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lavoro pubblicato lunedì 26 agosto 2013
ultima lettura martedì 10 dicembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Il segnale

di Stefano92. Letto 640 volte. Dallo scaffale Fantascienza

PROLOGOE' insistente...Non so cosa sia, nemmeno dove sia, ma è insistente. Ormai sono tre mesi che va avanti così. Non ne posso pi&ugrav...

PROLOGO

E' insistente...
Non so cosa sia, nemmeno dove sia, ma è insistente.
Ormai sono tre mesi che va avanti così.
Non ne posso più...
Un momento... Ha smesso!
Speriamo per sempre.
Comincio a stancarmi di vivere qui, vorrei abitare da un'altra parte, anche sotto un ponte pur di non sentire più quel suono.
Umh... Sono sette secondi che non lo sento...
Forse è la volta buon...
No! Ha ricominciato!
Uffa! Sempre così: Bip, Bip, Bip...
Sembra il suono che fanno quegli aggeggi all'ospedale, quelli che misurano le pulsazioni del cuore... Una cosa simile.
Solo che questo va vanti da tre mesi.
Tre mesi e cinque giorni, per la precisione. A questo ci tengo.
La precisione. Anche quel suono del cavolo è preciso. Un bip ogni due secondi. Però stanca.
La cosa strana è che lo sento solo io. Nessun altro essere vivente sembra percepirlo.
Forse sono pazzo...
Bah... Pazzo o no, adesso sono stufo di questa situazione. Di notte fatico ad addormentarmi e pure a scuola mi era difficile concentrarmi e ultimamente ero peggiorato. Fortunatamente a scuola sono bravo e questo non ha influito molto. Ora la scuola è finita e vado in quarta superiore. Sono contento, ma lo sarei di più se quel suono smettesse.
Proprio ora ho deciso di fare una cosa...
Ho deciso di farlo smettere. Prima ho detto che non so dove sia, ma ho ragione a dire che si trova qui vicino.
Lo sento...
Ora parto, sono circa le sei e ventitre di pomeriggio.
Devo finire prima delle sette, perché devo fare da mangiare.
Prendo anche una pila, non si sa mai...
Parto.


