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lavoro pubblicato mercoledì 10 luglio 2013
ultima lettura domenica 25 ottobre 2020

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

La borghese annoiata

di marco111. Letto 5135 volte. Dallo scaffale Eros

Due settimane prima mi ero licenziato, dopo tre giorni in Sicilia, un fine settimana tra le discoteche palermitane a fine novembre, la mia prima volta al sud con l'intento di un improbabile primo rapporto sessuale con una meridionale, cosa puntualmente.....

Due settimane prima mi ero licenziato, dopo tre giorni in Sicilia, un fine settimana tra le discoteche palermitane a fine novembre, la mia prima volta al sud con l'intento di un improbabile primo rapporto sessuale con una meridionale, cosa puntualmente non avvenuta, decido di partire per Berlino. Naturalmente, i miei viaggi hanno un'unico fine, come ben si può immaginare, davanti alla più imponente delle meraviglie storiche, sarei capace di focalizzarmi sui piedi smaltati denudati dal tacco della prima donna mediocre che mi capita a tiro, fantasticando piuttosto, sul percorso storico che hanno intrapreso quei piedi e se siano stati oggetto di feticismo, di fatto, presumo di dedicare un buon quaranta per cento delle mie risorse, economiche, fisiche, temporali, intellettuali, determinato al consumo spasmodico di femmine.
Volo breve, più il tempo passato in aeroporto che in quota, per la cifra spesa, il mio albergo si presenta in buone condizioni, in verità, la cifra viene drasticamente ridotta, subito dopo aver intravisto la ragazza delle pulizie in fondo il corridoio, apro la porta e lancio il trolly senza mettere piede in camera, la mulatta delle pulizie che si allontana non deve dileguarsi dalla mia vista, la rincorro con passo spedito e disinvolto, gira l'angolo, mi avvicino ancora, la richiamo, sorry !! Con leggero sorriso mi presento, oltre alle tette enormi, osservo il suo nome nella targhetta, nel mio very very bad english mi sono costruito e memorizzato delle domande da autentico automa, ma potrei benissimo scambiarle reciprocamente con una delle tante proposte squallide che, nella mia timidezza ambigua, non ho difficoltà a manifestare, non tanto uno scambio dovuta all'incomprensione delle parole che vado recitando, quanto la foga di dovermi esprimere nell'ignoranza abissale per una lingua. Tuttavia, ho avuto modo di meditare durante l'inseguimento, arrivo preparato, le chiedo se conosce la città, immagino la risposta sia affermativa, dice di lavorare a Berlino da soli quattro mesi e non è uscita molto, in ogni caso la domanda successiva arriva tempestiva: Marisol dopo il lavoro ti va di uscire con me ? Muove le labbra, forse è imbarazzata, osservando attentamente sono le labbra della fellatio per eccellenza, me la vedo ricoperta di sperma colante, un ottimo costrasto sulla pelle nera, quasi seccata mi risponde no, penso: troia !! Penso: Da quanto non vedi un cazzo ? E mi vieni a dire no ?
Non insisto, la saluto toccandole con leggera pressione il braccio, cercando una sensazione a contatto con la sua pelle, ma in particolare per fargli intuire che l'unica cosa di buono in lei è la fessura che casualmente la natura gli ha donato, inoltre, un piccolo bacio sulla guancia, per il quale, prontamente faccio uscire leggermente la lingua per leccarla, il giusto da evitare se ne accorga, e se ne va come impaurita, bè, forse qualcosa ha percepito, ma quando staccherà dal lavoro, si masturberà pensando a me, perlomeno così mi piace pensare.
