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lavoro pubblicato sabato 24 agosto 2013
ultima lettura domenica 14 aprile 2019

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Vizio Capitale - Gola

di GiornoFragile. Letto 544 volte. Dallo scaffale Fantasia

Appena prima che il portone del garage si chiudesse, il cellulare di Mondo iniziò a squillare insistentemente. «Sì... ».&laq...

Appena prima che il portone del garage si chiudesse, il cellulare di Mondo iniziò a squillare insistentemente. «Sì... ».
«Per fortuna ti ho trovato. Vieni subito nel mio ufficio. Abbiamo preso il “ladro di anime” ma c’è bisogno del tuo aiuto per confermare la sua colpevolezza».
«ladro di anime?» chiese dubbioso Mondo.
«Avrai sentito delle cinque persone in coma...»
Mondo evitò di rispondere. Leggere le news o guardare i telegiornali non rientrava tra le sue attività.
«In fondo me lo aspettavo...» disse rassegnato l’uomo che l’aveva chiamato. «Il capo mi ha ordinato di chiedere il tuo appoggio in questo caso, anche se ti avrei chiamato lo stesso. Almeno in questo modo è una cosa ufficiale. Non abbiamo molto tempo, appena sarai qui, ti spiegherò».
«Ho avuto una mattinata impegnativa. Ci possiamo incontrare nel pomeriggio? Se il capo insiste, digli che non riesci a trovarmi».
«No, devi venire subito! Al momento è trattenuta come testimone, non come indiziata. Non abbiamo sufficienti prove per accusarla, ma non voglio lasciarla libera se è lei il colpevole».
«Lei? Tra poco arrivo» disse Mondo infastidito dall’imprevisto. «Arthur, mi devi un favore».
«Intanto ti giro qualcosa, dagli un’occhiata e sbrigati».
Mondo riattaccò senza aggiungere altro, sempre più seccato dalla situazione.

