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lavoro pubblicato venerdì 30 agosto 2013
ultima lettura sabato 9 marzo 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

The devil is not so black as he is painted

di Writter1994. Letto 719 volte. Dallo scaffale Fantasia

PARTE I Mai scatenare l'Apocalisse Kalei...

PARTE I
Mai scatenare l'Apocalisse

Kaleido attraversò il corridoio a passi lunghi e decisi, sapeva dove andare.
Del resto lei era una che sapeva sempre tutto: come scassinare banche senza essere vista, come smembrare un corpo senza lasciare tracce, come rendere felice il suo capo.
Ineffetti aveva sviluppato una certa abilità nel rendere felice il suo capo.
Joel era esigente, molto esigente, specialmente in questo periodo di "magra", dove trovare cibo per la sopravvivenza era diventata un'impresa ardua e assai complicata. Un brontolio cupo e aggressivo, quasi letale, la fece sobbalzare. Si posò la mano sul ventre affamato per tranquillizzarlo. Presto tutta quella agonia sarebbe finita.
Dall'angolo destro della sua bocca carnosa spuntò un sorriso. Casa. L'odore di putrefazione e morte era così palpabile che le ricordava casa. <<I bei tempi>> pensò. Quando cacciare anime non era così faticoso ma bensì una passeggiata, un giro sulla giostra del luna park. Ora invece sembrava che tutto il mondo fosse diventato improvvisamente il luogo in cui non facevo altro che regnare l'apatia. Lo stomaco brontolò ancora, in maniera così rumorosa che dovette tapparsi le orecchie per non ascoltarlo. Odiava quella sensazione d'impotenza più di ogni altra cosa. Continuò a percorrere il corridoio dell'Ospedale dritta verso la camera 403.
La porta era chiusa. Poteva sentire i lievi e tremolanti respiri degli umani che vi dormivano. Due femmine e un maschio. Si passò la lingua sulle labbra, già pregustando l'idea di dilaniare quei corpi caldi e vivi. Silenziosa come non mai aprì la porta. Non era sua abitudine farlo. Lei era una di quelle che amava le entrare teatrali ma questa volta le era stato ordinato di fare le cose nel modo più discreto possibile. Nella parte destra della stanza c'erano le due donne: una sui trent'anni ed una più giovane di qualche anno. Le guardò con disprezzo. Due anime candide e pure, due anime innocenti che nel corso della loro esistenza non avevano fatto nulla di male.
Oh avevano preso una multa una volta. Che cattive ragazze. << Joel ha proprio ragione. La ruota gira>> pensò dopo aver letto le loro cartelle cliniche. La donna sui trent'anni aveva la leucemia mentre la sua trasgressiva compagna un aneurisma celebrale.
Si diresse verso il letto del ragazzo con un ghigno soddisfatto in volto.<< È lui>> disse tra sé e sé << deve esserlo per forza>>.
Il ragazzo stava dormendo profondamente. Man mano che si avvicinava a lui sentiva l'energia della sua anima attirarlo a sé come una calamita. L'Oracolo gli aveva predetto che avrebbe trovato l'anima più crudele del mondo, la più malvagia e selvaggia che avrebbe dato nuova vita al suo popolo e lei l'aveva lì, proprio davanti a suoi occhi e bramava d'assaggiarla, di possederla senza alcun pudore o ritegno. Quando arrivò ai piedi del letto del ragazzo, l'energia sprigionata dalla sua anima divenne così forte che si sentì lacerare dentro come trafitta da una lamina incandescente. Rimase stupita nell'apprendere che quella sensazione di dolore le era sembrata così nitida e reale. Il suo grado di percezione delle emozioni era molto limitato.Era anche per questo che il suo popolo si nutriva di anime, per avere una vita, per sentire qualcosa. Soltanto che il loro obbiettivo erano le anime più turpi, brutali e assassine. Il ragazzo si mosse di scatto. Si sistemò sul lato sinistro dandole le spalle. Incuriosita da quel gesto così meccanico, decise di guardare in faccia l'anima più feroce di tutte. Girò intorno al letto e comparve dal lato opposto.
L'energia dell'anima la chiamava, l'eco del suo nome rimbombava nella sua testa aumentando l'impulso innato di possederla. Il ragazzo si mosse ancora.