Mi preparo, esco, dopo due tentativi andati male, me ne torno in albergo, il giorno successivo cerco di abbordare per la strada, per quanto credo sia più facile, mi trovo più a mio agio nell'oscurità della disco, arriva notte, nella mia natura vampiresca, assetato di odore e fluido vaginale, mi sposto dentro e fuori da un locale all'altro, vado a ballare, si fa per dire. Da perfetto disperato rivolgo i miei sguardi sadici ad ogni ragazza che mi passa davanti, nella speranza vi sia anche una sola interessata, niente !! Ballo, mi intrometto tra due di loro, quasi in automatico si spostano, penso: troie !! Seduto in un divanetto da mezz'ora, scocciato, prontamente un'occhiata al bigliettino degli appunti dei nomi e indirizzi della vita notturna, appositamente preparato come sempre prima dei miei viaggi, leggo brenvoly, disco brenvoly. Mi dirigo sotto il freddo berlinese di inizio dicembre al brenvoly che dista non oltre i quattrocento metri, è una disco delle più in voga, cosa che apprezzo ma che vorrei evitare, preferisco qualcosa di spartano dove approcciare in modo spartano, nonchè trovare una spartana, di sofistico ne ho le palle piene, più correttamente, la boriosità psichica delle femmine altezzose non danno modo di scaricare i testicoli, cosa fondamentale per un'uomo perennemente affamato, ad ogni modo, il freddo e l'ora tarda mi incentivano ad entrare. Il mio stimolo all'approccio è ridotto ai minimi termini, l'espressione cupa delle ragazze pare essere una tacita regola interna, pista da ballo pressochè inesistente, tutto è configurato per rendere più statico e composto possibile ogni individuo, quasi alla ricerca di una malsana soggezzione, la costruzione d'immagine è una parola d'ordine, prendo un drink, passo ben quaranta minuti seduto in uno sgabello scomodo lungo il banco del bar, mi alzo ed entro in una stanzetta più intima dalle luci soffuse, mi appoggio ad una colonna con il bicchiere vuoto, guardandomi intorno noto una situazione particolare, in uno stretto corridoio che porta ad un solo tavolo, vi è una donna appariscente seduta che osserva dritta verso me, nessuno intorno a lei, se non l'uomo composto in piedi che osserva nella stessa direzione, non è un composto classico, lo è nel senso di attento, vigile, come fosse un'uomo in uniforme, ecco, un bodyguard. Rimango attratto a tal punto da puntare la regina dai capelli voluminosi senza scostarmi, il linguaggio del mio corpo parla chiaro, voglio che sappia che sono a sua completa disposizione, guardami sono tuo, ti è sufficiente un solo cenno. Dieci minuti e mi disilludo, mi siedo e ordino nuovamente analcolico, sono di spalle, ma lo specchio della parete mi permette di fissare ancora la misteriosa donna, ancora due sorsi e me ne vado, dopo aver distolto lo sguardo per qualche secondo, mi giro e vedo l'uomo imponente girato e inclinato ad ascoltare la donna, si alza e si avvia all'uscita di quel tunnel corridoio, si accosta a me fin troppo, il banco è vuoto, il buon senso vorrebbe che la distanza tra noi fosse maggiore, parla con il barista, il quale gli consegna un secchiello con del ghiaccio e del vino, si gira verso di me, mi parla, non comprendo una sola parola, gli chiedo di esprimersi in inlglese, mi fa attendere un'attimo, ritorna da lei, subito dopo si ripresenta con un bicchiere di vino bianco e mi fa segno di seguirlo, mi riaccendo in un istante, arrivati a metà corridoio, l'uomo mi indica di proseguire come si fa per dirigere i flussi di massa, una volta al cospetto di sua signora, lei per prima mi accoglie porgendomi la mano e chiedendomi di sedere, eccitato eseguo gli ordini, brindiamo.
Mi presento, cosa che lei non fa, non ci capiamo per niente, per certi versi meglio così, non sembra comunque interessata a parlarmi, mi fa una carezza nel viso, vuole forse farmi intendere che non dobbaimo scambiarci i ruoli, è lei che prende le decisioni, e non sarò io a protestare, l'idea della padrona e del suo schiavo mi ha sempre attizzato. E' una donna matura, supera la cinquantina, ho sempre desiderato sbattere una donna «vissuta», farla godere, a maggior ragione una giunonica borghese, è molto elegante, ingioiellata come poche, curata nel dettaglio, odora di vintage, l'apoteosi, mi sono più volte immedesimato nel toy boy mantenuto, qui ci vedo una concreta possibilità. Alza la mano per richiamare l'attenzione del bel imbusto, dopo essersi parlati, lui mi chiede la mia tessera di pagamento ed esce, passano altri minuti, a differenza sua faccio finta di guardare altrove, ma non posso staccare gli occhi dalla sua divina scollatura, i grossi seni, le rughe nella loro attaccatura, l'espressione di colei che mi rassicura sul fatto che avrò modo di beneficiare del suo corpo. Prende le sue cose e le consegna a me, mi fa alzare con la borsa e il suo cappotto a parti infoltito di pelo, vuole che la seguo, dal didietro è una meraviglia, un passo iper sexy, è abituata ad essere servita e riverita, a me il suo atteggiamento non infastidisce, conosco uomini che l'avrebbero eliminata all'istante, invece io l'altezzosa e la pretenziosa la scoperei più volentieri, perchè è generalmente una debole, è più esposta a problemi, ed è per questo motivo che la sbatterei piacevolmente con forza.
All'uscita è già tutto pagato, alza un braccio all'altezza delle spalle, non capisco, mi guarda come per chiedermi cosa aspetti, giusto, devo aiutarla ad indossare il cappotto, mi prende per mano, ad aspettarci fuori una limousine, l'autista apre la porta alla regina ed il suo re, per quanto lussuosa sia internamente, io non ho altro che la sua fica in mente, potrei leccargliela e assaporare per ore senza scostarmi in dolce attesa che si bagni, potremmo consumare qui, mentre l'auto corre per le vie della città, potrei poi dire di aver scopato gratuitamente per tutta Berlino e rimarrei coerente. Niente, lei non mi lancia alcun segnale, si limita a tenere la mano nelle mie ginocchia, per un'attimo penso di essere vittima di un adescaggio per scopi macrabi, dico a me stesso che forse è giunto il momento di guardare meno film. Mi chiede di versarle un super alcolico dal frigo bar con del ghiaccio tritato, ne assaggia un sorso e mi allunga il bicchiere senza degnarmi di uno sguardo, mi convinco sempre più essere solo uno dei suoi tanti capricci, un numeretto di serie pronto a soddisfarla, scontato per lei che un'uomo si prosti ai suoi piedi, nel suo mondo egocentrico recondito nessuno al di fuori di lei ha una dignità di esistenza, più lei è persuasa dalla sua stessa realtà, più mi intriga assecondarla,più ambisco a divorare la sua carne mentre lei guarda impassibile. Sono quasi le quattro di mattino, credo di essere appena fuori città, percorso un tratto di strada che attraversa un parco fitto d'alberi secolari, ci fermiamo, riprendiamo la corsa ad agio su malto ghiaioso, superiamo un maestoso cancello in ferro battuto, su e giù per collinette dal prato inglese, ci arrestiamo e l'auto si spegne, sento aprirsi la porta dell'autista, apre la nostra, il re e la sua viziosa regina escono, l'auto se ne va, mi ritrovo con lei davanti ad una serie di capitelli, mi prende per mano, scendiamo giù verso una scalinata di granito, apre un cancelletto dal classico rumore ossidato, circostanza tetra, vuoi vedere che la signora collezziona cadaveri. Percorriamo un lungo corridoio lastrato di marmo lucido interamente illuminato, che amplificano il frastuono dei suoi tacchi, l'unico accessorio che gli farei indossare mentre la sbatto a dovere. Saliamo con un ascensore con semplice tasto, si ferma e appena aperto rimango sgomento, forse un castello, una villa ottocentesca, l'immensa sala dagli ornamenti in oro, tapezzata con enormi oli su tela, e più di quanto sfarzoso si possa immaginare, mi porta verso l'entrata dalla lunga scalinata, mi guarda e sorride quasi maleficamente, quel sorriso costruito a bocca spalancata da spaccona, e oltre al mio uccello, sempre più sale il mio interesse per le sue intenzioni.
Si materializza un'uomo con accappatoio dall'età andante, ci guarda dall'alto della gradinata, penso: il marito ? Un bel triangolo ?
