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lavoro pubblicato mercoledì 14 agosto 2013
ultima lettura sabato 10 ottobre 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Heavy - Chapter III The party

di JeffMG. Letto 739 volte. Dallo scaffale Amore

Dai residui di quadri e lampade rotte, Chris poteva intuire che la casa apparteneva ad una famiglia londinese di ceto medio e che quando sarebbero tornati a casa da delle presunte vacanze o da un weekend a teatro, avrebbero trovato la casa fatta a pezzi e

Chapter III.


"Se non vuoi dimenticare, allora cosa intendi fare?"
Chris e Molly erano seduti a un tavolo di un caffè del centro, sorseggiavano le loro bevande calde con cautela, accuratamente di guardarsi, ma di concentrarsi su ciò che avevano avanti agli occhi ed era in un qualunque caso un partofoglio o una tazza di caffè,
o il passaggio al di fuori della vetrata del negozio.
"Non lo so ...
E' successo tutto nel giro di due giorni e di certo non avevo programmato cosa fare ."
Passò una cameriera e Molly per chiamarla si sporse fino a cadere dalla sedia.
"Si può fumare qui?"
"L'area fumatori è in fondo"
Quando la cameriera se ne fu andata con un sorriso cortese sul volto, Molly raccolse le sue cose tenendo stretta fra i denti una sigaretta.

"Andiamo, Chris. Emigriamo"
Il giovane si trascinò di mala voglia all'area fumatori.
Era un fumatore, ma non accanito quanto Molly anche se ora che era immerso
dal dolore della sua perdita si gettava anima e corpo su alcool e sigarette,
conscio che non era un modo per fermare la ferita, ma che comunque serviva a non fare uscire più sangue.
Una volta seduti nell'aerea fumatori, che odorava tremendamente di sigaretta lasciata a marcire da giorni, Molly cominciò a giocherellare con la sua lucky strike e ne assaporò l'odore.
"Così piccola e così micidiale. Riesci a crederci?" gli chiese.
"Molly, mi hai fatto spostare da un tavolo dove stavo meditando il mio probabile suicidio,
perchè dovevi fumare questa maledetta sigaretta e ora non la fumi?"
Ripresa dal suo giovane amico, Molly infilò la sigaretta tra le labbra e l'accese,
facendo partite una nuvola di fumi nevrotici che si aggiravano sulle loro teste.
"Hai pensato che potrebbe ritornare da te?"
"Si e la speranza vive in me in ogni attimo, ma non ne sono sicuro.
E' sempre stata così certa delle sue scelte, non è mai tornata in dietro da ciò che aveva deciso
e non penso che lo farà questa volta, non ha ceduto nemmeno quando l'ho scongiurata e mi sono messo persino in ginocchio."
"L'amavi così tanto? Eppure quando ti guardavo pensavo che non le volessi nemmeno bene."
"Non esprimo apertamente il mio affetto, ma nell'intimo ero molto espansivo"
Molly lo guardò attentamente per cercare di immaginarsi quel corpo immerso in effusioni e quella labbra sputare parole d'amore,
ma no, non ci riusciva, continuava a vederlo come un pezzo di ghiaccio incastrato in una sedia di un caffè del centro.
"Penso che abbia avuto un'altro. Sennò come ti spieghi che sia andata via di punto in bianco?"
"Dico che Kate è molto riflessiva, è potrebbe aver meditato molto sul fatto di lasciarti.
D'altronde la passione finisce Chris, l'amore può finire o diventare una cazzo di abitudine.
Prendi i miei, stanno insieme da 40 anni e dicono di amarsi, ma secondo me è solo abitudine, perché quando cercano di darsi la mano una smorfia pervade i loro volti. Allora come te lo spieghi? Chiamami cinica, ma non credo nell'amore eterno"
"Io ci ho creduto ed ecco il premio per essere stato un ingenuo"
Chris giocherellò con l'accendino che aveva in tasca, in bilico nella decisione di fumarsi
o no una sigaretta e vinse la voglia di fumare.
Si lasciò andare sulla sedia, abbandonando quella posa rigida che aveva assunto da più di un'ora
e cominciò a guardare un quadro dietro le spalle di Molly.
Raffigurava una strada sotto la pioggia, dove un uomo con l'ombrello osservava una vetrina di un negozio all'angolo.
Il desiderio di viaggiare ardeva in lui, di lasciare quel posto pieno di ricordi e persino
quel caffè dove era stato centinaia di volte con la sua amante.
Avrebbe voluto essere quell'uomo, forse trent'anni più vecchio e pieno di rughe che segnavano una mente logora e saggia.
E tutti quegli anni sicuramente avrebbero cancellato il ricordo del suo primo amore, finito nella totale disperazione,
soffocato da gin e lucky strike.
"Voglio portarti fuori stasera, c'è una festa a casa di un mio amico."
"No, non vengo. Voglio stare a casa..."
"A compiangerti? Cominci a diventare patetico.
Hai vent'anni! Vivi e lasciati alle spalle quello che è successo, dimenticati il passato per quanto possa ferirti e distruggerti.
Devi distrarti e vedere gente, non stare a casa da solo indeciso se usare il gas o la lametta per ucciderti"
"Davvero spiritosa, ma c'è una cosa che non hai capito...Io sto male!
Non voglio vedere gente, il pensiero mi distrugge e poi tutti mi chiederanno di Kate!"
"Ancora con questa lagna?" tirò dalla sigaretta
"Ti porto dove nessuno conosce te o Kate, dove puoi rilassarti, bere e fumare fino a cadere a terra.
Male che vada ti ucciderai in altri modi. E' inutile che mi guardi così, perché ti ci porterò con la forza"
"Hai una pistola nel reggiseno? Ecco perché il tutto mi sembrava più prosperoso, c'era il trucco..."
"Chris, se davvero avessi una pistola ti avrei già sparato un colpo in testa."
Si alzarono ridendo e Chris pensò che davvero l'avrebbe ucciso se avesse potuto,
d'altronde riconosceva di essere diventato ripetitivo e ossessivo, ma non poteva farci niente era diventata la sua natura da più di 24 ore.
Alla cassa pagò Molly e la commessa guardò male il giovane, che finse di allacciarsi una scarpa, scomparendo dietro il bancone.
"Che vergogna, un uomo che fa pagare una donna..." disse la signora alla cassa.
Molly alzò le sopracciglia e posò le sigarette nella borsa, come se si stesse preparando ad una battiglia in arena.

"Lei è una maleducata e retrograda! Tra l'altro lui è mio fratello!" urlò, così che tutti la potessero sentire.
Afferrò il braccio dell'amico e corse fuori dal locale ridendo per la faccia adirata della signora,
che si avvicinava ad un viola con punte di rosso sulle guance.
"Tuo fratello, dici?"
"Esatto, sai no? Stesso sangue, stessi genitori..."
"Meno male che la signora era retrograda, non hai neanche avuto il coraggio di dirle
che non sono davvero tuo fratello ma un amico acquisito!"
"Cosa intendi dire, Chris?"
"Lo sai bene che siamo amici solo perché stavo con Kate. Niente di più, niente di meno.
Non mi offendo se lo ammetti, è solo la verità e non te ne devi vergognare."
"Ora ho la prova che sei davvero patetico. Ma ascolta, sei così patetico che mi stai simpatico.
Quindi, sappi che sto sopportando le tue lamentele e le tue crisi contro il mondo,
solo perché sono una tua amica e se in principio e lo ammetto, non avrei mai voluto essere amica di un tizio che ascolta
ancora Frank Sinatra e si mette i pantaloni a sigaretta, ora devo ammettere che sono affezionata a te e che non ti lascerò in balia della tua anomala disperazione"

Molly tacque, soddisfatta delle sue parole e per festeggiare il suo gran cervello,
si accese un'altra sigaretta.
"Questo è il momento in cui dovrei ringraziarti o posso anche stare zitto?"
"Credo che secondo il tuo personaggio lunatico e taciturno, per stare nel ruolo a pennello, dovresti stare zitto e accenderti una lucky strike, poi guardare l'orizzonte con fare sprezzante e poi guardare me, con fare sprezzante"
Quando salirono in macchina Molly tirò fuori un CD e per tutto il viaggio Chris dovette sopportare l'ansia di non sapere dove si stavano dirigendo e l'ansia di una musica asiatica che risuonava per tutta la macchina, con volume al massimo e tanto di sbalzi sul sedile quando prendevano delle enormi buche per strada.
"Ma dimmi...
Prima ascoltavi i Pink Floyd e adesso arresti il tuo percorso musicale a questa roba asiatica? Sento già odore di fritto..." esplose all'improvvisò Chris, dopo aver sentito l'ennesima vocina asiatica irrompere in melodie che gli ricordavano le montagne e il bambù.ù
Molly non gli rispose, cercando di imitare una di quelle vocine e steccando di brutto in un terribile suono di testa.

"Devi girare a sinistra e siamo arrivati"
affermò la giovane in una sorta di trance da musica asiatica.
"Stai scherzando..." sussurrò Chris guardando con fare curioso fuori dal finestrino.
In una casa di campagna si stava scatenando l'inferno e aveva persino visto volare da una finestra una bottiglia e un rotolo di cartigienica.
"Andiamo..." disse Molly scendendo dalla macchina nella sua pioggia di orecchini e collane.
Appariva perfettamente nel suo ambiente, come un animale dei ghiacciai che viene lentamente lasciato morire nel tropico del capricorno e poi viene restituito alla sua nutura e sguazza felice nell'oceano e tra i pezzi di ghiaccio.

"Aspettami!" urlò Chris in preda una crisi di nervi.
Non aveva mai sopportato certe feste, troppo casino e troppa superficialità ma tutta quella confusione avrebbe sicuramente soffocato i pensieri che in quel lungo viaggio in macchina avevano preso forma nella sua giovane mente.
Raggiunta Molly, camminarono per un lungo corridoio.
Dai residui di quadri e lampade rotte, Chris poteva intuire che la casa apparteneva ad una famiglia londinese di ceto medio e che quando sarebbero tornati a casa da delle presunte vacanze o da un weekend a teatro, avrebbero trovato la casa fatta a pezzi e niente gli avrebbe negato due infarti a testa, moglie e marito.
Li aveva intravvisti da una foto, mentre si erano fermati nei pressi della cucina,
per via di un ingorgo. Lui era smilzo e aveva i capelli brizolati, occhiali appesi al collo e una polo bianca per restare comodi ma eleganti, aveva un'aria da banchiere o da dottore in pensione.
A che età si va in pensione?
Non se lo ricordava, ma sicuramente l'uomo aveva 65 anni o giù di lì.
Lei era molto in carne, i capelli a caschetto tinti di un marrone castagna per restare giovane ed un vestito a fiori per non dimenticare la natura.
Tra le mani stringevano le braccia di una bambina dai lunghi capelli biondi e dagli occhi verdi. Tipico ritratto di una famiglia per bene, e Chris si chiedeva perché lui fosse nato con i capelli e occhi scuri, un padre grassoccio e con l'odore di tabacco appiccicato addosso, una madre costantemente sotto valium e somigliante ad un malato cigno nero.
Lui in compenso non era un brutto ragazzo, glie lo avevano detto in tanti che era di bell'aspetto, ma notava in quei ragazzi dai capelli biondi e gli occhi chiari, una marcia in più, un'apertura verso il mondo che sprigionava luce e bagliori solari, in confronto al tetro aspetto che Chris si portava dietro come una valigia.
Persino Tim Burton l'avrebbe voluto per un ruolo in uno dei suoi film pieni di personaggi
dalla pelle slavata e gli occhi scuri come piccoli insetti neri.
Guardando bene la bambina nella foto, vedeva un neo sopra la bocca e un naso alla francese che solo una persona di sua conoscenza aveva: Rachel.

"Molly!" urlò Chris adirato.
La giovane si girò sorridente, dopo una lunga chiacchierata con un ragazzo biondo e atletico.
"Ti avevo detto di non portarmi dove qualcuno avrebbe potuto riconoscermi!"
"Che stai insinuando, Chris?"
"Che questa è casa di Rachel e tu lo sapevi!"
"Questa dici?" rise e gli diede un bacio sulla guancia,
sprigionando un alito che sapeva di cocktail alla fragola.
Aveva già approfittato dell'ingorgo nei pressi della cucina, per farsi allungare qualche drink, che arrivò dritto nelle mani di Chris, uno strano liquido nero dove galleggiava un ombrellino.
Continua...


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