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lavoro pubblicato martedì 9 aprile 2013
ultima lettura lunedì 18 febbraio 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

--<<>[]-^ Delirio Ultimo.

di Giada Talamo. Letto 704 volte. Dallo scaffale Pulp

Giada Talamo è nata a Genova il 24 Maggio 1975. Astrologicamente parlando è nata con il Sole in Gemelli e la Luna in Scorpione. Questa combinazione astrologica vede una personalità sfaccettata com'è altrettanto complessa l’esistenza terrena del soggetto i..

--<<>[]-^ Delirio Ultimo.


Anno 2975.

La mente vaga nei meandri dei ricordi, mi sorprendo ancora una volta a sputarmi addosso le stesse malinconiche parole di sempre: “Sono rimasto l’ultimo a combattere questo mondo, l’ultimo a voler uccidere”. E penso a quando ero donna nella vita terrestre. Appena una vita fa. A quei sette giorni dalla notte di Halloween in cui qualcuno o qualcosa m'aveva ammazzato il gatto familiar…
“STREGA!!” - così gli altri mi definivano e così io sapevo di essere - E, a un mese dal lutto, ero visibilmente al verde. Per non farmi mancare nulla poi, quel Coso, quello là, sì, continuava imperterrito a chiedermi l'affitto della bettola malamente mascherata da appartamento locato nel centro città di Genova. Il Coso, così da me ribattezzato ché rimosso il suo nome da tempi immemori, solea picchiettarmi alla porta di casa con annesso campanello zittito – rotto – un giorno si e uno no, gracchiando la versione rivisitata di 'Un Canto di Natale'. E senza avere in essere la minima parvenza salvifica dell'anima redenta di Ebenezer Scrooge. Oramai i fantasmi del passato se li erano pappati le larve dell'avidità, e non vagava nemmeno tristemente l'ombra futura di una tomba d'amor compianto. Povero Coso. Con quella vocetta stridula avrebbe tanto desiderato vomitarmi addosso le sue piccole frustrazioni da conta danaro vita natural durante in aeternum...
“Buonasera caro inquilino stranamente (stranamente?) non mi è giunto ancora il giusto affitto che mi spetta,” mi disse.
“ Si, Coso ... ehm … Scrooge. ... ehm ... sig. Malendro... Il vil suo danaro glielo invio appena mi funziona il PC, in senso di personal computer, lo sa no... lo sa che non esco di casa perché ho seri sintomi di misantropia. Misantropia da vampiri psichici. Ebbene, fino ad allora, non posso farle il bonifico online, par-time, free stile...” gli dissi io.
L'uomo mi guardò con un occhio e mezzo vagamente arcigno.
“MELAndro”, egli sottolineò, “mi chiamo Melandro... non MALEndro!”
“Ah, si, scusi ma sa... mangiare da mesi e mesi solo patate mal cotte al forno non permette la sana circolazione sanguigna neuronale.”
Il mio tono di voce aveva assunto un colorito come di sfida. Così, ad un tratto, mi ritrovai gigante; cioè, la testa era grande, le braccia altrettanto enormi, e, nella manona destra tenevo una spada laser. Con quest'ultima, iniziai a sezionare il corpo dell'omuncolo che, nel mezzo del cammin della mirabolante trasformazione, era diventato alquanto micro - coso. Ma la vocetta stridente c'era, ahimè – sempre -. E ricominciò l'insidiosa tiritera: “Signorina Idrovo, non mi interessa certo la sua dieta intrinseca. Or dunque, stia a sentire, non glielo dico più. O mi paga l'affitto entro fine mese. Oppure... Oppure... “
“...Oppure?” Aggiunsi io con ancora in pugno la spada laser. Spada che, intanto, aveva assunto la forma di uno strano Imenottero rosa lancia fiamme.
“... Va bene! va bene!! faccia con comodo allora,” mi disse secco e se ne andò come ricurvo sugli scribi. Perlomeno fu così nella mia fantasia.
Ancor prima di assaporare quei memorabili momenti mi successe una cosa assai bizzarra ai più; dinanzi allo zerbino della bettola s'era adagiata a lenzuolo una bistecca cruda bovina. Pare siano tempi, questi nostri, in cui volino indisturbati grossi pezzi di carne provvisti da ali invisibili oltre a pioverci fedelmente sul capo rane apocalittiche, ovviamente. Tuttavia, durante il volo planare, talvolta sfugge loro la scia di una palese maledizione, senza avere neanche l'accortezza di presentarsi: “Piacere: il mio nome è INVIDIA”; ma tanto io già lo sapevo – da sempre – certo del destino di “strix” segnato dal proprio utero retro verso. A ogni scoccar di Luna natale in scorpione, difatti, il rintocco del mese prettamente femmineo, faceva nascere dal mio ventre teste di bimbi cadavere fortemente gridanti contro l'angelo Raziel. Una di quelle volte, però, non fu proprio come al solito; vidi l'angelo della morte mettersi a piangere toccando, con una sola lacrima, il cuore dell'ottavo bambino nascente. Nell'immediato l'arcana creatura raggiunse il mio orecchio sinistro: “MOREA,” proferì tal parola tre volte tre. Poi sparì. Di lì a poco sprofondai in un sonno ipnotico mosso principalmente da incontri del mio passato. In una di queste speciali relazioni oniriche mettevo in scena la mia prima e unica violenza fisica espressa nel mondo. Violenza, realmente perpetuata ai tempi dell'asilo. E, con enorme pathos. L'ira funesta era stata lanciata addosso a un bambinetto schernente la mia persona allora in versione mignon – non che sia cresciuta granché – così, tutto ad un tratto il piccoletto si ritrovò catapultato contro il muro bianco della struttura, che aveva assunto tonalità di colore vermiglio a causa della forte botta cranio sacrale. E devo proprio ammetterlo: in quel dato momento mi sono sentita davvero fiera e potente. Ovvero, pienamente soddisfatta per aver fatto schizzare un po' di sana vitalità sanguinolenta da quella testolina bacata; nonché l'infelice risultato del prolungamento carnale di un bimbetto idiota. La cosa, però, tramite la fase R.E.M prese decisamente un'altra piega. Il bambinetto, invece di correre disperato dalla maestra, come effettivamente fu nella realtà, cominciò a imprecare Iddio buttandosi a capofitto su di me e poi ... poi fu il buio totale. Il giorno dopo, al risveglio, percepii dei dolori corporei simili all'osteoporosi come se mi fosse passato sopra un vecchio treno merci a vapore. Fu proprio in quel mentre che mi venne un'idea a dir poco atipica. Così, s'era oramai messo in moto l'ingranaggio perverso a dimensioni industriali della mia mente che produsse un'inserzione cubitale su giornali cartacei e non, affini inclusi. L'inserzione riportava scritto tale annunciazione:

A.A.A. STREGA ELIMINA VAMPIRI PSICHICI OFFRESI per consulenza professionale esoterica in studio. L'arte stregonesca si svilupperà al fine di eliminare i vampiri psichici personali dalla vostra esistenza. Coloro i quali sospettano di essere vittime di sedicenti amici, conoscenti viscidi, parenti larvali, colleghi malevoli, bistecche crude volanti, si faccia vivo al suddetto numero.


Ebbene, in maggioranza chiamò la diffusa razza dei mitomani; nella fattispecie si presentò telefonicamente un esponente di un qualche credo cattopredicante: “Vai a confessarti ogni mese e fai la santa comunione ogni Sabato o Domenica? Come un fiore non può vivere senza acqua ... anche noi non possiamo vivere senza la grazia di Iddio... Ho fatto voto di povertà... Ho assistito a due manifestazioni in quella chiesa là... Prego e assisto alle messe... Sono devoto e saggio... Cara sorella smarrita ... rispetta i 10 comandamenti … confessati una volta al mese e vai a messa almeno nelle feste comandate... Fai la santa comunione? La fai? Vai da LUI e troverai la pace eterna!!” disse il tizio particolarmente affetto da logorrea. Così come, veementemente, mi buttò giù la cornetta metaforica del cellulare.
Oddio. Non che non sapessi circa il fattaccio. Ossia, che a tutt'oggi è visibilmente iperattivo il modus pensandi medievale del 'Malleus Maleficarum' (1484). Ma una sorta di call-center con prete all-inclusive di certo non l'avevo contemplato, proprio no. Comunque sia la ciarlataneria dei finti maghi va altroché debellata e, soprattutto, allo scopo di tutelare la pura essenza della magia della più alta conoscenza. La mia anima ed io, però, nel tempo avevamo assistito a cose mai viste da occhio umano sapendo gestire ampiamente certe chiamate immonde dal momento in cui queste fossero manifeste. Esemplare la per sempre da me compianta gatta Lilithmumagalina. Semplice gatto di razza europea dal manto nero, e assistente ultra vigile. Ella scorgeva nell'infinito ogni possibile forma sospetta di fascinazione non benevola ringhiandogli contro quasi come fosse un cane rabbioso... Quanto ho amato quell'essere così fuori dal mondo... E, difatti, fu proprio il mondo a portarmela via, lontana dalla materia se pur tutt'ora metafisicamente a me vicina. “Doveva andare così,” mi son sentita dire spesso dai realisti, ma io sapevo (io so) che è stata opera del mondo e della sua gente. Gente che osserva costantemente gli altri e in minor modo se stessa.
Perlopiù, codesto popolo del mondo, era solito guardare con estremo sospetto la mia - secondo loro - bizzarra apparenza. Talvolta la signora dabbene s'incontrava col signor moralmente distinto biascicando queste e non altre parole: “Poverina, così sola con quei gatti puzzolenti che si porta appresso,” e ancora: “Si si, secondo me ha sicuramente qualche rotella fuori posto...”

Che cosa liberatoria la pazzia ... non hai più niente da perdere perché hai già perso gran parte di te. C'è da imparare il senso della vita a stare con i cosiddetti matti. Una volta, rimasi a dialogare per ore intere con la signora Bruni. Mi trovavo nel reparto di psichiatria dell'ospedale in veste di studentessa del corso in tecniche di riabilitazione psichiatrica; m'avevano addirittura affidato la chiave d'accesso e indossavo su il camice bianco. Tuttavia, l'esperienza di studio durò decisamente poco. Poco e niente. Il tempo di capire che la psichiatria avrebbe fatto parte del mio bagaglio culturale in senso più profondo. Quel giorno la donna segnata nelle occhiaie da notti senza sonno, e dal Prozac et similia, mi diede tacitamente la sua fiducia. Ci riconoscemmo tra la folla. I nostri occhi non avevano molto in comune se non il riflesso di un indefinibile sconosciuto, che conduce dinanzi a una sola via percorribile: la sofferenza. Lei – quello sguardo perso nel niente – avrebbe voluto togliersi la vita, o, meglio, suicidarsi con i copriletto ospedalieri stretti intorno al collo. Troppe volte aveva provato a compiere quell'indefinibile gesto e, ogni qual volta, un braccio avrebbe arrestato il procedere sulla sua granitica volontà di silenzio eterno. Ed io? Io ero lì, pronta, con taccuino in mano, a curiosare nella sua psiche.
In tutti questi anni ho sperato di esserle stata utile, in qualche modo, anche se l'unica mia vera certezza è sempre stata quella di sapere che lei è stata utile a me. Infinita madre d'ispirazione è per me quel tenero individuo ferito amaramente dall'esistenza; un Essere fortemente sincronico che, ad ogni immancabile scontro diurno con lo sguardo del pregiudizio, ha saputo nutrire con argento vivo la pietra grezza della mia naturale pazzia. Quel giorno poi - ora ricordo - lei mi congedò sussurrandomi nell'orecchio destro queste parole: “Mi manca tanto AMORE, sa?”.
Tanto di cappello a punta alla sua grande follia.

Il mio pensiero ritorna nel presente... tra le mie mani uno strano manoscritto dal titolo:

8 piccoli obbrobriosi editori morti (un po’ prima che venga il Natale)
Il libricino nero per fare fuori il tuo editore ­­

Incantesimi, malie e, soprattutto, fantasie pseudo psicotiche meditate da una scrittrice sempre in erba dopo la sua prima e/o ultima pubblicazione letteraria.

Nota a Margine:

Qualcuno lo leggerà … Prima o Poi…



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