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lavoro pubblicato lunedì 6 maggio 2013
ultima lettura venerdì 6 dicembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Nezumi (Cap. 4 L'uomo del negozio di dolciumi)

di Norberto. Letto 499 volte. Dallo scaffale Fantasia

Nezumi è la storia di una vita. E' la storia di una rivincita. Di un trip mentale. L'oriente, terra sublime e fantastica ospiterà le vicende di un ragazzo che troverà di fronte a se personaggi assurdi e demoni che solo la mente umana può partorire...

Cap. 4 L'uomo del negozio di dolciumi.

Ascoltavo le storie del signor Tohoku come un bambino ascolta la propria madre raccontare favole, e non mi preoccupavo se queste erano vere o soltanto leggende, ne ero affascinato. D'altronde come un bambino che ascolta la madre recepivo le informazioni. Diciamo che il mio giapponese era ancora mediocre. Scoprii che il signor Tohoku non era un contadino, e non era nemmeno il solito vecchio vizioso, goffo come il maestro Muten o come Marrabbio. Scoprii che amava la musica e conosceva abbastanza bene la discografia dei Led Zeppelin, degli ACDC, dei Black Sabbath! ma aveva qualche carenza sui nomi e sulla genesi di tutti e tre i gruppi, E soprattutto, aveva delle conoscenze vaghe sui Pink Floyd e questo fu per me un colpo fitto al cuore.
Non dimenticherò mai la prima parola che mi disse dopo avermi sollevato da terra e sorriso: "Se sei un musicista allora sei il benvenuto!" "Se porti quello strumento solo per fare il figo allora è meglio che giri i tacchi straniero!".
Allora decisi di portare il verbo in quel posto iniziando da casa sua, anche se avevo sempre visto gli orientali come persone capaci di superarti in qualsiasi contesto e sapevo già che io (da maestro) sarei stato superato di gran lunga dal signor Tohoku nelle mie arti. Così strinsi un patto con lui: io gli avrei fatto conoscere la storia del Rock dal 1970 d.h. (letteralmente Dopo Hendrix) ai giorni più recenti e gli avrei insegnato a suonare la chitarra che tanto amava ma non aveva mai avuto il tempo di imparare a causa del suo lavoro. Io in cambio potevo dormire a casa sua e mangiare quello che portava a tavola. Era un uomo solo. Mi raccontava, parlando lentamente e con tono malinconico, di quando un giorno la terra gli offrì un dono che fu per lui la soddisfazione più grande. E lui da quel giorno non ha mai rifiutato alcuna persona che perdeva la strada di casa o che implorava una coperta calda per passare la notte. Era un uomo solo che aveva un negozio di dolciumi. Uno di quei negozietti stretti e pieni di caramelle e di prelibatezze locali. Una di quelle botteghe dove per racimolare più soldi, il proprietario è costretto a vendere anche oggetti di casa, tovaglioli e detersivi.
Passammo serate intere singhiozzando sul giro di do, o ridendo per un barrè preso male. E come avevo intuito, in meno di due mesi suonava discretamente bene tutte le pentatoniche che si potessero conoscere.
Al di la di questa amicizia, legata da un sol maggiore, la mia missione era di certo un altra. Avrei potuto andare a vivere in Egitto o a Washington, allora perché spingermi in una città persa in estremo oriente?


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