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lavoro pubblicato mercoledì 19 giugno 2013
ultima lettura domenica 15 dicembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Il Richiamo di Nida

di JoeBlack. Letto 681 volte. Dallo scaffale Fantasia

Eccola, infine, l'entrata della Radice.Era quasi nascosta dalla foschia del mattino, che sembrava occultarla di proposito.Questo non sarebbe servito, comunque, perché solo un Pastore degli Alberi sarebbe potuto entrare per primo, nessuno, se non...

Eccola, infine, l'entrata della Radice.
Era quasi nascosta dalla foschia del mattino, che sembrava occultarla di proposito.
Questo non sarebbe servito, comunque, perché solo un Pastore degli Alberi sarebbe potuto entrare per primo, nessuno, se non lui, avrebbe potuto rimuovere la Protezione.
Nida lo sapeva, e fra sé, pensava - "Che senso ha? Un'apertura, un'entrata visibile a tutti, ma comunque non percorribile se non da una persona non di questo mondo? Non era allora meglio creare un passaggio nascosto? O una feritoia nella collina chiusa da un grosso macigno rimovibile con qualche sistema? Ora non importa... dopo tutto, siamo arrivati. Dopo tutto, ci siamo".

Non c'era bisogno di parole né di sguardi fra i due viaggiatori, era la fine del viaggio, la parte più difficile, la più sconosciuta, la più rischiosa, era e sarebbe stato l'arduo epilogo a cui era legato il destino di tutto il Villaggio.
Zenten era ormai riuscito ad arrivare alle radici della foresta, vicino come non mai a gettare nell'oblio delle sue Arti anche l'Albero Bianco, la radice della Valle, l'unico esemplare che avrebbe potuto rigenerare i boschi ormai bruciati, le praterie ormai aride e secche, i ruscelli ormai scomparsi.

Quante Lune erano trascorse? Ormai avevano perso il conto. Ma i passi lenti, seppur ancora decisi, tradivano il peso del viaggio, i sandali di cuoio erano logori e fradici di fango, le braccia lungo i fianchi, esauste, ma comunque in cerca di un riposo che doveva arrivare in fretta, perché non era ancora finita.
Lo Stregone li stava aspettando, sapeva che non avrebbe mai potuto conquistare le candide radici per i suoi scopi se non dopo averli stremati, sconfitti, e, probabilmente, uccisi.

- "Confido nel colloquio coi Padri, Nida, stai tranquilla, sento chiaramente la tua preoccupazione, ma se la profezia è esatta, allora nulla dobbiamo temere, perché la strada ormai già esiste, dobbiamo solo percorrerla, senza paura" disse lui stringendole la mano, di fronte al non più Incantato, ma Arcano ingresso.
- "L'Albero Bianco non sarà mai di Zenten, la Valle sarà salva, io compirò il mio destino, salverò il Villaggio e la Foresta, tutto tornerà come una volta, te lo prometto".
La ragazza annuì sorridendo e dentro di sé sentiva il cuore già stringersi, erano le ultime parole, erano gli ultimi contatti, poteva ancora toccare le sue mani, poteva ancora perdersi nei suoi occhi verdi e cangianti, ancora brillanti, perché c'era ancora tempo, perché il battito della Valle, anche se troppo lento, era ancora presente.
C'era ancora vita, in fondo.
Sapeva però altrettanto bene che varcata quella volta, tutto sarebbe diventato imprevedibile, che cos'era questo colloquio con i Padri? Qual'era il reale realizzarsi della Profezia? E se questo destino non si compisse? E se la Profezia non fosse corretta? E poi perché dovevano essere pronti a tutto questo? Perché non poteva semplicemente voltarsi prendendolo per mano e allontanarsi? Perché doveva essere proprio Lui a doversi caricare del peso della Valle? Era quindi egoismo? Si stava comportando ancora in modo immaturo? Gli abitanti del villaggio non avrebbero nemmeno accennato un grazie, non avrebbero nemmeno riconosciuto il suo valore, perché nulla sapevano dei Pastori degli Alberi, perché nulla avrebbero compreso, si erano limitati solo ad abbandonare le case, a fuggire, maledicendo colui che aveva portato la distruzione. Lui, quell'uomo silenzioso dagli occhi verdi e quasi luminescenti, una persona diversa dalle altre, diversa, quindi pericolosa per quelle piccole menti antiche. Invece, diversa perché speciale, perché sarebbe stato proprio lui, la causa di tutto secondo loro, a salvarli, a sostenere il peso di quel viaggio, di quella lotta. E per che cosa, poi? Per degli ingrati?

- "Nida, basta, stai proiettando ancora le tue emozioni senza controllarle, calmati, ormai stiamo per entrare, ogni minimo cambiamento delle vibrazioni interne, anche se quasi compromesse, farebbe capire a Zenten che siamo arrivati, lui sa, ci attende, ma non conosce i momenti precisi, l'Albero Bianco resiste ancora e riesce a confonderlo"

- "Scusa, hai ragione", rispose lei - "Avanti, prima entriamo e prima finirà tutto questo, sarò forte, come ti ho promesso". Si avvicinò trattenendo le lacrime a stento, accarezzandogli le guance, pose le labbra sulle sue, immaginando quel lontano giorno, su quel campo di grano, quando lui camminò verso di lei... Le spighe sembravano quasi inchinarsi al suo passaggio, nessun danno ai fragili steli, era come se la brezza annunciasse il suo arrivo facendole piegare dolcemente, proprio quando il suo cuore si era fermato per un attimo, in un misto di paura e stupore.
Il resto era stato emozione e colore, il resto era Sole, limpide acque, fresche risate, il resto era amore.

Così, entrarono.

Sul suolo della caverna le foglie miste al fango erano ormai marcescenti, le vasche naturali di linfa verde e celeste erano distrutte e il prezioso fluido scorreva perduto fra le fosse scavate per la ricerca di chissà quali tesori.
- "Pagherà per tutto questo, è un tempio ormai sporcato e inquinato dall'insana follia di questa ricerca del potere assoluto, un dominio che non ha motivo di esistere, se non nella mente di un infame tiranno..." disse l'uomo guardandosi intorno.
In quel momento si sentì un sordo scricchiolare di antico legno, era come una vecchia sedia a dondolo che oscillava reggendo troppo peso, prossima a rompersi...
- "Ascolta" continuò lui - "Le radici continuano ad indebolirsi, non ricevono più linfa e non c'è ormai nessuna Curatrice, Zenten le ha rinchiuse tutte. Dobbiamo fare in fretta e ancora non avverto segni. Perché i padri non si rivelano? Eppure la profezia diceva che avremmo visto la luce appena varcata la soglia! Forza, che cosa aspettano!?"
La profezia... Nida la ricordava molto bene, una leggenda dei tempi dell'infanzia, incisa attorno al tronco di quercia più antica del villaggio... si raccontava che l'albero fosse cresciuto in quel modo, modellando la corteccia in modo da generare caratteri leggibili... diceva:
Colui che di cuore sarà degli Alberi Pastore,
della foresta l'eco farà ancora vibrare.
Di bianco potere e distruzione sarà Portatore,
e dall'Incantata soglia Luce dovrà prendere e portare.
Verdi e cangianti anche gli occhi del Traditore,
per scelta dei Padri, il Figlio con la pace potrà non tornare.
Il sole stava per illuminare tutto il versante e i raggi attraversarono l' entrata. La luce era soggetta ad un cambiamento cromatico non appena varcato l'ingresso.
Non era più luce solare, quella, ma celesti raggi, brillanti, incantati.
- "Eccola!" dissero insieme - "Non può essere che quella, avanti, torniamo indietro verso l'entrata e..."
In quel momento tutta la caverna ebbe un sussulto, come un brusco risveglio, che alzò polvere e fece cadere ancora detriti dalle pareti e dalle volte naturali, incrinandole ulteriormente.
- "Non andrete da nessuna parte, la luce è mia! Finalmente! Senza un Pastore all'interno della Radice, il sole non avrebbe mai irradiato quei raggi! E' giunto il mio tempo! Dovevate giungere qui, infine, stanchi e privi di forza, avete compiuto il vostro lavoro, ora sparite, spegnetevi in silenzio!"
Così Zenten si rivelò, un uomo curvo su se stesso, camminava reggendosi ad un bastone grigio, di forma irregolare, venato in striature nere come la pece. La veste, logora, ricadeva sul corpo vecchio ma vibrante di oscuro potere. Ad ogni passo, Nida si sentiva come schiacciata su suoi piedi, come se affondasse nel fango, come se volesse affondare lei stessa, per non rimanere in piedi, per accucciarsi, proteggersi, prostrarsi davanti a quel sinistro individuo.
-"Nida, Nida!" la richiamò il Pastore - "Non cadere nella sua trappola, attraverso la paura si ciba e vuole rubarti le ultime energie, avanti, non è che lui l'unica causa di tutte le sofferenze della tua gente, non è che lui quello che ha fatto ricadere su di me le accuse del villaggio! Avanti! Ricorda tutto questo, come puoi temere un essere tanto vile? Reagisci!" Lui era ancora al suo fianco, le stava parlando guadandola negli occhi.
Era vero, la ragazza strinse i pugni e pensò, cacciando via le lacrime, a quanto risentimento, quanta rabbia aveva provato per quel cupo essere, la fuga dai campi, i raccolti contaminati, gli alberi spenti, le case abbandonate, incendiate dagli stessi abitanti che avevano ceduto davanti agli inganni, le viscide malizie di quel nero Mago che fino a quel momento aveva tramato nell'ombra. Alzò lo sguardo, questa volta diverso, e lo guardò dritto negli occhi, risollevandosi.
- "Non andrai oltre, non siamo giunti fino a qui per cedere adesso, non ho paura di te!"

Il momento però era critico, Zenten era a circa trenta passi di fronte da loro. A destra, una parete di roccia, che correva avanti fino allo stregone, a sinistra, la celeste luce che dovevano raggiungere, bastavano pochi passi, ma ogni movimento non poteva essere nascosto, la via andava stringendosi, non c'erano protezioni o ripari, solo terra umida e battuta mischiata a scure fronde morte.
- "Non c'è altro tempo, io vado verso la luce" disse il Pastore - "Tieni, prendi questa foglia di cristallo, sai bene cosa fare". Estrasse da un sacchetto di cuoio una piccola riproduzione di foglia di quercia, fatta di cristallo, trasparente, fragile al tatto. Come al solito, si morse un polpastrello, e fece scivolare sulla foglia due gocce di sangue.
- "Avanti, prendila, è una delle ultime, non posso invocare io questa volta uno scudo, Zenten ci attaccherebbe, devo distrarlo andando verso la luce, non si aspetta di certo che tu possa spezzarne una, dobbiamo coglierlo di sorpresa. Ricorda bene, come ti ho insegnato, non serve la forza, ma solo la giusta proiezione emotiva, devi domandare senza esigere il potere, lo chiedi perché ne hai bisogno per uno scopo giusto, non per offendere, ma per proteggere.
Vado, quando sta per attaccarmi, spezzala e gettala a terra come quel giorno vicino alla palude!".
Detto questo, raccogliendo le forze, fece un balzo verso i raggi azzurri, Nida rimase con la foglia in mano, c'erano solo pochi attimi, non c'era tempo per esitazioni o dubbi, l'aveva fatto solo una volta, erano serviti tre tentativi, quel giorno, un lusso che non poteva di certo permettersi adesso.
Il seguito fu fin troppo scontato, Zenten alzò il bastone, gli occhi accesi di quell'oscuro verde simile ma fortunatamente diverso da quello di un Pastore.
- "Dove credi di andare?" disse "Cadi nell'oblio e marcisci insieme agli alberi morti che non hai saputo proteggere!". Lo stregone si erse e alzò il grigio bastone, le venature nere di espansero, divennero macchie, poi coprirono tutta la superficie, pronte a scagliarsi come oscure lame verso il bersaglio.
Era il momento, non c'era più tempo.
Nida chiuse gli occhi stringendo la foglia di cristallo fra gli indici e i pollici, espandendo le due gocce di sangue - "E' protezione" pensò, così come doveva fare - "donando l'energia di questa linfa vitale, io, accetto" La foglia di cristallo si accese di un fioco e verde bagliore - "senza offesa né attacco, difendimi e trasforma questa energia, la linfa donata è lo scambio, per non infrangere l'equilibrio, è protezione!" La foglia si spezzò come se fosse di carta e Nida la strinse con la mano sinistra, alzò il braccio e la gettò al suolo, proprio fra Zenten e il Pastore, che era ormai ad un passo dalla luce azzurra. I frammenti di cristallo dell'oggetto magico, appena raggiunta la terra, si accesero di una verde luce abbagliante, facendo nascere dal nulla imponenti tronchi di quercia, fronde, rami, una fitta barriera impenetrabile.
Lo scudo non era un dono, in quel mondo l'equilibrio non poteva essere compromesso, maggiore la forza dello scudo, maggiore l'energia prelevata dal donatore della linfa vitale sulla foglia, la ragazza sapeva che se anche l'incantesimo era riuscito, una gran parte di quella forza era stata immediatamente presa dal Pastore, che infatti cadde a terra, inaspettatamente esausto, a pochissimi centimetri dalla luce.

- "E così la femmina ha imparato ad invocare? Chi l'avrebbe mai detto?" disse sarcastico Zenten. Le nere lame si erano conficcate sui magici tronchi che li avevano protetti e fumavano sciogliendosi al suolo, lasciando però i legni accesi in un fuoco lento, scuro, che stava altresì danneggiando la barriera.
- "Questo non vi servirà! Dovevi spiegare alla tua donna che non si deve esagerare, ha richiamato una barriera fin troppo robusta e considerando il tuo stato, credo che in questo momento tu sia riverso a terra svuotato da ogni energia, meglio così! Il destino è ancora dalla mia parte. Mi sentite? Ho tempo! Il tempo di distruggere questa insulsa muraglia senza che voi facciate nulla!" le sue risa echeggiarono nella caverna.
- "Non è vero" pensò Nida - "Ho sbagliato..." Si guardò le mani ancora macchiate di rosso - "Ero troppo agitata, non ho controllato la chiamata, è colpa mia... se ora lui è a terra... Lo trascinerò io sotto la luce, forse gli darà nuove forze, dannazione, ho proiettato troppo, dannazione!"
Così fece per dirigersi verso di lui, ma lo stregone la riprese immediatamente - "Stupida! Dopo un incantesimo del genere credi che non possa vederti? Hai smosso più di quanto credevi, le vibrazioni sono fin troppo chiare oltre queste querce che pensate così sicure, non farai un passo!".
Detto questo, nere radici e rami contorti uscirono dal suolo per avvinghiarsi intorno alle gambe, ai fianchi, alla vita della ragazza, stringendola, graffiandola, immobilizzandone ogni movimento.
- "Maledetto! Lasciami andare!" reagì lei, provando a divincolarsi, ma più si muoveva, più la presa era stretta, salda. Rimaneva la vista, che si stava annebbiando, della luce celeste così vicina il corpo esausto del Pastore, privo di sensi.
- "Mi dispiace!" gli disse - "Manca pochissimo, un piccolo sforzo ancora!"
Niente da fare, non sentiva... - "E adesso?" pensò - "La barriera, anche se robusta, si sta indebolendo, se sarà definitivamente abbattuta, non avremo ragione di lui, saremo come fantocci in balia delle sue nere tempeste. Cosa posso fare, io?"
Proiettare... avrebbe potuto tentare... Lui l'avrebbe sentita, ciò che era stata spesso una debolezza, poteva essere ora un richiamo.
Così Nida si aprì, per farsi attraversare. Senza filtri, questa volta, senza limite alcuno. Penso ai battiti trascorsi insieme a lui, al viaggio, alle lacrime asciugate dal vento, nelle notti senza stelle, alle sue mani che l'avevano sempre salvata, al suo mite sorriso, alla Luce che aveva sempre visto in lui, alla visione dell'oltre, al verde e cangiante dei suoi occhi.

- "Ah! Idiozie mortali! Ma non la senti!? Non avverti la debolezza in tutto questo? Stupida ragazza? Il legame con il Pastore! Che futilità! Scoprirai sulla tua stessa pelle quanto questo ti renderà inerme e sola! E con questo vorresti aiutarlo? Scuoterlo? Non farai altro che esporti, a dimostrare fin troppo bene quanto lui sia indispensabile per te, a quanto lui ti debba dare per renderti sazia, anzi, "felice" come dite voi, folli senza senno!"
Zenten era furente, un richiamo di quel tipo non disturbava solo lui ma tutti gli arcani impianti che aveva sparso per tutta la radice, per indebolirla, farla sua.
Era una proiezione ampia, ben diversa dalla brama di dominio con cui si scontrava. Erano ricordi, erano bianche mani che volevano raggiungere, abbracciare.
I minuti trascorrevano, il Pastore sentiva attorno a sé tutto quanto, la barriera si stava indebolendo, la rabbia e il risentimento dello Stregone, la sofferenza della radice, il richiamo di Nida.
La luce azzurra era a pochi centimetri da lui, si stava anzi avvicinando, il sole si alzava, i raggi penetravano nella caverna ora più profondamente, erano ormai quasi in contatto.
Non sapeva che cosa sarebbe successo, era quella la connessione con i Padri? Con questi superiori esseri che avevano il potere di donare al prescelto l'energia che sarebbe servita a mettere fine, in un modo o nell'altro, a quel conflitto?
- "Coraggio" si disse - "Siamo ormai al termine, un piccolo sforzo, ancora. Per la Valle, per Nida, per la speranza, per le promesse... per la Vita".
Così, successe. Il Pastore si sporse in avanti e la luce che già si era avvicinata, lo investì, lo avvolse, lo prese, sollevandolo da terra, lasciandolo sospeso, quasi incosciente, in aria, su foglie che da oscure già stavano rischiarandosi di luce.
E di Luce infatti il Covo venne inondato, le nere radici che imprigionavano Nida furono spazzate via in un secondo, mentre la barriera veniva nutrita nuovamente e ricresceva, rigogliosa e forte.
-"Maledetto!" ruggì Zenten - "Non ti permetterò di rovinare tutto! Ad un passo dal dominio sono ormai giunto, la Valle sarà mia!"
La caverna iniziò a tremare, gli occhi dello stregone si tinsero completamente di un umido e scuro verde.
Usando un unghia affilata, si provocò un profondo taglio sul palmo della mano destra, con la quale poi impugnò e alzò il contorto bastone, che già iniziava a fremere e vibrare.
- "E' Attacco! E' La misura del mio potere sulla Valle! Non è linfa vitale ma bensì fluido che alimenta la sete di dominio! Che la Nera Folgore rinasca ora fra le mie mani, che la fatale lancia si scagli su colui che impedisce il compiersi della mia Legge!"
Così un nero e vorticoso fulmine divenne un tutt'uno con il braccio destro di Zenten, che lo brandiva, pronto a scagliarlo contro la barriera e la luce che intravedeva dall'altra parte, che se si fosse espansa, avrebbe disperso ogni suo progetto.
La raccolta dell'odio e del potere non dava cenno di diminuzione, lo stregone continuava ad evocare ogni singola goccia di risentimento, dava sfogo totale alla sua brama di dominio, l'incantesimo passò da fulmine a folgore, da folgore a nera e potente tempesta.
Dall'altra parte della barriera, un altro mondo. Nasceva un'altra galassia, un'azzurra pace, una verde rinascita, anche questa che andava aumentando, anche se il Pastore era sempre quasi incosciente, sospeso sopra il suolo che da fango era diventato un piccolo prato fiorito.
- "Perché non si desta?" Pensò Nida in un misto di timore e incredulità... Due dimensioni così opposte, così potenti, così vicine. Pronte a scontrarsi infine, per il destino, la salvezza o la distruzione di molti.

- "Che... cosa... succede?" Penso il Pastore rischiarando la mente, si sentiva più vivo, in contatto con qualcosa di eterno, di superiore. - "I padri!" realizzò fra sé - "Sono loro!".
Le parole non servivano, il potere era davanti a lui, doveva solo accettarlo, allungare le mani, scegliere.

Eccola, infatti, la scelta, l'ultima, la più importante.
Per acquisire un potere così grande, che cosa avrebbe potuto ristabilire l'equilibrio? Nessuna linfa vitale sarebbe stata mai abbastanza, davanti a sé aveva qualcosa d'incomprensibile forza e potenza, e iniziava già a capire il significato della profezia. "Il figlio diletto potrebbe non tornare", era questo l'ultimo passaggio, dato dalla Scelta, dalla decisione ultima di colui che poteva salvare o distruggere.

Era... la vita.
Il valore di scambio, era l'alto e puro significato del sacrificio atto nel proteggere, nel salvare. Un potere impugnato con questo presupposto sarebbe stato il più immane di tutti. Perché era un dono usato per un attimo, utilizzato per gli altri, non per se stessi, non per soddisfazione o dimostrazione di forza. Senza secondi fini o ambiziose mire, proprio perché dopo averlo esercitato, non rimarrebbe più tempo, nessun sospiro, nessun seguito, era questo il prezzo da pagare.
- "Così, dalla Vita, il Potere, e dal Potere, la Vita... è una spirale che infine si chiude" Il pastore chinò il capo, come se in quel momento realizzasse tutto, il ciclo, l'equilibrio, il Senso, la scelta.

Nida era poco distante, inginocchiata al suolo, con le mani tese in avanti, si muoveva verso di lui, ma la luce non la faceva avvicinare troppo.
Era abbastanza, però, per vederlo in viso, per capire, per sentirsi il cuore in gola, per cercare il suo sguardo.
Lui si volse, aprendo gli occhi, sorridendole, guardandola, come sempre, come se fosse il primo giorno.
- "Ehi, Ciao..." le disse - "Così... Eccoci qui, guarda un po' dove siamo arrivati, ci siamo, in fondo..."
- "Cosa ti hanno detto? Perché non mi posso avvicinare? Cos'è quel bagliore?" lo interruppe la ragazza che sospettava già le risposte, ma come chi non vuole vedere, chiese, come per sperare di sbagliare, come per sperare che siano solo piccole e futili paure.
- "E' l'ultima Scelta" le rispose lui - "Devo solo accettare, Nida, e poi tutto sarà finito, tutto tornerà come prima, come ti ho sempre promesso, sarete felici, nella valle, senza più alcun timore. Potrò vegliare e proteggervi tutti".
Così lei capì, e già la vista era annebbiata dalle lacrime, gli occhi bruciavano, le mani tremavano.
- "Cosa stai dicendo? Perché parli così? Presto ce ne torneremo a casa, abbiamo fatto tutto ciò che volevano, cosa pretendono ancora? Cosa vogliono? Se sono così potenti perché non si sono degnati di scendere qui e occuparsi direttamente loro dell'Albero bianco? Perché chiedono ancora e ancora?". E arrivarono i singhiozzi, i sogni infranti, il futuro atteso, così atteso e brillante... che si stava già oscurando.
- "No!" urlo lei, disperata - "Ti prego, non andare, ti prego, resta con me, resta con... me "Nida abbasso lo sguardo, stingendo la terra con le mani "Dov'è il nostro futuro? Dove sono ora i nostri passi sui campi... i tuoi occhi..."

Eppure sapeva che non c'era scelta, potevano rifiutare, non accettare, ma la barriera sarebbe caduta, la luce affievolita e presa poi da Zenten, che avrebbe infine conquistato l'Albero Bianco, la Radice, il Villaggio e l'intera Valle, e sarebbe stato solo l'inizio, perché non si sarebbe fermato.
Che scelta era allora? Che scelta è una decisione obbligata? E' un trucco inventato ad arte per dar l'illusione del libero arbitrio? Non c'era nessuna libertà in tutto questo. C'era la salvezza di tutti unita però alla loro perdizione, la loro separazione, un prezzo troppo alto da pagare, troppo inimmaginabile. Ma da pagare.

- "Nida" riprese lui - "Ora, devo... andare, tu lo sai... che... Non posso fare altrimenti. Non c'è più tempo ormai, la Radice sta cedendo... la Folgore Nera di Zenten continua a rinforzarsi, sta richiamando tutto il suo potere..."
Era vero, si era distratta, ma dall'altra parte tutto tremava, la caverna era ormai in preda a forti scossoni, si avvertiva chiaramente la volontà omicida dello Stregone, pronto ormai a lanciare il suo ultimo e fatale colpo.

- "E adesso?" disse - "Che cosa rimane? Non posso nemmeno abbracciarti, dovrei stare qui a vederti scomparire? Fiera e orgogliosa dell'eroe della Valle? Perché? Perché?!"
Lui le tese la mano cercando di controllare il campo luminoso, per porgerla, per stringerle almeno quella, l'ultima volta. - "Rimango in te, Nida, rimane la Valle e i nostri ricordi, e se anche non sarò con te, vi proteggerò sempre, insieme agli altri Pastori che con questo trapasso sono diventati Padri. Vinciamo noi, ricordalo, presto il sole e le acque torneranno, presto tutto rinascerà nuovamente, è il Ciclo di questa Natura, è un destino che non era rivelato ancora, proprio perché avrebbe inquinato l'ultima Scelta, la più importante".
Nida non annuì nemmeno, lo guardava, piangendo, sapendo che di lì a poco sarebbe scomparso, non avrebbe più stretto la sua mano, visto il suo viso e i suoi occhi, ascoltato la sua voce, sarebbe stato il niente, sarebbe stato il vuoto, il silenzio.

Così lei alzò lo sguardo, e vide.
Il viso della ragazza era rigato dalle lacrime, gli occhi arrossati, sbarrati, perché stava per accadere, succedere. Era il momento, quello più temuto, era reale, sotto la sua vista, era tremendamente vero.
Il pastore tese l'altro braccio verso il bagliore.
- "Io... Accetto" disse, mentre Nida stringeva forte l'altra mano e dentro urlava contro il cielo.

Fu solo luce.
Una silente esplosione che investì la Caverna. La barriera venne spazzata via.
- "Non basterà!" disse ormai folle, Zenten - "Anche se hai preso il potere dei Padri, il mio sarà ancora più grande!" Così calò il braccio e scagliò tutto sé stesso contro quella stessa luminescenza che aveva cercato per tutta la sua esistenza.
Si infranse però, come acqua su uno scoglio, frastagliandosi in spenti cocci neri, inghiottiti dalla Luce stessa, disintegrati in un attimo, fra le insane risate prima e urla di morte poi, dell'Oscuro Mago.
Fu Verde, Fu Celeste, fu tepore e fragranze nuove e fresche, Fu Bianco.
Tutto rinasceva, mentre Nida, dentro, moriva.
Svenne, infatti, esanime, sulla nuova vegetazione della neonata e rigenerata Valle.

Il ripristino fu totale, il campo luminoso si estese silente e veloce lungo il versante, fino a raggiungere il letto del fiume, così le acque ridivennero trasparenti e fluirono donando vita ad ogni curva gentile del corso.
Gli alberi ricrescevano rigogliosi, così come i fiori tinteggiarono di nuovi colori ogni zona pianeggiante.
Già si udivano gli animali tornare, ripopolare quel sistema naturale rimasto compromesso, arido e morente, per tanto, troppo tempo.
La luce si unì a quella del sole, ormai già alto, che scaldò e intiepidì la rinnovata terra, pronta a produrre nuovi raccolti, pronta a donare di nuovo la vita.
I campi si ridefinirono, i frutti maturarono, in questa magica rinascita di fine estate.
All'imbrunire ormai era già tutto come prima, come se nulla avesse mai intaccato quel verde paese, come se quel tramonto fosse uno dei tanti e non il primo dopo innumerevoli sere cieche, nebbiose e cupe.

Così il sole scese dietro la collina lasciando il posto alla Luna, pulita e luminosa, questa volta, mentre la bruma inumidiva le fronde, i prati e la Sua veste.
Nida era rimasta, debole e dormiente, nello stesso luogo, appena fuori dall'ingresso della caverna che era, adesso, quasi invisibile sotto la folta vegetazione.
La ragazza riprese i sensi, si risvegliò, ai piedi di una Quercia, era un albero giovane, ma molto alto e possente.
Appena ripresa la vista, fu incredula davanti a quella che era sempre stata la sua casa. Ora come non mai splendente e nuova, era tutto come una volta, era tutto come prima, era tutto come aveva detto... lui.
Fu solo un attimo, prima della realizzazione, lo stupore venne spazzato via dal dolore, dal ricordo, da quell'ultimo saluto.
Si portò le mani al petto, piangendo, accasciandosi al suolo, mentre la fronte poggiava sulla terra.
Non era bianca quella luna, per lei, non erano d'argento i riflessi dei prati che ondeggiavano sulla brezza notturna. Più la vista incontrava questa nuova bellezza, più il dolore si faceva sentire.
C'era lui, in tutto questo, c'era lui, in ogni foglia e spiga di grano, c'era lui, in ogni fiore.
- "A cosa serve ora tutto questo?" disse - "Cosa me ne faccio della mia amata Valle senza colui con la quale volevo condividerla? Non voglio più nessuna Luna, nessun giorno nuovo!".
Si alzò, barcollante, guardando il cielo stellato, arrabbiata, distrutta - "Spegnetevi, stelle! Perché splendete per coloro che sono vivi? Coloro che non vi meritano! Un uomo giusto si è sacrificato per tutto questo, e dovrei accettarlo senza dire nulla?".
Nida ora urlava guardando il grande spazio infinito sopra di lei - "Mi state ascoltando? Siete contenti, adesso? Avete ottenuto ancora il vostro maledettissimo equilibrio? Dare e Avere, giusto? Non avete esitato un attimo a portarmelo via, non avete pensato ad un'altra strada, un'altra scelta! Ah, le vostre maledette scelte! Il vostro destino che doveva compiersi! Che ne è della pietà allora? Che ne è della comprensione che voi esseri superiori avreste dovuto insegnarci! Non aveva diritto anche lui di essere felice? Non aveva diritto anche lui di rimanere qui, dopo aver sacrificato tutto se stesso per la vostra causa?".
La ragazza cadde in ginocchio, singhiozzando, parlando ora a voce più bassa, strofinandosi gli occhi umidi - "Non avevo diritto io, di amarlo? Di vivere con lui? Eccolo qui, il dolore che rende deboli, la mancanza, la separazione, che ne sarà di me? Non potevamo semplicemente vivere una vita normale, come tutti gli altri? Perché? Perché lo avete costretto a scegliere una cosa così crudele? Lo sapevate fin dall'inizio, vero? Che sarebbe andata così, e ve ne siete rimasti nell'alto dei vostri castelli dorati mentre vi godevate lo spettacolo...".
Così si mise a sedere, rannicchiata e tremante, con il mento sulle ginocchia - "E allora vi piace, lo spettacolo? Siete soddisfatti? Adesso cosa volete, eh? Che cosa richiedono i grandi e alti Padri? Volete anche la mia, di vita? Lo sapete, che cosa si prova? Lo sapete?"
Le forze ormai la stavano abbandonando, la testa girava, aveva nausea e non sapeva che fare, più si guardava intorno a più realizzava quanto era accaduto. La pace e il silenzio della Valle la stavano assordando, continuava a ripetersi - "Non ce la faccio, non ce la faccio...", sentiva il peso della realtà come macigni sulle spalle, non trovava un'uscita, una ragione, uno scopo.

Stava per svenire nuovamente, quando udì dei passi, dietro di lei.
Il cuore in gola, un'altra volta, ma subito dopo ridivenne di piombo, non era lui, non erano i suoi passi, quelli, non erano leggeri e silenziosi, quasi come sollevati da terra, non erano quelli di un essere speciale, soprannaturale, come un Pastore degli Alberi.
Così si volse, vide.

Era un uomo alto, con dei sandali di cuoio logori e vecchi, una veste marrone, una cinta malandata con attaccato un sacchetto di cuoio.
Gli occhi, verdi. Ma non verdi e cangianti, non più circondati da quel mistero superiore.

Nida non capiva, ma il cuore le scoppiò in petto, era lui.
Era tornato? Lo avevano fatto tornare? Era un illusione? Avevano esaudito la sua richiesta?
Si erano sentiti toccati dalla sua disperazione?

Non importava, non importava.

La ragazza correva già a grandi passi, quasi incespicando, verso l'uomo che tanto aveva amato, verso un Pastore degli Alberi che aveva donato se stesso al solo scopo di salvare gli altri, lei compresa.
Le sue lacrime parevano ora gocce argentate che adornavano il viso.

Mancava poco e presto l'avrebbe riabbracciato, quell'uomo, che in quel momento, in quella notte di fine estate, era tornato.
Meravigliosamente simile agli altri uomini.
Meravigliosamente normale, meravigliosamente... Lui.



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