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lavoro pubblicato lunedì 10 giugno 2013
ultima lettura martedì 13 ottobre 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Non scrivete di notte.

di mattiacozzolino. Letto 1215 volte. Dallo scaffale Horror

Non è saggio dormire dopo aver contaminato l'universo con pensieri rivolti al male. Questa è una legge fondamentale, e Lilith la ignorava...Era distesa nel suo letto, morbido e comodo, con calde coperte e soffici cuscini. La finestra...

Non è saggio dormire dopo aver contaminato l'universo con pensieri rivolti al male.
Questa è una legge fondamentale, e Lilith la ignorava...
Era distesa nel suo letto, morbido e comodo, con calde coperte e soffici cuscini. La finestra alla sua sinistra era spalancata e il suo sguardo poteva vagare nel cielo saltando da una stella all'altra. Luminosa era la luna quella sera e non c'era neanche una nuvola. Le nuvole... Lilith le aveva sempre paragonate alla pigrizia di Dio, ogni giorno, nel non completare di disegnare il cielo, lasciando così spazi bianchi...
Ma di queste sue fantasie lei era gelosa, perché sapeva che solo lei era capace di certi pensieri, o almeno, così credeva. Doveva riflettere ogni giorno e sentire come la sua mente fosse una cosa non comune con le altre cose, con le altre menti.
Mentre sedeva sul suo letto sentiva nell'aria fresca della sera un leggero profumo d'ambra provenire da qualche luogo remoto fuori dalla finestra. Era un profumo orientale paragonabile all'incenso nelle chiese e gli diede alla testa. Tutto quello che seguì fu come un sogno. Prese carta e penna e cominciò a scrivere cose... strani simboli, strani numeri, strane lettere in una sequenza segreta e mistica, alternando giri di polso con angolature ruvide e rigidde finendo con una spirale di lettere e parole incomprensibili. Scriveva e scriveva come se il suo corpo avesse preso il via misteriosamente. La sua mente era spenta, il suo sguardo vedeva ma il suo cervello non concepiva appieno il significato di quello che stava facendo.
Improvvisamente sentì un rumore provenire da un altra stenza. La sua mano si interruppe. La punta della penna si fermò a mezzo centimetro dal foglio ed era immobile come pietrificata, tutto il resto del corpo tremava. Il respiro era irregolare e non sapeva come calmarlo. Sembrava che si fosse dimenticata come si fa a respirare. I suoi occhi erano fissi sulla porta della sua camera che era socchiusa e dall'esterno si poteva scorgere solo la vischiosa consistenza dell'ombra...
Tutto fu silenzio. Tutto fu calmo. Le lancette dell'orologio universale erano ferme... o solo silenziose. I suoi occhi fissi sulla porta non tremavano... erano fissi e non riflettevano luce. Tutto fu freddo... era gelato. Era concentrara sull'apertura della porta e il nero dell'ombra pareva danzare nell'aria. Osservò ancora... i minuti passavano... i secondi si susseguivano inevitabili ma lei pareva non accorgersene. Ogni quanti secondi alternava il suo respiro? Il suo battito ora quanto veloce andava?
Improvvisamente lo vide!
Un movimento istantaneo... una sorta di braccio... come se fosse stato il braccio di una creatura a passare d'avanti alla porta della sua camera...
Posò la penna sul foglio senza fare rumore. Scostò le coperte lentamente, non volendo tradirsi. Voleva alzarsi dal letto. Mise i piedi a terra contemporaneamente e sentì il pavimento freddo sotto la sua pelle che si era riscaldata nel letto. Non voleva voltare la testa verso la finestra altrimenti avrebbe dato le spalle alla porta... e di certo non lo avrebbe fatto. Si alzò. Per un momento rimase quasi immobile, non sapendo cosa fare. Doveva andare verso la porta? Avrebbe dovuto aprirla? E poi? Cosa avrebbe fatto? Chi c'era dietro quella porta? No! Non c'era nessuno, e come poteva esserci qualcuno? Tutto era stato chiuso, serrato... tranne...
"La finestra del bagno..." Si ricordò... di certo qualcosa era entrato da li... magari era una specie di volatile o magari... qualcos'altro. Sentiva i brividi salirli lungo la schiena... aveva la pelle d'oca e continuava a fissare lo stretto spazio tra la porta e l'oscurità. Si immaginava, non capiva il perché, una mano poggiare sul legno della porta e rimanere in attesa... non sapendo se doveva spingerla ed entrare o rimanere li ad aspettare... aspettando che venisse lei...
Ed improvvisamente, la porta cominciò a spalancarsi... ma non emise scricchiolii. Lilith la osservava per niente turbata... e alla fine la porta si aprì del tutto. Si rivelò una figura alta, forse almeno due metri. La guardava da sotto un cappuccio grigio. La sua presenza li era come una cosa naturale... come se ci fosse sempre stata...
"Come hai fatto a chiamarmi?"
"Cosa?"
"Hai scritto e così rotto le catene che mi legavano al sonno d'ombra..."
"Chi sei?"
"Sono colui che forma il nero. Colui che il destino legge e segue l'oblio...!"
"Vattene, non ti voglio in casa mia!"
"Io non ci sono eppure ci sono allo stesso tempo. Sono l'inizio e la fine, il custode del telo invisibile, l'anima del marchio supremo!"
Con un balzo la creatura gli fu talmente vicina da allungare la sua mano al suo collo... la sollevò da terra e così lei poté vedere dentro i suoi occhi.
Non avevano forma, non avevano colore. Sapeva solo che c'erano. Erano l'oblio del mondo e avevano la profondità degli abissi oceanici. Le presenze interne a quei bulbi giravano come i pianeti attorno al sole e ti trascinavano il sogni strani e strani incubi.
Poi aprì gli occhi...
Lei era stesa sul letto... la stanza era illuminata dalla luce del giorno e il sole entrava dalla finestra alla sua sinistra. L'odore d'ambra era sparito... assieme all'essere misterioso.
"Sognavo?"
No... sapeva che non era un sogno. C'era il foglio scritto accanto a lei... era diventato il disegno di un cielo stellato.



Commenti

pubblicato il 10/06/2013 5.56.33
mariapace2010, ha scritto: ciao, Mattia... un brano "orribilmente" piacevole... direi assai piacevole... ciao,ciao
pubblicato il 14/06/2013 11.31.07
Raf88, ha scritto: Direi che è un degno racconto horror di natura gotica, Lovecraft apprezzerebbe. Il genere demoniaco è da sempre il mio preferito, anche se lascia parecchio a indovinare la natura dell'essere incappucciato... un demone magari, ma non della natura che costantemente immaginiamo.

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