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lavoro pubblicato martedì 30 aprile 2013
ultima lettura mercoledì 2 gennaio 2019

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La sirena del lago

di cicaladimare. Letto 861 volte. Dallo scaffale Fiabe

In un grande lago vulcanico, circondato da caratteristici borghi medioevali, viveva anni orsono una bellissima sirena che si era innamorata di un giovane pescatore di un villaggio vicino che passava intere giornate presso le rive silenziose di quel mer...

In un grande lago vulcanico, circondato da caratteristici borghi medioevali, viveva anni orsono una bellissima sirena che si era innamorata di un giovane pescatore di un villaggio vicino che passava intere giornate presso le rive silenziose di quel meraviglioso e immenso specchio d'acqua, ricco di fauna e di bellezze naturali.
Il ragazzo arrivava con la sua barca da pesca e lei, appena lo vedeva, spuntava dagli abissi in tutta la sua bellezza e si faceva ammirare da lui, tuffandosi e scomparendo fra le acque, per poi riapparire più bella che mai. Quello spettacolo allietava il giovane che non avrebbe più voluto tornare a casa, tanto si trovava a suo agio in quell'ambiente, nonostante di sera la stanchezza lo prendesse e lo facesse desiderare di riposare, per ritemprarsi ed affrontare una nuova giornata di lavoro.
Anche quel giorno, come sempre, la sua numerosa famiglia lo attendeva a casa, sperando in una fruttuosa pesca, perché tante erano le bocche da sfamare. Il padre soffriva di una malattia molto debilitante e non poteva provvedere al mantenimento dei cinque figli e l'unica speranza era lui, il fratello maggiore.
Mentre stava tornando a riva, quell'essere meraviglioso riapparve davanti a lui, lo salutò con queste parole: «A domani, amore mio», e scomparve dalla sua vista.
Quella frase gli rimase scolpita nella memoria e riaffiorò nella notte, tormentando il suo sonno. «Allora è proprio vero», pensò, «è innamorata di me ed io non conosco neppure il suo nome.»
Il mattino seguente partì di buon'ora, sperando di rincontrarla. Di lì a poco lei apparve e fu allora che lui si fece coraggio e le dichiarò tutto il suo amore. Poi aggiunse: «Mi chiamo Leo e tu?» «Alice», e se ne andò euforica.
I mesi passavano e l'idillio fra i due giovani non accennava a spegnersi, finchè un giorno Alice disse a Leo: «Perché non ci sposiamo e non vieni a vivere con me? I miei sarebbero felicissimi.» «Ma com'è possibile? Io non sono come te, non posso vivere sott'acqua!» «Sicuro che puoi, serve solo un incantesimo» e così dicendo gli porse una boccetta di liquido e lo invitò a bere. Dopo che ebbe bevuto lo prese per mano e lo guidò negli abissi. Leo, stupito, si accorse che poteva respirare senza difficoltà e ammirò estasiato le meraviglie dei fondali finchè giunse negli anfratti dove viveva Alice con la sua comunità: conobbe molti esseri marini diversi fisicamente da lui, ma che con lui avevano molte cose in comune, soprattutto l'amore per gli altri, quel sentimento di solidarietà che li rendeva uniti nelle difficoltà e partecipi delle altrui gioie. Pensò che sarebbe stato molto bello vivere assieme a loro, ma la sua mente improvvisamente ritornò alla sua famiglia, a tutti gli amici che aveva al villaggio ed a cui non intendeva rinunciare. Gli parve di sentire il suono delle campane a festa che di domenica si spandeva per la valle ed ebbe un'immensa nostalgia di quel pezzo di mondo che aveva lasciato sopra di lui, di quella gente semplice, ancora piena di valori e di buoni sentimenti.
«Sarebbe molto bello poter stare sempre qui, Alice, un vero sogno, ma purtroppo devo svegliarmi, la mia solita vita mi attende, c'è gente che ha bisogno di me, non la posso abbandonare così.»
Rimase impietrito per alcuni istanti, indeciso sul da farsi. L'amore per Alice era enorme e non riusciva a scegliere fra lei e il resto del suo mondo. Poi, improvvisamente, ebbe un'idea e rivolto alla sirena: «Procurami un fiasco di quel liquido magico. Domani, quando tornerò a casa, lo verserò nella sorgente che dà da bere agli abitanti del villaggio, in modo che tutti possano ingerire quel filtro che permette di vivere sott'acqua, e poi pregheremo Dio affinché ci aiuti a portarli tutti con noi.»
Leo era molto fiducioso nella bontà del Creatore ed il giorno seguente si apprestò a fare quanto aveva programmato. Dopo tre giorni il cielo si oscurò ed un violento temporale si abbattè sul villaggio.Gli abitanti , impauriti, si rifugiarono in casa ad aspettare che passasse la bufera. Improvvisamente un enorme boato si sprigionò nell'aria, la terra tremò violentemente e come per incanto il piccolo paese venne trascinato nel lago, con tutta la popolazione. La gente dei dintorni è convinta che sia stata una strage e che nessuno sia sopravvissuto. Invece, sotto il lago, brulica la vita e c'è una comunità che vive in pace, un paradiso sommerso che Dio ha voluto creare per la fede che Leo ha riposto in lui e per l'amore immenso che nutriva nei confronti di quella gente umile e laboriosa, che viveva felice di quel poco che possedeva, nel rispetto della sua legge.
Ancora oggi, di sera, che crede a questa leggenda può ammirare dalla riva le luci di quel mondo sommerso e vedere la vita che vi scorre lenta, quasi irreale per noi che viviamo altrove, in una dimensione che spesso purtroppo non ci appartiene.


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