1


Ecco, ora sono arrivato alla prima tappa della mia spedizione eliminatoria.
Il volume del suono è lo stesso, ma voglio essere sicuro che la fonte non sia qui.
Mi trovo davanti alla porta della stalla... O meglio, della ex-stalla.
Guardo l'orologio.
Sono le sei e ventisei...
Mi piace essere preciso sapete...
Apro la porta. La porta cigola come non mai e per giunta un po' di polvere mi finisce in testa.
Ma non importa.
Pur di eliminare il suono, questo ed altro. Dentro c'è luce a sufficienza e la pila non serve.
Mi guardo intorno, alla ricerca della fonte del suono.
La stalla però è grande. Lunga una trentina di metri e larga forse dieci, è stata chiusa anni fa.
C'è un casino... Il pavimento è pieno di terra e intorno a me ci sono attrezzi per il lavoro agricolo.
Giusto alla mia sinistra si trova una sega circolare arrugginita e dalla manovella con una catena secca deduco che va a mano.
Pensa che forza che ci vuole...
Faccio un passo avanti e rizzo le orecchie, attento a catturare una minima variazione di volume del suono.
Continuo a camminare, ma il suono è sempre lo stesso.
Quattro cassoni di legno pieni di legna (prego notare la ripetizione), direi da ardere, non sembrano offrire un buon nascondiglio per la fonte del suono.
Ripeto che non so cosa sia...
Vedo che c'è un aratro davanti a me e non mi è possibile andare avanti.
Comunque non mi do per vinto e lo scavalco, stando attento a non inciampare.
Passo con un po' di difficoltà, ma poi sono dall'altra parte, ancora tutto intero.
Anche qui non c'è un granché.
Il suono è sempre lo stesso, così vado velocemente verso la porta.
Questa stalla ha due ingressi. Una davanti, che si può anche aprire di più per far passare il trattore e una dietro, che è solo una normale porta in plexiglas.
Ora esco da questa ultima.
La porta non cigola come l'altra, ma fa comunque baccano.
Il suono c'è ancora.
Scendo per una piccola discesa e tiro dritto verso il portico, dove teniamo la legna per farla seccare.
A differenza dei classici portici senza pareti, questo le pareti le ha e offre un ottimo riparo fresco per l'estate torrida.
Dentro al portico c'è molta legna, che raggiunge colonne anche di quattro metri, assicurate da corde.
Questo rende il luogo scuro e mi serve la pila per fare luce.
Il suono non è aumentato, ma voglio essere sicuro. Passo il fascio di luce negli angoli delle cataste. Niente. Un'ascia conficcata in un pezzo di tronco alto meno di un metro ha un aspetto inquietante e distolgo subito gli occhi.
Mi addentro più all'interno. Niente pure lì. E il suono mi sembra diminuito, sicuramente a causa delle pareti.
Sto per andarmene, quando intravedo una coperta per terra, proprio all'angolo.
Non so perché, ma questo attira la mia attenzione.
Cosa ci fa lì una coperta?
Come mai non l'ho mai vista prima?
Queste domande che mi pongo servono solo a farmi incuriosire di più.
Mi avvicino e scopro che la coperta è in parte nascosta da alcuni rami e da terra, che sembrano buttati lì intenzionalmente.
Afferro un lembo, tiro e cosa trovo?
Una grigia, ferrea, strana, impossibile botola.
Sono stupefatto.
Non ne aveva mai saputo l'esistenza di quella botola. Per un momento dimenticai il suono.
Afferro il pomello e giro. La botola si apre con uno scatto.
Provo poi a tirare per sollevarla, ma con una mano non ce la faccio, è troppo pesante.
Appoggio la pila per terra e prendo il pomello con tutte e due le mani.
Con un immane sforzo, riesco finalmente ad aprirla. Rimango fermo, ansante, per recuperare fiato.
Una luce automatica illumina improvvisamente l'apertura e vedo che c'è una scala a pioli.
Niente mi procura più stupore di questo.
Prendo la torcia e scendo per la scala, fremente per l'eccitazione, ma anche un po' spaventato.
Mentre scendo, avverto che la temperatura dell'aria si abbassa improvvisamente di un sacco di gradi. Capisco che doveva essere una specie di freezer, anche perché comincio a vedere il mio fiato condensarsi.
Sono curioso di sapere che cosa contiene questo freezer.
Calcolo che la scala scende per circa tre metri.
Quando arrivo a terra mi giro, aspettandomi il vino, oppure della carne ghiacciata.
- Oh, Dio... - Esclamo invece, con gli occhi sgranati.
Davanti a me si trovano appese due carcasse di animali scuoiati.
Due corpi completamente rossi appesi a dei ganci. Rimango fermo, ma il cuore accelera i battiti al minuto.
Noto che sono animali strani.
Le zampe anteriori sono quasi perpendicolari al corpo, cosa impossibile in un animale normale. Pure le zampe posteriori.
I corpi non sono molto grandi e sotto ognuno di loro c'è una piccola pozza di sangue scuro congelato. Questo mi disgusta un po'.
Solo quando guardo la testa e vedo la forma tondeggiante del cranio, tre buchi e una fila di denti rossicci che sembrano sorridermi beffardi, capisco tutto.
Non erano animali...
Erano corpi umani!