Stava sognando e dall'espressione che aveva in faccia non doveva essere nulla di bello. Kaleido avanzò un poco verso di lui ma si rese conto di essergli incredibilmente vicina troppo tardi. L'energia dell'anima era forte ma ad attrarla in maniera così intensa non era stata lei. Era stato lui. I capelli scuri e tutti scompigliati gli cadevano sul viso dai lineamenti regolari e puliti. Non doveva avere più di ventidue anni, il fisico asciutto e atletico era intriso di sudore. L'occhio le cadde sulle braccia, muscolose e toniche. Lo stomaco brontolò ancora ma lei lo ignorò.
Il ragazzo emise un respiro. Kaleido sussultò. Si avvicinò ancora a lui, senza un perché, senza un percome, senza alcuna logica. Gli si avvicinò e incuriosita si soffermò ad osservare le sue labbra. Sottili e rosse. Le s'incendiò il petto. I suoi occhi divennero carichi d'un desiderio mai provato, una brama così forte da scatenare un terremoto. Voleva quel ragazzo. Adesso. << Prendigli l'anima>> le ordinò bruscamente una voce nella sua testa. Si chiese per quale motivo non l'avesse ancora fatto. Perché se ne stava lì ad osservarlo quando avrebbe già potuto carpire la sua anima? Perché esitava?
<< Sciocca>> disse ad alta voce a se stessa. << Sei una sciocca>>
<< Perché dici questo?>>
Una voce seducente rimbombò nella stanza. Kaleido si guardò attorno senza comprendere da dove provenisse. Poi capii. Il ragazzo era sveglio.
I suoi grandi occhi grigi la fissavano intensamente in attesa d'una risposta.
Kaleido arretrò di qualche centimetro mentre lo sguardo del ragazzo le era ancora addosso. Uno sguardo così brutale e violento: nel buio della stanza quegli occhi grigi brillavano d'una luce feroce. Chi era quel ragazzo? Perché la sua anima era così deliziosamente malvagia? Desiderava sapere quali orribili crimini avesse commesso per ritrovarsi, a sua insaputa, ad essere l'unica risorsa capace di placare per almeno un secolo la fame del suo popolo.
Kaleido si morse il labbro inferiore.
<< Chi sei?>> chiese il ragazzo con sufficienza. Si mise a sedere sul letto senza staccarle lo sguardo di dosso. I suoi pensieri erano oscuri e brutali anche in quel momento, ne sentiva l'essenza e questo non faceva che attirarla verso di lui.
<< Mettiti a letto>> La sua voce bassa e profonda dalle sfumature aggressive e ammaliatrici risuonò nella stanza come un sibilo. Un sussurro che non ammetteva repliche. Gli occhi del ragazzo brillarono d'una vorace eccitazione.
<< Dimmi chi sei>> rispose incrociando le braccia sul petto.
Kaleido strinse i pugni e con decisone disse: << Mettiti a letto, subito>>.
Il ragazzo non fece una piega. << Sono un'infermiera>> disse dopo un po' con un sorriso attraente << l'Ospedale vuole il meglio per i suoi pazienti>>
Il ragazzo restò a fissarla senza dire nulla. Piegò la testa di lato << Niente male come infermiera>> commentò. Dall'angolo sinistro della sua bocca spuntò un sorriso malizioso che le fece rizzare i peli delle braccia. Kaleido riprese il controllo di se all'istante. Si sedette accanto a lui. Per un momento nessuno dei due disse nulla. Avevano gli occhi incollati l'uno nell'altra ed entrambi si stavano domando cosa passasse per la testa dell'altro. Il ragazzo si chiese chi era quella creatura. Quella meravigliosa creatura. Aveva i capelli neri, lisci e lunghi fino alle spalle, gli occhi verdi dall'iride focosa trasudavano fascino, il fisico sottile sembrava quello d'una modella. La cosa che più lo attraeva era quell'aria di mistero e seduzione che le aleggiava attorno. Era una predatrice, sicura di se e della sua bellezza e del resto come avrebbe potuto dubitarne. La ragazza gli sorrise con una sfacciata eleganza. Una combinazione davvero sexy che gli fece ribollire il sangue nelle vene. Oh sì, quella era decisamente una predatrice e lui era la sua preda. E non gli dispiaceva.
