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lavoro pubblicato lunedì 10 giugno 2013
ultima lettura domenica 18 ottobre 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

LA VIOLENZA

di mariapace2010. Letto 1099 volte. Dallo scaffale Generico

lo stupro su una donna è già una violenza intollerabile, ma lo stupro su una bambina è un delitto... ..



Calvia era una donna ferita nell'orgoglio e si sa che si può perdonare una cattiveria, ma non un'offesa all'orgoglio.

"Prendetela! - ordinò ai pretoriani prima di voltarsi per uscire - Prendetele tutte e due. Sono vostre!"

Lo sguardo di Lucilla seguì terrorizzato il pretoriano che richiudeva la porta alle spalle della donna e si faceva avanti. Seguì con raccapriccio il sorriso da ebete che gli istupidiva il volto, il lampo inequivocabile che gli incendiava lo sguardo mentre con gesti eccitati si toglieva l'elmo.

"La voglio prima per me. - udì la voce del compagno altrettanto eccitata - Dopo potrai farne ciò che ti aggrada!"

"Non mi serve la ragazza. - rispose l'altro, freddo, gelido, composto - E' troppo vecchia per me. Io voglio la piccolina!"

"No! - Lucilla scosse il capo inorridita; la pietra le tremò sotto i piedi; il soffitto parve venirle addosso - E' ancora una bambina..." riuscì a dire con voce era soffocata.

Quello però l'aveva già raggiunta e le strappava Keriat dalle braccia; elmi, spade e corazze giacevano sparsi per terra.

Muta di terrore Keriat barcollò; l'uomo la sostenne. Un gesto quasi affettuoso. Paterno.

"Vieni, piccolina. - diceva - Dopo ti farò un bel regalo. Togliamo questi vestiti. Ti scalderò io se avrai freddo..."

Le tolse i vestiti con gesti pacati, amorevoli; le accarezzò i capelli, le spalle, i piccoli seni in
sboccio.

"Lasciala andare. - urlò Lucilla - E' ancora una bambina. Lasciala..."

Si lanciò in avanti, ma una mano l'agguantò. Forte come una morsa. Una stretta implacabile. Sentì sulla faccia l'alito pesante dell'uomo, il suo respiro affannoso.

Non provò neppure a svincolarsi: un urto e si trovò distesa per terra e l'uomo sopra di lei.

Era pesante.

Sentiva il suo largo torace schiacciarla e impedirle di respirare. Tentò, ma inutilmente, di liberarsene, poi il sapore delle sue labbra bavose sul collo, sulle guancia e sulle labbra l'annegò di disgusto.

Aprì la bocca e affondò i denti in quel labbro.

Il pretoriano dette in un grido di dolore, ritrasse il capo e sollevò una mano, che si abbattè con inaudita violenza sulla sua bocca.

"Brutta cagna rognosa! - lo udì imprecare - Ti insegnerò io a mordere!"

Lucilla sentì il sangue scorrerle lungo le labbra e il mento e nuovamente la bocca e la lingua di quell'essere immondo percorrerla e insozzarla di bava e saliva mischiate al proprio sangue;
l'urlo di Keriat le lacerò le orecchie e il cuore e un'angoscia disperata le lacerò lo spirito.

Poi, d'improvviso, uno strazio fisico!

Le impediva fin'anche di respirare, come se una lama cercasse di affondare nella carne. Capì che l'uomo stava penetrando dentro di lei.

Spalancò gli occhi atterrita.

Dal profondo della mente partì un puntino doloroso. Una ferita che espandendosi scatenava nel cervello un ribollire tumultuoso di paure e travagli che il cevello stesso non era capace di contenere. Finalmente l'urlo. Un urlo che era retaggio di ataviche paure represse per generazione e che le sconvolsero la mente.

Quand'ecco, di colpo, un volto di donna, dolce e sorridente, prendere forma in quell'etra maligno e nemico. "Mamma!..." urlò.

Era la prima volta che sua madre "tornava" da quando era morta, quasi quattro anni prima.

Lucilla scosse il capo e la "visione" s'appannò; lentamente si adombrò, fino a a diventare luce
trasparente.

Svenne!

Aveva raggiunto quel confine oltre cui la misericordia divina non permette di andare e le risorse fisiche esauriscono.

Non si accorse della porta che si apriva e di qualcuno che sollevava di peso lo stupratore scaraventandolo di lato.

Quando rinvenne, in una bruma di paure e vergogne, del soccorritore sentì solo la voce, poichè continuava a tenere gli occhi chiusi in un silenzio profondo rotto solo da respiri affannosi.

Non sentiva più neppur le grida di Keriat.

Fu proprio questo a scaraventarla fuori della bruma delle proprie angosce: quel silenzio era più terribile delle urla.

"Cosa stai facendo, animale?" sentiva la voce del soccorritore; una voce contrariata, ma sconosciuta.

"Di cosa ti impicci? - quella dello stupratore - Calvia Crispinilla in persona ha affidato costei alle mie cure!"

"Imbecille! Quando Cesare lo saprà ti farà scorticare vivo!"

"Per tutti gli Dei!... Perchè?"

"Perchè costei è la moglie del tribuno Marco Valerio Flavio, animale! Cesare vuole servirsene per trattare con lui e il generale, Vespasiano, il Legato della Giudea. Finirai sotto la scure del boia!"

"Maledizione!" imprecò lo stupratore tentando di darsi contegno. Intanto guardava la sua vittima e faceva l'atto di tirarla su dal pavimento. Con uno spintone il centurione lo ricacciò
in fondo allo stanzone, poi si voltò verso Lucilla:

"Cosa ti ha fatto questo animale, domina. Ha abusato di te? - la voce era compassionevole e gentile, ma Lucilla non rispose: era umiliante dover spiegare. L'altro insistè - Hai capito cosa ti ho chiesto, domina? Questo animale ha abusato di te?"

Lucilla continuava a tacere e per non subire il suo sguardo abbassò il capo

Il primo irrompere della vegnogna al cervello fu un vortice impetuoso che andò dilagando fino nelle più remote e nascoste pieghe dell'anino Come una folgore l'aggredì al cuore, coinvolgendo
nervi, ossa, pelle: la voce e lo sguardo del centurione le davano la misura dell'offesa subita.

L'assalì il bisogno di nascondere l'offesa e la vergogna, il bisogno di nascondersi in un luogo buio, il bisogno di nascondersi a quell'uomo, che pure l'aveva sottratta alla violenza.

L'assalì il bisogno di morire.

Ma non poteva fare nulla di tuttociò e non trovò altro rimedio che conficcarsi le unghia nella carne, ma un gemito la strappò a quell'angoscioso smarrimento: Keriat.

Giaceva in un angolo, svenuta, seminuda e sanguinante. Dimenticò se stessa; si trascinò per terra e la raggiunse. Si chinò sopra di lei. La chiamò: "Keriat!"

Anche il centurione si accostò alla piccola; anche lui si chinò. La contemplò in silenzio.

"Che scempio!" esclamò.

brano tratto dal libro di Maria Pace: "LA DECIMA LEGIONE - Panem et Circenses"

se qualcuno volesse conoscere la storia di questi personaggi, può richiedere il libro direttamente all'autrice oppure:

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Commenti

pubblicato il 22/06/2013 7.16.09
mariapace2010, ha scritto: ciao a tutti e ben ritrovati... non voglio commentare questo post, essendone io l'autrice... desidero, però, fare alcune riflessioni. Che cosa spinge un uomo ad usare violenza sessuale ad una donna, a una bambina o anche un bambino? Impotenza, smodato desiderio di possesso, depravazione congenita e altre motivazioni ancora... qualcuno dice anche che è il comportamento stesso della donna: provocazione, rifiuto, ecc... Qualcun altro, (a sorpresa perfino di sesso maschile), suggerisce la castrazione, altri ancora cure mediche o spichiatriche... La sottoscritta si pone solo una domanda: questi pervertiti (padri, fratelli, figli) quali sentimenti nutrono nei confronti di coloro che farebbero lo stesso alle loro madri, sorelle, figlie?... non voglio essere cinica, ma a volte penso che le prime loro vittime potrebbero essere proprie queste disgraziate donne.. Io sono contro la pena di morte, ma non contro la castrazione... che ritengo la punizione più esemplare (anche se a qualcuno sembrerà esagerata e suggerirà invece un intervento medico e psicologico adducendo la scusa di probabili violenze a loro volta subite... che non avrebbero subito, rispondo io, se... ). Non vorrei urtare la sensibilità di nessuno, ma...
pubblicato il 22/06/2013 10.28.46
amensa, ha scritto: ciao Maria avevo saltato a piè pari questo tuo, perchè detesto la violenza ....... ce n'è tanta in giro che mi ero rifiutato anche di leggere quella raccontata. ma il tuo commento, mi ha stuzzicato, ed allora ho prima letto, poi riflettuto. E sono giunto alla conclusione che la violenza, che si manifesta in moltissime forme,ha comunque sempre uno stimolo di base comune. La paura. Paura di che ? di tutto ciò di cui si sente inadeguato a gestire con competenza e soddisfazione. Cosa c'entra con lo stupro di una bambina? un uomo che abbia stimoli sessuali, ma non li soddisfi con una donna ha paura del confronto, del giudizio della donna, della propria inadeguatezza, e allora tenta di soddisfarsi con chi sicuramente tutto ciò non potrà verificarsi. Più lieve è lo stupro della donna, simile a quanto sopra, anche se mancante di un tratto. E perchè la violenza su animali, deboli, indifesi ? qualsiasi violenza ? la profonda insicurezza di se stessi, delle proprie capacità nel rapportarsi, la forte necessità di sentirsi, almeno una volta, superiori a qualcosa a qualcuno. è lo stess meccanismo del "potere" inteso come la capacità di obbligare qualcuno o qualcosa a fare qualcosa CONTRO la loro volontà ...... Paura che si evidenzi la loro debolezza, la loro inconsistenza, li spinge ad esagerare in modo palese un potere che , nel loro intimo, sanno di non avere. E perchè tanti, troppi esseri, finiscono di rifugiarsi nella violenza per esorcizzare le proprie paure, senza affrontarle e risolverle. Negare e reprimere le proprie paure, porta comunque a patologie, una delle quali è la violenza. molto megliosarebbe per l'intera umanità se ognuno affrontasse le proprie paure in modo positivo, acquisendo cioè la forza, l'esperienza, le abilità almeno per ridurne l'impatto. la discussione è aperta andrea
pubblicato il 22/06/2013 10.34.36
amensa, ha scritto: ps. ciascuno di noi, credo,chi più chi meno, ha generato in se delle paure. pochi le ammettono, ancora meno tentano un approccio positivo per "risolverle" diminuirne la forza devastante ..... poi resta il giudizio su chi non lo fa, e si lascia prendere dalle patologie relative. La società, purtroppo giudica gli atti visibili, palesi, molto meno le cause, e per nulla le intenzioni.
pubblicato il 22/06/2013 13.16.19
amensa, ha scritto: poi, con ulteriore riflessione, mi son ricordato di un fatto di denuncia di molestie verso un uomo. la giustizia prese quell'uomo nei suoi ingranaggi, fino a che per l'amarezza e il dispiacere morì. alla morte del padre della ragazza, dopo più di 20 anni dal fatto, la ragazza si autodenunciò, indicando quella denuncia di molestie una ritorsione per un fatto banale, mai ritrattato fino ad allora per paura del proprio padre. Quando si dice che uno deve potersi difendere in casa propria, dice una cosa ammessa in molti stati USA, ma dimentica che l'uccisione di un supposto ladro o rapinatore per legittima difesa, potrebbe anche nascondere un semplice omicidio mascherato portando il cadavere in casa propria. Tanto il cadavere non potrebbe mai smentire. Ora, ad eccezione delle flagranze di reato, e quando valga la parola contraria di vittima/delinquente anche gli psicoanalisti o varie apparecchiature possono essere tratti in inganno ..... per cui, pene si, ma mai irreversibili. Daltronde il Beccaria dimostrò molto bene con i fatti che non è mai l'entità della pena a dissuadere dal commettere reati, bensì eventualmente la certezza, della pena. E non tirare in ballo, il fatto "se succedesse a te" ...... so benissimo che sull'onda emotiva di un torto subito, soprattutto di tale entità, si tende a ragionare veramente poco ...... per cui non mi esento dalla possibilità che anch'io invocherei l'inferno per un eventuale delinquente che colpisse me ........ nell'immediato, poi, con la perdita della carica emotiva, l'impulso cambierebbe, ne sono certo.
pubblicato il 04/09/2013 21.44.59
lostesso, ha scritto: Decisamente forte. Di per se qualsiasi violenza è da condannare, ma gli abusi sui bambini sono il peggio della depravazione. La lettura di questo brano ti fa pensare. Rabbrividisco al pensiero che queste cose son successe, succedono e succederanno ancora.
pubblicato il 05/09/2013 9.17.41
mariapace2010, ha scritto: ciao, Iostesso... sì! purtroppo la violenza contro il debole o l'indifeso, sia esso bambino, donna diverso o altro ancora... è stata ed è una piaga insanabile... genocidio, omicido... oggi c'é il reato di femminicidio... oppure semplice violenza gratuita... ma quella di infierire su un bambino (cosa che accade soprattutto in famiglia) é davvero un'azione intollerabile, punibile con la massima pena consentita... sia pur, come dice Amensa, non irreversibile, ma , almeno certa... Le violenze non cesserebbero, certo.... per cultura o per devianza o perfino difetto genetico... ma parlarne é doveroso... ciao, ciao Ah!... mi aspetto un altro tuo racconto "da cronaca quasi sportiva"...

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