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lavoro pubblicato martedì 16 luglio 2013
ultima lettura lunedì 18 febbraio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Metamorphosis - Il difficile sentiero del Dahu

di massimoapicella. Letto 790 volte. Dallo scaffale Fiabe

Dahu? Cosa sarà mai un Dahu, vi starete chiedendo. Eh, un Dahu è un animale molto particolare. Molti lo considerano un animale mitico, una specie di chimera, in pratica un essere inesistente. Invece esiste eccome, solo che è molto difficile vederlo.

Metamorphosis - Il difficile sentiero del Dahu.

C'era una volta e pare ci sia tuttora, nelle valli tra qui e la Francia, una montagna con un bosco molto folto, avvolto come un anello verde fin oltre la sua metà e verso la cima rocciosa, l'ultimo terzo della montagna, coperto di erba, corta e un poco dura ma molto profumata, era proprio il tipo d'erba preferito dai Dahu.

Dahu? Cosa sarà mai un Dahu, vi starete chiedendo. Eh, un Dahu è un animale molto, molto particolare.
Forse, prima di iniziare la nostra storia, sarà bene spiegare un poco cos'è un Dahu.
Molti, anzi, diciamo pure quasi tutti, lo considerano un animale mitico, una specie di chimera, in pratica un essere inesistente. Invece esiste eccome, solo che è molto difficile vederlo.

Dicevamo che è un animale molto particolare; per cominciare vediamo cosa dice l'enciclopedia.
"Del DAÜ (Dahutus Montanus) si conosce poco, essendo stati registrati ben pochi avvistamenti negli ultimi decenni. È certamente un mammifero, incrocio tra camoscio, stambecco e cane San Bernardo, che gli zoologi classificano nell'ordine dei mustelocanidi, gruppo a metá tra la faina e la volpe; con lo zoccolo a tre dita e le corna da stambecco con le punte affilatissime e rivolte in avanti.
È un mammifero caratterizzato dall'avere le gambe asimmetriche, quelle di destra più lunghe che quelle sinistra (o viceversa), per meglio muoversi sui ripidi pendii montani. Nel primo caso, si parla di Dahu levogiro, mentre nel secondo caso di dahu destrogiro, in quanto, a causa di questa sua caratteristica fisica è costretto a girare sempre attorno alla montagna nello stesso verso.
I dahu destrogiri, in genere maschi, camminano in senso orario, mentre i Dahu levogiri, in genere femmine, camminano in senso antiorario.
Alcuni insigni studiosi affermano che quando gli uccelli e i mammiferi si divisero, i Dahu tirarono dritti, conservando zampe e pelo cari ai mammiferi ma riproducendosi deponendo uova (care agli uccelli) in crepacci e cenge rocciose!
La tradizione vuole che esista un sistema molto facile ed efficace per catturarlo: bisogna sorprenderlo alle spalle e urlare ad alta voce "DAHU", e quindi l'animale, molto curioso di sua natura, si gira per vedere chi lo ha chiamato e, trovandosi improvvisamente con le zampe più corte sul lato a valle, rotola giù dalla montagna; ma questa è un'altra storia e tanto ormai nessuno desidera più catturare un Dahu.
Dopo il "c'era una volta" avevamo aggiunto: "pare ci sia ancora", perché di quella montagna da molto tempo si è persa ogni traccia.
E' vero, di solito le montagne non spariscono, con il tempo possono cambiare forma, magari appiattirsi un poco, magari appiattirsi molto, ma in ogni caso ci vorrebbe tanto, tanto, tanto tempo.
Invece questa montagna era sparita completamente, in un attimo, da un momento all'altro si era come dissolta dalla vista e dalla memoria della gente.
Una cosa assolutamente inspiegabile o forse più semplicemente si era trattato di magia. A dire la verità, la montagna non era completamente scomparsa, la strada continuava ad arrampicarsi dalla piazza del paese, su, fino alla borgata e poi ... basta! Era come se il resto della montagna non esistesse più per nessuno. La montagna per tutti finiva lì!

Cosa era successo? Quale antica magia era stata in grado di far scomparire alla vista un'intera montagna? Perché era stata fatta scomparire?

