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lavoro pubblicato mercoledì 24 aprile 2013
ultima lettura venerdì 10 maggio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

La ragazza di Tokyo(Prologo-non prologo)

di sallythecountess. Letto 536 volte. Dallo scaffale Amore

Sia immediatamente chiara una cosa: se cercate una storia romantica questa non va bene. Se cercate la storia tenera di un amore eterno cambiate completamente racconto. Questa non è la storia di due anime gemelle.....

Prologo- non prologo:


Sia immediatamente chiara una cosa: se cercate una storia romantica questa non va bene. Se cercate la storia tenera di un amore eterno cambiate completamente racconto. Questa non è la storia di due anime gemelle perfette che una volta incontrate non si separeranno mai più, eh già. Non è la storia di due che non litigano mai, di due perfetti l'uno per l'altra, eh no. Questa è la storia di due idioti, che non hanno capito di essere innamorati se non troppo tardi. E' la storia di due che hanno combattuto a lungo contro i loro sentimenti, e che li hanno accettati solo quando ormai non servivano più. E' la storia di esseri viventi identici, tanto identici da avere tutti gli stessi difetti: irresponsabilità, infantilismo, irruenza, irrazionalità e altri duecentomila sostantivi con la “i”. Insomma per farla breve è la storia di sue stupidi, narcisisti, antiromantici incasinati dai loro sentimenti.

La nostra storia inizia in un'innevata Parigi all'alba, ma di romantico non ha proprio nulla, e lo capirete immediatamente; Alice Mac Neil di ritorno da Tokyo era sfinita. I suoi liscissimi capelli color ambra erano completamente annodati e si erano ammassati dietro alla nuca; aveva occhiaie molto marcate coperte dai suoi enormi occhialoni neri, e parte del suo viso bianco e ricco di efelidi era nascosto nella felpa da skater di due taglie in più con strani disegni di teschi e scheletri. Alice non era esattamente una donna femminile, e neanche si sforzava di sembrarlo; aveva uno stranissimo gusto per il macabro che l'aveva spinta a riempire il suo guardaroba di oggetti con scheletri, bustini, croci e cose simili. Preferiva un bel paio di Converse ai tacchi a spillo, e guai a nominarle un paio di pantaloni: li detestava. Quella mattina, però, le cose erano diverse: invece del suo solito trucco nero molto marcato, era completamente senza trucco, e data anche la durata del viaggio che aveva fatto, capirete che aspetto spettrale avesse. A chiunque sarebbe sembrata una ragazza normale, ma lei si sentiva una nerd cicciona e preferiva non attirare quasi mai l'attenzione, anche se lo faceva spesso suo malgrado vestendosi con cose strane e inciampando e sbattendo qua e là. Quella mattina, però, qualcosa la spinse a cambiare idea e a mostrare quel corpo che considerava “flaccido e molliccio” ma che in realtà era il corpo di una normale ragazza di ventitré anni.

Aspettava il volo per Inverness, una ridente e gelida cittadina scozzese, meta turistica impedibile per tutti gli appassionati del lago di Loch Ness, ma completamente sconosciuta ai più. Generalmente quando tornava a casa in pieno inverno c'era quasi solo lei in aereo, e quasi sempre c'era solo lei anche d'estate, ma non quella mattina. Avvicinandosi al gate della compagnia aerea ancora chiuso, infatti, notò un viso conosciuto e sorrise: l'uomo che stava prendendo a calci il desk era proprio lui, Lawrence Dubois, lo storico migliore amico di suo fratello, quello per cui aveva avuto una cotta per gran parte dell'adolescenza. Lor, come lo chiamavano tutti, era il classico play boy incallito con l'aria da figlio di puttana: non aveva mai avuto una fidanzata o qualcosa che si avvicinasse timidamente ad una storia seria, no, solo miriadi di avventure. Era un uomo molto bello, con splendidi capelli castano chiari che andavano nel biondo e occhi verdi svegli e penetranti; malgrado il suo colorito così apparentemente angelico, il viso di Lor era segnato da un sorriso così sensuale e ammaliatore da mostrare subito le sue doti da seduttore. Non era molto robusto fisicamente, ma alto e slanciato e...insomma il classico bell'uomo sulla trentina. Di lui si possono dire tante cattiverie, ma una cosa è certa: Alice non aveva mai conosciuto un uomo folle e divertente come lui; durante le riunioni della famiglia Mac Neil si parlava ancora di quella volta in cui Dug si era trovato una puzzola nel letto per non avergli passato un compito o di quando mamma Hellen sorpresa e divertita aveva informato il marito, con aria solenne di aver trovato un cavallo in cucina. Insomma in parole povere Lawrence Dubois era un'adorabile canaglia.