2


Cado per terra dopo essere risalito alla velocità della luce e vomito.
Lo spruzzo giallo mi infiamma la gola, a causa della forte acidità del succo gastrico.
Rimango ginocchioni per terra e cerco di riprendermi dagli avvenimenti degli ultimi dieci minuti.
Quando sento che è passato, mi pulisco la bocca con la mano che poi asciugo nella terra. Mi guardo intorno. La legna è sempre nella stessa posizione di prima. Non che mi aspettassi che si fosse mossa.
Penso ai cadaveri umani e cerco di dare un senso a quello che ho visto. Ero certo che fossero umani, anche se mani e piedi erano stati tagliati e gettati chissà dove.
Guardo l'orologio.
Sono le sei e trentadue e il sole splende ancora, visto che siamo in estate. Il diciotto giugno, per la precisione. E se proprio siete anche voi pignoli, dell'anno duemilanove.
Scuoto la testa al pensiero della precisione in un momento come quello e mi alzo.
Eccolo di nuovo, quel dannato suono...
Sembra un po' diverso da prima. Sembra... accelerato.
Rizzo le orecchie per sentire meglio.
Sì, è proprio più veloce rispetto a prima. Di poco, ma si sente la differenza. Devo farlo smettere al più presto, prima che io impazzisca.
Mi metto la pila nella tasca dei pantaloncini e chiudo la botola.
A causa delle mani sudaticce, la botola mi sfugge prima che sia appoggiata a terra e sbatte fragorosamente.
Ma non importa. Rimetto la coperta sopra all'apertura e con un calcio mando sopra qualche rametto.
Mentre mi giro, il mio sguardo viene attratto dall'ascia ancora conficcata nel tronchetto.
Ripenso ai corpi senza mani e piedi, e mi chiedo chi possa aver fatto una cosa del genere.
Decido di prenderla.


3


La terza tappa non è altro che una fotocopia della stalla che ho visitato prima, solo che è vuota.
All'interno non c'è davvero niente , se non polvere e ragnatele dappertutto.
Questo edificio è più vecchio della prima stalla ed è più piccolo.
Infatti , di lunghezza misura meno della metà della stalla più recente e di larghezza forse sette o otto metri.
A differenza della prima, questa ha solo una porta d'entrata e non cigola come quella di prima.
Quindi, quando apro la porta, questa non fa nessun rumore.
Passo velocemente lo sguardo lungo tutte le pareti. La luce che entra dalle finestre non è sufficiente per illuminare gli angoli più bui e quindi accendo la pila per illuminarli.
Quando il fascio di luce illumina l'angolo destro, vedo che c'è un gatto nero.
Il gatto mi guarda e sbadiglia, poi si alza e curva la schiena come fanno i gatti quando si stirano.
Si tratta del Nero. E' il gatto di mia sorella e in realtà si chiamerebbe Nerina, ma io lo chiamo Nero, perché mi sembra un nome più adatto, anche se è una femmina.
Il Nero miagola e si avvicina.
- Ciao, micio.- Dico, illuminando il gatto. Il Nero si limita a miagolare.
Do un'ultima occhiata allo spazio vuoto della stalla, poi chiudo la porta.
Il gatto è agile e riesce a passare in tempo. Miagola ancora.
In questo devo dire che è proprio una maledizione.
Lo ignoro e decido di passare per un viottolo che si trova tra la seconda stalla e la casa.
Il suono continua a farsi sentire.
Ora che ci penso, sembra quasi una specie di segnale.
Se fosse così, mi chiedo a chi sia indirizzato, ma c'è una domanda, anzi più di una, che mi ronzano in testa, oltre al suono.
Perché lo sento solo io?
C'è forse qualcun altro che lo percepisce?
Qual è il significato di questo suono, o "segnale"?
Mentre queste domande senza risposta vengono archiviate in qualche scomparto del cervello dove ci sono le altre domande senza risposta, sento che il segnale (ora mi sembra più giusto chiamarlo così) è diventato lievemente più forte.
Mi sto avvicinando.
Alla mia sinistra ci sono trattori e altri macchinari per l'agricoltura, ma non mi fermo a controllare, perché sento che il suono non viene da lì.
L'ascia che tengo nella mano destra (quella appartenente al braccio più forte) mi da sicurezza in caso venga attaccato dallo psicopatico sadico che ha ridotto in quello stato quelle povere persone che si trovano nel freezer.
A tre quarti del percorso mi guardo indietro e vedo che il gatto si è fermato.
E' seduto in mezzo al viottolo sassoso, in una posa che sembrava guardinga, e mi guarda.
Mi fermo e provo ad attirarlo, facendo schioccare le labbra e protendendomi in avanti mostrando la mano come se avessi un bel bocconcino di pollo tra le dita, come fanno tutti quando si chiama un gatto. Spesso vengono, forse attirati dal suono e dalla mano, ma questo no.
Il Nero se ne sta là seduto e mi guarda. Non miagola, ma mi guarda.
O meglio, mi fissa. Un'altra delle solite domande mi attraversa la mente.
Che sappia del segnale?
Rimango fermo in quella posizione ancora per qualche secondo, cercando ancora di attirarlo.
Il gatto invece rimane seduto e non fa una piega.
Probabilmente non si sarebbe mosso nemmeno se in mano avessi avuto davvero un bel bocconcino di pollo, anche se non credo che avrei sprecato un pezzo di pollo arrosto, cosa di cui vado matto.
Sbuffo e continuo a camminare.
Davanti a me c'è un altro viottolo perpendicolare a quello che stavo percorrendo io. A sinistra si andava per i campi. A destra verso la casa. Davanti a me c'è un piccolo fossato pieno di acqua sporca, rane e serpenti.
Decido di prendere subito la destra, ma prima mi guardo ancora indietro.
Il Nero non c'era più.


