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lavoro pubblicato lunedì 24 giugno 2013
ultima lettura giovedì 10 settembre 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

“Il fidanzato stupido di Cassandra Constantini degli Uberti”

di Alejandro. Letto 849 volte. Dallo scaffale Amore

In un lussuoso caffè del centro storico di una piccola cittadina di provincia, Cassandra Constantini degli Uberti, aggraziata figlia di un noto...

In un lussuoso caffè del centro storico di una piccola cittadina di provincia, Cassandra Constantini degli Uberti, aggraziata figlia di un noto banchiere della regione, in seguito ad un banale diverbio e con aria scocciata nonché alquanto disdegnante, si rivolse al suo fidanzato Francesco Albertini Sagace dicendogli: "... certo è che l'unica sola e grande sfortuna che m'abbia capitata finora è quella di avere un uomo stupido accanto a me, e... se ci penso che dovrò stare con te tutta la vita mi viene il magone; ma, cosa avrò mai fatto di male per meritarmi una persona come te?" Egli, di rimando, con una imperturbabile serenità ed una incrollabile sicurezza: "Ma, ho sentito bene mia cara? Se ho ben ascoltato, allora posso dirti, amore mio, che hai assolutamente ragione: sono stupido. Pensaci un po',... se io fossi intelligente, come desidereresti tu, avrei già notato da parecchio tempo i tuoi difetti, le tue fisime e i tuoi limiti, in fin di conti, tutte le tue miserie e... le tue morti e mi sarei soffermato su esse, con la conseguenza che non sarei più rimasto accanto a te... Ecco, ti amo profondamente perché sono profondamente stupido, sono talmente stupido da essere semplicemente cieco, fin dal primo giorno che ti ho conosciuta. In questo hai ragione..."
Cassandra, udite queste frasi, rimase di ghiaccio, rimase stupita da queste frasi emesse serenamente dal suo fidanzato, colui al quale avrebbe dovuto sposare da lì a poco, e che suo padre, Oreste Constantini degli Uberti, vedeva di buon occhio benché, a suo modo d'intendere la persona, di "sagace" avesse ben poco, soprattutto, in vista dell'ulteriore crescita futura della sua banca.
In ogni caso, Cassandra non fu più la stessa da quel momento in poi; le parole di Francesco furono dei dardi dolcemente avvelenati che andarono dritti al suo cuore e al suo orgoglio di donna altolocata, dando inizio così ad una devastazione interiore di vaste proporzioni che colpirono amabilmente e, pur tuttavia, impietosamente per molto tempo la consapevolezza assai inadeguata che sinora aveva avuto di sé. Il suo ego dinanzi alla potenza dirompente delle sue parole subì disarmato il colpo, e che stranissimamente neppure gli passarono di striscio come in svariate altre occasioni, forse perché quelle erano parole che non aveva mai sentito dire prima, v'erano dei termini che il suo cuore permeato da una spessa coltre d'orgoglio e presunzione non era abituato ad ascoltare poiché badava a ben altro. Da quel momento in poi, forse, Cassandra aveva iniziato a capire qualcosa di sé stessa. Da quel momento in poi ella iniziò, seppur con notevole difficoltà, quel viaggio che l'avrebbe aiutata a conoscersi ancor di più e lentamente a redimersi di tanti fardelli.
Cassandra, nell'immediato, non si rese conto dell'inestimabile dono che la vita o, se volete, Dio le aveva messo accanto a sé. Comunque sia, lei magari è stata assai fortunata rispetto a tante altre notabili signorine. Francesco, dopo alcuni minuti che sembrarono metafisicamente un'eternità, prese la parola, interrompendo il silenzio profondo che li avvolgeva: "Amore, si fa tardi e dobbiamo tornare a casa..." Lei, ancora anestetizzata dall'effetto delle sue frasi, ebbe solo la forza per rispondergli: "Va bene tesoro, ma facciamo la strada di ritorno insieme, per favore..."


Racconto ideato e scritto da Alejandro Canella.

P.S.: Qualsiasi riferimento a personaggi, luoghi e situazioni in questo racconto sono da intendersi meramente casuali. Inoltre, avviso che questa mia personale ed originale produzione letteraria è stata già pubblicata altrove in luoghi e data ben precisi quale garanzia, a scopo dissuasivo, contro ogni forma di plagio.



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