Saliamo, la regina grida un nome, almeno credo, Mambasi !! L'uomo storge la testa inteso come benvenuto, non apre bocca, si gira di spalle, entriamo in una stanza con baldacchino francese, mentre lei entra in uno dei due bagni posti lateralmente, il vecchio mi fa sedere comodamente nel divanetto, sento nuovamente gridare lo stesso nome, questa volta dalla bocca di lui, quasi incazzato, Mambasi !! Mambasi !! Sono confuso ed eccitato, sono più di un'ora che cerco di capirci qualcosa, attendo, non manca poi così tanto. Il tempo scorre abbondante, sono rimasto solo nella stanza, ci vogliono le cinque di mattino perchè si presenti la regina, con i capelli raccolti, indossando solo intimo nero in parte pizzato, con tacchi laccato rosso lunghi sino metà polpaccio, l'espressione è pretenziosa, mi ignora del tutto, si distende al centro del letto e pratica dell'autoerotismo con silenziosi gemiti, si strofina, ora mi guarda con occhi profondi, vuole catturare la mia anima, se potesse risucchierebbe avidamente l'essenza di ogni uomo, vuole provocarmi stimolando in me potente libido, proprio non posso rimanere inerte, mi avvicino, di scatto tende le braccia e mi punta il dito contro indicandomi di rimanere al mio posto. Dai capelli sfila un piccolo fallo in plastica con il quale tiene raccolti i capelli, si unge l'ano con del lubrificante, si gira con le gambe verso di me, sposta le mutandine e se lo infila leggermente, il giusto da fuoriuscire, ripete l'azione più e più volte, per poi con un colpo introdurlo del tutto e rilasciarsi al piacere, ecco che rientra il fortunato uomo, e all'improvviso un giovane ragazzino di colore, Mambasi deduco, si spogliano entrambi, Mambasi ha una mazza come pochi, fisico asciutto, del tutto depilato, non è meravigliato della mia presenza. La regina si raccoglie nuovamente i capelli con il fallo e scaraventa con cattiveria verso Mambasi, forse per il suo ritardo, una maschera bianco lucida in lattice con dei fori su bocca e occhi, la raccoglie e prima di infilarsela mi guarda con un sorriso fugace, immagino per lui dev'essere pane quotidiano. E' la prima volta che provo uno stato di eccitazione complementare all'ilarità, sorrido guardando questo ragazzino black and white, pelle scura e maschera bianca, sarà mica voluta dalla padrona la cosa ? Certo che si, lei è li che nella sua giornata passiva dedica il tempo a pensarle tutte, dovrò aspettarmi ancora molto ? Affermativo, il negretto sembra già essere istruito, leva il tanga all'imperatrice e se lo indossa malgrado non aderisca al corpo esile, sorretto tirandolo fin sopra la sua mazza dai venticinque centrimetri, lei non guarda, attende che gli venga procurato quanto tacitamente richiesto, non si esprime, non deve chiedere, sono gli altri che devono preoccuparsi di comprendere e soddisfare le sue esigenze senza dover pretenderne delle manifestazioni, nossignore, lei è la sovrana, sua maestà dalle voglie spinte. Il bavoso, così chiamerò d'ora in avanti l'uomo, è attento osservatore, in piedi con le mani dietro la schiena, spostandosi all'occorrenza e scrutando ogni più piccolo dettaglio, ogni tanto menandosi quel che resta del suo pisello affiappito. Non appena la regina ha trovato le forze per mettersi a pecorina, il bavoso fa segno al negretto di castigarla, e senza pensarci due volte va giù con una sberla nel culo a piena mano, gli chiede di ripeterlo in serie, e giù di sberle a ciclo continuo terminato dalle forti grida dell'imperatrice, il rossore alle sue bellissime natiche mi incentivano a mettere mano a ciò di quanto ho più caro, e mi trastullo per un'attimo. Si prende in mano l'enorme pisello del negro e se lo punta nella fica folta di pelo, non vedo bene, pare che muova il glande tra le sue fiorenti labbra vaginali, un'attimo solo e se lo conficca tutto in un ansimare liberatorio, la sbatte per bene, lei si gira, si alza leggermente, lo abbraccia per la schiena e lo porta giù con lei, alza le gambe in aria e mentre si fa penetrare lo sculaccia pretendendo un ritmo spedito, avvita poi le gambe su di lui nella schiena intento ad affondare con colpi più decisi, non contenta, con una mano gli afferra il collo e mi guarda, cercando più stati di eccitazione, sente il bisogno di essere osservata, vuole essere scopata con gli occhi dei suoi spettatori, lei è prigioniera del suo stesso esibizionismo privato, il bavoso non basta, vuole un'intero stadio con gli occhi fissi su di lei, vuole essere desiderata da migliai di cazzi nello stesso momento, lei desidera un corpo dalle mille fiche, ora comprendo, nella sua condizione sociale ed economica, il suo nemico più grande è la dannata noia, la noia che la pervade nella formalità che richieda la sua posizione, si, necessita di evasione la buon gustaia borghese del black gran cazz.
Gli ordina di fermarsi, nel suo splendore stagionato, la principessa si libera rotolando ai margini del letto, allunga una mano verso il comodino aprendolo, impugna un dildo dalle dimensioni notevoli con rispettiva cintura, lo indossa, viene aiutata dal vecchio bavoso a tirarlo il più possibile, in modo tale sia ben rigido, gli toglie la maschera avvolgente, il negretto si avvicina con espressione pietosa, muove la testa scongiurandola, ansimando tenta di abbracciarla, la implora baciandogli le mani, ma lei sorride sadicamente, poggia aperta l'intera mano sul volto sudato del suo schiavetto, si avvicina con la bocca al suo orecchio, shhhhh, e con forza gli spinge la testa verso la testiera del letto, lo mette a pecorina, nella sua disperazione geme facendo pressione con la testa sul cuscino, cerca di evadere come può, lei affonda senza troppi accorgimenti, lo sbatte tenendo la testa all'indietro con gli occhi chiusi, il suo desiderio di simulare l'uomo che la fa godere pervade l'intero corpo, abbracciandola in un leggero tremore, nella sua perversione, vuole provocargli maggiore dolore, facendo uscire il fallo completamente e con violenza infilarglielo con dei colpi secchi, sodomizzato e straziato si distende rimanendo immobile.
Scorre in fretta il tempo, sottopormi a una tale sofferenza senza poter degustare è autentico autelesionismo, dopo essersi ripreso, nella frenesia dei colpi inflitti dal negro sono caduti dal letto, non c'è il tempo per risalire, sono nel pieno del godimento, mi sposto e sempre in compagni del bavoso, tifiamo tutti e due per il negro, che spontaneamente per la prima volta pare ci metta del suo nella scenografia, la prende per i capelli e gli sbatte la mazza in faccia ripetutamente, lei è visibilmente stanca, sembra ormai appagata, ma il giovane vuole condurre un pò il gioco, la prende per la caviglia e la tira avanti e indietro per la stanza, lei cerca di reagire infastidita ma non riesce a liberarsi dal piccolo bastardo, ed io con il bavoso ce la godiamo, d'altra parte sono incazzato, cercava solo egoisticamente la mia presenza visiva.
Ho come l'impressione che il comportamento del ragazzo sia dovuto ad una frustrazione subita da ormai lungo tempo, stà chiedendo di essere lasciato in pace, e lo fa a modo suo, il bavoso interviene ordinandogli di uscire, l'autorevole donna rimane stesa a terra sfinita, piange esternando qualcosa che non capisco, forse un'intera vita di insoddisfazioni, lui mi chiede di uscire, mi accompagna alla lemousine e mi lascia 500 euro, mi fa intendere di dimenticare quanto avvenuto e mi saluta. Mi faccio lasciare di fronte al mio albergo, scendo e in quel momento entra la ragazza mulatta delle pulizie che mi addocchia simpaticamente forse per via dell'auto, salgo in camera mia, mi faccio una doccia, mi distendo e guardo il soffitto ripensando all'esperienza appena vissuta, non passa molto che bussano alla porta, penso: un sicario alla mia porta, vogliono la certezza del mio silenzio tombale, penso: ogni occasione è buona per smettere di guardare film in quantità industriale. Sento una voce esile, apro, la negra, si, la negra delle pulizie, non fa tempo a chiedermi di entrare che la faccio accomodare, mi guarda con un sorriso interessante, aspetto le sue parole, mi propone di uscire la sera, accetto, serata divertente, mi fa alcune domande, ho capito da subito, cerca di sondare il terreno, vuole capire se sono un benestante, e io disinvolto cercando di apparire attendibile senza troppe arie, mi spaccio per un magnate dell'alluminio, così giusto per stare sicuri che non ne capisca granchè di un settore che è solo per pochi addetti. Cade in pieno nella trappola, le chiedo di venire da me, domani riparto nel primo pomeriggio, arrivati tento l'approccio fisico che lei da brava puttana opportunista non eviterà, la bacio e mi da piena disponibilità, l'ambiente si riscalda di foga sessuale, sente la pressione addosso, cosa deciderà ? E' astuta la mulatta sgualdrina, gioca sulla circostanza, un'attimo prima di penetrarla, mi chiede di portarla con me, dice che vorrebbe tanto stare con me, domani stesso vuole partire, l'occasione di conoscere un magnate non è poi da tutti i giorni pensa, o la va o la spacca, casomai la fica torna come nuova. Ad ogni modo, è palesemente stupida, non è scaltra come dovrebbe, gli dico che forse è meglio che ci fermiamo qui, così che tra un minuto quando gli dirò di si, sarà un sì credibile e si donerà interamente a me. Aspetto che lei ora insista, lo fà, faccio passare trenta secondi e fingo di accettare, ed ora la tua fica a me negra !!!
La mattina seguente, va a prepara le sue cose e ci diamo appuntamento al bar di sotto, appuntamento al quale naturalmente non mi presenterò, la puttana merita di lavorare a vita.



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