Non lo vedeva da circa cinque anni e pensò che era migliorato moltissimo, ma immediatamente si nascose per non farsi vedere. Non era in condizioni di incontrarlo: puzzava, era senza trucco e vestita come un ragazzino che vive alla periferia di New York. Fortunatamente il gate era chiuso, e lei non aveva potuto imbarcare le sue enormi valigie. Prese una decisione folle, e cercando di non attirare troppo l'attenzione si sforzò di trascinare i suoi enormi bagagli in bagno. Era una ragazzina esile, minuta e abbastanza bassa, quasi nascosta dalla sua imponente valigia. Una volta arrivata in bagno, incurante delle altre donne presenti, spalancò la sua valigia gigante e ne tirò fuori di tutto: delle parrucche, abiti, scarpe in quantità e biancheria intima. Già amici miei, la ragazzina insicura aveva deciso di provare a sferrare un vero e proprio attacco all'uomo che le era piaciuto da sempre, ma non era pronta e continuava a imprecare. Aveva poco tempo per farlo, una volta tornati ad Inverness lui l'avrebbe riconosciuta e quel suo piano folle sarebbe andato in frantumi. No, no doveva agire in fretta. Una volta tirato fuori tutto il necessario si rinchiuse in bagno e tra un'imprecazione e l'altra rimase lì per circa mezz'ora; si diede una rapida lavata, si depilò persino le gambe perchè non lo aveva fatto, si lavò i denti, il viso e poi indossò una parrucca con lunghissimi capelli neri che usava per le serate come dark lady. Mise al piede i tacchi a spillo che le avevano intimato di indossare per il matrimonio di suo fratello, indossò uno di quei jeans attillati che tanto odiava perchè “mostrava tutta la sua ciccia” e una canottiera scollata e trasparente che generalmente le serviva per non prendere troppo freddo. Poi rimase un attimo a pensarci e decise di aggiungere anche un tocco “goth”al suo look da seduttrice: mise sulla canottiera bianca una splendida cintura bustino nera che metteva ancora più in mostra il suo seno e che snelliva un po' i suoi fianchi. La sua lingerie nera di pizzo faceva capolino da sotto agli abiti ed era incredibilmente provocante, molto di più di quando non credesse. Si truccò il meno possibile, evitando l'ombretto nero e il rossetto cremisi e poi finalmente imbarazzata si guardò allo specchio e pensando che era proprio un'altra sorrise. Pareva una sgualdrina da reality, ma conoscendo il pollo avrebbe funzionato. Con un po' di fortuna gli occhi di Lor neanche avrebbero notato i suoi e si sarebbero concentrati solo sulla sua scollatura.

L' avrebbe riconosciuta subito se si fosse presentata con i suoi capelli, struccata e con quei suoi enormi occhialoni, ma così si sentiva un irriconoscibile elefante miope che cammina sui trampoli. Ci mise un po' a ritrovarlo, ma non perchè fosse distante, perchè non vedeva senza occhiali e non riusciva a camminare senza cadere. Ad ogni tre passi seguiva una caduta e un'imprecazione diversa in inglese, gaelico o giapponese.

Lor era al bar, impeccabilmente splendido nella sua tenuta sportiva: aveva tutta l'aria di chi sa di essere molto attraente anche senza fare il minimo sforzo. Indossava una lunga tuta comoda e scarpe da ginnastica al piede, e per un po' Alice lo invidiò per quella sua sicurezza e per quelle sue scarpe così dannatamente comode. Era seduto accanto al bancone, e leggeva un libro con aria assorta sorseggiando caffè e spizzicando di tanto in tanto un muffin. Era tranquillo come chiunque si è alzato all'alba per prendere un aereo, ma lei era agitatissima. Aveva le farfalle allo stomaco eppure riuscì con nonchalance ad appoggiarsi sullo sgabello accanto al suo e ordinare un cappuccino. Non attirò immediatamente la sua attenzione e questo la ferì e la riempì di dubbi, ma il caso volle che proprio mentre stava pensando di andare via, la sua enorme valigia appoggiata così male contro lo sgabello perse l'equilibrio e scivolò su quella di Lor piena di vino e formaggi. Stizzito e preoccupato per la sua materia prima ringhiò “Per la miseria...” ma immediatamente ciò che vide lo spinse a cambiare modi: accanto a lui c'era una bellissima ragazza seminuda che lo stava fissando con occhi languidi e si stava scusando. “Mi dispiace” ripeteva lei, ma lui improvvisamente le sorrise in modo sensuale e con tono suadente rispose “Bene, deve offrirmi un caffè per riparare” e Alice ricambiò il sorriso vittoriosa. Il suo piano era abbastanza semplice: a lui piacevano tutte le donne, e con quella scollatura l'avrebbe certamente attirato, e sapete una cosa? Il piano della ragazzina si rivelò geniale.

