ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.499 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 57.540.171 volte e commentati 55.650 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato mercoledì 10 luglio 2013
ultima lettura mercoledì 21 ottobre 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

La Repubblica dei pentiti

di Winter96. Letto 787 volte. Dallo scaffale Attualita

Pubblico questa mia serie di pensieri, del giorno immediatamente seguente le parole di Lele Mora nell'ambito del processo cosiddetto "Ruby bis". L'articolo può essere letto nella sua versione originale su red-is-the-night.blogspot.it

Tante notizie hanno occupato i telegiornali di ieri, ma due avevano un elemento in comune: i pentiti.
La prima riguarda le dichiarazioni rilasciate in mattinata da Lele Mora, ex-agente delle celebrità del piccolo schermo, ora presunto ruffiano di un ex-Presidente del Consiglio, ai magistrati che stanno indagando sul suo coinvolgimento appunto nelle "cene eleganti" di Arcore, cui avrebbe, secondo l'accusa, portato giovani ragazze al fine di soddisfare i desideri sessuali di Silvio Berlusconi. Ora, Mora, dopo aver continuamente dichiarato, per i 26 mesi e le 50 udienze precedenti a quella odierna, di non aver mai visto nulla di meno che decoroso a quelle serate, se ne è oggi uscito dicendo che a casa del Cav avvenivano scene di "abuso di potere, dismisura, degrado" e che aveva deciso di renderlo noto al giudice perché "si era stancato di mangiare gli avanzi". Si è quindi, di fatto, pentito.
Queste parole sono poi state riprese, dall'interno dell'aula di Tribunale, dai giornalisti, che le hanno poi mandate in onda al TG, allegandovi un'intervista ottenuta dallo stesso Mora all'uscita del palazzo di Giustizia. E qui viene il bello. Ai giornalisti ha, infatti, fatto sapere, con una modestia quasi commovente, che Berlusconi "non ha sicuramente bisogno di un uomo come me per andare a letto con una donna". Quest'uomo, dunque, ex-agente delle star televisive, è addirittura riuscito a pentirsi del proprio pentimento.
La domanda che sorge spontanea è: perché l'ha fatto? Cosa ci guadagnava Mora da un comportamento del genere? La mia risposta, altrettanto spontanea, è che volesse mandare un messaggio al principale indagato di quel processo, vale a dire il famigerato ex-premier. In un passaggio del quarto libro di A song of ice and fire, un George R.R. Martin in grande spolvero, dopo aver esposto le lamentele della regina a causa dei comportamenti ribelli del suo sottoposto Sandor Clegane, detto "il Mastino", mette in bocca a ser Kevan Lannister le seguenti parole: quando un cane diventa cattivo, la colpa è del padrone. Ciò che viene, quindi, quasi automatico pensare è che Mora abbia deciso di rilasciare queste dichiarazioni all'unico scopo di lanciare a Silvio Berlusconi un messaggio del tipo "se affonderemo, lo faremo insieme", sperando quindi nell'aiuto degli avvocati di quest'ultimo, i quali già non sanno più cosa inventarsi per risolvere i problemi causati dai vizietti del loro capo.
È dunque questo il primo rischio dei pentiti: che il loro pentimento non sia sincero, ma che sia solo un modo per ricattare i pezzi grossi di una qualche organizzazione criminale, per far sì di ottenere da loro una ricompensa di qualche tipo per il loro silenzio; per poi essere ritrattato una volta raggiunto il proprio scopo.
La seconda notizia ha a che fare con il MoVimento 5 Stelle, il quale, già dalla V maiuscola, fa pensare, ad un soggetto malizioso come il sottoscritto, all'espressione mo' vi mento, che non è esattamente il massimo per un organismo politico (sia mai chiamarlo partito), seppur il gioco di parole sia apprezzabile. Si legge, infatti, sul numero odierno de l'Unità, come anticipato dai telegiornali di ieri, che l'onorevole Fabiola Antinori ha lasciato il gruppo parlamentare dei Cinque Stelle al Senato per passare al Gruppo Misto, allegando come testamento - anche questo, mi vien da pensare, a cinque stelle - che il MoVimento è diventato un partito personale, un sistema di fedeltà di tipo feudale che respinge o espelle chi dissente, chi non si allinea. La senatrice Antinori si va ad aggiungere a quell'ampia schiera di grillini che si sono, negli ultimi tempi, pentiti di aver creduto nell'internettiano Führer sovrappeso. Dovrebbe, dunque, andar tutto bene, senonché queste persone saranno mantenute a spese dei contribuenti a 2500 euro al mese, sempre che non decidano di uniformarsi agli altri partiti e percepire tutti i circa 10mila euro di stipendio, ai quali andrà, in ogni caso, aggiunta la diaria. Con ciò non si vuole assolutamente minare la possibilità dei parlamentari di cambiare schieramento, bensì far loro notare, pro memoria tempore, che i loro elettori non sono eccessivamente felici di queste azioni, e che quindi dovrebbero prestare più attenzione nella scelta dei soggetti con cui scendere in campo prima di conquistarsi l'agognata poltrona.
Il secondo pericolo dei pentiti è, di conseguenza, quello che continuino, anche dopo il pentimento, a causare "problemi" al prossimo, anche se in altro modo.
Per esplicare al meglio il terzo problema, dovrò appoggiarmi ad una notizia risalente ad uno ieri inteso in senso lato. A seguito, infatti, di una soffiata, fornita dai pentiti per eccellenza, vale a dire quelli di mafia (ad onor del vero, camorra), l'allora celebre presentatore Tortora venne arrestato per associazione per delinquere e passò alcuni anni in prigione, fino ad essere poi assolto. L'autore della soffiata ammise esplicitamente di aver mentito solo l'anno scorso, a circa 30 anni dall'accusa.
Va da sé che il terzo problema dei pentiti è che dichiarino il falso, sapendo di farlo, solo per ottenere la possibilità di rifarsi una vita da zero che lo Stato offre ai "collaboratori di giustizia". In quest'ultimo ambito, riconosco l'importanza di chi decide di cambiar vita, ma a volte sorprende la facilità con cui costoro vengono creduti.
A tutto ciò si vanno ad aggiungere molteplici altri fatti, tra cui le ex-spie che si riscoprono hacker e rivelano al mondo le violazioni della privacy, nonché i molteplici condoni perpetrati con stoica fermezza nel nostro Paese durante il ventennio berlusconiano - non violento quanto quello fascista, ma altrettanto famigerato.
In conclusione, sarebbe meglio se la società odierna si fermasse, come già detto a proposito dei politici, a pensare prima di compiere un'azione. Se lo facessimo, magari non ci sarebbe più bisogno di arrovellarsi su come battersi il petto dicendo mea culpa.


Commenti

Non ci sono commenti disponibili al momento.


Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: