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lavoro pubblicato martedì 28 maggio 2013
ultima lettura venerdì 17 maggio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Magique Margot- la bottega degli incantesimi

di Aiko. Letto 845 volte. Dallo scaffale Fantasia

una ragazzina innamorata, una maga gentile ma un dispettosa e giocherellona, un ragazzino indeciso, una collana magica forse un po' difettosa e una piccola avventura che forse finalmente li aiuterà a dichiararsi

Clara camminava. Il vento frustava gli alberi e le tirava indietro i capelli. Si stava avvicinando un temporale?Proprio quel giorno, con quella specie di tempesta imminente, aveva sbagliato strada per tornare a casa da scuola. Il problema era che l’aveva visto davanti al cancello all’uscita dalla scuola, circondato da un crocchio di amici che ridevano e scherzavano e la sua mente si era messa a fantasticare sul perfetto viso di Marco, sui suoi capelli corvini, sugli occhi color del cioccolato…Risultato: le gambe l’avevano portata non si sa dove.Camminava su un marciapiede fatto con lastre insolitamente ampie, non erano i soliti piccoli quadratini ma grandi lastre che coprivano tutta la distanza dall’edificio alla sua destra alla fine del marciapiede. Ai lati della strada vi erano delle case dall’aspetto vecchio e malmesso e in alcuni punti l’intonaco si era staccato lasciando intravedere i mattoni giallastri che costituivano l’edificio; anche la strada che percorreva quel viottolo, piena di crepe e buchi sembrava avere bisogno di manutenzione.Una costruzione di un color rosso chiaro quasi rosato, con un tetto a punta alla base del quale era fissata un’insegna che non riusciva a leggere attirò la sua attenzione. Era circondato da un giardinetto verdeggiante, nonostante il clima decisamente invernale, rinchiuso in un basso muretto. Proprio al centro della facciata davanti si ergeva un maestoso portone giallo a due battenti. Sette gradoni bianchi collegavano la porta ad un vialetto in pietra che conduceva serpeggiando al cancello aperto, davanti al quale stava Clara.Il cancello aperto sembrava quasi invitare la ragazzina ad entrare e lei se pur esitando mosse qualche passo in direzione della costruzione che le stava davanti. Arrivata a meta del vialetto riuscì a leggere cosa c’era scritto sull’insegna.

MAGIQUE MARGòT

JEWELS

Attraversò il giardino molto lentamente ammirando quel piccolo paradiso di verde fuori dal tempo, salì i pochi gradini e si fermò davanti alla porta. Ebbe un attimo d’esitazione: quello strano posto la metteva in soggezione; ma alla fine prevalse l’istinto ed entrò. Si ritrovò sospesa nel buio. Non aveva mai sofferto di vertigini ma ritrovarsi sospesa nel bel mezzo del nulla era troppo. Stava per mettersi a strillare in preda al panico ma dopo pochi istanti iniziarono a delinearsi i contorni di alcuni tavolini e Clara si rendesse conto di ciò che era successo: il contrasto tra il buio all’interno dell’edificio e la luce all’esterno l’avevano accecata e Il fatto che nella stanza ci fosse solo una piccola finestra lontana da lei non aveva aiutato molto.
Quando i suoi occhi si furono completamente abituati alla semioscurità del luogo si accorse di trovarsi in una stanza piena di sottili tavolini rotondi ingombri di oggetti. Sul più vicino erano esposti piccoli bracciali di perline ognuno con il prezzo attaccato che secondo il cartello poggiato sul tavolino servivano a portare la fortuna dalla propria parte, un altro spille, un terzo giganteschi orecchini, ogni tavolino vantava proprietà diverse. Su un espositore piramidale formato da tanti piccoli gradini erano esposti anelli; il cartellino al primo piano diceva: bellezza mozzafiato garantita 10 minuti. Il tempo variava in funzione del piano e del costo degli anelli. Camminando tra i tavolini Clara vide che il negozio non vendeva solo bracciali e affini, anche se sembravano l’articolo principale, ma anche statuette, piccole lampadine scaccia-incubi che assomigliavano a quella che a cinque anni accendeva sempre in camera, e un sacco di cianfrusaglie simili. Clara continuò a camminare in mezzo a quel labirinto di mobilia finché quasi non andò a sbattere contro un tavolino un po’ più basso degli altri, più grande e di forma rettangolare dedicato al tema amore con esposti per lo più piccoli ciondoli di forma romboidale.
<< ti interessano quei ciondoli?>> a Clara quasi venne un infarto. Si girò e si trovò dietro la donna che aveva parlato. Era alta e slanciata, indossava un mantello nero, con maniche lunghe e ampie, che arrivava fino a terra. Aveva un viso gentile e un aspetto giovane malgrado i capelli, lunghi e lisci che le cadevano sulle spalle, di un argenti delicato.
Notando l'espressione della ragazza fece qualche passo indietro per non starle troppo addosso e visto che la ragazzina non sembrava avere la minima intenzione di aprire bocca continuò <<certo che ti interessano, lo si capisce da come ti sei fermata a guardarli. Hai dei problemi di cuore e vorresti utilizzare i miei ciondoli per superarli.>>. La donna finì di parlare e la guardò. Uno sguardo incuriosito e allo stesso tempo scettico. Mi sta prendendo per una pazza o qualcosa di simile pensò Clara maledette labbra perché non vi muovete?!.
<<s-s-si i-io... c'è un ragazzo che mi piace e... ecco...io però credo di non piacergli... così...>>
*

Uscita dal negozio Clara tirò un sospiro di sollievo. Era stato incredibilmente difficile spiegare la sua situazione sentimentale a quella strana donna ma alla fine ce l'aveva fatta e aveva comprato il ciondolo blu.
Una folata di vento la riportò alla realtà; quanto aveva fatto tardi? La mamma le avrebbe fatto il terzo grado a casa, doveva muoversi e inventare una buona scusa.

Margòt guardò la ragazzina correre via da una finestra. Sembrava molto allegra ora. Le aveva venduto uno dei suoi ciondoli magici ma aveva capito abbastanza della situazione per sapere che non serviva nessun incantesimo. Aveva però anche visto alcuni ricordi della ragazza grazie alla sua magia e credeva di aver fatto la scelta giusta dandole quel ciondolo. Ovviamente la magia non poteva creare l'amore... ma quando l'amore c'è già e basta solo un piccolo aiuto... se poi c’è anche la possibilità di farsi due risate tanto meglio.
La maga sorrise. Stiamo a vedere quello che succede. Credo proprio che terrò d'occhio quei due.


Clara si svegliò avviluppata nelle coperte come in una camicia di forza. Perché le succedeva sempre? Non poteva dormire tranquilla e svegliarsi con le coperte apposto? Perché doveva sempre perdere un ora a liberarsene?
Quando finalmente tornò a respirare posò la testa sul cuscino e ripercorse con la mente gli avvenimenti del giorno precedente. Sembrava tutto un sogno. Aveva sbagliato strada per tornare a casa da scuola ed era finita davanti ad uno stranissimo edificio nel quale una donna dai lunghi capelli argentei le aveva venduto uno strano ciondolo dicendole che grazie a quello poteva esprimere un desiderio e vederlo avverato.
Possibile? No sicuramente era stato un sogno, realistico ma pur sempre un sogno. Posò una mano sul petto sfiorando una sottile catenella. Clara di solito non portava collane, soprattutto la notte; quella poi sembrava la collana del suo sogno. Catena lunga, ciondolo romboidale. Lo alzò e lo portò davanti agli occhi. Blu, blu elettrico come il ciondolo del sogno. Vuoi vedere che non era affatto un sogno?!. Rimase lì a rimuginare finché lo sguardo non le cadde sulla sveglia. Diamine è tardissimo! Farò di nuovo tardi a scuola!



Capitolo due: incontri inaspettati


All’ultima ora quel giorno avevano educazione fisica. In genere temeva l’arrivo dell’ultima ora del martedì, ma quel giorno era diverso. Da quel giorno assieme a loro in palestra ci sarebbe stata anche la classe di Marco. Un ampio sorriso si disegnò sul volto della ragazza a quel pensiero. Si guardò intorno. La III C non era ancora arrivata. Clara pregò che il prof. non avesse deciso di rimanere in classe a fare teoria. No eccoli che arrivavano, tutti sorridenti. Marco era in prima fila, come sempre affiancato da Rudy, il suo migliore amico. Quei due erano inseparabili come due fratelli.
Clara uscì dalla palestra per andare sul campetto rosso appena fuori la porta ed eccolo là già impegnato a correre verso la porta, gli occhi fissi su Francesco, il suo compagno di classe che avanzava palla al piede. Appena dopo aver superato il centro campo però Francesco si ritrovò marcato da due compagni di classe di Clara, Raffaele e Manuel, e si trovò costretto a passare. Il primo gol della partita fu segnato da Marco.
Quanto è bravo… e soprattutto quanto è carino…
Le aveva sorriso? Si! Aveva alzato il pugno in aria in segno di trionfo poi si era girato e le aveva sorriso! E continuava a fissarla. Clara avvampò fino alle punte dei capelli e timidamente rispose al sorriso del ragazzo. Marco allora abbassò un po’ lo sguardo a sua volta e tornò a concentrarsi sulla partita.
Lei si sedette sulla panchina al limitare del campo ad osservare la partita.
Mancavano cinque minuti alla fine delle lezioni e Clara era chiusa in bagno, appoggiata alla porta, con le mani strette attorno al ciondolo cercando di trovare il coraggio di pronunciare la formula che quella strana donna le aveva detto.
Stringere il ciondolo tra le mani, alzare gli occhi al cielo, pronunciare la formula, esprimere il desiderio.

*

Uno strano rumore svegliò Clara quella domenica mattina. Sembrava il rumore di qualcosa che cadeva al suolo. Non potevano essere stati i suoi genitori; l’avevano svegliata – la ragazza guardò la sveglia- circa un’ora prima per avvertirla che stavano uscendo. La paura si insinuò pian piano nella mente della ragazza. Chi poteva essere?
Si alzò dal letto facendo attenzione a non fare rumore, prese il cellulare dal comodino pronta a chiamare la polizia e iniziò a scendere le scale.
Al centro del tavolo da pranzo in cucina erano posate a occhio e croce una dozzina di rose blu, le sue preferite, il microonde era acceso e davanti all’elettrodomestico stava…
<<Marco! Che ci fai qui? …Come sei entrato? … E da quando sai dove abito? C..>>
<<ehi, ehi calma! Una domanda alla volta. Innanzitutto buongiorno tesoro, sono entrato da una finestra aperta perché i tuoi mi hanno detto che dormivi e mi hanno consigliato di tornare più tardi, così ho pensato di prepararti la colazione! Per quanto riguarda come so dove abiti… me l’hai detto tu una di quelle volte che ci siamo trovati al parco. Stessa cosa per le rose, il blu e il tuo colore preferito no?>>
Clara era allibita . Marco in casa sua? Che le parlava con quel tono adorante per giunta? Si qualche volta avevano parlato o si erano incontrati al parco ma erano sempre stati solo amici. E poi da dove arriva quel “tesoro”? si diede un pizzicotto; non era escluso che fosse tutto un sogno, uno scherzo del suo cervello, ma non successe nulla; eppure sembrava proprio un sogno, uno di quelli imbarazzanti in cui ti ritrovi in classe in pigiama per esempio…
Pigiama?! <<omioddio sono in pigiama!>>
<< si e allora?>>
<< e allora??>>
<<sei fantastica lo stesso>> disse il ragazzo facendole gli occhi dolci
<<f-fantastica… l-lo stesso?!?!>>
Marco era impazzito, non c’era altra spiegazione. Oppure era stato rapito dagli alieni e quello era un suo clone uscito male. Clara corse di volata in bagno e si chiuse dentro. Non riusciva a respirare.


Capitolo tre: controindicazioni

Marco era diventato leggermente – no ma che leggermente, parecchio era la parola giusta- insopportabile. Quel giorno non aveva fatto altro che ronzarle attorno come un insetto fastidioso. Inizialmente Clara credeva che fosse uno scherzo e aveva cercato di non cascarci, poi quando era chiaro che Marco non scherzava aveva quasi iniziato a prenderci gusto; ma ormai era passata più di una settimana e ne aveva abbastanza. A scuola tutti avevano notato che il ragazzo era cambiato e che stava molto attaccato a Clara così la riempivano di domande, tipo << vi siete fidanzati?>> <<quando è successo?>> << vi siete già dati il primo bacio?>> e altre noiose domande simili. Rudy era l’unico con cui parlava (quando Marco non le stava appiccicato) perché era preoccupato per Marco quanto lei; lei gli aveva detto che non aveva la più pallida idea di cosa fosse successo e Rudy era l’unico che le credeva. Stavano diventando sempre più amici - e questo suscitava l’invidia di Anna, la migliore amica di Clara, gelosa perché temeva di essere sostituita e perché Rudy le piaceva parecchio-
<< E’ proprio cambiato sai?>> le aveva detto una volta Rudy << prima il calcio era la sua vita, adesso spesso e volentieri non si fa vivo. Pensa che è arrivato in ritardo alla finale del torneo giovanile!>>
Si, e non sai quanto ci ho messo a convincerlo a venire pensò la ragazza, ma non lo disse.
Quei giorni la routine era sempre la stessa. A scuola marco le stava appiccicato più tempo possibile, all’uscita ogni giorno << vuoi un passaggio a casa?>> <<no grazie vado in pullman>>. Lui la guardava salire poi andava incontro a suo padre mentre nell’autobus, Clara si spremeva le meningi per capire cosa avesse fatto cambiare così drasticamente Marco, ma non riusciva a cavare un ragno dal buco, pur vendo la sensazione che fosse in qualche modo colpa sua. Ogni pomeriggio poi era una tortura perché non mancava mai. Una volta addirittura i suoi genitori l’avevano fatto entrare mentre lei stava sotto la doccia. Quando entrando in camera, infagottata nell’accappatoio, se l’era trovato davanti si era messa a urlare. Lui si era affrettato a scusarsi e a uscire poi con molta naturalezza le aveva detto da dietro la porta << canti proprio bene sai?>> e lei era arrossita tanto che quasi aveva sentito il fumo uscirle dalle orecchie.






Capitolo quattro: dichiarazioni


Marco e Clara erano seduti sul letto della ragazza. Il ragazzo era insolitamente taciturno e sembrava teso. Clara aspettava che dicesse qualcosa mentre i minuti passavano.
<< Clara ti posso dire una cosa?>>
<<si certo>> perché me lo chiedi?
Il ragazzo prese il coraggio a due mani e disse:
<<I-i-io t-t-ti amo>>
quelle parole si ripeterono come un eco nella mente confusa della ragazza. Si era figurata in mille modi diversi quella scena, ma tutte le sue fantasie riguardavano il “vecchio” Marco. Come accogliere questa dichiarazione improvvisa e inaspettata? Marco aveva perso subito tutto il suo coraggio e non aveva più guardato in faccia la ragazza, aveva solo colto di sfuggita la faccia pietrificata di lei. Non sapeva quanto tempo erano rimasti lì, lui a fissare il pavimento e lei con lo sguardo perso nel vuoto. Marco vagò con lo sguardo per la camera chiedendosi cosa dire per rompere quel tetro e imbarazzante silenzio finché non notò la collanina posata sul comodino.
<<cos’è successo a quella collana? Prima era proprio carina, mi piaceva molto>>
Clara rimase interdetta per un attimo poi fissò il ciondolo sul suo comodino e rivide, davanti agli occhi, come in un film, il giorno in cui l’aveva comprata e il giorno in cui aveva espresso quel desiderio. A un certo punto fu come se qualcuno avesse messi il rallentatore. Lei che fissava il ciondolo, poi alzava gli occhi al cielo ed esprimeva il desiderio; il ciondolo che si riscaldava, poi pian piano si scuriva fino a diventare freddo e nero. Lei usciva per controllare se qualcuno avesse visto qualcosa, e poi il suono della campanella. Ma certo come aveva fatto a non pensarci?! Quella donna glielo aveva detto che il ciondolo era magico! Ma lei non ci aveva creduto finché la verità non le era stata sbattuta in faccia.


Marco aveva visto Clara girarsi e fissare il ciondolo sul comodino per qualche minuto, non aveva fatto in tempo a chiederle cosa avesse che lei si era alzata e lo aveva spinto fuori casa dicendo confusamente che si era ricordata di un impegno. Appena fuori dalla porta d’ingresso si era messa a correre a perdifiato ed era sparita dietro l’angolo della via. Ma cosa aveva?


