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lavoro pubblicato venerdì 26 aprile 2013
ultima lettura giovedì 11 luglio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Il Corpo

di gartibani. Letto 421 volte. Dallo scaffale Fantasia

“Fu un attimo dopo che mi accorsi del duro legno, quando il corpo non ha più rumore e si occupa soltanto di se stesso, avvolto nelle sue ...

Fu un attimo dopo che mi accorsi del duro legno, quando il corpo non ha più rumore e si occupa soltanto di se stesso, avvolto nelle sue invenzioni, con tutta naturalezza si propaga intorno e si acquieta nello stato nudo del desiderio. Fu così che il corpo e me eravamo delusi, gli permettevamo persino di muovere le braccia. Eravamo vicini e quella donna ci provocava con un altro corpo, in una sensazione di svuotamento, carezzevole pressione dell’alito e del tepore. Sentivo l’angosciosa voracità del corpo che mi mostrava la sua presenza appassionata, il salotto del suo bacino dove cercavo di raggiungerla, slacciandole la gonna leggera, la circonferenza sottile della vita divorata dalla febbre degli occhi, l’incavo delle cosce, l’allungarsi estremo delle palpebre nell’ombra. Non avevo altra melodia da inventare, altro contro i suoi occhi pieni di pudore, disseminavo capricciose volte delle labbra ai bordi della sua bocca socchiusa. Morsi durevoli e insistenti, impadronendomi di lei nell’intimo, per stanze di luce. Al centro, nella mediana molle del pube m’indurivo in ogni sorta di effusioni. Rispondeva inarcandosi e sorbendomi nei suoi liquami segreti. Ai bordi del letto l’edera s’inerpicava spargendo nuove distanze. Allora avrei avuto il privilegio di rubare quel corpo, di portarmelo a casa e di chiudermi in camera con lei per torturarla dolcemente nella memoria dell’odore, nel gusto del sapore, nello spazio del suono. Per capovolgerla e spingerla carponi, conflittuale alla mia virilità ritrovata, per umiliarla e costringerla a leccarmi, supplicarmi, a lasciarmi l’impronta della sua femminile vaghezza.
Riconosco nel centro del bosco la mia penetrazione, sento come produce lacerazioni di tessuto, come brucia in lei proiettandosi dalla vetrata oltre il giardino……


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