Lawrence la squadrò da capo a piedi, ma non riconobbe l'impacciata ragazzina con cui era cresciuto, e come avrebbe potuto? Alice, che si era presentata come “Ai” gli aveva raccontato una lunghissima storia: era stata adottata da due giapponesi, era cresciuta nei sobborghi di Tokyo, ma aveva sempre viaggiato molto e poi aveva incontrato un uomo d'affari scozzese, che le aveva immediatamente chiesto di sposarlo. A quelle parole Lor pensò di fare dietro front, ma lei non sembrava la classica donna che sta per sposarsi, non andava in giro mostrando il suo anello di fidanzamento al mondo e neanche lo indossava. Capì immediatamente di piacerle, uno come lui coglieva i segnali in pochi istanti: Ai lo fissava negli occhi in modo spregiudicato, si mordeva le labbra, parlava molto vicino al suo viso con voce vellutata e suadente, e più di una volta lo aveva toccato e accarezzato. Era una bella donna, e ovviamente quei suoi modi diretti e spudorati lo intrigavano, ma tutto era destinato a svanire in fretta; il loro gate aprì e lui da cavaliere si offrì di portarle i bagagli dicendole che “erano troppo grandi e pesanti per una ragazza bella ed esile come lei” cosa che fece sorridere Ai, ma quando entrambi lessero che il loro volo aveva quattro ore di ritardo s'infuriarono.

“Beh ci conviene tornare al bar, mi sa...”suggerì la nostra stratega con finto tono dispiaciuto, ma in realtà era felicissima. Gli piaceva, era chiaro e la stava fissando in maniera sensuale e seducente. Stava abboccando in pieno nella trappola, e qualche altra ora da soli le avrebbe fatto comodo per trovare il coraggio di fare ciò che voleva da molto tempo, ma che la ragione le aveva sempre imposto di non provare. Alice non avrebbe mai avuto chance con Lor, ma Ai? A giudicare da come aveva appena fissato il suo sedere, Ai sembrava avercene parecchie!

“E così ti sposi...quando?” Chiese lui con sguardo languido che stordì la giovane Alice per qualche secondo. “Domani” rispose istintivamente, e poi se ne pentì amaramente. Quale sposa attraversa i continenti il giorno prima del matrimonio e da sola? “Stupida idiota” si disse, ma Lor era troppo preso dalla sua scollatura e non si fece tanti problemi: a lui piacevano le donne, erano il suo passatempo preferito, ancor prima della cucina, e quando erano così sfacciate e disponibili lo facevano diventare matto. Aveva capito che, giocandosela al meglio, la sua nuova amichetta sarebbe stata a letto con lui, ma doveva solo trovare il tempo.

“Ah che peccato...” disse con tono quasi pensoso, fissando quella esile magliettina bianca che nascondeva molto poco, ma lei passò al contrattacco chiedendo sfacciatamente: “Perchè peccato?Mi sposo domani, non ora. Per le prossime ventisei ore sono una donna single...” e Lor sussultò. Si schiarì per un secondo la voce per non mostrare sorpresa, e fissò negli occhi quella ragazzina per assicurarsi di aver capito bene. Due piccoli bottoncini color nocciola lo stavano fissando in modo acuto e penetrante e questo gli provocò un brivido. Sorridendo le sussurrò all'orecchio “non dire certe cose, o qualcuno potrebbe approfittarsene e provarci...” e così dicendo si ritrasse fissandola negli occhi. Alice era senza fiato, non si sentiva più se stessa,non aveva idea di chi fosse, era come posseduta da una specie di femme fatale, e non le capitava spesso da sobria. Si fissarono per qualche secondo senza dire una parola, poi una parte di lei le gridò “Ma che diavolo vuoi fare?” e sorridendo un po' impacciata disse “Ho fame...che mi consigli?” E questa domanda purtroppo venne fuori il peggio di Lawrence “Oh beh- disse sconsolato- non c'è molto.” Alice lo conosceva benissimo, e sapeva che anche se il bancone era stracolmo di dolci, Lor avrebbe trovato difetti a qualsiasi cosa non cucinata da lui, e così fu. Lawrence era uno chef pluristellato, aveva ricevuto miliardi di riconoscimenti, ed era considerato uno dei migliori chef di tutta Europa. Questo, ovviamente, lo rendeva incredibilmente esigente col cibo e anche tremendamente stronzo con gli altri chef.

“Oh beh...se vuoi avere un'epatite ti consiglio quegli anemici croissant ormai pietrificati. Francesi idioti, non sanno neanche che vanno glassati in superficie. Se invece opti per una più semplice indigestione ti consiglio uno di questi schifosissimi muffin fatti chissà quando e con chissà quali uova...disgustoso...” Alice conosceva a memoria quel discorso, e quasi avrebbe potuto recitarlo. Rideva perchè lo conosceva fin troppo bene e non aveva smentito le sue aspettative. Eh già cari lettori, dovete sapere che il borioso Mr Lawrence cucinava davvero da Dio; aveva studiato sia in Francia, patria della sua famiglia, che in Italia, Spagna e Grecia. Mentre suo fratello aveva speso tutti i suoi soldi studiando al college materie che non gli sarebbero mai servite nella vita, il giovane e scapestrato erede del famosissimo vigneto Dubois viaggiava per l'Europa in cerca dei sapori migliori e...delle donne migliori.

“Facciamo così, solo per la tua incolumità, ti faccio un regalo. Una sposa che dà di stomaco durante il matrimonio credo sia sacrilega, o quanto meno poco elegante...” disse col sorriso, frugando nella sua elegante ventiquattrore e lasciandola interdetta. “Mmm...a occhio direi cioccolato fondente...no?” Chiese con fare serio da Willie Wonka, e lei sorridendo rispose “oh ci puoi giurare!” Compiaciuto le porse un muffin e aggiunse “questi sono i miei...la ricetta è di un'adorabile signora che li vende a Notting Hill...ho dovuto portarmela a letto per ottenerla, ma hey, per i muffin questo ed altro!” Non era stupita, sapeva che il suo concetto di moralità era piuttosto ampio, eppure questo non se lo aspettava; quello che lui non avrebbe potuto aspettarsi, invece, era la sua assoluta e totale mancanza di stile. C'era qualcosa di familiare e intrigante in quella ragazzina, e più lui cercava di fare il figo, più sembrava che lei volesse mangiarlo in un solo boccone. Generalmente non si lasciava intimidire dalle donne, eppure la brunetta sapeva il fatto suo e sembrava determinata a farlo crollare, tanto da imbarazzarlo quasi.

Lei nel frattempo, senza notare le sue perplessità, raccolto il muffin fece una cosa che lui le aveva insegnato: si portò il muffin tra la bocca e il naso per annusarlo con gli occhi chiusi. Era un gesto tipicamente di Lor, e questo lo colpì, ma non sospettò neanche per un secondo che lei lo avesse appreso da lui. “Sei un'esperta...”sussurrò e la fece quasi arrossire, ma non disse molto altro. “E' la cosa migliore che abbia mai mangiato...” sussurrò quasi senza fiato dopo il primo morso, e lo chef compiaciuto rispose “oh perchè non ho ancora cucinato per te...di solito le donne hanno un orgasmo col mio cibo...figurati col dopocena” Bella frase, molto poco volgare si disse sorpreso e quasi deluso da quelle parole che gli erano uscite. Si stava comportando come uno stereotipo, ed era quasi incastrato in quel ruolo, più lei ci provava più lui diceva cose volgari e banali, ma a lei piacque e fece una cosa surreale: confusa ed eccitata si avvicinò di scatto al suo viso e gli baciò le labbra appassionatamente, sussurrando solo “Grazie”. Quel bacio scatenò una reazione a catena: da uomo passionale qual'era non solo ricambiò, ma la strinse forte e cominciò a baciarla con sempre più desiderio, fin quando lei, incredula e sconvolta, col sorriso si scostò e farfugliò “O wow...” Lor sapeva che quel genere di donna partiva subito con una serie di piagnucolii, e se le aspettava, ma non arrivarono. Si aspettava un lungo discorso su quanto avesse sbagliato, su come avesse ferito quell'uomo perfetto che è il suo futuro marito, che non meritava affatto una cosa simile, ed invece Ai lo stravolse. Con un sorriso incredibilmente pungente gli sussurrò “Non ho un addio al nubilato...mi toccherà andare in una spa stasera, capito? Una spa! Chi diavolo fa una cosa simile??Perchè la mia ultima notte da nubile dovrebbe essere sobria, piena di fango e senza neanche un uomo?” Lor rise, pensando alla futura moglie del suo migliore amico che aveva detto da subito di volere una cosa del genere, ma non disse nulla perchè era molto sorpreso. Ormai gli era chiaro che la donna che aveva davanti andava in cerca di nuove emozioni, e lui era abbastanza furbo e saggio da volerla assecondare. A lei piacevano le sue frasi volgari evidentemente, le piaceva lo stereotipo del Casanova che aveva inconsapevolmente iniziato ad incarnare e chi era lui per rovinarle una fantasia? Così decise di smettere di rimproverarsi e viversela spontaneamente. “tanto-si disse- non l'avrebbe mai più vista in vita sua.” Quei suoi occhi verdi si sporcarono di desiderio allora, e sorridendo rispose “... se vuoi ti offro io un drink stanotte. Inverness non è Londra e non avrò problemi a rapirti dalla tua spa, dimmi dove vuoi che venga e ti raggiungerò...” Era quello che Ai stava aspettando, la prova del fatto che il playboy aveva abboccato e così con desiderio sussurrò al suo orecchio “E chi ce la fa ad aspettare stanotte?”Lor le baciò la mano dolcemente allora, ma era piuttosto disorientato e Alice, che ormai era posseduta da una strana creatura sicura di sé, sfacciata e sconcia di nome Ai, aggiunse “ci sono le toilette...potremmo andare lì se ne hai voglia...” Incredulo, incerto e stravolto Lor le prese la mano e lei sorridendo lo guidò verso uno dei bagni per le mamme, quelli col fasciatoio. Sorridendo lo fece entrare, ma prima di chiudersi la porta alle spalle rubò da un bagno antistante il cartello “Fuori servizio” e lo mise fuori alla loro porta. Immediatamente lo scaraventò contro al muro con foga e cominciò a strusciarsi contro al suo corpo; Ai era una matta e in mezzo secondo gli aveva tolto i pantaloni, ma quando lui provò a dirle “non ho preservativi...”lei si staccò dal suo corpo ancora ansimante e affannata, ed estrasse dalla sua borsa una lunghissima fila di condom dicendo “io li porto sempre con me, non si sa mai...”

