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lavoro pubblicato domenica 17 marzo 2013
ultima lettura martedì 18 giugno 2019

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I fratelli Jonhs-Crossover with Supernatural

di cescolo90. Letto 574 volte. Dallo scaffale Fantasia

Scorreva lento il tempo nello stanzino dello sceriffo quella mattina, nella contea di Trenton non succedeva mai nulla che potesse disturbare il felice...

Scorreva lento il tempo nello stanzino dello sceriffo quella mattina, nella contea di Trenton non succedeva mai nulla che potesse disturbare il felice oziare dell’uomo.
Il destino però a volte fa delle strane chiamate e porta gli uomini ad attraversare percosi oscuri, passaggi in cui la morale non viene per niente nei diritti o nei doveri della persona coinvolta.
Il vice sceriffo era un ragazzo sulla trentina, biondo, alto, palestrato , un bel tipo a detta di molti, dal cuore buono che lo stesso sceriffo aveva conosciuto ad una cena di beneficenza anni prima e lo aveva convinto cosi a diventare il suo vice.
La moglie dello sceriffo aveva l’abitudine di portargli il pranzo, ormai avanti con l’età doveva evitare il cibo grasso della tavola calda di Phil, altrimenti rischiava un bell’infarto,quel giorno però l’ora di pranzo era bella che saltata, ovvio che iniziasse ad insospettirsi che fosse accaduto qualche imprevisto e dunque si lasciò andare ad un pisolino sulla sedia di legno.
La figlia non era nemmeno passata ad avvertirlo, che tipo che era, una ragazza di venti anni ribelle, bella come sua madre e sapeva che il suo vice, Stefan , cosi si chiamava il biondo, aveva un debole per la ragazza, cosa che tante volte portava i due a scherzarci su.
La giornata terminò e fra i due vi fu il solito accordo sul tenersi aggiornati, anche se come abbiamo detto prima a Trenton tutto ciò che succedeva di grande ed importante erano le torte della signora Smith.
Salì sul proprio pick up e inforcò la sigaretta dal pacchetto portandola alle labbra, un vizio che molti osavano dire “ti condurrà alla tomba” eppure erano quasi vent’anni che fumava ed ancora nessuno gli aveva fatto il funerale.
Tornò dunque a casa con lo stomaco che brontolava, la fame iniziava a farsi sentire,d’altro canto il pranzo lo aveva bellamente saltato e finalmente si sarebbe tolto la curiosità di sapere come mai quel giorno era rimasto digiuno.
Le luci erano spente, come se in casa non ci fosse nessuno, eppure si sentiva il profumo dell’arrosto che la moglie gli preparava quando si sentiva in vena di romanticismo;infilò la chiave nella toppa ed apri la porta sul pavimento vide delle impronte ma col buoi pensò che fossero di fango, iniziò a chiamare la figlia, probabilmente la moglie si sarebbe arrabbiata parecchio per quel disastro,nessuna risposta.
Sentiva dentro una strana sensazione e la mano destra scivolo automaticamente sulla pistola, che estrasse, continuò a chiamare la moglie ma senza risposta. In casa non c’era nessuno.
Sali dunque le scale, stando attento a non fare troppo rumore, non si sapeva bene cosa stesse accadendo ma l’atmosfera dentro la casa era surreale, da brividi, qualcosa non andava, lo avvertiva nella pelle.
E salendo si ritrovò davanti qualcosa che non si aspettava, Stefan.
<Perché stai qui sopra? Dove sono Hellen e Marilin?>
<Oh, loro stanno bene..per poco..le squarterò fra poco sceriffo e tu non potrai fare nulla per impedirmelo.> La risposta del vicesceriffo arrivò fredda, distaccata, negli occhi l’uomo aveva una luce strana, ma tutto questo non diede modo allo sceriffo di rendersi conto in pieno di essere sotto tiro, un proiettile gli passò il vicino alla tempia e non vide più nulla.
Si svegliò legato, imbavagliato, con un mal di testa atroce, e si domandava se per caso non avesse avuto un incubo, la bocca impastata di sangue però lo condusse alla realtà.
Sentì una risata sadica e si destò completamente, vuoi per la paura, vuoi per la consapevolezza del non poter reagire a causa delle corde che lo tenevano stretto.
<Finalmente ti sei svegliato... oh..quante cose abbiamo da dirci tu ed io..>
La figlia era accanto alla moglie, immobilizzate e imbavagliate anche loro, provvedé lui a togliere loro i bavagli mentre lo osservava.
<Ora le sentirai urlare..puoi credermi..ahahahahaha adoro questi momenti dove la paura si michia ad odio e mi fa diventare ...eccitato.>
Voleva urlare contro l’uomo, cercare di attirarlo, ma era legato, era impotente, la rabbia iniziò a fare spazio alla paura.
Venne sbendato e gli rovesciò addosso più insulti che poteva, minacce, ma sapeva che niente era utile, non capiva come aveva fatto ad allenare un pazzo.
<No , io non sono pazzo..caro mio..sono solo un.. come posso definirmi..un demone..però sono diverso..adoro raggirare le persone..sai perchè qui non succede mai niente? Perchè sono tutti demoni.. ti ho condotto gli per sfamare la mia gente, ogni turista, ogni amico è stato massacrato e poi divorato..a causa tua..e se non ci credi.>
Gli occhi di Stefan diventarono completamente neri, pece e notte ma l’odio nella voce era palpabile, non sapeva se fosse un incubo o meno lo sceriffo ma lo stava vivendo.
La figlia dello sceriffo invece aveva un sorriso..quasi di sfida verso il demone, lo sceriffo iniziava a pensare che forse rideva per la sua paura , un modo di morire degnamente.
<Penso che le cose non andranno come dirai..>
Disse la giovane, paralizzando tutti,demone compreso.
<Che stai dicendo figlia mia? Non lo vedi..siamo immobili..legati..e questo qui..dice di essere un demonio..>
Lo sceriffo iniziava a dare colpi di delirio, ma non era una cosa anormale, erano spacciati.
<Già..dai ascolto a tuo padre puttanella..perchè fra poco ti farò a pezzi.> Le rispose il demone, con arroganza nella voce.
<Sarai tu a morire.. sarai solo tu a soffrire...lui sta arrivando..lo sapevo che avevi qualcosa che non va..ho visto le tue pupille cambiare e la signora Jackson sparire. Mostro!!>
Il demone si fece una grassa risata.
<Ah, e chi dovrebbe salvarti il principe azzurro.>
Mai come quella frase il momento si adattava, un rombo, probabilmente una vecchia auto , si fermo davanti alla casa, il gelo fra i presenti, il demone stesso rimase impietrito.
Un colpo alla porta..due.. e poi nulla.
<Chi diamine hai chiamato ragazzina? Pensi che un uomo possa abbattere un demonio ahahahaha mi ciberò anche di lui.>
E andò ad infilzare lo sceriffo con il coltello che stringeva nella mano destra, strozzandogli la voce e causando le urla della moglie e della figlia.
<Dove è ora il tuo principe azzurro?>
Sorrise il demone, ma per poco, la porta dello scantinato esplose, causando un ondata di detriti che investi in pieno il demone, costrinendolo ad arretrare.
<Scusate il ritardo..c’era uno sbronzo sulla strada..>
Un uomo fece il suo ingrasso nella sala, cappello da cowboy in testa, sul petto la stella dei Ranger, sulle mani delle colt.
<Oh..vedo che siete nei pasticci.. >
I presenti sorrisero, la blanda speranza di un aiuto, la consapevolezza che lui era un demonio.
<E’ un demonio, non puoi batterlo prendi mia moglie e mia figlia e scappa!>
Gli urlò contro lo sceriffo, ma in risposta ricevette un sorriso.
<Qui oggi non morirà nessuno..forse il tuo vice..ma credo che la cosa ti importi poco.>
Il demone riemerse da dove era caduto.
<Ti ucciderò e poi ti scannerò...e poi ti darò fuoco..> E si avventò su di lui.
I colpi della colt lo presero in pieno.
<No.. ugh.. dannato..un cacciatore... >
Un sorriso spuntò sul viso dell’uomo, che fumò sulla canna delle pistole.
<No..non un cacciatore..i cacciatori...>

Dietro di lui un altra porta che si spalancava e colpi di fucile che trapassavano il corpo ormai privo di vita.
<Sam, Dean.. direi che qui abbiamo finito.>
<Qui sembra che si stesse per scatenare un serial killer..chi diamine si credeva di essere freddy Krugher?> Disse Dean prendendosi uno sguardo torvo da Sam.
<Marilin, loro sono Sam e Dean Winchester, bravi ragazzi, si occuperanno di tuo padre..ora posso andare ragazzi..grazie dello strappo.>
I due cacciatori lo osservarono.
<Non c’è di che>rispose Sam.
<E come sta il vostro amico alato?> Chiese a Dean prima di andare verso la porta.
<Benone..> rispose Dean, sarcastico mentre andava ad aiutare lo sceriffo.



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