ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.499 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 57.540.171 volte e commentati 55.650 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato giovedì 23 ottobre 2003
ultima lettura martedì 15 settembre 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

l'oggetto

di william adams jr III. Letto 626 volte. Dallo scaffale Pensieri

Tutti quei avvertimenti dati per non entrare in una stanza non avevano fatto altro che istigare la mia curiosità, e non riuscivo a chiudere occhi qu...

Tutti quei avvertimenti dati per non entrare in una stanza non avevano fatto altro che istigare la mia curiosità, e non riuscivo a chiudere occhi quella notte, c’era qualcosa che mi attraeva in quel mistero, in quell’ordine impartito con tanta serietà e preoccupazione ma sentivo qualcosa dentro che non era curiosità.

Mi rigiravo nel letto col solo pensiero del mistero volevo , dovevo scoprire cosa c’era in quella stanza.

Mi alzai dal mio duro letto reso confortevole da una quantità di coperte che lo rendevano caldo in una notte così fredda.

Messo i piedi a terra sentii un brivido di gelo pervadermi prima la schiena e poi tutto il corpo e pensando come facessero a vivere in quella casa, mi diressi al piano inferiore dove si trovava quella camera.

Da sotto la porta nel corridoio buio si poteva scorgere una luce fioca gelida come il pavimento.

Aprii la porta con un certo nervosismo pensando che avevo disobbedito ad un preciso ordine del padrone di casa. Chissà cosa sarebbe successo se mi avessero scoperto.

Non aprii la porta tutta per paura che cigolasse e detti da prima uno sguardo fugace dentro seguito da un altro fuori per controllare la mia posizione rispetto alla camera degli ospitanti.

Tranquillo che nessuno avesse sentito la porta aprirsi entrai dietro di me richiusi la porta delicatamente senza alcun minimo rumore.

La stanza era quasi vuota uno strano abaco al centro sembrava essere il custode dell’ordine impartitomi.

Essa era pulitissima, una luce di neon rendevano la stanza con le sue pareti bianche freddissima regalando un orrendo colore azzurrino a tutto. Osservai meglio i muri ed erano completamente puliti nessuna macchia nessun rifacimento nell’intonaco tutto liscio e perfetto, come il soffitto. Il pavimento era fatto da mattonelle di ceramica lucide ed anch’esse bianche. Avevo paura di uscire dal tappetino che vi era all’ingresso e sporcare per terra, quindi cercai di scorgere da lontano cosa conteneva quell’abaco.

Cercavo di scoprire la sua forma che si perdeva in quella gelida camera, riuscivo a malapena ad identificare in contorno di quell’oggetto

Non riuscivo a distinguere il suo colore che sembrava freddo.

Una luce fioca la illuminava da dietro rendendo quasi impossibile una migliore visione della cosa.

Avevo una strana sensazione forse non avrei mai dovuto entrare in quella stanza.

Avevo paura, ma di cosa, del rimprovero della mia trasgressione, no assolutamente, allora di un oggetto inanimato, di una cosa che non sapevo cosa era?

Mi disinteressai del tappetino che si trovava sotto di me e mi avvicinai lentamente

Sentivo uno strano sibilo nelle orecchi quasi impercettibile ma che in quel silenzio tombale si faceva notare.

Passo dopo passo mi avvicinavo lentamente e guardavo fisso quella cosa.

Riuscivo a distinguere l’oggetto che mi sembrava in movimento come se fluttuasse tenuto fermo dall’abaco, non sembrava volergli sfuggire.

Cosa era. Cosa era quell’oggetto senza forma. Si accese dentro di me la voglia di toccarlo per vedere di cosa era composto. Volevo capire il perché di quella stanza, di quell’avvertimento, del segreto custodito gelosamente. Cosa poteva essere quella cosa!

Provai a capire come si potesse aprire l’abaco, e mentre cercavo delle cerniere che mi indicassero l’apertura dentro di me nasceva una voglia quasi irresistibile di conoscere cosa fosse.

Mi stavo innervosendo perché non riuscivo a capire il modo come si potesse aprire quel dannato abaco. Sentivo la rabbia crescere in me ed insieme ad essa avvertivo nascere una sensazione di odio verso chi mi aveva ordinato di tare lontano da quel mistero.

