sì?>>
<< Prendi le ossa>>
Darren si recò davanti all'enorme armadio e tornò con in mano i mucchietti d'ossa che Tristan vi aveva visto infondo agli angoli. Iniziò a posizionarli intorno alla sedia dove Tristan era stato legato. Quando ebbe finito, comparve un cerchio fatto di ossa.
<< A cosa servono?>> chiese il ragazzo cercando di mantenere un tono di voce calmo. Quello che stava succedendo non gli piaceva. Sapeva che qualcosa sarebbe accaduto e aveva un brutto presentimento, però una parte di lui, quella più incline al male, non aveva affatto paura, anzi quasi si sentiva a casa.
<< Ti impediranno di uscire dal perimetro, nel caso in cui riesca a liberarti>> rispose la ragazza avanzando verso di lui. Tristan non disse nulla.
<< Ho legato le corde così strette che non potrebbe liberarsi nemmeno se volesse>> disse Darren avvicinandosi a Kaleido. Il demone annuì.
<< Sei comodo, Tristan?>> gli chiese la ragazza con occhi ardenti.
Il ragazzo scoppiò a ridere. << A dire il vero, lo ero di più ieri sera. Quando mi hai guarito>>
Darren s'irrigidì. << Hai usato il tuo potere su di lui?>>
<< L'ho rimesso in sesto>> disse Kaleido senza guardarlo.
<< Non capirò mai perché l'Oracolo ti abbia dato quel potere>> confessò Darren osservando il viso, del tutto messo a nuovo, di Tristan. << Anche se l'hai aggiustato rimane sempre un moccioso arrogante e presuntuoso>>
Kaleido sorrise e si avvicinò a Tristan. << Allora... ecco la prima domanda>>
<< Spara>>
<< Qual'è il primo ricordo che hai della tua infanzia?>>
Tristan scoppiò a ridere. << Tutto qui! Questo dovrebbe farmi paura?>>
<< Rispondi alla domanda>> ringhiò Darren.
<< Già, Tristan. Rispondi alla domanda>> gli fece eco Kaleido.
<< Non mi ricordo della mia infanzia>>
<< Beh allora sforzati>>
<< Perché è così importante?>>
<< Questi non sono affari che ti riguardano>> disse Darren minaccioso.
<< Se la mettete così allora... non ricordo nulla>> rispose Tristan con un sorrisetto stampato sulla faccia.
<< Vuoi sapere perché è una domanda importante?>> gli chiese Kaleido avvicinandosi ancora di più a lui. Le loro labbra era vicinissime proprio come lo erano state la prima volta. Il ragazzo si sentì tremare dentro, come se una forte scossa di terremoto lo avesse appena attraversato.
<< Ma che stai facendo?>> Darren era allibito << Gli vuoi dare anche delle spiegazioni?>>
Kaleido alzò gli occhi al cielo. << Darren, tu devi sorvegliarmi non ostacolarmi>>
La ragazza spostò di nuovo lo sguardo sul ragazzo. Tristan deglutì. << Voglio saperlo>>
<< Bene. In base al primo ricordo che hai della tua infanzia è possibile stabilire da quando è iniziata la tua tendenza verso il male>>
<< E questo è importante perché...>>
<< Una domanda alla volta>> tagliò corto Kaleido << E adesso rispondimi>>
Tristan cercò di concentrarsi il più possibile ma della sua infanzia non ricordò nulla.<< Non mi viene in mente niente>>
<< Dannazione!>> strillò Kaleido. << Dimmi la verità>>
Gli occhi del demone erano fissi in quelli del ragazzo. Erano occhi di fuoco che avrebbero potuto incendiare una foresta intera. Tristan scandì bene le parole quando perlò << Non mi ricordo niente>>
Senza alcun preavviso Kaleido infilizò i suoi artigli nell'addome di Tristan. Il ragazzo urlò dal dolore. Kaleido rimase a guardarlo in silenzio. Avrebbe dovuto sentirsi eccitata e molto soddisfatta di se stessa ma non sentiva niente. Guardava Tristan urlare e non sentiva niente. C'era un buco al centro del suo petto che s'allargava sempre di più. Un buco che avrebbe potuto inghiottirla se non fosse riuscita a capire come fermarlo. Tristan gridò ancora. Lo stomaco gli bruciava in maniera impressionante, era un dolore profondo ed intenso. Poteva sentire il tumore dentro di lui che s'agitava sotto la sua carne e che piano piano lo divorava; ovviamente i colpi che Kaleido gli aveva inflitto non miglioravano certamente le sue condizioni di salute. Anche se aveva lo stomaco in fiamme, Tristan non mollò. Quella forza che possedeva fin da bambino, quella forza malvagia, riusciva a farlo sempre rialzare, riusciva a tenerlo in vita.
