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lavoro pubblicato giovedì 18 luglio 2013
ultima lettura lunedì 14 ottobre 2019

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Storia del dromedario blu

di paulnathankesinstone. Letto 2150 volte. Dallo scaffale Fiabe

In un oasi in mezzo al grande deserto di un lontanissimo paese, viveva una volta un anziano pesce gatto. Ogni giorno il pesce gatto faceva avanti e indietro nella sua pozza d’acqua e cercava vari espedienti per trascorrere il suo tempo, come dedi...

In un oasi in mezzo al grande deserto di un lontanissimo paese, viveva una volta un anziano pesce gatto. Ogni giorno il pesce gatto faceva avanti e indietro nella sua pozza d’acqua e cercava vari espedienti per trascorrere il suo tempo, come dedicarsi al punto e croce o fare il solitario con le carte. Le sere le trascorreva a pancia in su a guardare il cielo e a inventare costellazioni unendo le luci del firmamento con linee immaginarie. Quella vita, per quanto tranquilla e priva di turbamenti, iniziò ad essere decisamente noiosa, così il pesce gatto, durante una delle lunghe notti di contemplazione, quando vide cadere dal cielo una stella espresse un desiderio: “Per favore cielo stellato, fa che entro domani un amico io abbia trovato!” L’indomani, quando il pesce gatto si svegliò, notò qualcuno dormire sulla sponda del laghetto e avvicinandosi appurò che si trattava di un piccolo dromedario tutto blu proprio come le limpide notti del deserto. Il pesce gatto ringraziò il cielo e decise di prendersi cura del suo nuovo compagno. I giorni passarono lieti all’oasi, i due trascorrevano il tempo insieme giocando, facendo il bagno, e alla sera prima di coricarsi il pesce gatto raccontava le sue storie e insegnava al dromedario blu il nome delle costellazioni. Così il piccolo dromedario cresceva giorno dopo giorno, e insieme a lui crebbe la sua curiosità e il suo desiderio di conoscere il mondo. Una sera, dopo che il pesce gatto ebbe finito di raccontargli una storia, il dromedario disse: “Senti pesce gatto, è da tanto tempo che sto all’oasi e devo dire che qui me la passo proprio bene e che le giornate volano, ma io voglio scoprire com’è la terra al di là dell’ orizzonte, quindi ho deciso che domani partirò.” Il pesce gatto cercò di metterlo sull’avviso e di informarlo sui pericoli cui andava incontro ed insistette molto perché rimanesse all’oasi, ma il dromedario blu era convinto e risoluto. L’indomani il dromedario fece i bagagli, salutò il pesce gatto, e partì in cerca di avventure. Una volta lontano, camminò a lungo nel deserto, che sembrava non finire mai. Al tramonto del quinto giorno scorse un gruppo di dromedari selvatici, e quindi gli corse incontro salutandoli contento di aver incontrato i suoi simili e di potersi fare degli amici. Ma quelli erano molto diffidenti e non accolsero il nostro eroe proprio a braccia aperte; anzi, tutt’altro! Fecero di tutto per mandarlo via e con le buone, e con le cattive, perché a loro il colore blu non piaceva affatto. Ma il dromedario blu non sapeva dove andare, perciò, nonostante tutto, decise di seguirli a distanza pur di non sentirsi solo nelle calde giornate e nelle fredde notti desertiche. Andò avanti così per alcuni giorni finché una tribù di beduini non incontrò il branco di dromedari selvatici e decise di catturarli. I dromedari provarono a scappare, ma non ci fu niente da fare e i beduini li presero nella rete; tutti tranne il dromedario blu da cui si tennero alla larga a causa di un’antica superstizione da beduini. Il dromedario blu, rifiutato una seconda volta, non si arrese e seguì i beduini e i dromedari da loro catturati finché non giunsero in una grande città. I beduini portarono i dromedari al mercato e un certo numero di acquirenti di vario tipo passò in rassegna gli animali chiusi nel recinto. La giornata trascorse e sotto lo sguardo osservatore del dromedario blu vennero venduti molti capi. Ormai il susseguirsi delle trattative era quasi giunto al termine quando uno stravagante occidentale con cilindro viola, giacca blu e cravatta verde a pois bianchi osservò per dritto e per rovescio gli ultimi esemplari rimasti, e alla fine additò il dromedario blu che si era tratto in disparte: “Voglio quel dromedario! Ne farò l’orgoglio del mio circo. Vi offro il massimo del prezzo.” I beduini superstiziosi risposero un po’ seccati: “Quella bestia non è nostra e noi non vogliamo saperne niente. Prendila gratis, se proprio ti va. Ma sappi che se l’avrai con te, di sicuro