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lavoro pubblicato martedì 27 agosto 2013
ultima lettura venerdì 18 ottobre 2019

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La stanza dei giocattoli rotti

di Eoc. Letto 617 volte. Dallo scaffale Fiabe

Tanto tempo fa, in un posto lontano c'era una cittadina famosa per una grandissima fabbrica di giocattoli. La cittadina era piccola, ma brulicava di gente e soprattutto di bambini. A Natale questa cittadina diveniva ancora più ridente, e alcune ...

Tanto tempo fa, in un posto lontano c'era una cittadina famosa per una grandissima fabbrica di giocattoli. La cittadina era piccola, ma brulicava di gente e soprattutto di bambini. A Natale questa cittadina diveniva ancora più ridente, e alcune leggende dicevano che Babbo Natale venisse a rifornirsi lì dei giochi che lui non aveva avuto tempo di preparare.
I giocattoli erano il simbolo della città; alle porte della stessa c'erano due soldatini di legno per creare un arco d'ingresso e ogni negozio era contrassegnato da un giocattolo: il fornaio aveva vicino al cesto per posare gli ombrelli un dolce forno dove ognuno poteva infornare e sfornare mini biscotti, le poste avevano album di antichi francobolli per i bambini più curiosi, i negozi di pesca avevano sull'insegna ogni tipo di pesce in gomma piuma.
Era una città gioiosa, a dimensione di bambino.
La fabbrica era senza dubbio il posto più eccitante che ci fosse in città, in fondo era da lì che uscivano tutti questi piccoli pacchi dal contenuto felice. La fabbrica era aperta al pubblico solo in alcune ore, e tutti i bambini obbligavano i genitori ad andarci in visita, e molto spesso anche le scuole organizzavano delle uscite didattiche per conoscere questo magico mondo dello svago infantile. Il percorso della visita permetteva di vedere dall'esterno alcune fasi di produzioni di determinati giochi, come orsacchiotti in pezza, trenini in legno, e bambole di neonato e i bambini seguivano attoniti la guida, come stregati dai mille colori e suoni armoniosi che quel posto offriva. In ogni angolo c'era un giocattolo pronto ad essere confezionato per dare gioia a chissà quale bambino in chissà quale parte del mondo. Ogni bambino che entrava si innamorava, chi di un oggetto, chi dell'ambiente, chi dell'odore di biscotti appena sfornati che persisteva stranamente nel tempo. Tutti i bambini della vecchia cittadina desideravano con tutto il loro cuore di poter lavorare lì un giorno, e poter regalare a tutti i bambini un gioco divertente e splendido.

Nella fabbrica però, c'era una stanza in cui non era permesso l'ingresso e dove, anche se fosse stato permesso, non sarebbe mai entrato nessuno. Era la stanza dei giocattoli rotti. Quella stanza non era né rossa né dorata come tutte le altre, era buia e piena di oggetti polverosi lasciati lì in maniera sconfusionata.
Nella stanza dei giocattoli rotti, ancora più nascosti, sotto gli scatoloni e sotto le scrivanie c'erano anche delle persone. I giocattoli erano rotti, mancavano di qualche pezzo o erano dipinti male, le persone lì nascoste invece non erano rotte fuori ma erano rotte dentro e si sa, i meccanismi sono sempre più complicati da sistemare.
Così, quando tutti i bambini correvano felici per la fabbrica entusiasta di visitare una nuova camera c'era sempre una qualche persona rotta, sommersa dai giocattoli rotti, che voleva essere tirata fuori ma non capitava mai. E così mentre le giornate passavano e la polvere si inspessiva e il buio faceva perdere il ricordo della luce, alcune persone rotte non erano più persone e alcuni giocattoli rotti diventavano pezzi o rottami.
Le persone rotte erano così mal ridotte che non parlavano neanche fra di loro, ma si guardavano con sospetto e cercavano di ignorarsi pur di non far capire quale fosse il meccanismo che non andava, passavano tutti la giornata con qualche giocattolo rotto in particolare: una giovane ragazza non faceva che aprire il carillon di una ballerina senza gambe, un uomo non faceva che girare la sua trottola senza punta, una donna non faceva altro che radunare tutti i bambolotti mutilati e piangere. Ognuno riparava così i propri ingranaggi, collezionando quei giocattoli rotti ma nonostante tutto nessuno aveva più riaperto quella porta per uscire.
Le gite continuavano e i mesi passavano senza subire il peso del tempo, ogni giorno di risate e incanto mentre dietro ad una porta ogni giorno qualcosa o qualcuno diventava polvere.

Un giorno andò in gita un bambino rotto. Il bambino era evidentemente rotto per tutti gli altri bambini, e ai bambini interessano solo i giochi nuovi e splendenti, quindi nessuno voleva stare con il bambino rotto. Anche al bambino rotto piacevano i giochi nuovi e splendenti, però non appena ne aveva uno lo rompeva un po', in modo che si sentisse accettato da qualcuno che fosse al suo pari.
Il bambino rotto era felice di andare in gita lì dove tutti sognavano di andare, ma quello stesso giorno inciampò in modo che si sbucciasse il ginocchio, disse di avere mal di testa per quello spiacevole inconveniente, e rifiutò perfino la cioccolata causa del suo improvviso mal di pancia eppure, fortunatamente, non si perse la splendida gita organizzata dalla sua mamma così apprensiva.
Il bambino rotto apprezzava tutte le stanze rosse e oro, anche i giocattoli erano bellissimi, e tutti quei bambini che ridevano lo facevano sorridere, ma il bambino rotto aveva sempre più mal di pancia e mal di testa così si staccò un po' dal gruppo per riposare.
Si sedette in un angolo a prendere aria, e nonostante fossero passati almeno altri venti bambini della sua età decise di rimanere lì fermo un altro po'. Una volta che i bambini nonc'erano più, decise di seguire un percorso alternativo. La curiosità era qualcosa che si era insediato negli ingraggi strani del bambino rotto, e così decise di girovagare e aprire porte qua e là, e ovviamente finì dove doveva capitare.
Non appena trovò la stanza, chiuse la porta dietro di lui. Ci volle poco per abituarsi a quella oscurità, ma ci volle un po' di più per notare tutto quello che c'era in quella stanza piccola, ma troppo affollata.
La prima cosa che notò lo sguardo innocente del bambino rotto, fu un orsacchiotto senza bocca e senza occhi tutto marrone, che non lo impressionò come poteva fare agli altri ma decise di abbracciarlo e portarlo con sè, lo stringeva forte nella mano per trovare il coraggio di esplorare ancora.
Scostò una scatola di cartone e vide un soldatino con braccia di diversa altezza, e lo prese. Dopo ancora vide sotto una scrivania, un ragazzo solo stretto alle sue gambe e si guardarono negli occhi per qualche minuto, dopo di che il bambino gli diede il soldatino e proseguì il suo giro. Nell'angolo opposto vide una donna, che faceva di tutto per ricucire una bambola troppo piena di gomma piuma, alla quale non potevano essere messi i vestiti delle altre bambole e il bambino si avvicinò alla signora, tolse la bambola e l'abbracciò. Dopo di che, con il suo orsacchiotto cieco e muto uscì dalla stanza dei giocattoli rotti.
Andò dagli altri bambini, stringendo il suo orsacchiotto fiero, e iniziò a giocare.



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