Sicuramente non lo avremmo mai potuto sapere se in un bel giorno di inizio estate dello scorso anno, una famigliola non avesse deciso di concedersi una gita domenicale fuori città, e soprattutto, un simpatico ed intraprendente ragazzino chiamato Riccardo, non avesse deciso di approfittare del riposino post pic nic dei genitori per lanciarsi nell'esplorazione del boschetto di faggi che segnava il confine della borgata dove, apparentemente, terminava la montagna.
Dopo pochi minuti Riccardo perse di vista le case della borgata, ma non si accorse di nulla e continuò a camminare, era come se una voce indistinta lo chiamasse dal fondo del bosco o se preferite dalla cima della montagna. Una voce sottile e affascinante alla quale era impossibile resistere.
Se Riccardo avesse potuto vedere dietro le felci lungo il sentiero, avrebbe scoperto uno strano personaggio vestito di verde, sorridente e con le orecchie a punta. Era un elfo. Un piccolo elfo.
Era lui che estraeva la polverina iridescente da un mezzo guscio di noce e soffiando, la spargeva pochi passi avanti a Riccardo. Magicamente, con il proseguire della sua esplorazione, il sentiero, il bosco attorno a lui e tutta la montagna invisibile ricomparivano.
Era un bosco un po' strano, c'era un gran silenzio, un silenzio completo e compatto, non si sentiva neppure lo stormire delle foglie.
Dopo un soffio più potente dei precedenti, la polvere magica dell'elfo rese visibile l'ultimo tratto di bosco, il prato e il resto della montagna.
Un silenzio irreale avvolgeva ogni cosa, ormai Riccardo era consapevole di questo e si stava inquietando, le foglie sugli alberi non si muovevano, non c'era neppure una formica fra le foglie sul sentiero.
Improvvisamente, molto più in alto rispetto a dove si trovava, qualcosa attirò la sua attenzione, ma era contro sole e non riusciva a vedere bene, gli sembrava un animale, una capretta forse? Si mosse lungo il primo sentiero che incontrò sui suoi passi e che saliva lentamente girando attorno alla montagna, era l'unica via percorribile, il prato era molto, molto ripido per poter salire direttamente.

Mentre camminava lungo il sentiero, era molto concentrato nel cercare di percepire un qualsiasi fruscio e non si accorse subito di quello che stava succedendo.
Quello che vide lo lasciò senza fiato. Era certamente un animale, ma che animale! Grosso come uno stambecco, il pelo era di lunghezza media color cappuccino. Aveva un muso allungato simile, anche se molto più grande, a quello della faina, con delle magnifiche corna dalle punte minacciosamente rivolte in avanti.

Non sembrava particolarmente aggressivo, imponente, ma con una luce di dolcezza nello sguardo. Quello che spaventò Riccardo fu vedere il Dahu, ormai a pochi passi, alcuni metri sopra di lui, protendere il muso nella sua direzione, aprire la bocca e non sentire uscire nessun suono; eppure il muso e tutto l'animale vibravano nello sforzo, lo sguardo sembrava chiedere aiuto ma non si sentiva nulla. Tutto rimaneva nel più assoluto silenzio. Come togliere l'audio al cinema pur continuando a seguire il film. Era veramente troppo. Riccardo fu preso dal panico, girò su se stesso e si mise a correre a perdifiato sul sentiero che aveva percorso fino a quel momento. Ogni tanto si girava per vedere se lo strano animale lo stava inseguendo, ma visto che i sentieri seguivano la curvatura della montagna, non si poteva vedere molto lontano.
Finalmente raggiunse il bosco. Si ritrovò ad attraversare una piccola radura che non aveva notato all'andata.
Riccardo si fermò di botto. Un paio di metri più avanti, al centro del sentiero, in mezzo alla radura di felci l'elfo lo aspettava sorridendo.
Rimasero a guardarsi in silenzio per alcuni istanti.
Stava per chiedergli chi fosse, quando percepì chiaramente una vocina sottile, ma piacevole, che gli diceva di non avere paura e che nessuno gli avrebbe fatto nulla di male. Non sentì con le orecchie, la voce risuonò direttamente nella sua testa. L'elfo gli stava parlando silenziosamente. Era telepatico.
Gli stava chiedendo aiuto. Solo lui avrebbe potuto interrompere un incantesimo che pesava sugli abitanti del bosco da molti, molti anni.