4


Qui c'è un altro portico, solo più piccolo, che contiene la legna da ardere già pronta. Guardo dentro, ma lo spazio è davvero poco, quindi tiro dritto.
Dubito fortemente che la sorgente del segnale sia solo una sveglia.
Decido di fare un giro dentro al magazzino, dove da anni si accumulano cose di tutti i tipi.
Sposto un piccolo peso, che serve per tenere chiuso il portone, poi apro e vado dentro. Senza sapere bene perché, preferisco chiudere il portone.
Forse, nel mio inconscio, temo di venire scoperto da qualcuno, anche se in quel momento, in casa c'ero solo io e al piano di sotto sono andati via con la loro BMW.
Il segnale qui è sempre uguale, come prima.
Non so se appoggiare l'ascia oppure tenerla con me per qualche evenienza imprevista. Alla fine decido di appoggiarla, dato che il luogo non mi pare pericoloso.
Qui la luce che filtra attraverso i pannelli di plastica di colore giallo scuro trasparenti conferisce una strana luce dorata all'ambiente.
Guardo ancora l'orologio.
Le sei e quarantacinque. Dovrei andare su a far da mangiare (dico su perché la casa è a due piani e noi viviamo al secondo piano), ma voglio finirla con questo suono il prima possibile e non mi va di aspettare ancora.
Vado avanti, affiancando alla mia sinistra una serie di vecchi oggetti.
Un televisore grosso così, delle sedie mangiate dalle tarme, qualche quadro e, infine, stracci insanguinati.
La sola vista degli stracci (anche se non ce ne sono molti) bastano a far aumentare i battiti del cuore.
Comincio a sudare, ma mi dico che devo continuare e vado avanti.
Vedo altre sedie, e un tavolino dritto in piedi, intatto e bisognoso di essere spolverato.
Sono arrivato alla parete e quindi vado dall'altra parte, dove faccio una scoperta sconvolgente.
Dietro un armadio c'è un grosso tavolo con dei coltelli dall'aria molto minacciosa e una mannaia appoggiati sopra.
Mi avvicino per vedere. I coltelli e la mannaia sono sporchi di polvere e sangue e il tavolo non è da meno.
Anche il pavimento sottostante è scuro a causa delle grandi quantità di sangue versato.
Nell'aria aleggia un vago odore di putrefazione.
Lo spettacolo è orribile e temo che questo mi rimanga impresso nella memoria per sempre.
Improvvisamente il rombo di un motore giunge dall'esterno.
Mi volto subito e vedo l'ombra di un furgone stagliarsi sui pannelli di plastica del portone. Istintivamente le mie gambe si muovono a velocità supersonica per raggiungere l'ascia. Nel momento che l'afferro, sento qualcuno aprire la portiera e scendere dal furgone.
Disperato, mi guardo intorno, in cerca di un nascondiglio.
L'armadio! Grida una vocina nella mia testa, che supera l'intensità del segnale.
Corro come se avessi il diavolo alle calcagna e mi infilo dentro l'armadio che, fortunatamente, è vuoto.
Sento l'individuo aprire il retro del furgone, poi una serie di gemiti soffocati.
Lo spazio tra le ante è sufficiente per permettermi di vedere quello che succede senza essere visto.
Senza spingermi in avanti, avvicino l'occhio alla fessura e vedo un uomo con una persona al suo fianco. L'uomo apre il portone ed entra.
Non lo conosco e non l'ho mai visto prima. E' un tipo un po' soprappeso e totalmente rapato. Vedo con orrore che sta trascinando una ragazza con le mani legate dietro alla schiena e la bocca imbavagliata. Sta opponendo resistenza, ma senza riuscirci.
Stringo forte l'ascia con le mani, tenendomi pronto a colpire nel caso l'uomo venga ad aprire l'armadio.
Invece tira dritto e sento che sbatte la ragazza contro il tavolo. Un gemito soffocato di dolore sembra rimbombare nell'armadio.