<< Allora infermiera, ho qualcosa che non va?>> chiese non riuscendo a trattenere una risata ironica.
<< Decisamente>> rispose lentamente la ragazza << Decisamente>>
<< E quindi che si fa?>>
<< Il dottore vuole che la sorvegli. Torni a dormire, ci sono io qui>>
<< Non posso farlo>> Sulla faccia di Kaleido si disegnò un espressione contrariata. << Hai rovinato il mio sogno dolcezza. Come faccio ad addormentarmi?>>
<< Che cosa stavi sognando?>> chiese desiderosa di saperlo. Il ragazzo non rispose. Kaleido gli si avvicinò ancora. I loro visi erano vicinissimi. L'energia dell'anima la chiamava ma non era questo che la conduceva a spingersi sempre più vicino a lui. Questa volta anche il ragazzo si avvicinò a lei. Le sue mani scivolarono su quelle di Kaleido che per tutta risposta ricambiò con un sorrisetto macabro e malizioso. Il sangue nelle vene del ragazzo ribollì ancora. Si tolse la maglietta impregnata di sudore. Agli inizi di Settembre non doveva fare molto caldo ma in quel momento il calore gli proveniva da dentro, da un posto che non sapeva neppure di possedere. Gli occhi della ragazza divennero braci ardenti. Le iridi s'infiammarono e lo stesso accadde a quelle del ragazzo.
<< Ti piacciono gli omicidi?>>
<< Assolutamente>>
<< Ne stavo sognando uno>>
In quel momento l'energia della sua anima tuonò impetuosa. Lo stomaco di Kaleido brontolò di nuovo con forza e rabbia. Aveva fame. Tanta, tantissima fame e quel ragazzo, una fonte d'energia malvagia, era vicino a lei pronto a saziarla, a renderla piena di vita. Però non poteva farlo. Il compito che le era stato affidato era quello di trovare l'anima indicatale dall'Oracolo e di portarla al suo capo. Non poteva cibarsene. Era contro le regole. Contro gli ordini. Il ragazzo la vide assorta nei suoi pensieri. Non era spaventata per quello che le aveva appena confessato, era immobile e passiva, forse nemmeno l'aveva ascoltato. Si sentì di colpo avvampare e allora si rese conto che presto non avrebbe più avuto il controllo di sé. Quella magnifica sensazione di potere stava tornando. Quella forza, quel desiderio così intenso di dominare, di prendersi tutto ciò che voleva. E quello che voleva adesso in quel momento era quella ragazza. Voleva tutto di lei. La sua anima, se mai ne avesse avuta una, il suo corpo ma più di ogni altra cosa voleva baciarla. Moriva dalla voglia di sfiorare quelle labbra carnose e sensuali. Sentì il cuore palpitare.
Ne aveva uno? Strano. Aveva giurato di non averne mai avuto uno. Chiuse gli occhi un'istante per concentrarsi. Quando li riaprì l'oggetto del suo desiderio era ancora lì. Non poteva perdere altro tempo. Quell' impulso che lo domava era folle persino più di lui ed era anche forte, più forte di quello che aveva quando s'apprestava ad uccidere. Kaleido si morse il labbro inferiore, indecisa su cosa fare. Quando finalmente capì che era giunto il momento di prendergli l'anima e consegnarla al suo capo era troppo tardi. Fu l'anima che prese lei.
Il ragazzo l'attirò a sé con forza. Pose le sue labbra su quelle di Kaleido in modo dolce e prepotente. Il ragazzo le sfiorò le guance con le nocche mentre le sue labbra si muovevano feroci su quelle della ragazza. Il demone che era in Kaleido si risvegliò ed improvvisamente non sentì più la fame, si sentì piena e sazia. Era una sensazione che non avrebbe dovuto provare. L'energia dell'anima scorreva impetuosa come un torrente attraverso quelle labbra sottili e la invadeva, travolgendola completamente. Il ragazzo iniziò a tremare. Avrebbe voluto giurare che fosse per la scarica di adrenalina che stava subendo in quel momento ma sapeva che non era così. Quel bacio aveva qualcosa di violento e distruttivo. Sentì le sue forze abbandonarlo lentamente ma non riusciva a fermarsi. Quelle labbra erano una calamita. Sapeva che se avesse continuato a baciarla si sarebbe consumato ma la cosa non gli importava.
