ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.522 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 49.897.012 volte e commentati 55.651 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato mercoledì 21 agosto 2013
ultima lettura venerdì 17 maggio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

QUI RAMSETH, PASSO E CHIUDO Cap. IV - Thut-ank-Ammon (3° parte)

di mariapace2010. Letto 546 volte. Dallo scaffale Fantasia

(seguito) La sua amica, in verità, in quel momento si trovava in una situazione non proprio felice: era imbavagliata e legata mani e pie...

(seguito)
La sua amica, in verità, in quel momento si trovava in una situazione non proprio felice: era imbavagliata e legata mani e piedi ad una sedia.
Come aveva fatto, Emma, a cacciarsi in simile situazione?
Seguiamo i suoi passi dal momento in cui, quella mattina aveva messo piede nella stazione di Porta Nuova, a Torino. Aveva raggiunto i binari e stava aspettando suo padre che sarebbe arrivato con il treno proveniente da Milano.
La stazione era piena di gente; soprattutto giovani, con maglietta, jeans e zaino in spalla, i volti abbronzati e i capelli scomposti. Erano davanti ali bar o sotto le pensiline dei treni; le tre edicole erano affollate e così anche i bar. Una voce metallica annunciava in continuazione treni in arrivo o in partenza. Era un’ora di punta. C’era anche una scolaresca chiassosa e turbolenta diretta verso l’ultimo binario, quello per Bardonecchia; coloratissimi giubbotti a vento e zaini in spalla.
Non era raro trovare studenti in gita, nelle stazioni; la primavera è il momento giusto per le gite ed era primavera.
L’annuncio del treno proveniente da Milano precedette l’arrivo del treno di pochi minuti. Ne discesero molte persone, ma Emma non vide suo padre. Stava già per allontanarsi, pensando ad un contrattempo negli impegni di suo padre, quando si sentì chiamare:
“Emma, che cosa aspetti? Tuo padre è già in macchina.”
Si voltò, ma non vide alcun volto conosciuto e pensò che stessero chiamando qualcuno con il suo stesso nome.
“Ehi, Emma – ripeté la voce – Stai ancora dormendo?”
Un uomo le toccò la spalla. Uno sconosciuto. Sui quaranta anni, in maglia e jeas: un uomo insignificante, stempiato e con qualche filo grigio tra i capelli; occhi chiari e baffetti ben curati.
“Dice a me, signore?” domandò la ragazza.
“Ed a chi? Sei Emma Curti? – la ragazza accennò di sì col capo – Ed allora?… su, che cosa aspetti?”
“Io non la conosco, signore. Mi sta scambiando con..”
L’altro non la lasciò finire:
“Stai scherzando? Mi prendi in giro?”
“No! Davvero non la conosco, signore.”
“Suvvia! Adesso basta scherzare. Tuo padre sarà stanco di aspettare in macchina…”
“Io non scherzo, signore” fu lei ad interrompere l’uomo, questa volta.
“Vuoi farmi credere di non avermi mai visto con tuo padre?… Io sono Mauro Socrato. Mi hai certamente visto in compagnia di tuo padre e del professor Dario Cardiff e…”
“Il professor Socrato?… Oh, mi spiace! Mi spiace di non averla riconosciuta, professore. Ma vede, io la conosco soltanto di nome.”
“Niente di tragico! – il professore la prese sottobraccio e la condusse fuori della stazione – Andiamo. Tuo padre sta aspettando.”
L’uomo era leggermente claudicante e la ragazza lo seguì fino in Via Sacchi, dietro la stazione,dove c’era una vettura in sosta: quella di suo padre. C’era un uomo in piedi, accanto alla portiera, che Emma non conosceva, ma non vide suo padre.
“Dov’è papà?” domandò.
“E’ andato a comprare le sigarette.” rispose l’uomo in piedi.
“Ma mio padre non fuma.” fece osservare la ragazza.
“Buon per lui! Non si brucerà i polmoni! – fece il professore alle sue spalle, spingendola, con gesto brusco ed improvviso, all’interno della vettura; l’uomo in piedi si era messo alla guida – Fila a tutta birra!” gli intimò quello.
“Ma… che significa? Che cosa…” tentò la ragazza, ma il professore la zittì:
“Dormi, bambina!” disse, immobilizzandola e facendole annusare qualcosa di cui era imbevuto il fazzoletto.

Emma si svegliò che era quasi mezzogiorno, imbavagliata e mani e piedi legati ad una sedia.

(continua)



Commenti

Non ci sono commenti disponibili al momento.


Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: