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lavoro pubblicato giovedì 18 luglio 2013
ultima lettura martedì 14 maggio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Capitolo I -Daèris-

di ChaosBassist. Letto 605 volte. Dallo scaffale Fantasia

Notte fonda. Quella foresta non era mai stata tanto silenziosa. Ai suoi margini si affacciava una catena montuosa, come una parete che chiud...

Notte fonda. Quella foresta non era mai stata tanto silenziosa. Ai suoi margini si affacciava una catena montuosa, come una parete che chiudeva quella selva di alberi, ingialliti dall’autunno. In una delle montagne si riusciva a scorgere una piccola fessura, dalla quale filtrava il tenue bagliore di un piccolo braciere. La grotta, dalla quale proveniva la luce, era poco spaziosa, circa tre metri lunga e cinque larga. In un canto, laddove la parete si incuneava, ardeva pigramente il braciere, sopra il quale bolliva uno stufato, dentro ad un calderone. Sulla parete vi era proiettata l’ombra di una creatura che stava mescolando quella che sarebbe stata la sua cena. La creatura era in attesa: poche ore dopo sarebbe dovuta partire per la vicina città, dove avrebbe dovuto portare a termine uno dei suoi lavori. Era sempre nervosa quando le venivano richiesti quei furti e quegli omicidi che perlopiù erano commissionati da nobili che dovevano risolvere le proprie scaramucce, le proprie faide o lotte di potere, ma nonostante il suo disgusto pensava: -Fino a che la paga è buona, non mi farò problemi.-

Quando invece non le veniva commissionato nessun lavoro sopravviveva commettendo furti nella zona ricca della vicina città, che era la capitale dello stato in cui si trovava. La creatura ricordava ancora vividamente il giorno in cui fu costretta a smettere di vivere ed a limitarsi a sopravvivere, nascosta perennemente fra le ombre. Anche se fin da piccola era stata addestrata a farlo, quando fu costretta a sopravvivere rubando e uccidendo, non avrebbe mai creduto che sarebbe stato così difficile. Si riscosse dai suoi pensieri scrollando le spalle e si alzò per prendere la sua scodella. Daèris era una Drow, alta circa un metro e sessanta, di corporatura snella, ma temprata dai duri allenamenti praticati all’Accademia delle Ombre. Nonostante la sua lontananza dall’Accademia da ormai quaranta anni, Daèris continuava costantemente ad allenarsi. Il suo viso era coperto da dei piccoli dread che le cadevano fino a metà schiena e, sulla punta di ogni dread, vi erano finissimi fili di metallo intrecciati, a formare una sorta di ragnatela. Bianchi quanto lei era nera, i capelli formavano un ottimo contrasto con la sua pelle, una nota quasi stonata. Alzò la testa e i suoi dread andarono indietro e mostrarono il viso di una ragazza. I lineamenti fini sfociavano in un mento poco pronunciato e poco sopra una bocca piuttosto piccola e fine. Il suo naso era un poco all’insù ed aveva due grandi occhi dalla iride rossa. Prese la sua scodella e si servì un po’ di stufato. Mangiò qualche cucchiaiata per poi posare il piatto a terra: l’ansia le impediva di mangiare, le chiudeva lo stomaco. Sarebbe partita mezz’ora dopo per la città, dove quella notte avrebbe dovuto uccidere un membro del consiglio dello stato, cosicché il suo mandante potesse prendere il suo posto.

-Scaramucce di potere tra umani.- Pensò Daèris stizzita, mentre cominciava a preparare l’equipaggiamento, composto da una semplice armatura in pelle, due spade corte adagiate sulla schiena, ed il suo fidato pugnale, assicurato in un fodero sul fianco destro. Si mise un mantello, nero come la pece, tirandosi sul viso il cappuccio, in modo che venisse ben coperto, e partì. Aveva fatto dei calcoli ed era risultato che avrebbe impiegato circa una ventina di minuti a giungere in città. Era la terza ora della notte e , se tutto fosse andato come sperava, sarebbe tornata alla sua grotta prima della quinta ora. Si tirò più giù il cappuccio ed accelerò il passo. Come Daèris aveva previsto il suo viaggio fu tranquillo, considerando anche che, dopo quarant’anni che viveva in quella foresta, conosceva la sua fisionomia e ogni tipo di creatura che vi viveva. Arrivò in città circa a metà della terza ora e si incamminò verso la reggia. Ripassò mentalmente il piano: avrebbe aggirato le guardie entrando dalla finestra di una stanza in disuso e si sarebbe introdotta nella camera adiacente, dove riposava Kap, la sua vittima. Daèris agì. Scavalcò il muro di cinta che circondava la reggia nel punto in cui la siepe si discostava dal muro, cosicché potesse starci occultata dietro fino a che non avesse avuto via libera, ovvero durante il cambio della guardia, che sarebbe avvenuto di lì a pochi minuti. L’ansia stava dilatando il tempo, un secondo sembrava quasi un anno. Poi, finalmente, la guardia si diresse verso la piccola casermetta delle guardie per chiamare colui che gli avrebbe dato il cambio. Daèris avrebbe avuto sì e no due minuti per entrare dalla finestra. Più silenziosamente possibile partì in corsa e si arrampicò sul muro, infilandosi nella finestra che sapeva aperta.

-Dentro!- esultò fra sé Daèris e chiuse la finestra alle sue spalle. Si avvicinò furtivamente alla porta e sbirciò il corridoio per osservare la situazione, anche se sapeva che solitamente in quella zona vi erano solo due guardie che controllavano la porta della stanza di Kap. Sapeva che avrebbe dovuto usare la sua Nube per riuscire ad entrare senza far dare l’allarme alle due guardie, così uscì di scatto, si portò davanti ai due uomini e con un gesto fluido delle braccia liberò una nube nera come la pece. All’interno della nube le guardie non potevano vederla, così le uccise agilmente in modo che non potessero dare l’allarme e mandare il lavoro in fumo. Con una forcina scassinò la serratura della porta ed entrò nella stanza. Al centro vi era un grande letto ed era addobbata sfarzosamente, ostentava opulenza. Accostato alla parete di destra vi era un grande armadio d’ebano con intarsiati complessi fregi, tra i quali lo stemma del casato di Kap che sfavillava su entrambe le ante. La testata del letto era completamente in oro, creava dei ghirigori girando su se stessa fino a terminare con tre alte punte, disposte a piramide. Tutta la stanza era tappezzata da quadri di valore, tranne che sulla parete di sinistra, dove vi era una grande porta a vetri, che dava su un ampio balcone. Daèris si avvicinò al letto, dove giaceva un uomo abbastanza anziano che dormiva un sonno inqueto.

-Riposa in pace.- mormorò la Drow sguainando il pugnale. Il vento soffiava inesorabilmente facendo sibilare la grande porta a vetri. Daèris si preparò a vibrare il colpo, quando sentì uno schianto. Il vento le solleticò la nuca e lei si voltò: la grande porta si era spalancata e il forte rumore era dovuto alla serratura, che aveva ceduto alla potenza del vento. Kap fu svegliato dal rumore e, quando vide la figura di Daèris, col pugnale in mano, cacciò un urlo. La Drow gli tagliò in velocità la gola e fuggì: l’urlo aveva sicuramente messo in allerta le guardie vicine e presto si sarebbe diramato l’allarme. Corse verso la porta della stanza dalla quale era entrata e riuscì ad entrarvi senza che nessuno la vedesse. Si affacciò cautamente dalla finestra, notando che la situazione nel cortile era ancora tranquilla. Il cadavere di Kap non era ancora stato scoperto, ma era sicura che sarebbe successo a breve, quindi si preparò a saltare. La finestra era a due metri da terra, non era un salto impegnativo, non per lei. Saltò e fece per scappare verso la siepe, ma all’improvviso si accorse che delle guardie erano appena uscite da una porta lì vicino e l’avevano vista. Erano a circa tre metri di distanza e la strada per la siepe era lunga.

-Oltretutto- pensò –Lo spazio dietro alla siepe è troppo angusto, mi prenderebbero.- Cominciò a ragionare per trovare il modo più rapido per fuggire e, nel frattempo, le guardie si stavano avvicinando. Daèris individuò un punto in cui la siepe si interrompeva e decise che avrebbe provato a scavalcare il muro, che era abbastanza alto, ma presentava anche molti appigli. La Drow scattò verso il muro e si arrampicò con foga verso la salvezza. Una volta in cima si girò velocemente per controllare se l’avrebbero seguita fuori e, nel girarsi, una folata di vento le sfilò il cappuccio. Le guardie stavano guardando verso di lei ed il suo viso era illuminato da delle torce situate sulla cima del muro, a distanza di un metro l’una dall’altra. Uno degli uomini sgranò gli occhi quando la vide e la sua faccia si trasfigurò subito in uno sguardo di odio. Del resto i Drow erano odiati in tutto il continente. Daèris fu presa dal panico: in 40 anni nessuno aveva ancora visto la sua faccia e questo le permetteva di girare tranquillamente(anche se veniva evitata da tutti a causa della sua razza) in città, ma da ora in poi non avrebbe più potuto. Si calò dall’altra parte del muro e si recò a tutta velocità verso il porto, alla locanda dove era solita rifugiarsi. Valeris, il locandiere, la guardò entrare stupito. Lei gli si avvicinò e lui sussurrò:-Che succede?-

-Sono nei guai, ho bisogno di una stanza. Me ne andrò nella notte, non ti causerò problemi.- rispose la Drow.

Valeris esitò ed alzò lo sguardo, come se stesse ragionando. Nella stanza vuota il silenzio si fece denso.

-Cosa mi dice che poi non sarò io a finire nei guai?- sbottò il giovane locandiere.

Daèris sgranò i suoi occhi rossi, stupita come non mai.

-Che ti prende, Val?- chiese perplessa. Lui uscì dal retro del bancone e le andò incontro. Era un giovane piuttosto asciutto e atletico, portava una lunga treccia bionda ed aveva lineamenti fini. I suoi occhi, cerchiati dalla stanchezza, erano azzurri pallidissimi. La fissò per qualche secondo, non trovando le parole, poi, con sguardo cattivo, esclamò: -Chi ti dice che non mi arresteranno? Chissà quanta gente ti ha vista venire qui! Ogni volta mi dici che sei nei guai ed ogni volta il tuo sguardo promette sempre peggio! Non credo di poterti ospitare stavolta.-

-Ma sei impazzito?- sbottò Daèris –Dopo tutti questi anni mi tratti così? Sai benissimo che nessuno mi ha vista venire qui, altrimenti le guardie avrebbero già bussato alla tua porta, lo sai meglio di me.- Valeris mutò la sua espressione.

-Scusami.- disse pentito –È che in questi giorni girano sempre più guardie qui in taverna ed io ho paura. Ti darò la stanza, mi fido di te.-

-Grazie Val, te ne sono grata.- disse la Drow, rincuorata. –Comunque potrebbe essere l’ultima volta che ci vediamo. Mi hanno vista in volto e non posso rimanere.- sussurrò poi.

Valeris era atterrito dalla notizia. Gli si inumidirono gli occhi, senza quasi credere a ciò che Daèris aveva appena detto.

-Ti lascio la paga, fuggirò tra qualche ora. Grazie per quanto mi hai aiutata, da quando sei arrivato mi hai reso tutto più facile. Mi ero affezionata a te in questi cinque anni, ti voglio davvero bene. Addio.- dopo aver detto ciò Daèris posò le monete sul bancone e si voltò, recandosi nella sua stanza.



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