te ne verrà danno”. L’uomo del circo pensò “stupide chiacchere da beduini”, e si caricò il dromedario blu sul furgone. Fu così che il dromedario blu divenne una stella del circo. Un addestratore gli insegnò a fare evoluzioni di ogni tipo e giochi di prestigio, dal giostrare le clave a saltare dentro cerchi infuocati. Inoltre il dromedario, siccome era molto istruito, stupiva davanti a una lavagna il suo pubblico scrivendo il risultato di complicatissime operazioni matematiche. Il circo si muoveva intorno al mondo, per terre e per mari, e così, esibizione dopo esibizione, viaggio dopo viaggio, il dromedario blu vide esaudito il suo proposito di vedere e conoscere il mondo. Finché una sera, stanco di tutto quel vagabondare, si avvicinò al suo padrone e gli disse: “Ti sono grato perché sono stato in molti posti e mi sono divertito molto, ma ora sono stanco e voglio tornare alla mia oasi, mi potresti riaccompagnare fin là?” Ma il padrone rispose: “Tu non vai proprio da nessuna parte, mi hai fatto fare un sacco di soldi e lo spettacolo deve continuare. Tu sei mio e guai a te se proverai a scappare.” E detto questo ordinò che il dromedario fosse rinchiuso in una grande gabbia, e che venisse sorvegliato. Il dromedario blu diventò molto, molto triste. Durante una notte di viaggio, nel reparto animali del grosso aereo da carico del circo, il dromedario si svegliò di soprassalto da un brutto sogno, e siccome non gli riuscì di riprendere sonno, si stropicciò gli occhi e si mise ad osservare le nuvole al chiaro di luna da un oblò, e indovinate cosa vide? Vide un sacco di dromedari blu come lui! E i dromedari volavano saltando da una nuvola all’altra correndo nel cielo e facendo capriole, e di tanto in tanto si affacciavano all’oblò e lo chiamavano per nome. Allora il dromedario blu iniziò a sentirsi strano, leggero e impalpabile come l’aria. Si mosse levitando e attraversò le sbarre e il portellone spiccando il volo e raggiunse i suoi compagni mentre le voci continuavano a chiamarlo per nome finché… finché il dromedario non si destò. L’aereo era atterrato da tempo e dei facchini lo stavano trasportando nella gabbia verso il tendone in allestimento. Proseguivano camminando su di un tappeto rosso transennato da cordoni di velluto, seguiti da un corteo di animali, equilibristi e pagliacci mentre una banda suonava la fanfara, e tutto intorno c’era una grande numero di ammiratori accalcati che acclamava il nostro sventurato protagonista, perché, dovete sapere, la sua fama era diventata grande. La serata ebbe inizio sotto il grande padiglione del circo. Gli spalti erano pieni zeppi di spettatori e tra di essi giravano venditori ambulanti di bibite, popcorn, e panini imburrati. Ci fu un numero spettacolare con gli elefanti, e in seguito una performance ancor più mirabolante di ginnasti sul trapezio. Ma il pubblico era impaziente e un bambino iniziò a chiamare a gran voce il dromedario blu seguito presto dall’intera folla. Calò il sipario e ci fu un gran rullo di tamburi. Ma quando le tende si rialzarono e la luce venne puntata al centro del palcoscenico non c’era nessuno. Il dromedario blu era sparito. E non era scomparso solo lui, ma anche l’intero incasso di mesi e mesi di spettacoli, come venne a sapere molto presto e suo malgrado il padrone del circo. Il pubblico scalpitava e ben presto iniziò a fischiare e a chiedere che gli venisse rimborsato il prezzo del biglietto, perché così garantiva la locandina della serata, al cui centro troneggiava la gigantografia del dromedario blu: “soddisfatti o rimborsati”. Al padrone dal cilindro viola, la giacca blu e la cravatta verde a pois bianchi non restò altro da fare che dare via i suoi ultimi soldi e licenziare gli artisti del circo e dichiarare bancarotta. A questo punto vi chiederete: che fine ha fatto il dromedario blu? Come è riuscito a scappare? E che ne è stato del denaro del circo? Sono domande a cui solo i beduini saprebbero dare una risposta sicura. Alcune voci parlano di una leggenda del deserto che narra di un dromedario blu in grado di portare sventura sugli uomini punendoli per la loro cupidigia. Altre storie dicono che ora in mezzo al deserto si può scorgere il miraggio di una lussureggiante oasi, di una grandissima villa con piscina, e di un pesce gatto ed un dromedario che sorseggiano prelibati cocktails sulle loro sdraio a bordo vasca. Ma saranno solo deliri di uomini smarriti senz’acqua tra le dune e in preda ad allucinazioni.



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