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lavoro pubblicato lunedì 6 maggio 2013
ultima lettura lunedì 17 giugno 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Nezumi. (I primi due capitoli)

di Norberto. Letto 711 volte. Dallo scaffale Fantasia

Nezumi è la storia di una vita. E' la storia di una rivincita. Di un trip mentale. L'oriente, terra sublime e fantastica ospiterà le vicende di un ragazzo che troverà di fronte a se personaggi assurdi e demoni che solo la mente umana può partorire...

Capitolo 1 Presente
Una chitarra acustica nera degli anni '70, un paio di jeans, la maglia sbiadita con la scritta Pink Floyd quasi scucita e che adesso uso come pigiama, una sacca in canapa sintetica e due libri di antropologia. Questi sono i miei compagni di stanza. Gli unici che riescono a dare un significato meno squallido alle mie giornate. Le mie giornate, che sono tutte uguali, immaginatele così: Quattro accordi che fanno da struttura e che si ripetono senza intervalli, ogni giorno, ciclicamente. Una musica incessante che suona tutti i dì.
E ritornelli non c'è n'è. Solo una lunga via crucis di pensieri che si intersecano con stati d'animo, fogli di carta e un pezzo di legno che intagliandolo, cerco di dargli una forma diversa, lavorando duro per dare a quel materiale un nuovo significato. Perchè tutto è fermo ormai.
Vivo nella stanza di un appartamento disabitato. Inabitabalie è la parola adatta. Sistemato sul piano superiore di quello che una volta era un negozio di dolciumi. Un lungo corridoio decadente mi separa dal cesso, quest'ultimo non potrebbe nemmeno essere considerato tale, nonostante il termine cesso è alquanto orribile da se. Ma per rendere l'idea io lo chiamo cagatoio, o scatola di merda. Vivo in un silenzio tombale, nella periferia di un mondo angusto. Forse farei bene a raccontarvi il motivo del mio soggiorno in questo albergo di lusso e cosa sto cercando di scrivere su questo mucchio di fogli ingialliti dal tempo e dall'aria soffocante di ambiente chiuso e claustrofobico, o del motivo per cui questo racconto si chiama Nezumi.
Sono stato scacciato via dal mio paese, via dalla mia vita, dai miei amici, dai miei. E sapete perchè? Beh forse sarebbe più normale partire dall'inizio della storia, da quando ho intrapreso questo viaggio assurdo, ma credo sia più intrigante raccontare la mia vita da quando ho messo piede qui, in questo villaggio ai limiti del mondo. Qui nel paese del sol levante. Vi racconterò la mia storia.

Cap. 2 Nel paese del sol levante.

Non è facile trovare una rosticceria che venda arancini di carne dopo che hai attraversato lo stretto e lasciato dietro di te la tua amata isola, non è altrettanto facile trovare una birreria decente che ti serva una buona zero trenta fredda dopo che hai raggiunto l'altro continente, non è nemmeno semplice fare l'ennesimo autostop e non guardare con occhio d'allerta la gente che ti offre un passaggio. Ma la meta è una, e quando hai con te una fedele chitarra e un briciolo di talento e testardaggine allora puoi girare il mondo anche a piedi. Io riuscii a racimolare qualche spicciolo riempiendo le strade e anche qualche locale con la mia musica, ebbi qualche problema nel capire la valuta del denaro con cui mi pagavano, ma del resto riuscii a raggiungere Yotama entro tre mesi. Camminai una notte intera a piedi, le mie converse avevano più l'aria di due infradito pronte a cedere al terreno roccioso, la notte orientale era di un fascino curioso, il cielo era costernato da stelle rossastre che sfumavano il paesaggio nuvoloso rendendolo assai simile ad un dipinto in acrilico, surreale.
Fu proprio li, tra due alti cipressi che sembravan struggersi l'un l'altro in una tiepida stretta di mano, come due anziani che hanno vissuto tra i boschi e nonostante l'età hanno conservato ancora la voglia di stringersi forte, proprio li conobbi Tohoku Miike, l'uomo che mi ha ospitato.
Mi trovò addormentato vicino una pietra su cui era stata incisa un espressione alquanto spaventosa, assai simile ad alcune maschere che vidi, poi, esposte all'interno delle locande del villaggio. Si prese la libertà di poter svegliarmi poggiandomi una mano sulla spalla sinistra e scuotendomi con la stessa veemenza di un ubriacone che agitando la sua bottiglia, aspetta l'uscita dell'ultima goccia di liquore rimasto.
Naturalmente non me la presi con lui, sapevo di essere ospite di quel posto, e rispettavo le tradizioni e i modi (anche se rudi e bucolici) dei villici orientali. Ero pur sempre un appassionato di culture straniere e ora come non mai sentivo di essere un vero viaggiatore. Ogni tanto me ne rendevo conto più di prima e guardandomi attorno, fissavo quelle straducciole coperte di fiori di campo, le architetture, il viso dell'uomo! che era ancora li, statuario, mentre io contemplavo nella mia mente il luogo finalmente raggiunto. Da quel momento in poi tutto quello che avevo letto sui libri divenne privo di qualsiasi valore, privo di qualsiasi mio interesse, venne tralasciato. Tutte le storie diventarono bazzecole, perchè quello che conobbi vivendo a Kawakami, fu estremamente paranormale, agghiacciante.



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