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lavoro pubblicato giovedì 13 giugno 2013
ultima lettura mercoledì 20 marzo 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Il paradosso.

di amensa. Letto 513 volte. Dallo scaffale Pensieri

Chi ancora non conosce questa teoria, potrà trarre benefici enormi dalla sua conoscenza, spuntando e depotenziando una delle armi tipiche del raggiro...

Questo nodo espressivo, usato sovente in ipnosi come mezzo per provocare un temporaneo “corto circuito” nella mente del paziente, ma anche sovente dai capi per conquistare a poco prezzo, una “superiorità” sui loro sottoposti, è stato spiegato nella sua essenza da Russell per la prima volta.

Esistono paradossi matematici, ma logici, linguistici, ecc …. In ogni capacità espressiva umana si possono comporre paradossi.

Per fare un esempio banale, una riga con sotto ( o sopra) scritto “non badare a questo segno” ti da un comando che per sua natura non potrai eseguire, avendolo già visto. Oppure il comando “sii te stesso” che nel momento in cui si cerca di realizzarlo nega che l’individuo esprima se stesso, o meglio il famoso “io mento”.

Se mento vuol dire che dico la verità, ma se dico la verità vuol dire che mento, e via all’infinito.

Ripeto, sono espressioni che, negando se stesse, portano la mente a distrarsi momentaneamente, e quindi perdere attenzione e coerenza, momento appunto in cui i messaggi che arrivano vanno direttamente alla parte inconscia del cervello, bypassando la sezione razionale.

Ora, la dimostrazione logica di Russell supportata dai criteri dell’insiemistica, è la seguente:

l’insieme del tutto, possiamo dividerlo in due grandi categorie o insiemi dove ogni elemento fa parte di uno solo di essi: oggetti e concetti.

Una sedia è un oggetto, un insieme è un concetto, per esempio.

Ma queste grandi famiglie o insiemi possiamo dividerli diversamente in insiemi che contengono se stessi ed insiemi che non contengono se stessi.

Il concetto degli oggetti NON è un oggetto, mentre l’insieme dei diversi concetti, è a sua volta un concetto.

Ora se l’insieme dei concetti che contengono se stessi, lo possiamo a sua volta inserire tra di essi, dove potremo collocare il concetto degli insiemi che NON contengono se stessi ? ecco che non potremmo collocarlo ne nell’uno ne nell’altro, contraddicendo l’assunto che la coppia di insiemi che si contraddicono DEVONO contenere il tutto.

Ma questo accade perché il concetto dei concetti che contengono se stessi, è sopra, è ad un livello diverso, maggiore, sovrastante agli altri concetti, e quindi NON inseribile tra di essi.

Così nel paradosso, occorre fare una distinzione di livelli.

Nell’asserzione “io mento” ci sono due “io” un esecutore che mente, ed un giudice che giudica l’esecutore, che afferma che esso mente,ma lui non mente.

È l’aver denominato entrambi con “io”, uno a livello inferiore dell’altro, che crea il paradosso, quando gli si assegna due compiti contrastanti .

Conoscere la teoria dei paradossi, può essere utilissimo, a volte vitale, per evitare di farci raggirare, in quanto chi tenta di raggirarci, volente o istintivamente, ricorre quasi sempre a dei paradossi, per abbassare, se non annullare, il filtro della nostra razionalità.



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