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lavoro pubblicato giovedì 6 giugno 2013
ultima lettura giovedì 10 gennaio 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

Slut machine

di give989. Letto 718 volte. Dallo scaffale Pulp

Entro nel locale. Mi tolgo la giacca e la tengo sull'avambraccio. Mi guardo attorno estraniato, studiando quello che mi circonda. Avvicinandomi al ban...

Entro nel locale. Mi tolgo la giacca e la tengo sull'avambraccio. Mi guardo attorno estraniato, studiando quello che mi circonda. Avvicinandomi al bancone, noto le spine di birra luccicanti, le bottiglie di superalcolici/liquori sulle mensole, arance, lime e una mela. Guardo ipnotizzato quella mela, sola, sembra appena uscita dalla cesta di vimini della nonna. Ogni secondo che passa posso vederla marcire, bacata da qualche affamato bruco stupratore. Non posso fare altro che provare invidia, noi marciamo molto più lentamente. Certo, molti inconsciamente o meno, attuano delle misure per accelerare il processo, ma resta una cosa fottutamente lunga. Allora io che faccio? Inganno il tempo fumando, scopando, bevendo e parlando di cazzate. E giocando. Sì giocando, ecco perché sono qui. Giocando, perché se poi alla fine vinci puoi anche crepare felice.
Mi faccio cambiare un centone, ordinando anche un Bowmore 12 in un copita, il calice da sherry per intenderci. Premo le dita sul gambo ed inizio a girare in senso orario, innescando un vortice etilico di aromi fruttati e legno. Gli scotch dalla Islay hanno un particolare gusto salmastro, di torba soprattutto. Infilo il naso tutto dentro e inalo a pieni polmoni. L'alcol riscalda tutte le mie vie respiratorie permettendomi di percepire ogni singola sfumatura. Adoro. Adoro. Bevo un goccio. Adoro. Bevo tutto d'un fiato, trattenendolo per un attimo in bocca. Oddio...
Sto galleggiando a morto nell'Oceano Atlantico, trasportato dalle onde. Non sento nulla, il mio udito è completamente azzerato. I miei sensi rilassati e sordi. Sto galleggiando a morto nell'Oceano Atlantico, trasportato dalle onde, mentre il brivido caldo della Corrente del Golfo mi pizzica la schiena e mi passa attraverso il culo. Adoro.
Mi risveglio ad occhi chiusi, sorridendo come un ebete al barista che mi guarda perplesso.
"Ehm...grazie".
Prendo una pinta per dopo. Mi dirigo verso le zoccole, è la mia serata, ne sono sicuro. Anche se ogni sera mi dico che è la mia serata. Le osservo le puttanelle, devo trovare quella che non ingoia, quella che non sia frigida. Passo le mani sui tasti di ognuna, devo sentire le sensazioni che mi trasmettono.
No, tu no.
Tu nemmeno.
Tu sei calda, ma non abbastanza.
Tu no.
Tu no.
Tu no.
Tu...tu.
Eccola l'ho trovata. La guardo malizioso, speranzoso, eccitato. Estraggo il portafoglio, inserisco subito 10 euro, poso la birra e tiro fuori il pacchetto di sigarette, mettendomi 'na paglia in bocca. Mi palpo le tasche, ma non trovo l'accendino. Tasto ovunque, insistentemente, intensamente, come un giovane adolescente erotomane e passionale narcisista che si sega allo specchio. Mi sembra il caso di smettere. Mi guardo attorno e vedo soprammobili impolverati con occhiaie e dita veloci. Chiedo se qualcuno ha un accendino. Nessuno mi risponde. Bevo un sorso di birra, ripetendo la domanda con un tono più deciso. Un arto si muove e si alza porgendomi un accendino. Un attaccapanni ha acceso una fiamma davanti al mio naso, bruciandomi una parte di baffi. Mi ritraggo subito, "Porca Tr...e che cazzo sta attento!". La fiamma resta ferma immobile. Noto che quando ha preso l'accendino ha prontamente sostituito mano per poter continuare a premere il pulsante. Continua a premere. Preme. Trattengo parole e fiato. Ok. Mi accendo la cicca. L'attaccapanni ripone l'accendino sul tavolino accanto a lui, cambia mano e torna immobile. Dipendenze di speranza per arredi di seconda mano Ikea. Ok.
