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lavoro pubblicato domenica 7 luglio 2013
ultima lettura giovedì 23 maggio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

sospesi nella vita

di INTROVERSA2000. Letto 566 volte. Dallo scaffale Fantasia

PROLOGO Solo, che più solo si muore. E poi è arrivata lei, un lampo di gioia, uno sprizzo di sole; lei, che ha saputo trasformare questa mia solitudine; lei, che mi è diventata amica, LEI.     CAP. 1 L&r...

PROLOGO

Solo, che più solo si muore. E poi è arrivata lei, un lampo di gioia, uno sprizzo di sole; lei, che ha saputo trasformare questa mia solitudine; lei, che mi è diventata amica, LEI.

CAP. 1

L’INIZIO

Era un giorno come un altro, un giorno uggioso, un giorno che non aveva niente di primaverile, anche se eravamo ad aprile. Insomma, un giorno normale. E come al solito ho fatto le cose con la stessa noia degli altri giorni. Come un automa mi sono svegliato alle 7.00, ho fatto colazione, mi sono vestito e sono uscito per prendere l’autobus che mi avrebbe portato a scuola (anche se avevo il patentino, i miei non avevano voluto comprarmi il motorino). Andavo alle superiori, e credo che quasi nessuno sapesse chi sono. Infatti, la mia vita scolastica era classe-mensa-classe-biblioteca, e non ero un tipo socievole (anzi conoscevo al massimo 10 persone nella scuola e a me stava bene così). Non mi è mai piaciuto essere al centro dell’attenzione, e cercavo sempre di passare inosservato. A scuola me la cavavo, avevo una buona media e questa era l’unica cosa che importava ai miei genitori.

Anche quel giorno tutto si svolse regolarmente, o quasi. Sono arrivato in classe, mi sono seduta al mio banco (l’ultimo in fondo alla classe) e ho aspettato che arrivasse il prof di chimica, Mr. Dick. Appena entrato, ci ha detto di stare zitti, perché doveva presentarci una persona. In quel momento, è entrata una ragazza della mia età: capelli neri come l’ebano, occhi di un colore tra l’azzurro ghiaccio e il verde delle foglie bagnate dalla rugiada, lentiggini, jeans attillati (ma non troppo), maglia lunga nera, borsa dell’Estpack e Sneakers fosforescenti. Una ragazza di per se molto semplice, senza trucco.

Il professore ci spiega chi è la misteriosa ragazza:

-Questa è Katrin, e farà parte della nostra classe per tutto l’anno – e poi, riferito alla ragazza –Raccontaci qualcosa di te - .

-Allora, non c’è molto da dire. Mi chiamo Katrin, ho sedici anni come voi, sono americana, e prima di arrivare in questa scuola frequentavo le lezioni a New York-.

Tutte le ragazze sono restate a bocca aperta, ma sembra che a Katrin non importi niente di tutto ciò e nemmeno delle voci che nasceranno.

-Bene, visto che i posti in aula sono quasi tutti occupati, tu ti siederai, in fondo, vicino a Jake.

Con un sorriso si avvicina al suo banco . -Ciao, sono Katrin.- - Piacere, Jake-.

Dopo queste brevi presentazioni, siamo passati all’esperimento che quella mattina il prof ci aveva assegnato: creare il solfuro di rame. Mentre il prof stava scrivendo le formule alla lavagna, Katrin era già all’opera. E in un men che non si dica, aveva già finito di creare il solfuro. Il prof, avendo finito di scrivere, si gira, vede che nella nostra provetta c’è già il miscuglio e rimane a bocca aperta. Io indico lei, che fa spallucce. Allora continua la lezione finche non suona la campanella che, ogni ora ci avverte che dobbiamo cambiare libri. Musica, seguita da storia, geografia e per ultima algebra, ora che si rivela veramente unica. Ma cominciamo dall’inizio.

Appena entrato in aula, dopo un giretto fino in segreteria per consegnare delle carte, con mia sorpresa e felicità allo stesso tempo, mi accorgo che Katrin e già lì, seduta nel banco di fianco a quello, dove di solito siedo io. Allora mi avvicino.

-Scusa, di solito siedi qui- mi chiede lei- mi sposto subito- e così si accinge a prendere le sue cose e a nascondere un quaderno con la copertina azzurra, che il mio occhio vigile non può non notare.

-No, no – le dico io- di solito mii siedo lì di fianco. E, se non ti da fastidio avere un tipo come me per compagno di banco, mi farebbe molto piacere scambiare qualche chiacchera, una volta tanto - .

A quelle parole la sua espressione si trasforma: da una richiesta di scuse a un sorriso a 32 denti. Allora io mi siedo e lei torna a scrivere su quel quadernino. Comincia la lezione, che si rileva molto, molto noiosa. A metà lezione Katrin mi fa una domanda, e così cominciamo a parlare.

