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lavoro pubblicato martedì 16 luglio 2013
ultima lettura sabato 16 febbraio 2019

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Luchino e la stella di Valar

di paulnathankesinstone. Letto 585 volte. Dallo scaffale Fiabe

Era un giorno come tanti altri alla fattoria. Luchino poltriva sotto il grande olmo mentre i suoi genitori sbrigavano le faccende. A un certo punto da dietro l’olmo spuntò una lepre. La lepre disse: “Ciao Luchino, ho una proposta da ...

Era un giorno come tanti altri alla fattoria. Luchino poltriva sotto il grande olmo mentre i suoi genitori sbrigavano le faccende. A un certo punto da dietro l’olmo spuntò una lepre. La lepre disse: “Ciao Luchino, ho una proposta da farti.” Luchino si meravigliò di vedere una lepre parlare e gli chiese: “Chi sei tu? E a quale proposta ti stai riferendo?” “Mi presento: sono la Lepre Sbirileffa e vengo dalla foresta di Vavonia, dove i funghi sono giganti e accolgono sul loro cappello i fiori delle ninfee. Alzati da terra Luchino e apri bene le orecchie: se mi porterai la stella di Valar ti ricompenserò con mille galeoni d’oro e ti darò in sposa la più bella delle figlie del re.” “Questa poi!” pensò Luchino “sogno o son desto? Non credo alle mie orecchie!” La Lepre Sbirileffa disse: “Vai a sud e cerca il pastore di giraffe, lui ti dirà cosa fare.” E così come era comparsa, la lepre si volatilizzò all’improvviso. Luchino, che da sempre desiderava compiere eroiche imprese e vivere grandi avventure, salutò i suoi genitori e partì. Cammina e cammina, raggiunse la savana dove tranquille pascolavano le giraffe. “Scusatemi signore giraffe” disse Luchino “non vedo il vostro padrone, sapete dirmi dove si trova?” “Ahimè, Ahimè” dissero le giraffe “il pastore è stato fatto prigioniero dall’ orologiaio che vive in fondo alla grotta Ululina. L’orologiaio vuole il topazio screziolato in cambio della libertà del nostro padrone, ma noi giraffe abbiamo il collo troppo lungo per poter entrare nella grotta. Se solo tu fossi così gentile da andare al nostro posto… “ Così Luchino prese il topazio e si avviò verso la grotta. Una volta raggiunta vi entrò e si orientò nel labirinto di gallerie seguendo il rumore di tic tac degli orologi dell’orologiaio, finché giunse ad una porta. La porta non aveva serrature, ma un incavo la cui forma era inequivocabile. Luchino prese il topazio e lo incastonò nella cavità e la porta si aprì. Luchino entrò nella stanza degli orologi e il pastore di giraffe gli venne incontro con un sorriso radioso: “Mio salvatore! Come posso ringraziarti?” “Vorrei sapere dove si trova la stella di Valar” “Ti sono molto grato per avermi liberato, ma non ricordo dove si trovi la stella di Valar, però puoi provare a chiedere all’orologiaio.” Detto questo il pastore tornò nella savana dove visse felice e contento fino alla fine dei suoi giorni. Luchino cercò tra gli orologi l’orologiaio e lo trovò intento a pucciare una radiosveglia con cucù a pendolo in un grande paiolo. C’era un’insegna con su scritto: “orologi al caramello, orologi glassati, orologi alla panna e pure surgelati”. “Orologiaio” disse Luchino “mi sai dire dove posso trovare la stella di Valar?” “Vieni vieni Luchino e dimentica la stella, qui ho orologi per tutti i gusti! Mangia con me gli orologi e vivrai nel tempo eterno”. Luchino si sedette al bancone e mangiò orologi fino a scoppiare. Passarono gli anni e Luchino, a furia di mangiare, diventò sempre più grande e sempre più grosso, sempre più grande e sempre più grosso, finché non raggiunse con la testa il soffitto della grotta Ululina, e lì, tra pendoli e cucù, vide appeso un diadema scintillante pieno di rubini. “La stella di Valar!” esclamò Luchino, e appena toccò il gioiello Luchino si sgonfiò e tornò alle sue dimensioni originali. Luchino salutò l’orologiaio e con la stella in tasca si mise in cammino verso la foresta di Vavonia. Marciò e marciò, finché non incontrò i funghi giganti. “Funghi” disse Luchino “sapete mica dove posso trovare la lepre Sbirileffa?” Ma i funghi non risposero perché in fondo erano semplicemente funghi con delle ninfee sulla testa, o almeno, tutti tranne uno che solo soletto piangeva in un angolo. Luchino si avvicinò e chiese: “Che ti succede amico?” Il fungo tirò su un moccicone col naso e ribatté: “Piango perché la strega Zizzirilla ha rubato la mia ninfea, che era la più bella di tutte” “Non ti preoccupare, andrò io a riprendere la tua ninfea, mi devi soltanto dire dove trovare la strega” “Guarda Luchino, non ti puoi sbagliare: la strega vive sul picco più alto dei monti Sbabbarablà al di là della foresta” Luchino prese e si avviò verso i monti Sbabbarabblà. Luchino scalò e scalò, si arrampicò e si inerpicò, finché giunse a destinazione. Ma al posto della strega Zizzirilla trovò ad aspettarlo la lepre Sbirileffa. “Finalmente Luchino, a lungo ti ho atteso. Mi hai portato la stella?” “Frena, aspetta un secondo. Sai dirmi dov’è la strega Zizzirilla? Mi serve la ninfea del fungo gigante che piange. “ La lepre Sbirileffa fece la linguaccia a Luchino e si trasformò in una vecchia curva e decrepita dal naso adunco: “La strega sono io! Adesso dammi la stella di Valar e scegli: la ninfea o i galeoni d’oro e la figlia del re. “ Luchino si fermò a meditare; pensò e calcolò, ponderò e computò, poi scelse: “La ninfea”. Luchino si caricò il grande fiore sulla schiena, salutò la strega e ridiscese fino alla foresta di Vavonia. Portò la ninfea al fungo triste, e come per magia il fungo si trasformò e comparve al suo posto il re; la ninfea si trasformò e comparve al suo posto una bellissima principessa; la foresta si trasformò insieme ai funghi giganti e comparvero al loro posto la reggia e i sudditi di tutta Vavonia. Fu allora che da dietro un torrione del maniero regale fece capolino la lepre Sbirileffa che annunciò ufficialmente e in pompa magna: “Al qui presente Luchino, che si è dimostrato il più meritevole tra i paladini, andranno in premio i mille galeoni d’oro e la mano della figlia del re.” “Urrà! Urrà!” urlarono i sudditi di Vavonia. Luchino prese in braccio la bellissima principessa che in fronte indossava la stella di Valar e insieme viaggiarono fino alla fattoria dove si sposarono sotto il grande olmo e dove vissero per sempre felici e contenti.



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