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lavoro pubblicato domenica 25 agosto 2013
ultima lettura martedì 5 febbraio 2019

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Meccaniche divine

di Adriano. Letto 585 volte. Dallo scaffale Viaggi

Arriverà un nuovo temporale, ma subito dopo sarà estate. L'ormai obsoleta voluttà, poi, lascerà spazio all'accademica tran...

Arriverà un nuovo temporale, ma subito dopo sarà estate.
L'ormai obsoleta voluttà, poi, lascerà spazio all'accademica tranquillità.

Sarà un trasformarsi, lento ma inesorabile di emozioni e pensieri. Un tramutarsi di gesti e sguardi che lasceranno spazio al solo e amareggiato ricordo di fiabesche giornate.

Una sola parola potrà essere necessaria per proiettare la nostra pellicola sullo schermo cinematografico della nostra mente.
Sarà un invito al viaggio. Vedere i bastimenti arrivare dall'orizzonte, sopraggiungere e remare nel mare del ricordo, verso di noi, osservatori inermi. Saremo immobili, e nudi ci specchieremo nel mare che ci bagnerà i piedi, riuscendo a notare ogni fresca cicatrice. Allora, sarà come bagnare le ferite con acqua salata di mare. Chiuderemo gli occhi e l'acqua ci inonderà fin dentro le interiora setacciando ogni punto di noi stessi. Su di noi si abbatterà un potente temporale, che, capace di tutto, ci sotterrerà. Saremo essere indifesi, perché prima eravamo difesi da tutto. Ma tutto finisce, anche i temporali morali.

In quell'istante sarà come poter volare. Sfiorare la soda memoria non porterà più alcuna invasione mentale. Ci sentiremo esseri invincibili, possenti. Dalle nostre labbra penderà la nostra felicità. Come bava cadrà sul terreno arso, bagnandolo. Così, lo renderà prolifico. La nostra saliva bagnerà parole di gioia e contentezza. Queste toccheranno un foglio bianco e su di esso inizieranno a tracciare linee e parole. I nostri gesti battezzeranno leggerezza. Si espanderanno nell'aria come il profumo della Primavera. I nostri occhi guarderanno dentro di noi dalla finestra del cuore. Si affacceranno e guarderanno un posto messo in ordine.
Saremo ancora una volta artefici della disfatta di un cielo scuro. Riusciremo a romperlo con un pugno. Dopo, prenderemo i cocci sparsi di qua e di là e li metteremo insieme, fino a costruire un'armatura che sarà sempre meno possente della volontà di ognuno. Ci sembrerà di vivere su tutto e tutti.
Ma non basterà vivere in sintonia con noi stessi, bisognerà essere la sintonia che vive in noi stessi. Essere il legame, l'unione tra le due parti.
Il ricordo e il presente. La proiezione del ricordo nel presente. Il dolce traslare di una sensazione passata e riviverla come un déjà vu in un tempo attuale, sarà il vero trionfo.


Ci sembrerà di essere superiori alla terra, di lievitare a qualche centimetro da essa. Ma sarà un'illusione. L'illusione di volersi autoconvincere di essere composti da meccaniche divine.




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