Capitolo cinque: capire

Clara correva, ma non sapeva proprio dove andare. Si era completamente dimenticata l’ubicazione del negozio. Se almeno le fosse venuto in mente il nome della via…
Provò a sforzarsi. C’era una a… ma non era la lettera iniziale. Allora qual era? Concentrati Clara concentrati… B! b… ba… ballini? No, decisamente no. C’era anche una t da qualche parte…e finiva per i… certo via bartolelli! Vicino alla biblioteca! si guardò intorno per la prima volta da quando aveva iniziato a correre. Ma dove era andata? Aveva corso nella direzione opposta!

Clara si era fermata con la mano sulla porta a riprendere fiato. Fece un respiro profondo e aprì. Il buio la colpì e ci mise un po’ ad accorgersi delle candele. L’effetto è sempre lo stesso; mistico e un po’ inquietante.
<<bentornata>>. Il saluto la colse del tutto impreparata. Come l’ultima volta non aveva notato la donna seduta sulla poltrona nell’angolo. La donna si alzò e le si avvicinò sorridendo: << e così ci rincontriamo. Cosa posso fare per te?>>
Clara aveva la bocca più arida del deserto perciò sulle prime non riuscì a spiccare parola.<<i-i-i-o…>>
Niente. Che stupida. Ci riprovò.
<<tu sei una strega vero?>>
<<Si. Dovresti saperlo visto che hai provato i miei ciondoli>> rispose la donna sorridendo
<<si… e credo che ci sia stato un problema col ciondolo che mi hai venduto>> disse Clara e iniziò a raccontare. Quando ebbe finito riprese fiato e la e aspettò che la donna le spiegasse cos’era successo.
<<non mi è mai successa una cosa del genere perciò non so che dirti. Comunque meglio rimediare.>>
detto questo la donna alzò le mani sulla testa. Clara notò che erano molto belle: lunghe e affusolate; poi sgranò gli occhi. Attorno alle mani della donna si era formata una sottile nebbiolina violetta. Passò qualche minuto prima che la donna riabbassasse le mani.
<< fatto>> disse. <<Adesso nessuno dovrebbe più ricordare nulla.>>
<<neanche Marco?>>
<< neanche lui. Perché ti dispiace?>>
<< no, no anzi!>> si affrettò a risponderle Clara, ma non poté fare a meno di pensare che Marco aveva dimenticato anche la dichiarazione che le aveva fatto. Era già con la mano sulla maniglia della porta quando si sentì chiamare:
<<Clara>> la chiamò la maga
<< si?>>
<< di una cosa sono certa. Il ciondolo crea solo una forte infatuazione niente di più. L’infatuato non sente veramente l’amore in tutte le sue sfumature né fa dichiarazioni>> le disse la maga. Sembrava proprio che sapesse quello che la ragazza aveva pensato poco prima.


EPILOGO

Clara camminava su e giù per il corridoio della palestra, indecisa sul da farsi. L’ora stava per finire. Adesso o mai più. Aprì la porta. I ragazzi erano tutti lì a giocare a calcio. Erano passati due giorni da quando la maga aveva rotto l’incantesimo del ciondolo e tutti avevano dimenticato quello che era successo.
Aveva incrociato Marco poco prima in corridoio e lui l’aveva salutata con un timido “ciao” al quale lei aveva risposto altrettanto timida e aveva iniziato a riempirsi la testa di dubbi. Marco però se n’era andato poco dopo, provandole che l’incantesimo si era definitivamente rotto.
La prof. Aveva appena annunciato la fine della partita. La squadra di Marco aveva vinto. Si avvicinò.
<<Marco…>>
<<Clara. Che c’e?>>
<< Ti… ti vorrei parlare.>>
questa volta niente magie strambe. Solo io e lui.
Seduta sulla poltrona nel suo negozio la maga dai capelli d’argento sorrise.<<sono felice che sia andato tutto per il meglio… sono felice per voi ragazzi, e grazie anche per avermi fatto divertire un po’>>.Video presenti in questa mailCaricamento ... Si è verificato un errore contattando il server. Riprovare più tardi. Caricamento ... Si è verificato un errore contattando il server. Riprovare più tardi.



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