Mi giro e attraverso un buco formato dalle tarme (ce ne sono tanti), vedo che la ragazza è accasciata a terra con uno sguardo terrorizzato e le lacrime agli occhi. L'uomo sta liberando il tavolo dagli attrezzi, appoggiandoli sopra ad una cassetta di legno lì accanto. Poi si infila una mano in tasca e tira fuori un fazzoletto, che usa prima per spolverare il banco, poi per tergersi la fronte dal sudore.
So cosa sta per fare. Preferivo non saperlo, ma purtroppo lo so.
Rifilandosi il fazzoletto nella tasca, l'uomo afferra la ragazza per il braccio e la spinge contro il tavolo. Poi prende un coltello e con uno scatto taglia il laccio che imprigionava le mani della ragazza.
L'afferra per i capelli e la spinge contro il tavolo, facendola inchinare sopra di esso. L'uomo sta dando le spalle all'armadio quindi non vedo cosa fa quando (mi pare) le avvicina il coltello in faccia. Le parole che dice ora mi svelano il mistero. La sta minacciando.
- Ora stai ferma. Poi vedrai che finirà tutto.- Si allontana di un passo e comincia ad armeggiare con i pantaloni. La ragazza rimane sul tavolo a singhiozzare.
Non ci vuole un genio per capire che l'essere disgustoso ha intenzione di violentarla.
A questo punto decido di entrare in azione. Il fatto che l'uomo mi da le spalle è molto vantaggioso.
Facendo attenzione a non fare rumore, esco dall'armadio e lo aggiro lentamente, tenendomi attaccato alle pareti dell'armadio per evitare di fare un giro largo ed essere visto. L'uomo sta ora armeggiando con i jeans della ragazza. Lei fa un debole tentativo di opporsi, ma l'uomo la tiene ferma con una mano, ignaro del fatto che ora sono dietro di lui.
Lo colpirò con il retro dell'ascia, non con la punta.
Non credo di riuscire a guardare una testa aperta in due.
Alzo l'arma e, con una potenza paragonabile a quella di Zeus, calo un colpo nella zucca rapata dell'uomo.
Un suono secco rompe l'innaturale silenzio del magazzino.
L'uomo si accascia immediatamente a terra a faccia in su, forse morto oppure solo svenuto.
Una pozza di sangue comincia ad allargarsi lentamente dalla sua testa.
Devo averlo ucciso.
Getto l'ascia per terra e soccorro la ragazza. La libero dalla fascia di stoffa che le impedisce di parlare e la aiuto a rialzarsi.
- Tutto bene? Stai bene?- Le chiedo.
Lei annuisce debolmente. E' ancora sotto shock.
-Sì, sto bene. Grazie... per avermi salvata.- Risponde.
- Di niente.-
Lei volge lo sguardo all'uomo per terra.
- Questo qui mi ha rapita mentre stavo guardando la televisione, a casa mia. Poi mi ha legata e quando mi sono opposta, lui mi ha sferrato un pugno nella pancia e mi ha caricata su quel furgone. Poi mi ha portata qui e... - Guarda il tavolo con un espressione sollevata.
- Ti avrebbe uccisa.- Aggiungo.
Lei scuote la testa.
- Diceva qualcosa a proposito di un segnale, di un suono che sento solo io...-
- Un segnale?- La interrompo - Un suono che in questo momento sta facendo... -
E seguendo il ritmo del segnale, "bippo" come se fossi io a produrlo. Lei sgrana gli occhi.
- Lo senti anche tu?-
-Sì. -
- Sta andando avanti così da tre mesi.- Dice lei.
-Da tre mesi e cinque giorni, per la precisione. A questo ci tengo.- Aggiungo borbottando.
Poi raccolgo l'ascia e mi volto verso la ragazza.
- Non ci siamo presentati. Mi chiamo Edoardo.- Allungo la mano.
Lei sorride debolmente e me la stringe.
- Ilaria.-
- Piacere. Sarebbe meglio riposarsi, dopo quello che è successo oggi.- Dico, indicando l'uomo disteso sopra una pozza larga di sangue.
- Già. E' meglio.- Si era già ripresa.
Ne sono compiaciuto. Ma lo sarei stato di più, senza il segnale.
Scavalchiamo insieme il corpo e ci avviamo verso casa mia.


