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lavoro pubblicato mercoledì 24 luglio 2013
ultima lettura domenica 29 novembre 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

La folle corsa di un bicchiere di fili di vetro

di massimoapicella. Letto 630 volte. Dallo scaffale Teatro

Dal bicchiere di fili di vetro filtrano gocce luccicanti, rugiada che la notte ha deposto fra i fili e che il rotolare sul piano apparentemente inclinato sparge con controllata casualità fra i piani ed i forti. - www.massimoapicella.eu..

La folle corsa di un bicchiere di fili di vetro, rotolante sul piano apparentemente inclinato di tavolo legnoso, intarsiato a pensieri piani e forti, sparsi eppur disposti ad arte d'arrangiarsi fra piccoli archi.

Riparato, dove c'era una volta, lucido, un soffitto. Un soffitto a botte da orbi, che da un occhio vede benissimo ma, da quell'orecchio non ci vuole sentire mai. Così, nella piazza assolata, fanno orecchie da mercante i tempaioli, mentre riempiono le loro clessidre con la polvere del tempo. Tutto quel tempo perso dalla gente in attesa di sogni impossibili, dimenticati e sparsi negli angoli del mercato. Sogni che, raccolta la polvere di tempo perso, i sognaioli ritrovano impigliati nelle ragnatele d'argento all'incrocio dei muri; li ripuliscono per benino e li ripongono in cassette di luce d'arcobaleno ben imbottite con ciuffi di nuvole, così che chi li ha sognati possa un giorno ritrovarli intatti e pronti all'uso.

La follia della folla si scioglie ormai frolla stillando dalla foglia, fino a che poi crolla, confondendone la voglia, nei colori s'invola, in nome e voce viola, con passo archeggiante, selvaggiamente amante, il cuore di diamante, la pancia conciliante e l'anima pia. Così torna a risuonare la fin di follia, il cerchio si chiude, riprende e scorre via.

Dal bicchiere di fili di vetro filtrano gocce luccicanti, rugiada che la notte ha deposto fra i fili e che il rotolare sul piano apparentemente inclinato sparge con controllata casualità fra i piani ed i forti.

Risuonano note dall'aria indifferente, un picchio bussa alla larva che non apre. Barricata in una delle quattro lunghissime gambe del tavolo, apparentemente inclinato.

Forti gambe che affondano le radici nel folto del bosco sulle spalle della terra e dipingono le chiome fra le nuvole, dove riposano i sogni.


© Copyright Massimo Apicella



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