L'elfo si fermò esattamente al centro fra i due alberi e con un dito gli fece segno di avvicinarsi. Riccardo, che era un ragazzino molto curioso, si avvicinò e guardò a terra, dove l'elfo gli indicava. C'era una ghianda.
Riccardo la raccolse, era leggerissima. Il frutto di quercia era secco e svuotato dalla polpa interna, dentro però, non era completamente vuoto.
Scuotendolo, dal suo interno uscirono dei piccolissimi rotoli di felce ormai rinsecchita.
Mentalmente gli disse di chiudere la mano a pugno stringendo bene i frammenti di felce e di soffiarci dentro. Riccardo incuriosito dalla strana richiesta eseguì.
Fu come se un milione di suoni diversi esplodessero tutti insieme allo stesso istante. Il silenzio che tanto lo aveva inquietato fino a quel momento era scomparso, meglio ancora, tutti i suoni che normalmente animano una montagna ed un bosco erano ricomparsi.

Tutti i componenti del bosco avevano cominciato a parlare, non i soliti fruscii, scricchiolii, eccetera, ma vere voci e tutti, nel medesimo momento, cercavano di dirgli qualcosa che doveva essere molto importante e gioiosa.
Il tripudio di suoni durò un paio di minuti poi un suono profondo sovrastò tutti gli altri: - SILENZIO! FATE TUTTI SILENZIO!

In un instante il bosco piombò nel silenzio più totale.
- Così va meglio - disse la voce profonda che proveniva dal centro del tiglio. - Qualcuno ha finalmente interrotto l'incantesimo di Mago Gufo, chi è stato? - E' stato lui - disse l'elfo indicando Riccardo
- Bene, molto bene - riprese il tiglio - se l'elfo guardiano ha svelato al piccolo uomo il segreto della ghianda, vuol dire che il tempo è finalmente giunto. Un importante compito ti attende Riccardo. Mago Gufo, su mio incarico, aveva steso sulla montagna un incantesimo di protezione perchè una magia molto più cattiva incombeva sui suoi abitanti.
Intanto una farfalla con le ali che sembravano fatte di raggi di sole volava vicino a Riccardo, era Lalla la farfalla che rinasceva sempre uguale, coloratissima e leggiadra ad ogni primavera, ma che non ricordava assolutamente nulla della vita precedente e volava di fiore in fiore sempre allo stesso modo anno dopo anno. Grande amica di Lulla la betulla. Lalla e Lulla erano una coppia inseparabile.
La quercia il suo racconto: - In tempi ormai molto lontani, quando io ero una giovane e sottile quercetta di pochi anni, il bosco era animatissimo e di uomini se ne vedevano pochissimi.
In quei tempi la montagna era abitata da tantissimi Dahu che vivevano felici rincorrendosi con la loro simpatica corsa a spirale, su e giù lungo i loro sentieri. Erano così tanti che il problema dell'incontrarsi non esisteva. Bastava un giro ed erano sicuri di incontrare un altro simile che girava in senso opposto. Era una colonia prospera e felice, perfettamente adattata al loro ambiente. Poi gli uomini superarono il bosco, li videro e dopo il primo momento di stupore iniziarono una caccia spietata.
Il Dahu era molto rinomato perché si diceva che costruire un talismano con il corno del Dahu allontanava tutti i mali e le sfortune
In pochissimo tempo il numero dei Dahu si era ridotto a poche centinaia, poi poche decine, alla fine poche unità e poi erano rimasti solo più Feo e Dice che, pur vedendosi da livelli diversi, non riuscivano ad incontrarsi perché senza l'aiuto degli abitanti del bosco a fare da guida a distanza, azzeccare il livello giusto era pressoché impossibile.
Il consiglio del bosco decise di chiedere aiuto a Mago Gufo perché con un incantesimo rendesse invisibile il bosco e la montagna, così da proteggere gli ultimi Dahu dall'ingordigia degli uomini. Purtroppo per Mago Gufo e gli abitanti del bosco, la magia per funzionare al meglio aveva bisogno dell'intervento della Regina degli Elfi, che conservava la polverina magica giusta che avrebbe completato l'incantesimo, ma la Regina era confinata al fondo di una grotta di cristallo, in cima alla montagna, prigioniera a sua volta di un incantesimo che impediva a lei di uscire e a chiunque di avvicinarla. Era tenuta bloccata dalle paure dei bambini che non credevano più alla magia della natura e solo l'intervento di un bambino capace di vincere le proprie paure avrebbe potuto liberarla.
Così Mago Gufo, per proteggere Feo e Dice, fece comunque l'incantesimo di protezione e bosco e montagna scomparvero agli occhi degli uomini. Purtroppo era un incantesimo incompleto e la vita sulla montagna invisibile rimase come sospesa. Solo l'Elfo guardiano nel bosco e Feo e Dice sulla montagna potevano muoversi, ma nel più completo silenzio, rendendo pressoché impossibile riuscire ad incontrarsi sul sentiero giusto.
I Dahu non erano telepatici come l'elfo e quest'ultimo non poteva uscire dal limitare del bosco, che era anche il confine dei suoi poteri. Così tutto era rimasto fermo nell'attesa che un bambino arrivasse ad interrompere gli incantesimi.
A questo punto Nonna Berta, l'antica quercia, tacque. Tutti respiravano appena ma soprattutto, Riccardo si accorse che stavano fissando lui.
Riccardo avrebbe avuto il coraggio di affrontare le prove che lo aspettavano e sarebbe riuscito a liberare la Regina degli Elfi così da permettere a Mago Gufo di formulare l'incantesimo giusto?
Riccardo si guardò attorno, fece un respiro profondo e pronunciò un sonoro: "Sono pronto! Cosa devo fare?".
Ci fu un attimo ancora di silenzio poi esplose un vero e proprio boato di gioia e tutti festeggiavano la notizia come meglio potevano.
Appena ristabilita la calma, Nonna Berta l'antica quercia, incaricò l'Elfo guardiano e alcuni animali del bosco di accompagnare Riccardo sui sentieri dei Dahu, fin sulla cima della montagna, alla caverna dove si trovava prigioniera la Regina degli Elfi.
Lo strano corteo s'incamminò così lungo il sentiero.
Sul limitare del bosco trovarono ad attenderli il Dahu Feo sul primo anello di sentiero e la Dahu Dice tre o quattro anelli più in alto. Tutti e due perfettamente a loro agio sul pendio scosceso, grazie alle zampe più corte sullo stesso lato, sorridevano felici per il nuovo scorrere degli eventi, che forse avrebbe potuto rendere possibile un nuovo e prospero futuro per la razza dei Dahu.
Non potendo lasciare il bosco, l'Elfo guardiano si fermò passando il comando del gruppo a Feo e rimase a guardare il gruppo ormai uscito dal bosco, mentre Dice impossibilitata a voltarsi proseguiva in senso inverso così da poterli incontrare nuovamente un poco più in su. Feo con passo fermo guidava la fila e di tanto intanto girava la testa studiando con interesse Riccardo, che a sua volta non riusciva a smettere di guardarlo con stupore. Il Dahu visto da vicino era incredibile, non si riusciva a capire dove finisse la somiglianza con un animale e dove iniziasse quella con un altro. L'insieme trasmetteva un'impressione di forza, simpatia, allegria e dolcezza che colpiva profondamente. Lo sguardo poi, univa la profondità del falco alla tenerezza del capriolo e sembrava scrutare fin nel profondo dell'anima.
Arrivati ormai ai margini superiori del prato, dove le rocce la fanno da padrone, Feo parlò.
- mmmm forse questa volta risolveremo tutto! - Il Dahu è un animale di poche parole. Lalla la farfalla gli svolazzava vicino al viso, era il suo modo di dimostrargli simpatia e di incoraggiarlo; ogni tanto si allontanava per raggiungere velocemente Lulla la betulla e così facendo manteneva i collegamenti con il bosco ed i suoi abitanti, aggiornandoli sugli sviluppi della spedizione.
Oramai il prato aveva definitivamente lasciato posto a rocce sempre più scoscese, il sentiero non si vedeva più e toccava arrampicarsi con difficoltà, saltando da una roccia all'altra e solo Feo era perfettamente a suo agio, potendo contare sulle sue zampe asimmetriche e sugli zoccoli a tre dita opponibili. Nel senso di marcia opposta, era ricomparsa un paio di volte anche Dice, la prima qualche metro più in basso e la seconda alcuni metri più in alto. Sorrideva con il sorriso tipico del Dahu, le labbra a formare una linea diritta ma a zig zag.
Dopo un lungo cammino, il gruppo si fermò di fronte ad una buia fenditura nella roccia.
Feo lasciò passare Riccardo e Lupo che lo avrebbe accompagnato in quel tratto di percorso. Il Dahu era troppo grosso per riuscire ad entrare.
A quel punto Feo disse: - Buona fortuna piccolo uomo, il futuro del bosco, dei suoi abitanti e di noi Dahu è nelle tue mani. Non possiamo entrare tutti con te, ma ti saremo accanto con il nostro pensiero. -
A quella frase, lunghissima per le abitudini dei Dahu, seguì un momento di silenzio intenso e carico di significato. Poi semplicemente, rivolto a Lupo, Riccardo disse: - Andiamo! - e lo seguì, infilandosi nella spaccatura
Il passaggio era veramente molto stretto e le rocce sospese in alto su di loro facevano veramente paura.
Dopo una quindicina di metri la spaccatura, sbucava in una caverna grande come una stanza, illuminata da un sottile raggio di sole che riusciva ad infilarsi in una piccola fessura in alto, sul lato opposto da quello da cui erano entrati.
Grazie a quel minimo di luce, guardando con attenzione fra le ombre del lato opposto, si vedeva un ombra più scura del resto e fatti alcuni passi avanti, Riccardo scoprì che anche in questo caso, quella che sembrava un'illusione era in realtà un passaggio che si apriva nella roccia. Si avvicinò al passaggio con Lupo al fianco e fatti pochi passi un suono come di qualcuno che si schiarisce la voce fermò i due esploratori a metà di un passo. - mrmrm ... mrmrm ... salve! - fece nuovamente la voce che proveniva da un punto buio sul soffitto della caverna. - Salve! - Rispose Riccardo, dimenticandosi per lo stupore di riabbassare il piede sospeso a metà del passo - Chi c'è lassù? - aggiunse appoggiando finalmente il piede a terra. - Visto che io sono qui da prima del vostro ingresso ditemi voi chi c'è laggiù!? - disse la voce dal buio. - Io sono Riccardo e lui è Lupo, siamo qui per liberare la Regina degli Elfi - Si sentì un fruscio e comparve un grosso pipistrello, che dopo un breve giro attorno ai due si fermò, appeso a testa in giù da una radice che spuntava da una piccola fessura vicino al nuovo passaggio - Io sono Lello il pipistrello, e se le tue intenzioni sono vere: Seguimi! Così dicendo volò verso l'apertura nella parete di roccia davanti a se e aggiunse: - E' il passaggio che porta alla seconda delle tre caverne interne, quella di granito rosso. Questa dove siamo ora, è la caverna grigia, la terza e più profonda è quella bianca. Come è avvenuto in questa, anche nella altre incontrerai gli abitanti delle profondità della montagna. I passi giusti verso il successo della tua missione li hai già fatti non cedendo ai pregiudizi nei confronti di quelli come me, così come accettando l'apparente stranezza dei Dahu e degli altri abitanti del bosco. Lupo, tu ti fermi qui. Ora tocca a me accompagnarlo.
Dopo pochi passi il buio si era fatto così fitto che non riusciva più a vedere le sue mani nemmeno se le portava a contatto con la punta del suo naso. Però poco più avanti continuava a sentire il fruscio del volo di Lello e questo lo tranquillizzava abbastanza mentre gattonava nel buio.
Andarono avanti così per almeno una ventina di metri, il tunnel saliva con una pendenza leggerissima, era come se stessero avvicinandosi al cuore della cima della montagna.
Il fruscio del volo di Lello si era interrotto. Riccardo rimase alcuni secondi in attesa, poi provò a chiamare il pipistrello: - Lello!? Lello!? - non ci fu nessuna risposta - Lello!? Lello!? Silenzio completo. Riccardo incominciò ad inquietarsi. Il buio era impenetrabile e il silenzio lo avvolgeva come se fosse solido.
Sentì la paura mordergli lo stomaco. Fu in quel momento che udì nuovamente un fruscio. Ma non era come prima davanti, bensì proveniva dal buio alle sue spalle. La cosa lo disorientò e provò a chiamare ancora: - Lello!? Lello!? Sei tu? - Il pipistrello non rispose, però il fruscio si era fatto più vicino, ed era come se si fosse allargato sul fondo del passaggio. Come se qualcuno o qualcosa stesse muovendosi adagio verso di lui. Riccardo si stava veramente spaventando. Poi, qualcosa di strano sfiorò la mano destra che aveva appoggiato al terreno davanti a se.
La ritrasse subito. - Lello, ti prego, fatti sentire, dove sei finito? Perché mi hai lasciato solo nel buio? - Nulla, solo il fruscio di prima un poco più vicino. Si era allargato ancora di più, come se tutto il pavimento del tunnel che aveva percorso fino a quel punto fosse coperto di esseri in movimento, verso di lui.
Provò ad abbassarsi verso il terreno per provare se riusciva ad intravedere quello che provocava il fruscio.
Quello che vide non gli piacque per niente.
Odiava i ragni. Lo terrorizzavano e adesso dei ragni, enormi e pelosi, grossi come la sua testa stavano puntando decisi verso di lui.
Di Lello il pipistrello nessun segno, lo aveva abbandonato ai ragni?
Con le zampe anteriori i ragni percuotevano violentemente la roccia del pavimento producendo un forte ticchettio ritmato, che si accorse provenire anche dalle sue spalle, o forse era solo l'eco!? Fece un altro passo all'indietro e gli mancò il terreno da sotto i piedi.
Con un grido precipitò nel vuoto di un pozzo piuttosto largo scavato chissà quanto tempo prima ed in quanto tempo dall'acqua nella roccia. Si sentì perduto. Il volo sembrava non dovesse finire più.
Proseguì nella sua caduta per una dozzina di metri e stava per iniziare a roteare su se stesso quando, improvvisamente, qualcosa fermò la sua caduta. Qualcosa di elastico e resistente. Ci cadde dentro di schiena e rimbalzando come su un materasso venne sospinto verso l'alto. Tornò ad affondare verso il basso e a risalire un poco, era come essere attaccati ad un elastico. Dopo alcuni rimbalzi le oscillazioni si ridussero fino a lasciarlo fermo e un po' stordito in fondo allo strano sacco che lentamente stava risalendo. Qualcuno lo stava aiutando o semplicemente era stato catturato? Da chi? Dai ragni pelosi? - Ma che bel sacco di paura! - La voce di Lello il pipistrello risuonò al di là del sacco, più o meno all'altezza del suo orecchio destro. - Non sempre quello o chi è differente da noi è pericoloso o ha intenzioni cattive.
I ragni in questione, possono apparire minacciosi e sono effettivamente molto diversi da te, a volte possono anche essere pericolosi, ma in genere lo sono solo per chi li minaccia. In questo caso, sono i legittimi abitanti del tunnel e tu per loro sei stato inizialmente un intruso e poi un maleducato perché non ti sei preoccupato di presentarti ed infine un imprudente perché per fuggire da loro hai rischiato di trasformarti in una frittella sul fondo di questo pozzo. Loro cercavano di avvisarti del pericolo, ma tu eri troppo impegnato ad avere paura per rendertene conto, così hanno preparato questa ragnatela e ti hanno ripescato al volo ed ora, ti stanno portando in salvo nel tunnel, così che tu possa continuare la tua missione.
- Ora ti stanno salutando e sono contenti che tu non ti sia fatto male e chiedono aiuto. Vorrebbero che tu li aiutassi a spostare una certa pietra nella caverna rossa che è poco più avanti. -
I ragni pelosi si misero in fila per due e guidarono Riccardo lungo uno stretto passaggio che aggirava il pozzo nel quale era caduto. Dopo una curva il tunnel sbucò in una caverna più grande di quella dove aveva incontrato Lello. Era stata scavata in tempi lontanissimi dall'acqua di una sorgente che sbucava da una roccia molto in alto, scorreva in un piccolo canale, riempiva un laghetto largo un paio di metri e scompariva in una stretta fenditura.
La caverna era tutta di granito rosso e la luce che entrava da un'alta spaccatura, che doveva certamente comunicare con la cima della montagna, la illuminava di tali riflessi da far sembrare le pareti rivestite di fuoco.
- Dovresti spostare quella grossa pietra laggiù, sul bordo del canale dove scorre l'acqua prima di scomparire nella fessura. Per loro è troppo grossa e pesante. Tu, anche se a fatica, dovresti riuscirci. - Riccardo si avvicinò alla pietra, era veramente grossa.
Faticò moltissimo, ma alla fine la pietra cedette di schianto rotolando giù dal bordo del canale con un rimbombo di echi, accolto dal ticchettio e dagli schiocchi dei ragni pelosi che festeggiavano.
L'acqua, si riversò lungo l'antico percorso. Per poco Riccardo non fu travolto dalla corrente. Anche il laghetto si stava svuotando e l'acqua invece che scomparire nella fenditura, aveva iniziato a scorrere sul fondo della caverna, liberando da polvere e detriti il suo vecchio corso e infilando con forza sempre maggiore il tunnel dal quale erano entrati. - Bravo Riccardo! - disse Lello il pipistrello svolazzandogli attorno, sei stato molto bravo. Hai reso un altro grande servizio agli abitanti della montagna e soprattutto ai Dahu. L'acqua che hai liberato tornerà a riempire il pozzo dove stavi cadendo e dal lì imboccando un passaggio sotterraneo tornerà ad alimentare la vecchia sorgente del bosco al quale si andavano ad abbeverare i Dahu. E' una sorgente speciale che rende forti e sani e che non si secca in estate e non si gela in inverno, ora, grazie a te, i Dahu potranno dissetarsi alla sorgente magica e finalmente tornare a ripopolare bosco e montagna.
Inoltre, guarda là, dentro il laghetto che ora si è svuotato cìè un passaggio, l'acqua prima ne impediva l'accesso, ma ora è perfettamente libero. Andiamo!
Man mano che procedevano, la luce si faceva più intensa e la roccia andava cambiando di colore,da rosso a bianco. Il granito lasciava il posto al quarzo. Anche la temperatura si faceva più calda. Il passaggio sbucò improvvisamente ai piedi di una caverna enorme, che certamente occupava tutta la cima della montagna. Era meravigliosa, tutta in quarzo bianco, punteggiata di enormi cristalli trasparenti che riflettevano la luce che arrivava dall'esterno e la scomponevano nei colori dell'arcobaleno moltiplicando all'infinito un singolo raggio di sole.
Era arrivato al centro della caverna quando sentì un sibilo poco più avanti a se. Abbassò gli occhi e senti rizzarsi i capelli. Un grosso serpente lo stava scrutando
- Lello, aiuto! - esclamò a mezza voce, mentre il serpente oscillava leggermente la testa. - Non ti muovere, è uno dei serpenti messi a guardia della grotta dove è prigioniera la Regina degli Elfi. Sono piuttosto aggressivi.
Riccardo, lentamente, sempre tenendo d'occhio il serpente davanti a lui, si guardò attorno. Era pieno di serpenti, e dalla base della caverna continuavano ad uscirne a decine. Riccardo era terrorizzato.
I serpenti lo avevano completamente circondato e stavano stringendo il cerchio.
Quando i serpenti stavano ormai per fare l'ultimo slancio verso Riccardo, un ululato lacerò l'aria azzittendo di colpo i sibili serpenteschi.
- Lupo! - Gridò Riccardo. - Ciao cucciolo d'uomo! - rispose Lupo saltando il cerchio di serpenti con un balzo per fermarsi accanto al ragazzino. Poi, rivolgendosi ai serpenti disse: - Fermi, valorosi figli della caverna di cristallo! - I serpenti sono piuttosto sensibili ai complimenti - aggiunse all'orecchio di Riccardo e continuò ad alta voce indicando il ragazzino: - Questo non è un invasore, è l'inviato del popolo del bosco, lasciate che dopo aver rinnovato la fonte magica, liberi la Regina degli Elfi dalla sua millenaria prigionia ridando un futuro alla vita della montagna, del bosco e dei Dahu!
Riccardo guardava sorpreso Lupo al suo fianco e contemporaneamente i serpenti attorno a lui. Si erano improvvisamente calmati. Solo il primo serpente era rimasto ritto sulle sue spire.
- Perché il tuo destino si compia e la magia che tiene prigioniera la Regina degli Elfi si dissolva devi superare la tua ultima prova. Vincere la paura per noi serpenti, avvicinati e raccogli il cristallo che ho qui appoggiato fra le mie spire.
Era uno splendido cristallo di quarzo, trasparente come ghiaccio. Risplendeva colpito in pieno da un sottile raggio di sole. Rimase come ipnotizzato per un attimo, poi allungò la mano e lo raccolse.
Stringendo il cristallo in mano lo sollevò facendolo brillare.
- Bravo ragazzo! - Sibilò il serpente -Ora lancia il cristallo contro la parete laggiù.
Ubbidì e il quarzo dopo aver attraversato la caverna, colpì i cristalli ad un paio di metri dal pavimento.
Si sentì come un brontolio salire dalla pancia della montagna, la caverna si illuminò come per mille soli, il lato colpito dal cristallo iniziò a vibrare, sempre più forte.
Il brontolio si trasformò in un rumore di tuono al quale si mescolava il suono come di migliaia di bicchieri infranti; erano i cristalli che cadendo a terra liberavano l'ingresso di una cripta dalla quale in uno sfolgorio iridescente uscì la Regina degli Elfi.
Finalmente era libera.
- Grazie per quello che hai fatto per me, per la montagna, per i suoi abitanti e per la sopravvivenza dei Dahu. - Come con l'Elfo Guardiano, le parole della Regina degli Elfi risuonavano direttamente nella sua testa. Hai riattivato la sorgente magica ed annullato l'incantesimo che mi teneva prigioniera nella Caverna di Cristallo.
Ora la montagna con i suoi abitanti potranno prosperare in tutta sicurezza e soprattutto i Dahu torneranno a popolare la montagna ed i racconti degli uomini. Come premio per l'impresa che hai compiuto eccoti un medaglione magico - disse la Regina degli Elfi porgendogli un piccolo disco con inciso la testa di un Dahu.
- Grazie a questo anche dopo essere diventato adulto, potrai rimanere in contatto con il mondo degli Elfi continuando a vedere i Dahu del bosco incantato sulla montagna invisibile. -
Riccardo rigirò il medaglione fra le dita, era il ritratto della felicità. Solo in quel momento si rese conto che doveva essere passato un sacco di tempo da quando aveva lasciato i suoi genitori dopo il pic nic. Chissà da quanto lo stavano cercando. La voce della Regina degli Elfi risuonò ancora nella sua testa: - Non ti preoccupare, tutto quello che accade sulla montagna invisibile è regolato dalla magia ed il tempo scorre con un flusso differente oltre il limite dei faggi nel tuo mondo abituale. Passa da quella apertura e presto potrai tornare dai tuoi genitori che non si saranno accorti della tua assenza perché, grazie all'influsso dell'incantesimo, quelli che per te sono sembrate lunghe ore, nel tuo mondo non sono stati più di una decina di minuti. -
Riccardo sorrise alla Regina degli Elfi.
C'era un passaggio fra due enormi cristalli di quarzo alti il doppio di lui. Magicamente si ritrovarono fuori della montagna.
Perfettamente allineati sullo stesso livello, fronte a fronte stavano Feo e Dice che lo salutarono con un potente evviva, subito imitati da tutti gli altri.
I Dahu lo guardavano sorridenti e Feo lo chiamava: - Riccardo, Riccardo ... -
La voce continuava a risuonare nelle sue orecchie, ma l'immagine dei Dahu si allontanava pian piano sfumandosi in lontananza.
Riccardo aprì gli occhi, i suoi genitori lo stavano chiamando, era venuto il momento di rientrare a casa e lui si era semplicemente addormentato dopo il pic nic. Era stato tutto un sogno?!


Si alzò adagio guardandosi attorno. Tutto un sogno! In lontananza gli sembrò di vedere la cima di una montagna e i Dahu del sogno.
Qualcosa rotolò ai suoi piedi. Lo raccolse, era un medaglione con incisa la testa del Dahu.
Sorridendo Riccardo andò verso l'auto, certo che un giorno avrebbe di nuovo incontrato i suoi amici Dahu e tutti gli abitanti del bosco.


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