Torno alla mia postazione, mi siedo, aspiro bene, bevo, inserisco 10 euro. Premo. Premo. Premo il pulsante della slot. Cazzo di ciliegie. 2 euro. Alzo la puntata. Premo. Premo. Inserisco altri 20 euro. I miei occhi penetrano lo schermo, ogni banconota inserita è un sogno per poter cambiare veramente qualcosa. Non mi importa che dicono gli altri. Sono il più sensibile di tutti verso i cazzi di problemi di sto mondo, so che alla fine i ricchi non hanno sti pensieri. Rata della macchina, mutuo, canone TV, IMU, tasse, tasse, tasse, istruzione dell'amata prole, bollette varie, tasse, tasse, tasse. Tasse. Vorrei solo arrivare a fine mese senza dover rinunciare a qualcosa. Ogni banconota inserita è un sogno di felicità. Quello che ha detto che i soldi non fanno la felicità sicuro faceva uscire 100 euro dal culo ad ogni cagata. Inserisco altri 20 euro. Bevo la mia birra. Tiro la mia paglia. La vita passa così, un tiro dopo l'altro ed una boccata di fumo denso che si libera nell'aria in percorsi sensati e geometrie sensuali. Aspiro e butto fuori tutta la bellezza tumorale del mondo, guardandola mentre fugge verso l'alto, risucchiata dalla cappa. Aspiro e butto fuori. Lontano da me. Aspiro. Disperso e frastornato. Butto fuori. Sadica geisha barcollante che si nutre dei miei sguardi sconci in un'atmosfera nera di lucciole radioattive. Aspiro. Alzo la puntata.
Premo. Premo. Premo. Premo. Premo. Premo. Bevo. Tiro. Premo. Premo. Stelle. 5 euro. Premo. Premo. Premo. Premo. Premo. Premo. Ora, l'immagine del Jackpot sullo schermo. Ne bastano 5. Immagini ruotano, frenetiche. Mi sento debole. Pensa alle volte in cui sei stato totalmente disarmato. Oh, quel sudore freddo che ti cola dalla fronte. Il bianco evaporato che decora la pelle, scende, scende e scende lungo il viso. Zigomo, guancia, labbra. La lingua che camaleontica si protrae verso il mare attraversando lo scoglio. Mmmm...sensazione. Sensazione. No, ripensandoci. No, non sai di che cazzo sto parlando. Niente tutto si ferma. Ritorno al gioco classico. Fanculo.
Premo. Premo. Premo. Tiro. Premo. Premo. Tiro. Premo. Premo. Premo. Bevo. Fottuto sax. 5 euro. Premo. Premo. Premo. Premo. Inserisco altri 20 euro. Guardo la troia ingoiare la carta. "Ti piace eh? Cagna". La mia pupilla si fissa su piccoli pezzetti bianchi. Piccoli pezzetti di scaglie epiteliali. Una. Due. Tre. Il cambiamento è costante, ma non sempre così evidente. Quattro. Cinque. Sei. Osservo pezzi di me. Sette. Otto. Avevano ragione comunque a dire che il lupo perde il pelo ma non il vizio. Nove. Dieci. Anche se deriso perché glabro, può spolpare una pecora senza farsi troppi problemi.
Scolo la bottiglia e ne ordine un'altra. Premo. Premo. Bevo. Tiro. Bevo un altro sorso. Premo. Premo. Ancora quelle cazzomadonnaiddio di ciliegie. 