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lavoro pubblicato domenica 21 aprile 2013
ultima lettura sabato 2 novembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

White page

di Deadjoke. Letto 618 volte. Dallo scaffale Sogni

La difficoltà di scrivere per uno scrittore è sua acerrima nemica. Esiste un modo per ritrovare la fantasia di scrivere?

Dovevo consegnare l’ultimo libro al mio editore il giorno successivo, non avevo ancora scritto una parola da mesi e mesi, l’idea di scrivere un intero libro tutto in una notte non era impossibile, ma era alquanto improbabile.
Decisi di sedermi con la mia vecchia macchina da scrivere davanti alla finestra del mio appartamento, finestra che dava sul centro della città, tutto era illuminato da luce artificiale, come se la luce del sole non andasse mai via e la notte non esistesse mai, a qualsiasi ora si possono udire le voci di un’infinità di persone.

Ricordo di quando, anni prima, ci fu un blackout totale dovuto a forti disguidi nella centrale elettrica, l’intera città rimase senza luce per oltre due ore e, per tutta la durata del blackout, la città rimase in silenzio, come se fosse stata spazzata via da una bomba, scesi per strada e cominciai a camminare nella desolazione con una candela in mano, di tanto in tanto notavo delle persone affacciate alle finestre che scrutavano la strada e mi osservavano in silenzio, ogni qualvolta diressi il mio sguardo a uno di loro essi scomparivano nel buio delle loro stanze, continuai a camminare per molto tempo, fino a quando la luce fu ripristinata, la mia candela si spense e mi ritrovai ad essere un ombra nella luce, lentamente a testa bassa ritornai indietro al mio appartamento facendomi spazio tra la folla che si era riversata nella strada.

I pensieri non smettevano di affollare la mia testa, il tempo passava imperturbabile e la prima pagina del libro era ancora bianca, limpida, rifletteva sul mio volto la luce della città come se volesse avvisarmi di essere lì solo per me.
Purtroppo tutto quello che mi passava per la testa non era adatto a una storia, mi alzai per farmi un caffè, sperando potesse tenermi sveglio abbastanza a lungo da farmi arrivare al punto di trovare una scintilla per una storia.

Poggiai la tazza calda vicino alla macchina, il vapore emergeva lentamente e irregolarmente, districandosi con innumerevoli scie che, poco a poco, finivano sempre con lo scomparire nel nulla.
Forse la mia strada non era quella di trovare una storia per un libro, in fin dei conti, pensai, si scrive quasi sempre di una storia immaginaria che in qualche modo ci rappresenta, ma non si racconta spesso di noi stessi, volontariamente in un libro. Tirai un sospiro e pensai al mio editore, finora era riuscito a far pubblicare i miei libri perché erano, come disse lui, “quello che i giovani vogliono ora”. Storie di ragazzi adolescenti che cercano di combattere per il bene e per l’amore. Pur essendo l’autore di tali libri, ho sempre odiato quel genere di cose, non esistono giovani tanto intelligenti o coraggiosi da addentrarsi sempre più nei dettagli di una situazione particolare per scoprirne la verità e, tantomeno, non esistono ragazzi capaci di lottare per una ragazza, non più almeno.

Ho sempre ammirato storie di persone emarginate dalla società, brutte, che fumavano e bevevano, prive di spasimanti, ma dall’animo nobile e sempre pronte a fare la cosa giusta, ho sempre ammirato persone fittizie come loro sperando tanto di poterne conoscere una reale prima o poi.
Il tempo continuava a passare, mancavano solo un paio d’ore all’alba e solo un altro paio prima della scadenza del libro e non avevo ancora scritto una singola parola, mi ritrovai a fissare la pagina bianca, la stanchezza era insostenibile, gli occhi rimanevano aperti come se paralizzati, ma la mente era vuota, come la pagina nella macchina da scrivere.
Le lancette dell’orologio scorrevano tranquillamente nel loro percorso naturale e il loro rumore meccanico echeggiava nella mia testa, tormentandomi costantemente, gli tolsi le pile, ma quel suono era ancora nella mia mente, non riuscivo più a eliminarlo, dovevo sopportarlo, d’un tratto la stanchezza mi portò ad avere piccole allucinazioni, cominciai a vedere delle parole scritte su quella maledetta pagina

bianca, parole che pian piano comparivano sempre più numerose, nitide e piene di passione, poi il buio.
Mi risvegliai a mattino inoltrato con il segno del tavolo sulla fronte, alzai la testa e, mentre mi stropicciai gli occhi, vidi la parola fine scritta sull’unica pagina ancora presente nella macchina da scrivere, pensai “un bello scherzo da parte della mia mente farmi scrivere solo la parola fine”, di fianco a me, sotto la tazza con all’interno i residui incrostati del caffè c’era un’intero libro.

Non ricordavo quando lo avessi scritto o cosa vi fosse scritto, potevo solo sperare che quella pagina vuota che era la mia mente si fosse riempita con una bella e intrigante storia capace di farmi andare avanti ancora qualche mese.



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