EPILOGO


Io e Ilaria ci siamo sposati il 18 giugno duemilaquattordici. Lo stesso giorno in cui ci eravamo conosciuti cinque anni prima e (la cosiddetta ciliegina sulla torta... ) subito dopo ha scoperto che era incinta (ora è al sesto mese).

Nessuno ha mai scoperto l'uomo rapato che avevo ucciso io per salvare Ilaria. Avevo rimosso il corpo la notte stessa usando una carriola. L'ho portato lontano dalla casa e gli ho dato fuoco.
Guardando nelle tasche dell'uomo ho trovato anche un portafoglio. C'era la carta d'identità e ventisei euro. Si chiamava Vincenzo (Il cognome non so pronunciarlo, era tedesco) e aveva trentasei anni. Nato in Germania, era in Italia dal 1983, e aveva ricevuto la carta d'identità e la cittadinanza solo nel 2003. Ho bruciato il portafoglio insieme a Vincenzo e nascosto i coltelli in una buca in mezzo ai campi.

Una settimana dopo ho anche scoperto il generatore del freezer e l'ho spento per risparmiare corrente.

Indagando ancora, ho trovato alcune ossa dei malcapitati dentro al pollaio.
Il furgoncino è stato denunciato dai miei genitori, ma i carabinieri non riuscirono a trovare il proprietario, dato che la targa non era mai stata registrata da nessun stato del mondo. Era stata sicuramente inventata.
Fu quindi demolito e il caso venne archiviato.

Nessuno ha mai saputo del rapimento di Ilaria, o di quello che era successo dentro al magazzino.
Infatti, ho provveduto a riportare a casa Ilaria con il mio motorino (non abitava lontano), subito dopo una chiacchierata e l'accordo a rivederci ancora fatti nel soggiorno di casa mia.

Il Nero non si è più fatto vedere.
Mia sorella si è sentita molto rattristata, ma poi abbiamo preso un altro gatto (grigio) e il ricordo del Nero si è pian piano sfumato.
Ma non per me... A volte, durante la notte, mi chiedo dove sia finito, se sia morto, oppure se sia ancora vivo.

E per finire... Il segnale.
Non è cessato. Non è nemmeno diminuito.
Lo sento sempre , da quando l'ho sentito per la prima volta tre mesi e cinque giorni prima del diciotto giugno duemilanove. Ma ormai non ci faccio più caso.
Anche Ilaria lo sente e questo basta per non farmi sentire pazzo.
Mi chiedo cosa sia e da dove venga. Che sia un UFO, mi chiedo a volte.
O che sia un segno divino?
Non lo so. Forse lo è, dato che questo mi ha fatto incontrare Ilaria.
Ma temo che non saprò mai cosa sia quel suono, anche perché ho ucciso l'unica persona che poteva dirmi qualcosa. Ma comunque mi sono abituato e, come ho detto prima, non ci faccio più caso.
Mi chiedo se anche mio figlio lo sentirà.

Strano però che, in ogni caso, il mio pensiero vada sempre al Nero.
Ci penso continuamente e per questo sono convinto che sia ancora vivo.
Peccato che non sia rimasto...
Era un bel gatto.

FINE



Commenti

pubblicato il 21/11/2013 0.36.45
Sileno, ha scritto: Intrigante e bello. Mi è piaciuto particolarmente il passaggio: Ma poi abbiamo preso un altro gatto (grigio) e il ricordo del Nero si è pian piano sfumato. Si potrebbe commentare lapalissiano.

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