“E tu staresti per sposarti?Poverino tuo marito!”rispose lui incredulo e affannato, ma lei ricominciò a baciarlo per chiudergli la bocca.

A quel punto non c'era nulla che potesse ostacolare quella passione subitanea e fulminante, e Lor si lasciò andare. Era divertente e proibito, gli sembrava quasi di realizzare una fantasia. Farlo con una sconosciuta, che sta per sposarsi, nel bagno dell'aeroporto non era mai successo a Lawrence, che stava quasi morendo perchè la giovane sposa lo stava brutalmente violentando e a lui piaceva da morire, anche perchè dovevano sforzarsi di non fare il minimo rumore. Entrambi erano impazziti, stretti nella morsa della passione continuarono a toccarsi e a mordersi fino all'orgasmo...di Ai, non di Lor. Il gentiluomo conosceva le regole, e pensando di farle cosa gradita non si interruppe fino a quando lei non esplose. Era davvero abile e passionale, e nella sua giovane vita non aveva mai incontrato un uomo così. Lawrence la possedeva nel senso più stretto del termine e lei ricambiava. Trascorsero un'ora e mezzo in quel bagno, e si divertirono come matti; alla fine lui la strinse forte e baciandole gentilmente la guancia le sussurrò “Adesso ho capito perchè ti sposi...quando un uomo incontra una sexy e brava a letto come te, le mette la fede al dito per forza. Certo se continuerai a fare queste cose in giro non so quanto durerà” Alice si era divertita molto, ma ora si vergognava un po' del suo atteggiamento spudorato e sorrise soltanto. Lawrence, invece, stava vivendo la fantasia perfetta: nessun futuro, nessun domani, solo un presente tremendamente eccitante e una scopata con i fiocchi. Immediatamente si accorse dell'imbarazzo di lei e decise di farle un regalo: forse se lui avesse fatto l'uomo dolce lei avrebbe avuto meno problemi ad accettare quella cosa, e avrebbe smesso di evitare il suo sguardo. Decise di fare il principe azzurro, non sapendo che lei stava facendo lo stesso gioco. Una volta rivestita Alice si vergognò molto di tutta la storia, ma lui no; la prese per mano e le sussurrò “Mi dispiace se ti sei pentita di quello che abbiamo fatto...io sono stato benissimo” allora lo fissò negli occhi e scosse soltanto la testa. Continuava a pensare a quanto sarebbe stato spiacevole dirgli la verità, ma capì che lui voleva fingere fino in fondo, così si rilassò e capì che se lui stava giocando, lei poteva dargli una lezione clamorosa.

“Quanto sei bella! Ma perchè ti sposi?” le chiese con occhi sognanti e voce felpata, prendendole la mano nella saletta d'attesa.

“Perchè è l'uomo giusto...” rispose lei ridacchiando, ma un po' emozionata per quel suo modo di fare così dolce.

“Sì, ma sei troppo giovane...dovresti fare altre esperienze prima di incatenarti ad un solo uomo...dovresti godertela un po' di più e il numero spropositato dei preservativi che porti con te, e la nostra... 'cosa' dimostra che hai bisogno di qualche avventura eccitante...”