Il suo destino era stato segnato ormai, gli restava poco da vivere in ogni caso ed era sicuramente meglio morire in quel mondo, sfiorando quelle labbra che per un tumore. <<Basta. È per Joel, non per te>> disse una voce nella sua testa.
Kaleido spalancò gli occhi. Senza alcuna esitazione gli mollò un pugno dritto allo stomaco. Il ragazzo la guardò confuso ma non impaurito. Il colpo allo stomaco era stato forte e violento proprio come quel bacio. Sorrise poggiandosi una mano sul ventre dolorante. Sulle lenzuola si disegnarono piccole goccioline di sangue.
<<Però>> disse il ragazzo << ci sai fare>>
Kaleido gli si avvicinò << Mi dispiace>> sussurrò con un sorriso divertito sulle labbra.
<< Interrompo forse qualcosa?>> la voce di Darren era cattiva e profonda.
Kaleido si voltò verso di lui << Che ci fai qui?>> chiese in modo per niente gentile. Darren la fissò in silenzio poi spostò lo sguardo sul ragazzo. Sentì la sua anima che lo chiamava e dovette fare un grande sforzo per controllare la sua fame.
<< Joel vuole l'anima. Adesso. Il popolo ha fame>>
<< Ci sto lavorando Darren>>
Darren alzò un sopracciglio contrariato << Ci stai mettendo troppo>>
<< E tu ci stai disturbando>> disse il ragazzo guardando Darren negli occhi.
Il demone dal corpo muscolo e bronzeo sogghignò.
<< Lui sarebbe l'anima?>> Kaleido annuì << Lo sai che è un ragazzino, vero?>>
Il ragazzo si alzò dal letto. Aveva lo stomaco ancora dolorante per il pugno infertoli dalla ragazza ma avanzò lo stesso verso il gigante dagli occhi azzurri che era entrato nella stanza. Darren lo vide venirgli incontro con superbia e prepotenza, e man mano che s'avvicinava la potenza della sua anima corrotta lo attraeva sempre di più. L'Oracolo non s'era mai sbagliato e anche questa volta aveva fatto centro. Senza dubbio la sua anima era macchiata di sangue solo che non riusciva a capire come.
<< Quanti anni hai?>> gli domandò Darren lanciando un'occhiata furtiva a Kaleido.
<< Ventidue>> rispose il ragazzo.
<< Come ti chiami?>>
<< Tristan>>. Kaleido sussultò e Darren se ne accorse. << Sparisci adesso>>
Lo sguardo di Tristan era incollato a quello di Darren. Sul viso di quel ragazzino non trasudava alcuna emozione, i muscoli del collo contratti.
Se ne stava lì, fermo e in attesa che Darren lasciasse la stanza.
Kaleido osservava la scena incuriosita e divertita. Era la prima volta che qualcuno teneva testa a Darren, era anche la prima volta che a farlo fosse un'anima. Il demone dagli occhi azzurri oltrepassò Tristan con lo sguardo. Kaleido si alzò dal letto e lo raggiunse.
<< Il popolo ha fame>> ripeté Darren scandendo bene ogni lettera.
<< Allora è il caso di portarlo da Joel>>
Tristan fissò il pavimento. Non promettevano nulla di buono quei due e la cosa gli piaceva. Amava il pericolo più di ogni altra cosa, amava il dolore e il male e quei due ne erano l'emblema. Un normale ragazzino della sua età se la sarebbe fatta sotto all'istante ma non lui. Tristan non era come tutti gli altri, non lo era mai stato e di questo non poteva che esserne felice. << La tua ultima avventura Tristan>> pensò << sarà il caso di concluderla in grande stile>>.
<< Farà un po' male>> disse la ragazza. Tristan la guardò negli occhi poi spostò lo sguardo verso le sue mani. Artigli affilati come rasoi trafissero nuovamente il suo stomaco. Questa volta però non sentì male. Non come prima almeno.
Mentre percepiva il suo corpo cedere Tristan chiuse gli occhi pensando che quello fosse l'Inferno paradisiaco che aveva sempre sognato.



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