2 euro. Premo. Premo. Premo. Premo. Premo. Premo. Premo. Premo. "Non vorrei essermi sbagliato su di te. Adesso basta". Inserisco gli ultimi soldi rimasti dei 100 euro cambiati prima. Guardo sparire la carta velocemente. "Adesso non puoi deludermi tesoro". Premo. Premo. Premo. Premo. Premo. Premo. Cazzo. Cazzo. Cazzo. Bevo tirando. Bevo tirando. Bevo tirando. Premo. Premo. Premo. Premo. Premo. Premo. Premo. Porca puttana. Porca puttana. Porca. Puttana. Premo. Ho perso quella poca fiducia che avevo in una cazzo di giustizia nell'universo e nell'umanità in generale. Basta. Premo. Basta. Mi immagino mentre sono a letto, fisso il soffitto, occhi pece che infettano il viso, sgranati ed ematici. Sto pensando che l'Assenza al mio fianco mi risucchierà al suo interno come un bluastro e tedioso buco nero. Se stai troppo tempo con te stesso alla fine ti verranno gli incubi e, purtroppo, non sempre basta che tu ti dia una mossa per svegliarti. Premo. Premo il pulsante tra fumo, merda e cenere. Ho perso tutta la fiducia. Penso che niente può cambiare. Soldi, soldi, soldi. I problemi del mondo sono tanti. Siamo animali, è vero, ma questa non dev'essere una scusa per non essere migliori di quello che siamo. Se il mondo non cambia, allora probabilmente l'umanità non merita nulla, se non l'estinzione incondizionata di ogni suo singolo soggetto. Così, con un retrogusto particolarmente amaro in bocca, mi immagino mentre metto lo sdraio nel cortile, occhiali da sole, con una bella pinta di scotch & soda, succhiando e succhiando dalla cannuccia. Succhio e succhio, mentre una lacrima scende sullo zigomo giusto giusto per quelle poche cose per cui valeva la pena vivere. Succhio e succhio, ascoltando la radio che trasmette "Perfect day". Canticchio così, a bassa voce, solo per me stesso. "Just a perfect day, you made me forget myself. I thought I was someone else, someone good". Succhio e succhio. "You're going to reap just what you sow, you're going to reap just what you sow, you're going to reap just what you sow, you're going to reap just what you sow". La lacrima cade sull'erba e viene assorbita dal terreno. Succhio, aspettando di vedere quel bellissimo fungo atomico che ci farà diventare concime di un nuovo mondo. Premo.
Coscienza in bianco sporco
(so quello che voglio, so quello che devo fare)
camicia macchiata di malto
(se il mondo dovesse finire domani non verserei una lacrima)
sogno monolocale abitato da troppi coinquilini
(siringa cola acido nella testa
drenare, drenare, drenare)
poi più niente.
Premo.
La fortuna gira sempre verso gli stessi, verso quelli che hanno il grano. A noi poveri cristi invece non rimane che cercare di ripararci dal bagnato. Piove sempre sul bagnato. Piove piscio e liquame e il nostro ombrello ha i buchi.
La dea bendata è una falsa disabile che frega i soldi dell'assegno di accompagnamento.
Premo.
Bevo e guardo distratto le due immagini di Jackpot che si fermano al centro dello schermo. La terza. Non. La quarta. Posso. La quinta. Crederci. La quinta. CAZZO! Bava e birra scendono dalla parte destra della bocca, un principio di Ictus incredulo. HO VINTO! CAZZO HO VINTO!! Alzo le braccia al cielo. Fanculo alle rate della macchina, al mutuo, al canone TV, all'IMU, alle tasse, tasse, tasse, all'istruzione dell'amata prole, alle bollette varie, alle tasse, tasse, tasse. Fanculo alle tasse e fanculo all'arrivare a fine mese senza dover rinunciare a qualcosa. Mando a fanculo tutto e...Blackout. Schermo nero. Trattengo il fiato. Luce. Tutto si riaccende. E' stato un sogno ad occhi aperti? No, sono sicuro. Sicuro. Sicuro. Sono sicuro mi ripeto, so quello che ho visto. Io ho visto tutto. La mobilia con le borse continua imperterrita la sua esistenza. Ho vinto. Ho vinto, mi dico. Niente si muove, eccetto le dita che sditalinano le slot. Ho vinto, mi ripeto inserendo altri 20 euro. Premo.


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