“La nostra cosa?” Chiese lei ridendo, e poi aggiunse “che male c'è a dire la nostra scopata?”

Lawrence rise forte, e scosse solo le spalle, ma lei rispose “Ascolta è stato molto divertente, ma non cambio tutti i miei piani per una cosetta fatta in aeroporto. Phil è l'uomo della mia vita e...”

“Touchè” rispose lui con un bellissimo sorriso e occhi brillanti, e baciandole la bocca aggiunse “ma prometti che se una sera ti senti sola e in vena di affetto mi chiami...”

Alice allora si perse nei suoi pensieri e cominciò a ridere. Aveva detto 'in vena di affetto', non di sesso e questo l'aveva colpita. Eh già, la situazione era decisamente buffa, e sapeva che una volta che avesse scoperto chi era davvero non le avrebbe mai più parlato, ma si stava divertendo e ne valeva la pena. Lor aveva spezzato il cuore di milioni di donne, ingannandole e mentendo come stava facendo lei ora, e questo le piacque moltissimo.

“Hanno riaperto il gate...”annunciò con fare serio, ed entrambi smisero di parlare.

Incredibilmente c'erano altre cinque persone in aereo con loro, ma in fila al gate sembravano quasi due sposini. Lawrence era veramente tenero con lei, ma solo perchè era un dannato bastardo masochista; Ai non aveva flirtato con lui, non ci aveva neanche provato e non sembrava tanto interessata. Apparentemente non le piaceva, lo aveva solo usato, e questo lo mandava su tutte le furie. Aveva anche provato ad essere gentile con lei, ma continuava a guardarlo con indifferenza, come se sapesse che tutte quelle parole erano vuote. All'inizio voleva esaudire la fantasia romantica di una povera donna condannata alle nozze, ma poi il gelo di lei l'aveva offeso. Non sapeva bene cosa fare, se salire sull'aereo e non vederla mai più o giocare con lei ancora un po'. Una parte di lui, però, ribolliva: voleva conquistarla, lasciarla col rimpianto, e per questo lo spingeva a comportarsi da uomo tenero. Era un dannato egocentrico, e non gli piaceva essere considerato solo una “scopata occasionale.” Personaggio simpatico, eh? Eppure le donne lo adoravano. Alice, invece, resisteva in ogni modo a quelle sue subdole tattiche di seduzione, perchè lo conosceva benissimo, ma non sapeva che aveva scatenato in lui una serie di sentimenti contrastanti: la razionalità lo spingeva a scappare via, ma l'orgoglio ferito voleva farla capitolare e ovviamente ebbe la meglio.

“33 A” disse, dopo aver fatto il check in, e lui con rammarico rispose “107 C...neanche dieci persone a bordo e ci hanno disposti veramente a cazzo. Dovrò fargli un reclamo...”

Alice rimase con lui per tutto il tempo, e risero e scherzarono molto, ma lei restò sempre sulle sue. Girarono per l'aeroporto ancora chiuso e commentarono tutto quello che vedevano, e lui continuava a ribollire per il sarcasmo con cui lei rispondeva alle sue domande. Adesso aveva capito che non era una donna con cui parlare spontaneamente, ma gli restava ancora il dubbio che forse fosse solo abbastanza furba da non credere a tutte le cazzate che le stava dicendo.

“Di che colore è il tuo vestito?” Le chiese seriamente ad un certo punto, e Alice non sapendo cosa dire diede una delle sue solite risposte creative “Bianco e fucsia...” si pentì immediatamente di averlo detto, ma ormai non poteva più tornare indietro, e lui ridendo rispose“Oh beh certamente più giapponese che scozzese...ma interessante.” L'unico negozio che trovarono aperto fu il duty free, e Lawrence fece un gesto incredibilmente galante che sorprese moltissimo la sua amica bugiarda.

“Mi aiuti a scegliere un profumo per mia sorella?”Chiese con fare serio, e Ai rimase per un secondo perplessa, perchè sapeva che non aveva sorelle, ma non disse nulla, annuì soltanto. Lawrence aveva solo un fratello, e neanche si frequentavano molto. Le fece annusare svariati profumi, e lei ovviamente scelse quello che puzzava di più per fargliela pagare, ma lui era un testardo incredibilmente deciso. Aveva sentito l'odore della sua pelle e se ne intendeva di certe cose così optò per un tipo di profumo completamente diverso, che ad Alice piaceva molto.