Arrivato, Mondo chiamò Arthur per avvisarlo, Arthur lo fece entrare dalla porta di servizio.
«Non hai letto quello che ti ho inviato, vero?» chiese Arthur. Mondo lo guardò con uno sguardo assente. « nel giro di nove giorni, cinque persone sono entrate in coma. Per tutte e cinque le vittime, è accaduto dopo il tramonto, mentre giravano per la città, da sole. Sono state soccorse da passanti, ma sono ancora tutte e cinque in coma. Non abbiamo trovato alcun collegamento tra di loro».
«E questo cosa centra con me?»
«L’ultima vittima aveva fatto una visita nella giornata, dopo il ricovero hanno notato che il suo peso era diminuito di 21 grammi».
Nella mente di Mondo apparve chiara la causa che aveva spinto il ladro ad agire.
Mentre salivano, Arthur iniziò a spiegare a Mondo la questione. «Ieri sera il “ladro d’anime” ha portato a sei il numero delle vittime, questa volta è una ragazza universitaria. Stava tornando al suo appartamento, dopo essere rimasta in biblioteca fino a tarda sera. Ogni giorno percorreva la stessa strada dall’appartamento all’università e viceversa. E’ stata aggredita a circa cinquecento metri da casa. Vive in un alloggio per universitari, il suo corpo è stato trovato da un’altra ragazza mentre portava fuori la spazzatura, anche lei vive in quel condominio.
Fortunatamente, in quella zona c’è un supermercato e poco dopo una banca, entrambi con telecamere di sorveglianza. Abbiamo controllato i filmati e scoperto che con lei c’era una compagna di classe. Hanno fatto un tratto di strada assieme, fino alla casa della vittima, poi la ragazza che la accompagnava è tornata indietro. Infatti, vive esattamente dall’altra parte della città.
L’aggressione è avvenuta in una zona non raggiunta direttamente dalle telecamere, ma dalle ombre, proiettate a terra dall’illuminazione stradale, si vedono due persone che si abbracciano o forse si baciano, poi una delle due cade a terra. La cosa strana è che la compagna della vittima quando riappare, guarda le telecamere della banca, come per capire dove puntino».
«Pensi che quindi sia stata una cosa premeditata?» Mondo era diventato profondamente serio.
«Non posso escluderlo».
«State interrogando l’amica della vittima per capire cosa è successo, ma in realtà credi che sia stata proprio lei» gli disse Mondo, sicuro della sua supposizione.
«Esatto. Vorrei che tu usassi i tuoi metodi, per capire se lei può essere la colpevole o se realmente è estranea alla vicenda».
«Come si è comportata fino ad adesso?»
«Sta frignando da quando le abbiamo fatto la prima domanda. Ci ha confermato di essere stata con l’amica in biblioteca e di essere uscita con lei, ma ci ha detto di averla salutata davanti al cancello e poi di aver preso la strada opposta per tornare a casa».
«E sei certo che non stia mentendo. Altrimenti non mi avresti chiamato».
«Mondo, le ho fatto diverse domande per metterla in difficoltà, e credimi, è sincera quando dice di non aver accompagnato la vittima. Tuttavia, le immagini mostrano tutt’altro».
«Ok Arty, vediamo la tua ultima conquista. Almeno è interessante?» gli chiese Mondo, con un sorrisetto per stemperare la tensione creata. Arthur non rispose alla provocazione.
Mary era da sola nella stanza, in attesa che qualcuno le dicesse di poter tornarsene a casa. La porta si aprì ed entrò un uomo dai capelli pettinati con la riga, gli occhi chiari e vestito di tutto punto con camicia bianca, giacca e cravatta blu. Si sedette di fronte a lei, dall’altra parte del tavolo.
«Ciao Mary, piacere. Io sono Mondo» e incrociò il suo sguardo dietro agli occhiali, dalle grandi lenti squadrate, rimanendo in attesa di qualcosa. La ragazza non reagì.
Decise quindi di prendere l’iniziativa, «ti farò alcune domande, vorrei che mi rispondessi con la prima cosa che ti passa per la mente, d’accordo?».
«Guardi, ho già detto tutto quello che so ai suoi colleghi. Voglio solo andarmene e recarmi all’ospedale per far visita ad Alissa» disse Mary, dando a Mondo, l’idea di essere una ragazza viziata dai genitori.
«Si certo, non ti preoccupare. Ti prometto che ti ruberò solo dieci minuti poi, se preferisci, ti porterò personalmente dalla tua amica. Promesso».
«Va bene» rispose Mary, esausta dalla situazione e dall’insistenza di tutte le persone entrate in quella stanza dalle pareti grigie che conteneva solo un tavolo e due sedie. La presenza di quell’uomo, più degli altri, non le trasmetteva alcuna fiducia.
«Come ti chiami?» chiese Mondo.
«Mary» rispose la ragazza, senza esitazione.
«Conosci Alissa?»
«Sì, siamo compagne di corso» rispose Mary, anche questa volta sicura.
«Quando l’hai vista l’ultima volta?»
«Ieri sera».
«Hai sorelle o fratelli?»
Mary restò sorpresa dalla domanda, secondo lei fuori luogo. «Sono figlia unica».
«Sai dove vive Alissa? Sei mai andata da lei?»
«Sì e sì» rispose sempre più sicura di se stessa.
«Usi i mezzi per tornare a casa?»
Una seconda strana domanda fece esitare Mary e la sicurezza che stava acquisendo. «Sì, la metropolitana» Precisò, anticipando una possibile domanda.
«Ieri sera hai accompagnato Alissa al suo condominio?»
«No, l’ho già detto».
«Per favore, rispondi solo alle mie domande» disse Mondo estremamente serio. «Che lavoro fanno i tuoi genitori?»
«Mio padre è il capo della filiale delle Industrie Amagi e mia madre non lavora». disse Mary a denti stretti. Ora odiava l’uomo di fronte a lei.
«Sai dirmi cosa posso trovare lungo la strada tra l’università e l’appartamento di Alissa?»
Mary alzò lo sguardo verso il soffitto, «due fermate dell’autobus e una della metro».
«Altro? ad esempio un supermercato o una banca?» chiese Mondo, che continuava a fissarla.
«Un supermercato» disse Mary che sosteneva lo sguardo dell’uomo.
«Tua madre si occupa della casa o avete del personale di servizio?»
Una terza domanda fuori tema, Mary si chiese dove volesse arrivare Mondo. «Abbiamo due cameriere».
«Preferisci le ragazze ai ragazzi?» chiese inaspettatamente Mondo.
La rabbia di Mary, che si sentiva violata, esplose. «Non sono affari suoi!»
«Per favore, rispondi alla mia ultima domanda, ragazzi o ragazze?» lo sguardo di Mondo si fece più duro e un brivido percorse la ragazza.
«I ragazzi» rispose Mary abbassando lo sguardo e fissando le mani che stringevano la sua gonna, era evidentemente imbarazzata.
«Con le domande abbiamo finito. Ti chiedo un’ultima cosa, puoi mostrarmi i palmi delle tue mani?»
Mary rassegnata allungò davanti a se, con timore, le mani e adagiò i dorsi sul tavolo. Mondo prima le fissò, poi appoggiò il suo palmo sopra il polso destro di Mary. Le pupille di entrambi si dilatarono all’istante.

Arthur, come richiesto da Mondo prima di entrare, aveva spento la telecamera che riprendeva la stanza nello stesso momento in cui si erano toccati. Girò la chiave e fece scattare la serratura, prima di aprire lentamente la porta ed entrare nella stanza, rompendo lo stato di tranche nel quale si trovavano Mary e Mondo, dopo aver atteso cinque minuti esatti.
Mary si portò una mano sulla fronte come se avesse un mancamento. Mondo si alzò e passando accanto ad Arthur gli chiese di trovare qualcuno per accompagnare Mary dall’amica. Nel corridoio si gettò sopra una fila di sedili posti lungo il muro, completamente privo di forze e con la vista sfuocata.
Mary venne accompagnata in ospedale. Arthur e Mondo andarono a parlare nell’ufficio di Arthur, entrambi con in mano una tazza di caffè caldo.
«Tutto a posto? Sembri un cadavere?» chiese allarmato Arthur.
«Ti ho detto che ho avuto una mattina pesante, no?» disse Mondo, forzandosi di sorridere.
«Allora, hai trovato qualcosa di utile?» Arthur aveva già visto altre due volte Mondo andare in “stand by”, la cosa però lo stupiva ancora. In entrambe le occasioni, però, gli aveva fornito degli elementi utili a concludere il caso.
«Non posso confermare che sia il tuo ladro, certo che hai trovato una preda interessante».
«Cosa hai visto?» chiese Arthur quasi emozionato.
«Ho incontrato Mary, era una bambina di cinque o sei anni. Era in un angolo e teneva stretto un coniglio di pezza, grande quanto lei. Tremava dalla paura. Ho trovato anche una porta, alta quasi due metri. Sembrava quella di una cella d’isolamento. Mentre mi avvicinavo, Mary mi ha detto di non far entrare Margaret, poi è scoppiata a piangere.
Non ho cercato aprire la porta, solo avvicinando ho provato una pessima sensazione. Sono tornato da Mary e le ho chiesto chi è Margaret. Mi ha risposto che vive in quella stanza buia ma riesce a uscire ed entrare nella sua stanza. Margaret si diverte a giocare con lei, maltrattandola e facendole del male. Tutto il corpo della piccola era segnato da profondi morsi».
«Che tipo di morsi, come quelli dei vampiri che si vedono nei film?» disse Arthur ironico.
«Erano morsi umani. Ti consiglio di tenerla d’occhio per un po’. La fame tornerà a farsi sentire». disse Mondo, apparendo quasi preoccupato da quello che aveva visto.
«Allora la colpevole è lei!»
«No, la colpevole è Margaret. Mary è solo un tramite».
«Dannazione, Mondo. E questo come faccio a dimostrarlo?»
«Mi dispiace Arty ma questo è il tuo lavoro, posso tornarmene a casa ora?» sdrammatizzò Mondo, si alzò e si avviò verso l’uscita. Voleva andarsene, anche se sapeva che prima o poi sarebbe dovuto intervenire. Una ragazza dalla doppia personalità non era per nulla un caso semplice.
«Aspetta! Il capo ti vuole parlare» gli urlò Arthur. Mondo stava già prendendo l’uscita.
«Digli che passo un’altra volta» gli rispose, mentre la porta si chiudeva alle sue spalle.



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