-Ma, scusa, questo prof è sempre così noioso? Perché se è, sempre così è meglio stare in casa.

-Pensa che alle volte è ancora peggio- le rispondo io, e cominciamo a ridere sommessamente, per non farci sentire.

- Allora è meglio dormire…- dice lei.

-Si, ma …- le sto dicendo io quando il prof ci richiama.

-Allora, Stiffer, Green, la mia lezione vi disturba? Volete un caffè, che so, un cappuccino?- ci domanda e Katrin risponde –Stavamo solo facendo dell’osservazione per quanto riguarda le proporzioni continue che stiamo trattando…-.

-Si, certo…- risponde il prof con un tono sarcastico - allora Stiffer, nella proporzione 120857 sta a x come x sta a 3698, quanto vale quella x?- mi domanda ed io non so cosa rispondere, visto che, con dei numeri così alti, non abbiamo mai lavorato. Ma ecco che sento una risposta inaspettata.

-Dovrebbe essere 21140.6997519 circa- non capisco subito chi è a parlare, ma poi mi è chiaro: è stata Katrin. Io, come tutti i presenti sono rimasto attonito. Il prof, pensando che un’alunna non possa fare calcoli del genere a mente, va subito alla cattedra per controllare con una calcolatrice. Con sua sorpresa, riscontra che la soluzione data da Katrin è esatta.

-Ma non avevo chiesto a lei, signorina Green, -dice tanto per difendersi- ma poiché si sente in vena di dare risposte mi dica quanto vale la x nella seguente proporzione. -

E alla lavagna scrive:

45064: X=X:25352

Il prof si accinge a sedersi (secondo me perché pensa che ci vorrà molto tempo prima di avere una risposta) ma prima ancora che possa toccare la sedia -33800.333252795, approssimato ovviamente- dice Katrin.

Ancora una volta va a controllare e subito ribatte:

-E no. Approssimato, è 33800.333252794.-

Ma Katrin, con tutta calma dice -Ma scusi se una cifra è superiore a 5 va approssimato al numero successivo. Se seguiamo questa regola avendo prima un 4 e poi un 7 per approssimare diventerà 5 e non 4.-.

Il prof, per la paura che la sua genialità sia messa in dubbio, dice a noi di controllare. Così Max., un nostro compagno di classe, prende una calcolatrice e dà il responso, mentre ormai il prof rosso di rabbia.

-Prof, ha ragione Katrin- e in quel momento suona la campanella che segna la fine delle lezioni: è ora di andare in mensa.


CAP. 2

Percorro i corridoi affollati di ragazzi e ragazze, e arrivo così in uno dei luoghi della scuola che detesto di più: la mensa. Credo che il mio disgusto per questo luogo sia dato dal fatto che lì puoi essere osservato da chiunque, ed essere osservati non è una delle cose che adoro. Proprio perché odio questo luogo, mi affretto a mettermi in fila per ricevere il pranzo, che mangerò al mio solito tavolo, dove siedo da 2 anni. Arrivato il mio turno, mi accorgo con piacere che quel giorno a servirci è Rita, con cui ho instaurato un rapporto di amicizia. Infatti, ci salutiamo, e dopo essere stato servito, mi vado a sedere al mio solito tavolo, isolato, sempre libero, perfetto per me.

Sto finendo di bere il mio bricchetto di tè, quando ricevo una domanda inaspettata.

-Posso sedermi?- Alzo gli occhi e mi accorgo che a parlare è stata Katrin.

-Sai gli altri tavoli sono tutti occupati, e conosco solo te…- Continua timidamente.

-Ma certo- Le dico e sorrido.

-Allora…- dico quando si è sedute come ti trovi?- “che domanda stupida” penso.

-Bene, bene- dice lei. E non so come ci ritroviamo a parlare delle gerarchie che vigono nella scuola. Così, comincio a spiegarle.

-Allora- comincio- vedi quel gruppo seduto là in fondo ?- le dico indicando le ragazze cheerleader e i giocatori di football- Sono i “re” e le “regine” della scuola. Stiamo parlando di Gin (la capitana), Marty (la sua spalla) e delle altre comari; e stiamo parlando di Tyler (il capitano della squadra di football), Josh (la sua spalla) e degli altri idioti - .

-Proseguendo verso destra- dico io con aria signorile- abbiamo le seconde “in classifica”: le pallavoliste, poi scendendo di grado abbiamo i vari club. Infine abbiamo i “nerd”. -

-E tu a che gruppo appartieni?- mi chiede lei.