“E' davvero forte...” provò a dirgli, ma lui sorridendo le porse la busta e disse “vorrà dire che ne userai poco...mi piace pensare che lo metterai sulla pelle pensando a me. Ti prego accettalo. E poi ti serve qualcosa di nuovo da indossare domani, no?” Alice pensò solo “Che maledetto bastardo!” Ma gli sorrise. E beh, la verità amici miei, era che per quanto lo conoscesse, per quanto si aspettasse che provasse a sedurla, un gesto così romantico non se lo sarebbe mai aspettato da lui. Sapeva che era un dannato infame, ma quando la guardava con quegli occhi teneri e le sorrideva con dolcezza non riusciva ad essere stronza con lui.

“Così...addio e grazie...” provò a dirgli una volta arrivati ai piedi dell'aereo, ma ridendo scosse la testa e le disse “Na, salgo con te, poi ci salutiamo.” Gli veniva spontaneo fare l'uomo tenero e romantico con una donna che non avrebbe mai più rivisto e lo fece; le portò i bagagli, li sistemò sulla cappelliera, e le diede un lungo bacio di addio interrotto dalla donna che aveva il 33B. Alice lo salutò e poi si sedette al suo posto sconcertata e incredula. Si toccò le labbra con due dita e pensò che era stato tutto così fantastico da sembrare una di quelle sue assurde fantasie surreali, una di quelle che la spingevano a perdersi nei suoi sogni ad occhi aperti e che le erano quasi costati la vita durante un attraversamento a Tokyo. Non aveva mai avuto un uomo così bello o dolce, ma sapeva che stava solo mentendo, erano tutte bugie, ma nessuno le diceva con tanta dolcezza e tenerezza. Nessun altro bugiardo sapeva essere così affascinante, nessun altro truffatore sapeva stregare una donna così. Era un maledetto miscuglio di tutte le qualità peggiori che un essere umano si possa ritrovare, ma sapeva far sognare una donna...purtroppo. A mezz'ora dal decollo, però, la sorprese di nuovo.

“Ma non eri in prima classe?”Chiese un po' sorpresa, e lui sorridendo rispose “Sì ma ho preferito restare ancora un po' con te...”Alice sorrise scuotendo la testa, e Lawrence con tutto il suo charme chiese all'anziana signora accanto a lei di lasciarle il posto, ma questa gli gridò che non ne vedeva la necessità dato che l'aereo era vuoto. Così si sedettero in due posti vuoti e cominciarono nuovamente a baciarsi e a toccarsi. Lawrence aveva portato con sé la sua coperta, e si rivelò un'idea geniale, dato che Alice decise di nuovo di sedurlo. Non sapeva esattamente cosa le stava succedendo, ma sapere che la trovava sexy la rendeva sfacciata e sicura di sé, e una donna come lei diventa pericolosa quando è sfacciata. “Ma andiamo, ninfomane, c'è un sacco di gente...” provò a dire lui ridendo, ma lei lo fissò in modo sensuale e rispose “Sono sei persone, e se non facciamo rumore non ci disturberanno, ne sono certa!”

“Sì ma le hostess ci beccheranno!” Rispose con fare preoccupato, e lei ridendo ribatté “C'è una sola hostess, ed è dall'altra parte dell'aereo...facciamo in fretta e senza farci notare. Ci copriamo completamente con la coperta...” Lor sentiva l'adrenalina e l'eccitazione crescere come un'onda, ma le sussurrò “Ma se ci beccano?Come lo spieghi a tuo marito?” E a quel punto, occhi negli occhi, Ai rispose “Non possono certo gettarci giù dall'aereo. Dai, non ci spoglieremo...solo il necessario...su andiamo quando ti capita di nuovo una cosa così?”E Lawrence perplesso e spaventato si lasciò andare per l'ennesima volta.

“Sei magnifica, unica!”Sussurrò senza fiato una volta finito, e lei continuò a ridere e basta. “Sarò molto triste domani, sai?Mi dispiacerà molto sapere che appartieni ad un altro...”Non era del tutto una bugia, solo al novantotto per cento; davvero una piccola parte di lui era dispiaciuta a quel pensiero. Alice, però, rideva a crepapelle, pensando solo “Ma quante stronzate dice?” E lui dolcemente la guardò negli occhi e accarezzandole il viso aggiunse “non ridere di me...mi dispiacerà sul serio non poterti vedere mai più”Quella frase la fece rabbrividire, ma non gli disse nulla, baciò soltanto le sue labbra pensando “oh vedremo quanto sarai contento di scoprire che non è così...”

“immagino che tuo marito sarà in aeroporto...” disse sorseggiando un pessimo caffè e lei ridendo annuì. Doveva esserci proprio Dug in aereoporto, il suo migliore amico, e lei sarebbe morta dalle risate. “E così potrò vederti con l'uomo che ti possiederà per tutta la vita...che cosa brutta” aggiunse con fare pensoso. In qualche strano modo gli dispiaceva sul serio non vederla più, ma forse era solo la consapevolezza che una cosa simile non gli sarebbe mai successa di nuovo e che non avrebbe mai più potuto lasciarsi andare così tanto con una donna. Si separarono con un lungo bacio, e lui le sussurrò “Buona fortuna e pensami domani notte mentre ubriaca farai l'amore con lui...io ti penserò certamente mentre me la spasserò col mio amico Ben Nevis...”

“Il whisky?”chiese lei ridendo, ma tra sé e sé disse“Vedrai quanto mi penserai...”

Lor annuì soltanto, e la saggia Alice chiese “non ti sembra di conoscermi da troppo poco tempo per sbronzarti perchè mi sposo con un altro?” Ma la risposta dello sfacciato Don Giovanni fu esilarante “Non importa da quanto tempo la conosci, non importa se la ami e neanche se ti piace davvero: una donna che va via è sempre una buona ragione per sbronzarsi.” Alice rise forte e gli diede un bacio sulla fronte, ma non disse più nulla.

“Allora...adieu” disse sorridendo e stringendola forte come se stesse per partire per una sanguinosa guerra, e lei rispose “Adieu”. Lor la lasciò andare via e rimase per qualche secondo a fissarla; pensò che voleva ricordarla così, che non avrebbe voluto vederla tra le braccia di un rozzo scozzese, così aspettò un po' e poi uscì.

Quello che Lor ignorava era che Alice aveva bisogno di un lungo restyling prima di presentarsi alla sua famiglia. Una volta ritirati i bagagli si chiuse in bagno e tornò se stessa ridacchiando allegramente. Tolse la parrucca, indossò la sua enorme felpa e finalmente si rimise i suoi occhiali. Aveva davvero avuto fortuna: anche se non vedeva nulla senza occhiali, Lor le aveva tenuto il braccio tutto il tempo e non aveva rotto nulla. Era terrorizzata all'idea di entrare nel duty free e restare a contatto con tutti quei costosissimi profumi, perchè tra i tacchi che non sapeva portare e la cecità completa temeva di frantumare tutto, ma lui l'aveva sorretta e guidata.

“Lor che ci facevi su questo aereo?”Gli gridò perplesso il suo migliore amico Dug, e lo splendido biondino gli sorrise felice e disse con fare sognante “Vivevo la più bella avventura della mia vita! Tu invece? Sei venuto a prendere qualche noioso parente di Emily?”

“No, Alice. Non so se il suo volo è atterrato, e poi cos'è questa storia dell'avventura?” Lor sorrise soltanto e dandogli una pacca sulla spalla rispose “Sei un uomo sposato ormai...non posso dirtele certe cose o moriresti di invidia. Piuttosto su che volo era la pulce?Diretto da Tokyo?”

“Il charter da Parigi” disse una voce seria e autoritaria. Lor sorrise ancora di più vedendo Neil Mac Neil, il suo patrigno. “Ma è il mio volo e non l'ho vista...”provò a dire Lawrence, e la risposta lo lasciò interdetto “Oh chissà magari vi siete anche incontrati ma non riconosciuti. Da quanti anni non la vedi Lor?E' diventata grande ormai”Sorrise e disse “boh...da quant'è che si è trasferita? Cinque anni? Da allora.” In realtà in quegli anni la giovane Alice era cambiata molto, aveva perso venti chili ed era sbocciata. “Eccola!”Gridò Dug entusiasta, e a Lawrence venne un infarto. Si era conciata da uomo, era bionda, ma era la sua amante misteriosa ed ora che la guardava bene somigliava davvero tanto a Dug.

“Dove cazzo è Kyle?” Disse immediatamente con fare serio, e suo padre ridendo rispose “Oh sono felice di vederti anche io! Kyle è a casa, come ti avevo detto. Non porto un cane in aeroporto, anche se è un cucciolo. Mi dispiace.” Alice seccata fissò finalmente Lawrence e a lui prese un colpo.

“Ma com'è possibile che non vi siete incontrati?”Chiese Dug con fare serio in auto, ma Lor era senza fiato. Aveva fatto del sesso scatenato con quella che lui chiamava “la pulce” ossia la sua sorellina. Non erano veramente fratelli, ma erano cresciuti insieme e se Dug l'avesse saputo l'avrebbe crocifisso. Dopo la morte di Hellen Mac Neil tutti erano diventati straordinariamente protettivi con la piccola Alice, e Dug in particolar modo. Mentre pensava a tutte queste cose, neanche si accorse che stavano parlando con lui e si perse.

Così inizia la nostra storia amici miei, con un truffatore che viene truffato. Un uomo sensuale abituato a prendere in giro ogni donna, sedotto e abbandonato da una delle poche che non avrebbe mai sfiorato con un dito. Il seguito è...caos.



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