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lavoro pubblicato mercoledì 8 maggio 2013
ultima lettura martedì 25 febbraio 2020

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Lacrime a mandorla.

di ana. Letto 467 volte. Dallo scaffale Generico

Camminavo verso lo studio dentistico, mi guardavo intorno a fatica, la testa mi esplodeva per la stanchezza e il pensiero di sottopormi ad un intervento decisamente doloroso non mi rassicurava, tuttavia ero tranquilla. Entrai nello studio dentistico, u.....



Camminavo verso lo studio dentistico, mi guardavo intorno a fatica, la testa mi esplodeva per la stanchezza e il pensiero di sottopormi ad un intervento decisamente doloroso non mi rassicurava, tuttavia ero tranquilla.
Entrai nello studio dentistico, uno di quei posti che rappresentano perfettamente lo stereotipo di studio dentistico. La perfezione nell'essenzialità, stare in quella sala d'attesa mi piace decisamente, le pareti bianche riflettono uno stato di quiete che mi pre-anestetizza.
Davanti a me, sul divanetto in pelle nera, erano seduti un uomo sulla cinquatina e Chiara, una bimba abbastanza piccola. Non saprei dire quanti anni avesse, forse cinque, forse sei, fatto sta che l'età è l'ultima cosa a cui avresti pensato guardando quello scricciolo. Era così piccina e tenera, ma allo stesso tempo trasmetteva uno stato di inquietudine che iniziai a far fatica a sopportare.
Chiara nascondeva i suoi occhietti a mandorla dietro i lunghi capelli lisci e neri. Li nascondeva perchè piangeva. Aveva paura Chiara. Non voleva dirlo a nessuno. Le lacrime le rigavano il viso, scendevano alternandosi, prima a destra, poi a sinistra, in modo tale che la piccola riuscisse a farle sparire catturandole con la lingua, prima destra, poi a sinistra.
Non emetteva suoni, ma era evidente che faticava non poco a trattenersi. Poi mi guardò e vidi il panico nei suoi occhi. Avevo scoperto il suo segreto. Avrei voluto dirle qualcosa, ma così facendo l'avrei tradita, il suo papà avrebbe scoperto le sue lacrime. Allora ebbi un'idea, approfittando della distrazione del papà, guardai Chiara e mettendo una mano davanti alla bocca cercai di prometterle di non parlare, certo con un solo gesto non sapevo cosa potesse aver capito la bimba, per sicurezza le sorrisi.
Lei mi guardò, i suoi occhietti a mandorla mi penetrarono tanto da mettermi a disagio, provai a contrastare lo sguardo, ci riuscii.
Chiara mi sorrise.
Io piangevo.



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