-Mi sembra ovvio- dico io- a nessuno!-. E così ci mettiamo a ridere. Sembra che vada tutto bene, quando…

-Ehi guardate, abbiamo l’onore di avere tra noi la cervellona della scuola…!- dice qualcuno e tutta la scuola scoppia in una risata talmente forte che mi fanno male i timpani. Mi giro e vedo che a parlare è stato Tyler. Sembra che i fatti successi a chimica e ad algebra siano arrivati alle sue orecchie. In quel momento penso “e abbiamo tra noi anche il più grande pallone gonfiato della scuola”.

Successivamente, si avvicina a Katrin e, con tono beffardo le dice -Ehi, bellezza che ne dici di sederti con noi?-.

-Che ne dici se rifiuto l’offerta?- risponde lei e fa per alzarsi, ma Tyler la blocca sul posto, mettendole una mano davanti alla sedia.

-Ma sentila! Ha anche il coraggio di fare spirito… Guarda, io sono il re di questa scuola e, se conosci la storia arturiana o di qualsiasi altro periodo monarchico della storia, saprai che quello che dice il re è legge.- dice con aria soddisfatta

-Wow, sappiamo un po’ di storia, e anche usare un italiano decente. Ma mi lascia ancora incerta è il seguente fatto: tu sei una specie di orso delle caverne trasformato geneticamente, come fai a essere re? Solitamente sono gentili, belli…- risponde lei e tutti rimaniamo sbalorditi: nessuno aveva osato tanto contro Tyler.

-Ma chi ti credi di essere?- dice lui ormai furibondo, la afferra per un braccio e comincia a strattonarla.

-Se non la smetti comincio a gridare, e vediamo se i tuoi cari genitori saranno contenti di sapere come tratti le ragazze…

-E che vuoi che ti creda? Nessuno presente in questa mensa oserebbe mettersi contro di me, anche perché siamo solo studenti, - allora lei si guarda intorno e vede che non ci sono adulti nella stanza. Lui vedendo la sua faccia confusa si mette a ridere, con un tono della voce esageratamente alto– come, non lo sai? Dopo aver servito gli studenti tutte le signore si ritirano in sala insegnati a giocare a carte. Questo per dirti che nessuno sosterrà la tua versione…-.

-Io…- dico con un tono calmo e tranquillo, quasi sottovoce, ma non troppo perché voglio farmi sentire da quello sbruffone di Tyler.

- Come?- dice lui avvicinandosi a me – Che vuoi dire con quell’affermazione? -

-Mi sembra ovvio. Se chiederanno come sono andate le cose in questa sala io dichiarerò la verità, vale a dire che sei un prepotente, e che hai cominciato tu questa discussione. “La quale credo, non finirà molto bene, penso.” Ma non credo che tu voglia costringermi a farlo, quindi lasciala in pace, e tutto finirà qui, com’è cominciato. In fondo non ti ha fatto niente- “se non ridurre il tuo ego a zero” ma questo non lo dico e lo penso solo.

-Oh, guardate il cavaliere in soccorso della donzella. Ma fatti un giro all’inferno !- dice con una rabbia nella voce che non avevo mai sentito da parte di nessun essere umano. Katrin non si è mai lamentata, ma nei suoi occhi leggo un sentimento formato da più sensazioni: paura, odio ma anche consapevolezza di poter tenere a freno quel ragazzo. Quest’ultima consapevolezza non può proprio capirla: quale mezzo potrebbe usare per evitare che Tyler diventi una furia? E come può sapere che questo mezzo funzionerà?

Ma, proprio in quel momento succede una cosa impossibile, cui nessuno, uomo, donna, o bambino, avrebbe potuto credere nemmeno usando tutta l’immaginazione di quest’universo:

A causa di una strana magia, o non so che cosa, tutto quello che in quel momento aveva un movimento proprio, si blocca, qualsiasi parola che si stava pronunciando, rimane incompiuta, qualsiasi arto alzato è rimasto sospeso in aria: il tempo si è FERMATO.

CAP. 3

Rimango immobile, per vedere se il tempo ricomincia a scorrere ,ma , osservando il mio orologio noto che anche la lancetta dei secondi non gira nel quadrante. Sono sbalordito, impaurito, sorpreso, ma anche curioso: cosa è successo? Come è possibile che tutto sia immobile? Non riesco a capacitarmene. C’è però un altro dubbio che mi assale: perché sono tutti immobili tranne me ? non posso essere stato io, o no?

-Tranquillo, non sei stato tu-dice qualcuno, come se potesse leggere i dubbi nella mia testa -ma io. E più tardi ti spiegherò anche il perché-.

Non ci credo, non voglio e non posso crederci: è stata Katrin. Ma, se volete la verità, non è tanto la paura per quello che è successo che mi assale, quanto la sorpresa che possa essere stata lei, minuta, carina, a fare tutto ciò. La guardo e non ci credo.

-Come hai fatto? Come puoi aver bloccato, ghiacciato, fermato il tempo?- le chiedo molto curioso , visto che non comprendo.

-Non ho bloccato il tempo; l’ho semplicemente rallentato.- e, vedendo la mia faccia attonita mi spiega- quello che farebbero in un secondo, lo fanno in un’ora, quello che farebbero in un’ora lo fanno in un giorno, e così via.

-Ma tu, allora, cosa sei? Una strega, una fata, o che cos’altro?-le chiedo .

-Non sono nessun essere tra quelli che hai citato. Sono una spirito… e a dir la verità uno dei due esseri che esistono da sempre e che sempre esisteranno.. Non ho madre ne padre, ma in compenso molti simili. Conoscerai la leggenda dei 7 angeli della luce( Raphael, Cassiel, Michael…)… –

-Ma allora non sei umana!- dico con stupore ma senza paura nella mia voce, ma dopo mi accorgo che può sembrare un’offesa e allora le chiedo scusa.

-Non preoccuparti. È vero; dire che sono umana non è propriamente giusto: sono metà umana e metà spirito. È proprio per questo che sono immortale: unendo due razze mortali si arriva ad averne una immortale. Infatti gli spiriti sono mortali: vivono in media 3000, 4000 anni ma dopo anche loro vengono raggiunti dalla morte. Tornando al fatto di essere metà umana e metà spirito- continua lei- quando mi hanno generata si sono serviti di cellule mortali umane e di cellule mortali degli spiriti. Questo per farmi arrivare qui e compiere la mia missione. Abbiamo 72 ore prima che il rituale magico si annulli, quindi dobbiamo sbrigarci.-

-Ma sbrigarci a fare che cosa? E poi, io cosa centro in tutto questo?- dico con una voce che rivela la mia preoccupazione.

-Stai tranquillo, a tempo debito ti sarà detto tutto quello che ti serve sapere. Intanto dobbiamo andare a casa tua. Tua madre deve aver tenuto da parte l’oggetto che avevi con te e che serve per completare la missione…- dice prendendo la sua borsa.

-Ma, questo non ha senso. L’oggetto che avevo con me quando?- dico ancora più confuso.

-Ma come, non ti hanno mia detto niente? Oddio, quindi tocca a me dirtelo, meglio che ci sediamo.- e così ci sediamo al tavolo dove poco prima pranzavamo.

-Allora- comincia lei- c’è una cosa che devi sapere, e mi costa molto dirtela, visto che questa non è proprio una bella faccenda. Senza fare giri di parole: quello che ti hanno detto sulla tua nascita è tutto una menzogna. – e qua comincio a preoccuparmi seriamente- i tuoi genitori ti hanno trovato 14 anni fa sul ciglio della strada. Questo perché non sei di questa epoca. Tu sei nato all’inizio del tempo, come me. – e a questo punto sto per sentirmi male- Il fatto è che alla tua creazione, fui costretta a trasferirti in un’altra epoca per evitare che Lui ti prendesse. I viaggi sono stati molteplici, lunghi, e con un ultimo mio sforzo sono riuscita a trasferirti in quest’epoca 14 anni fa. Poi ho avuto bisogno di molto tempo per recuperare le energie, e solo ora sono in piena forze. Ed è arrivato il momento di agire…- conclude mentre io sono costretto ad appoggiarmi al tavolo per evitare di cadere

-Quindi tu mi stai dicendo che io sono metà umano, spirito e che sono immortale… oddio mi sento male. Ma quindi sono tuo fratello??- chiedo

-Macché! Ti ho detto che non ho madre né padre, e tantomeno fratelli. Sei solo come me, stesso DNA, stessa chimica. Hai capito?

-Fin qua ci sono.- rispondo io ma non ho ben capito chi è ‘sto lui e cosa dobbiamo fare.-

-Per spiegarti questo dobbiamo andare a casa tua.-



Commenti

pubblicato il 07/07/2013 19.52.25
LUOMOKESA, ha scritto: Interessante...Anche se l'io narrante è forse eccessivamente narcisista ed autoreferenziale...Scusami per l'arroganza, ma sono arrogante.
pubblicato il 14/07/2013 18.33.26
INTROVERSA2000, ha scritto: LUOMOKESA, non ti preoccupare. Ogni critica secondo me è costruttiva, basta che non sia scritta con parolaccie. Grazie per la tua franchezza e cercherò di migliarare, anche se ormai ho improntato la narrazione così.
pubblicato il 15/07/2013 12.28.03
LUOMOKESA, ha scritto: La cosa più difficile è uscire dal sé. Grazie a te, Introversa, per la cortese risposta.

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