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lavoro pubblicato mercoledì 10 luglio 2013
ultima lettura domenica 18 ottobre 2020

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Il Governo delle illusioni

di Winter96. Letto 734 volte. Dallo scaffale Attualita

"La democrazia è il peggior sistema di governo, eccetto quelli provati finora." (Winston Churchill)

Da ormai cinquant'anni a questa parte, il mondo ha dovuto, a seguito degli orrori perpetrati durante la Seconda Guerra Mondiale, cambiare il proprio sistema di governo, passando da uno di tipo sostanzialmente autoritario ad uno di impronta democratica.
Valore base della democrazia è quello della libertà, della quale, secondo un adagio di uso ormai comune, si capisce l'importanza solamente quando la si ha perduta. E dunque noi, uomini liberi, in quanto viventi in un regime democratico, siamo davvero sicuri di avere capito quale sia l'importanza della libertà?
È scoppiato, qualche giorno fa, un grosso scandalo negli Stati Uniti, dovuto alle rivelazioni di alcuni illuminati utilizzatori di quelle meraviglie della tecnologia che sono i computer, e che da un po' di anni a questa parte ci vengono vendute come icone del libero pensiero. Ora, questi pentiti, perché stavolta di pentiti esattamente si tratta, sono ex dipendenti della NSA, i quali hanno deciso, non si sa come, non si sa perché, di denunciare lo sfruttamento dei dati personali degli utilizzatori della Rete da parte della Casa Bianca, che a sua volta si avvale di intermediari quali Google, Facebook e compagnia cantante. Vi sono ovviamente stati interventi di biasimo e dissenso dalla comunità internazionale nella sua completezza, tanto che addirittura l'Unione Europea, tra un monito all'Italia e un taglio degli aiuti alla Grecia, ha trovato il tempo di sbandierare il fatto che, nei prossimi mesi, chiederà conto di ciò all'amministrazione Obama (come se i rimproveri di una Merkel o di un Letta avessero la capacità di turbargli il sonno).
Ciò che, secondo me, ha maggiore rilevanza in questavvenimento di cronaca sono le riflessioni che fa scaturire in una mente avvezza al contatto con il potere, che andremo ad analizzare in seguito, e che minano alla base il concetto attualmente diffuso di libertà e, di conseguenza, come è stato detto sopra, di democrazia. Oggetto di queste meditazioni sono: il ruolo dell'individuo, l'uguaglianza dei cittadini e, in quanto diretto scatenatore delle riflessioni, la privacy.

Il ruolo dell'individuo
È opinione comune, di questi tempi, e in aumento nei giovani e giovanissimi che la libertà riferita all'individuo sia la possibilità di comportarsi come meglio crede, non solo senza dover rendere conto a nessuno, ma senza neppure doversi minimamente preoccupare della reazione che il proprio prossimo potrebbe avere alle nostre parole o azioni.
Ebbene, comportamenti di questo tipo sono lesivi non solo della democrazia, ma di qualunque altro tipo di convivenza sociale e, conseguentemente, politica. Ciò deriva dal fatto che l'uomo totalmente libero non è quello che vive in una democrazia, sia essa evoluta come gli Stati Uniti o un po più arretrata come quella italiana, ma l'uomo che vive da solo, senza il minimo contatto con il mondo esterno e con i suoi simili.
Requisito fondamentale, infatti, della formazione di una comunità sono le regole, vale a dire vere e proprie limitazioni della libertà, dovute al fatto che l'uomo tende a minare, a causa di interessi personali più o meno effimeri, la sicurezza comune. Una società in cui non vi sono regole, come quella sperata dagli anarchici, oppure una in cui ogni uomo è completamente libero, auspicata da una parte consistente della popolazione italiana, guidata da desiderio di rinnovamento, incarnato da guitti e intellettuali da operetta, o è abitata da dei, o è nel caos. E nel primo caso, non riguarda le nostre analisi, mentre nel secondo sortisce esattamente l'effetto opposto di quello che la politica dovrebbe sortire.
Con questo non si vuol, però, dire di obbedire ciecamente alle regole o di accettare qualsiasi legge senza prima averla valutata, in quanto la democrazia richiede partecipazione popolare, che consiste esattamente nel comprendere quali leggi sono adatte allo Stato in cui si vive e quali lo sono meno, e dare la propria fiducia ai fautori delle prime, negandola a quelli delle seconde.


L'uguaglianza dei cittadini

Principio fondante della giustizia nei regimi democratici è l'uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, sancita nellArticolo 3 della nostra Costituzione e addirittura scritto in tutti i Tribunali della Repubblica.
È dunque nata, in una frangia della cittadinanza, l'opinione che tutti gli uomini siano uguali per nascita, e non solo davanti alla legge, e gli intellettuali di riferimento di questa parte di popolazione hanno poi imboccato uno o due leader carismatici, portandoli a proclamare che, in virtù dell'uguaglianza naturale (badi bene naturale, non giuridica) degli uomini, ogni cittadino avesse le abilità necessarie a contribuire in maniera attiva al governo dello Stato in cui vive. Che poi, nella realtà, l'uguaglianza naturale non sia mai stata proclamata, non importa, in quanto è idea di fondo di chi propone di mandare la gente comune nei palazzi del potere.
La posizione di queste persone è stata definita, dai protagonisti della scena politica nella quale esse sono entrate di prepotenza, populista. Ciò potrebbe sembrare unicamente l'estrema difesa della vecchia politica, che non accetta il turn over generazionale e che fa di tutto a patto di poter difendere i propri interessi personali. In realtà, per una volta, gli attori sgangherati dello spettacolo politico attuale hanno ragione.
Populista è chi offre alla cittadinanza false speranze, sogni irrealizzabili. E quello dell'uguaglianza naturale è, di fatto, un sogno irrealizzabile: qualunque uomo, infatti, comprende bene che una ragazza bassa, magari anche con i fianchi larghi, ha decisamente meno speranze di lavorare come fotomodella rispetto ad un'altra alta e longilinea. Eppure, secondo le teorie di questi signori, la Natura avrebbe creato quelle due ragazze uguali. E allora perché una può realizzare con facilità il suo sogno, mentre l'altra sarà costretta ad un percorso tanto difficoltoso da essere ai limiti dellimpossibilità? E, per lo stesso motivo, se la Natura non crea tutti gli uomini uguali di fronte al relativamente effimero mestiere del modello, perché dovrebbe farlo di fronte a quello più fondamentale e crudele del politico?
Una contraddizione si evince dal modo in cui sono stati scelti dai populisti i loro candidati al Parlamento: è vero, infatti, che tutti appartenevano alla gente comune, ma è avvenuto un voto da parte degli elettori e simpatizzanti del partito non-partito. Non contravviene, dunque, al fatto che tutti gli uomini siano naturalmente uguali? Se lo fossero, infatti, questo passaggio sarebbe inutile: basterebbe sorteggiare un numero di cittadini con metodi del tutto aleatori et voilà, ecco un esecutivo degno dello Stato perfetto.
Una seconda contraddizione, addirittura più plateale, si è verificata al momento dell'elezione del loro candidato alla Presidenza della Repubblica: ebbene, in questo caso, non solo è stato utilizzato lo stesso meccanismo di cui sopra, ma ad essere proposti non erano uomini qualunque, bensì persone che si erano già distinte da anni per le loro abilità, siano esse in campo giornalistico o umanitario, ma anche, contraddizione massima, politico.

La privacy

Scrive Hannah Arendt, importante filosofa americana del Novecento, nonché allieva di Martin Heidegger, in uno dei suoi saggi più conosciuti, cioè "Vita Activa", che la principale differenza tra la politica dell'età classica e quella contemporanea è dovuta allo smisurato interesse della nostra epoca per la privacy, che nel mondo antico non era neppure pensabile.
Ebbene, la Arendt giunge alla conclusione che nemica della politica, e della democrazia in particolare, è la privacy, in quanto il desiderio di tenere per sé parti sempre maggiori della propria vita causerebbe problemi, poiché potrebbe comportare, nel futuro, un ulteriore assottigliamento dello spazio dedicato alle attività, quali la politica, di tipo tipicamente sociale. Se, infatti, si insegna ai nostri ragazzi a non parlare con i coetanei dei propri voti scolastici, in quanto cosa personale e riservata, così come viene spesso detto anche delle idee politiche, quanto tempo passerà prima che personale e riservato venga considerato ogni pensiero, causando una incomunicabilità tra i vari individui?
Infatti, la politica, come d'altronde qualunque altra cosa, ha bisogno di essere discussa con gli altri per poter offrire, una volta trovato un accordo il più comune possibile, i propri frutti migliori. Ma se fin da bambini siamo stati avvertiti dai nostri genitori che parlare di politica è male, poiché le idee politiche fanno parte di una categoria di cose strettamente personali, manco fossero pensieri pornografici o blasfemi, come possiamo pretendere che vi sia un clima di discussione e di scambio di opinioni che sappiamo tutti essere alla base di un vivere civile, e democratico?
Questo è ciò che pensa chi è avvezzo al potere quando legge di notizie come quella citata in apertura: è vero che i governi non devono superare il limite, entrando nella vita privata dei cittadini. Ma è altrettanto vero che c'è un estremo bisogno di capire che la vita privata è quella affettiva, sentimentale, non quella riguardante i propri interessi. Lo Stato ha, infatti, bisogno di conoscere se un cittadino ha contatti o meno con esponenti di associazioni terroristiche, come ha tentato di giustificarsi, inascoltato, Obama, dopo lo scoppio dello scandalo di cui ho accennato in apertura; e se, nel frattempo, scopre che il signor Mario Rossi è tifoso dell'Inter anziché del Milan, o che ha sempre avuto una segreta passione per la collezione di bambole di porcellana, ha forse questo qualche impatto lesivo nei confronti del cittadino stesso?

La democrazia, in conclusione, è, se non il peggior sistema di governo (come ironicamente affermato in epigrafe), senza dubbio il più rischioso, in quanto necessita che chi vive allinterno di essa sappia pensare con la propria testa, sfuggendo le opinioni comuni che si formano e che, come scriveva Machiavelli, <<molte volte, se non sono diliberate da uomini eccellenti, sono contrarie ad ogni verità>>.


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