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lavoro pubblicato lunedì 24 giugno 2013
ultima lettura domenica 29 marzo 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

“Lo strano caso di quel insolito ‘amico-confessore’ di Wolfgang Gutiérrez.”

di Alejandro. Letto 987 volte. Dallo scaffale Amicizia

Quando il senso d'isolamento crea strani effetti nelle persone o, meglio ancora, in certe in cerca disperata di compagnia.............

Guardava fisso davanti a sé, i suoi occhi erano lucidi e trasmettevano un influsso magnetico. Il suo sguardo penetrante era lievemente inclinato di qualche grado in giù rispetto al suo piano della visuale. Egli con la convinzione di chi possiede in sé la ragione disse ad Aristobulo: "Mio caro, sei l'unico amico che mi è rimasto vicino, l'unico a cui posso parlare dritto negli occhi e che accortamente non mi controbatte e non prova nessun fastidio quando parlo. Sei, però, così taciturno e, pur tuttavia, amabilmente compiacente... Caro Aris - così lo chiamava con molta familiarità -, sei veramente nobile d'animo. Sei d'accordo con me?". Il povero Aristobulo lo guardava a sua volta dritto negli occhi e con aria un po' incuriosita come se volesse carpire il senso di quei suoni a lui strani. Il nostro amico Wolfgang, con aria un po' rassegnata gli disse: "Va bene, come al solito, taci per acconsentire. Lo ribadisco ancora una volta: sei nobile, amico mio... Sei un signore che sa ascoltare e che non vuol dir nulla per paura di sbagliare, vero? Sei l'unico con cui posso confidarmi. Grazie della tua amicizia..." Ed Aristobulo guardandolo fisso negli occhi ancora taceva...
Il suo amico di tanto in tanto rimaneva fermo davanti a lui, poi stanco di fissarlo, andava da destra a sinistra e da sinistra a destra scuotendo il capo, per poi rimanere fermo davanti a lui e continuare a scrutare il suo sguardo penetrante e magnetico...
Wolfgang Gutiérrez l'aveva conosciuto alcuni anni or sono. Lo conobbe andando al lavoro in un giorno di fine primavera. Certo che per essere uno che aveva conosciuto per strada possedeva un aspetto troppo bello ed accattivante, infatti, nessuno rimaneva indifferente nei suoi confronti. Ma, chissà perché, rare persone riuscivano ad avvicinarlo, eppure lo conoscevano con quel nome strano: Aristobulo. Magari per qualche vaga somiglianza con qualche sovrano della dinastia degli Asmonei, oppure ricordava vagamente quel filosofo giudeo-ellenista d'Alessandria d'Egitto, comunque sia non si sapeva la ragione arcana del suo nome, così lo chiamavano e basta... I suoi occhi erano d'un celeste a dir poco estatico, baffi ben tenuti e lucidissimi, il suo corpo di una bellezza sinuosamente elegante, si muoveva con molto garbo e, poi,... era d'un biondo quasi dorato e così rigoglioso che gli ricordavano i capelli di David Lee Roth, la sua star preferita, nei suoi migliori anni con i "Van Halen". E' da capirsi perchè Wolfgang quando lo vide rimase affascinato, anzi, fulminato; forse, qualche incantevole donna avrebbe potuto sortire l'effetto che Aristobulo ha sortito in lui in quel momento. Aristobulo quando lo vide stranamente rimase fermo, non ebbe paura di lui. Aveva un'aria molto serena e fiduciosa, come se avesse incontrato un amico che non vedeva da chissà quanto tempo, anzi, non l'aveva mai visto in vita sua e, tuttavia, sembrava che si conoscessero da una vita. Quando Wolfgang gli si avvicinò gli disse se voleva venire con lui a casa sua... Aristobulo, molto fiducioso, con un cenno acconsentì. Sicché, entrambi camminarono tutto il percorso che li distanziava dalla casa di Wolfgang. Questi, una volta giunti a destinazione, aprì la porta della sua bella e suntuosa casa e fece accomodare in essa al suo amico "d'un tempo senza inizio", come amava dirgli in certi momenti d'intimità. Gli offrì da bere e da mangiare. Questi capì che in quella casa poteva sentirsi al sicuro e con un cenno alquanto garbato fece capire a Wolfgang che si trovava a suo agio... Il nostro amico rassicurato dal suo cenno fece cammino di ritorno al lavoro...
Da quel giorno la vita di Wolfgang Gutiérrez cambiò. Pensava tra sé e sé che poteva contare con un amico, uno vero, e non sentire più l'opprimente solitudine che l'accompagnava da molto tempo. E poi, non bisogna dimenticarlo, Aristobulo era di rimando sempre e fedelmente presente nella vita intima di Wolfgang, seppur, è vero,... sempre silente. Egli gli raccontava ogni cosa, ed "Aris", come lo chiamava amichevolmente, quale amicale ed affidabile confessore, stava sempre ad ascoltarlo guardandolo fisso negli occhi, mai replicava, sembrava come ammaliato dalle storie, talvolta bizzarre, talvolta inquietanti, raccontate dall'amico Wolfgang. Ecco, Aristobulo, egli pensava dentro di sé, era quell'"amico-confessore", come lo definiva, di cui aveva disperatamente bisogno. Egli si sentiva veramente appagato per questo incontro avvenuto in un periodo molto travagliato della sua vita. Una volta ebbe modo di confidargli placidissimamente: "Sai Aris? Tu dovevi essere prete o, quanto meno, psicologo. Sai quante persone avresti al tuo seguito? Sei affidabile, attento, silenzioso, leale o quasi, cioé, quando non ti prendono quei momenti, che grazie a Dio durano poco, lì sei davvero insopportabile, e benché, secondo me, tu parli, credo che tu non voglia esprimere i tuoi punti di vista... Dovresti esporti di più con me. Non aver paura di ferirmi caro amico. Per rassicurarti, ti dico che ti manca, a parte la parola, solo la capacità d'assolvere i peccati, come prete saresti fenomenale, no? Il fatto di rendermi sereno è già un punto a tuo favore." Dopo tutto, a chi altro, se non a lui poteva deporre i suoi segreti, sicuro che egli non l'avrebbe mai tradito? Lo sguardo attento e silente di Aris lo rassicuravano di questa sua profonda intuizione, che diventava già certezza. Inoltre, nessun altro come lui poteva riempire l'immensa solitudine della sua casa e del suo cuore...
Tuttavia Wolfgang si lamentava di tanto in tanto del suo amico convivente, specie perché era taciturno, molto taciturno... e, non solo, a volte abbandonava la casa per avventurarsi in qualche passionale ed accalorata scorreria lungo le strade del lussuoso quartiere in cui abitava. Wolfgang impotente, non poteva fare nulla nei periodi in cui accadevano queste cose e, date le circostanze, si lasciava prendere da uno stato d'agitazione iraconda che lo spingevano a sfogarsi gridando nell'immensità silente e solitaria della sua grande casa proferendo parole quali: "Ariiiiiisssssssss, dove cavolo ti sei cacciatooo!!!!!! Non si fanno queste cose agli amiciii!!!!". Ma, era da capirsi che il caro Aris era tutto preso da veementi e struggenti tempeste ormonali che lo convertivano in un essere intrattabile e, quindi, all'occasione, poco affidabile... Tuttavia, Wolfgang si sentiva tradito... E poi, dopo che i due ebbero sfogato i loro relativi moti d'animo avveniva finalmente la riconciliazione...
Ma, un giorno, il nostro amico, con grande disillusione ed imbarazzante stupore di chi avesse realizzato qualcosa d'importante nella sua vita, si rese conto che, forse, avrebbe dovuto trovare quali amici ad individui della sua specie, in particolar modo, che avessero in sé il dono della parola e che capaci di serbare in sé un segreto, potessero dargli preziosi e saggi consigli... Finalmente realizzò che non poteva fare pieno affidamento all'interpretazione, magari alquanto fantasiosa, di qualche miagolio, seppur all'occorrenza opportuno, del suo amico felino per quanto concernono questioni importanti come intricate della sua vita. Wolfgang Gutiérrez, infine, realizzò che, forse, per risolvere alcuni gravi problemi che investivano la sua persona, sarebbe stato opportuno seguire il consiglio, seppur lontano nel tempo, di qualche suo collega d'andare da qualche specialista nonché conoscitore dell'animo umano...


Testo ideato e scritto da Alejandro Canella.

N.B.: Ogni riferimento a personaggi, luoghi o situazioni qui menzionati e descritti sono da intendersi puramente casuali. Inoltre, avviso che questa mia personale ed originale produzione letteraria è stata già pubblicata altrove in luoghi e data ben precisi quale garanzia, a scopo dissuasivo, contro ogni forma di plagio.



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