<< Adesso passiamo alla prossima domanda>> annunciò Kaleido. << Cos'hai fatto al polso?>>
<< Sono solo tagli>> sussurrò Tristan.<< Non hai finito di spiegarmi perché era importante la prima domanda>>
<< Tu non mi hai dato alcuna risposta. Quindi siamo pari>>
Darren fece un passo verso Tristan. << Se fossi in te risponderei alle domande>>
<< Se fossi in me saresti davvero fico>>
Dalla gola di Darren uscì un suono cupo e malvagio. Il demone stava per scagliarsi addosso al ragazzo ma a fermarlo fu Kaleido.
<< Devi uscire dalla stanza>>
<< Devo sorvegliarti>>
<< Aspetta fuori. Vuole solo farti innervosire e sappiamo tutti i e due che non sei bravo a mantenere la calma>>
Darren uscì dalla stanza sbattendo rumorosamente la porta.
<< Quando te li sei fatti?>> chiese il demone accennando ai tagli.
<< Non ricordo>>
<< Vuoi che ti trapassi di nuovo?>>
<< Non ricordo davvero. Li ho sempre avuti>>
Kaleido sollevò un sopracciglio. << Cosa vuoi dire?>>
<< Li ho da quando ero piccolo>>
<< Vuoi dire che li hai dalla nascita?>>
<< Sì, diciamo di sì. I medici dissero che poteva esserci stato un problema duranete il parto>>
<< Che genere di problema?>>
<< Non me l'hano mai detto. Bisognava chiedere alle infermiere che avevano fatto partorire mia madre ma nessuno hai mai più saputo niente, né di loro né di mia madre>> Tristan incrociò per un breve istante gli occhi di Kaleido. Il buco al centro del petto della ragazza s'allargò ancora.
<< Tua madre ti ha abbandonato?>> Tristan annuì << I Philips ti hanno adottato>>
<< Esatto. Non so chi siano i miei genitori biologici>>
Kaleido aggrottò la fronte. << Non li hai mai cercati?>>
<< No>> rispose secco il ragazzo.
Kaleido sorrise. << E come mai?>>
<< Se non mi hanno voluto forse sapevano che razza di bambino ero>>
<< Cosa vuoi dire?>> chiese Kaleido affascinata dalla piega che stava prendendo la conversazione. Una piccola parte di lei si sentiva anche sollevata. Se Tristan avrebbe risposto alle domande lei non avrebbe dovuto ferirlo. Un momento... Perché le importava?
<< Immagino che la prossima domanda che tu voglia pormi è: che ti po di bambino eri a dieci anni?>>
<< Più o meno. La domanda era quella>>
<< Vuoi una risposta?>>
<< Ovvio>>
<< Ho fatto passare molti guai alla mia famiglia. Ero una bambino sempre molto attivo e vivace. Facevo danni ovunque. Una volta il sig. Philips disse che ero un piccolo mostro e che adottarmi era stato un grosso sbaglio. Non hai idea di quanto avesse ragione>>
<< Su cosa?>>
<< Su tutto>>
Kaleido arretrò di qualche centimetro perché si rese conto di essergli troppo, troppo vicina << Dunque eri un bambino cattivo>>
<< Molto cattivo>> Kaleido annuì << E tu com'eri da bambina?>>
La ragazza s'irrigidì di colpo. Com'era lei da bambina? Non se lo ricordava più.
Della sua vita terrena ricordava soltanto gli sbagli che aveva commesso, le bugie che aveva detto, gli scherzi telefonici alla polizia. Non ricordava altro perché non le era permesso. Non ricordava perché non poteva farlo.
<< Sono io che faccio le domande qui>> disse bruscamente dopo essersi riscossa dai suoi pensieri.
<< Giusto>> disse Tristan con un filo di voce. Il dolore che aveva allo stomaco si era esteso in tutto il corpo, dalla punta dei capelli a quella dei piedi. Iniziava a sentirsi stanco e debole e la testa gli girava.
<< Prossima domanda>> disse Kaleido ma prima di poterla formulare Darren entrò nella stanza.
<< Ti avevo detto di aspettare fuori?>>
<< Lo so. Volevo solo sapere come stava andando>>
<< Bene. Il ragazzo ha iniziato a parlare>>
<< Ottimo, Joel ne sarà felice>>
<< Digli che gli farò il resconto della giornata sta sera>>
<< Perfetto. Quindi posso andarmene?>>
Kaleido lo fulminò con lo sguardo. << Non c'è nemmeno bisogno che tu lo chieda>>
Darren uscì ridendo compiaciuto. Kaleido si girò verso Tristan. Ai piedi della sedia si erano formate delle piccole gocce di sangue scuro.
<< Prossima domanda>> ripeté il demone. Tristan non rispose. Kaleido lo fissò intensamente. Le goccioline di sangue continuavano a cadere fino a formare una grossa pozza di sangue denso.
<< Devi slegarmi>> sussurrò Tristan.
<< Stai scherzando vero?>>
<< Se non vuoi che muoia, slegami>> disse Tristan. Ed ogni volta che parlava il male allo stomaco e al resto del corpo aumentava. La testa gli girò ancora. Tutto divenne buio. Kaleido rimase immobile un secondo, non sapendo cosa fare. Il suo istinto demoniaco le diceva che si trattava d'un trucco del ragazzo per cercare di scappare, aveva visto tante anime inventarsi storie assurde per cercare di darsela a gambe e salvarsi la pelle. Ma un'altra parte di lei, quella che non sapeva nemmeno di avere e che più la spaventava, le diceva di correre in suo aiuto. Le diceva di slegarlo e salrvagli la vita. Kaleido era combattuta. Non si era mai trovata in una situazione simile. Tristan la destabilizzava, abbatteva le sue certezze senza nemmeno muovere un muscolo. Sbuffando pensò che doveva tenerlo in vita per il suo popolo, così decise di slegarlo anche se non era pienamente convinta. Si avvicinò a lui e con decisione tagliò la corda con i suoi artigli poi fece sparire le ossa. Ritirati gli artigli, diede un leggero colpetto sulla spalla del ragazzo che non si mosse d'un centimetro. Aveva il fisico scolpito e tonico e all'addome un taglio profonfo e regolare. Poggiò una mano sul taglio e la ferita sparì. Con tutta la forza che aveva sollevò Tristan e lo fece distendere sul letto. Quando il ragazzo riaprì gli occhi erano passate diverse ore.
<< Sei fragile come una femminuccia>> disse Kaleido scoppiando a ridere.
Tristan si poggiò una mano sull'addome. Il taglio non c'era più ma si sentiva acora debole e stanco. << Non hai nulla da dire?>>
<< No>>
Kaleido si avvicinò a lui. << Non pensare di fregarmi, anche se ti ho liberato non puoi uscire da qui>>
<< Cosa? Pensi che sia un trucco?>>
<< Non mi meraviglierei. Non è la prima volta che cercano un modo per fuggire>>
Tristan strinse i pugni. << Non è un trucco>>
Kaleido rise. << E dimmi perché dovrei crederti>>
<< Perché se non lo fai il tuo popolo è spacciato>> disse Tristan tossendo, nel farlo uno schizzo di sangue cadde ai piedi di Kaleido.
Il demone alzò un sopracciglio. << Cos'è? Mi stai minacciando?>>
<< No>> rispose Tristan con voce flebile. Non si sentiva più le forze. Voleva solo chiudere gli occhi e dormire ma con Kaleido alle calcagna era un'impresa. << Sono malato>> disse in fine in un sussurro.
<< Tu? Malato?>> la ragazza si morse il labbro << Non prendermi in giro>>
<< Non lo sto facendo>> disse piano Tristan.
<< Fra tutti i tentativi di scappare questo è senza dubbio il più originale>>
<< Non è un trucco. Sono dovvare malato>>
<< Beh non sembrava>>
<< Per usare parole tue: ci sono delle cose che non sai>>
<< Per usare parole tue: dimmele>>
Tristan tossì nuovamente. << Ho un tumore>>Kaleido non disse nulla. Quelle parole risuonarono nella sua testa senza un senso. << Se non vuoi che il tuo popolo muoia...>>
<< Il mio popolo non morirà per una balla simile>>
Tristan le lanciò un'occhiata di fuoco. << Se pensi che io menta perché non vai a controllare? Eh? Avanti fallo!>>
<< Credimi lo farò e se quando torno scopro che mi hai mentito ti concerò per le feste e non è un modo dire>>
<< Fa quello che vuoi!>> gridò il ragazzo con rabbia.
Kaleido gli ringhiò contro e uscì dalla stanza sbattendo la porta. Tristan rimase a fissare il soffitto. Non avrebbe mai capito il comportamente delle ragazze e adesso capiva per quale motivo non ne avesse mai avuta una. Le ragazze erano difficili da gestire e lui non era molto carino quando s'infuriava.



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