Alzai con violenza l’abaco dal tavolino dove si trovava, desideravo toccare quell’oggetto, lo volevo per me, volevo capire.

La sete di conoscenza sembrava quasi distruggere la mia moralità.

Il volere era ormai diventato dovere, quasi come un tossico dipendente desidera la sua droga in mezzo ad una crisi di astinenza.

Il sibilio alle mi e orecchie si faceva sempre più forte quasi a diventare insopportabile

Sudavo freddo, guardai a terra confuso e vidi le impronte che avevo lasciato sul pavimento, ma non mi interessava che mi scoprissero, alzai gli occhi dal danno che avevo creato, mi sentii mancare, distrattamente mi appoggiai con la schiena al muro candido lasciandoci un impronta scura dettata dal mio sudore.

Le gambe non mi reggevano, la testa mi girava e mi sentii in preda ad una crisi nervosa, iniziai a tremare, tutto il mio corpo tremava finche non caddi per terra stremato senza forze, ed insieme cadde l’abaco che si ruppe lasciando libera la cosa

La vedevo volare senza una forma stabile sopra la mia testa sembrava quasi incuriosita da me, mi girava attorno come fa un cane quando annusa uno sconosciuto, ero sicuro mi stava esaminando come una preda in gabbia.

La guardai attentamente fisso continuando a tremare e accusando alle mie orecchie sempre quel rumore assordante.

Fui in grado di mettere insieme le mie forze per cercare di toccarla e nell’istante del contatto persi il mio corpo.

Non ero svenuto era come se il mio corpo non mandasse più messaggi al mio cervello. Avevo una sensazione di nullità mi sembrava che non esisteva niente attorno a me, niente caldo ne freddo, ne luce ne buio, mi sentivo sospeso nel nulla.

Non ero più nervoso una calma mi pervase e iniziai a pensare a tutta la mia vita, come era stata fino a quel momento e come mi sarebbe piaciuta che fosse, pensai alle persone che per significavano qualcosa e alle persone che fino a pochi istanti prima non potevo sopportare.

Pensai al perché di quel viaggio che avevo intrapreso fino a trovare un posto in quella famiglia, io volevo fuggire dal mondo perché esso non mi capiva, esso mi aveva regalato solo rabbia, rifiuti, vaffanculi, io non nero disposto più a subire.

Pensai a quella cosa e a ciò che mi aveva fatto, pensai alle emozioni ed elle sensazioni immotivate che mi aveva fatto provare e capii che c’erano dolori nella vita peggiori di quelli che avevo provato io.

Mi accorsi del mio egoismo.

Avevo abbandonato le persone a me care facendole soffrire per scappare dai miei problemi.

Avevo fatto del male a delle persone che mi volevano bene come altre l’hanno fatto a me.

Capii il mio errore ma non ero più in grado di riparare

Smisi di pensare ed iniziai a piangere ad urlare per ciò che ero diventato ed immerso in quel nulla trovai conforto solo nella capacità che ha l’uomo di riconoscere di avere sbagliato.

Poi in silenzio mi lasciai andare del tutto in un sonno tremendo.

Ad un tratto mi sentii come pervaso da una sensazione di calore e nel nulla affioro una luce.

Aprii gli occhi e mi ritrovai coricato in quel duro letto coperto fino al collo. Subito mi accorsi del cuscino bagnato, avevo pianto nel sonno e pensai che tutta quella storia era un sogno.

Scesi di corsa giù a chiamare il padrone di casa per convincerlo a farmi vedere cosa vi era in quella stanza.

Lui si convinse vedendomi sconvolto, penso che avesse capito che era importante.

Andammo sulla porta che fu aperta con una semplice spinta, mi diressi subito sull’abaco che era intatto e dentro vidi un antico specchio con un inscrizione e sopra

"tu uomo che vedi il tuo riflesso su di me non guardare solo il tuo aspetto ma anche il tuo cuore, la tua anima, e le tue paure. Non scappare per ciò che vedrai ma affronta il tuo mondo"



Commenti


Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: