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lavoro pubblicato domenica 17 marzo 2013
ultima lettura mercoledì 20 marzo 2019

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IL PIANETA DEGLI ANGELI - penultimo capitolo

di MicheleFiorenza. Letto 543 volte. Dallo scaffale Fantascienza

Nadia poteva sentire i battiti del suo cuore... notò il sole, che appariva piccolo e molto pallido... ......................................................................

Capitolo 17 - MONCARLO

Era il mese di Marzo dell’anno 4 uxuriano, quando Utopia si pose in orbita stabile intorno a Marte; ogni tre ore si vedeva la cupola di Moncarlo, non lontana dall’equatore marziano, all’incirca sul 20° parallelo settentrionale.

Dall’alto il pianeta mostrava tutte le sue sfumature di colore, dal giallo al rosso, dall’ocra al bruno; si vedevano i monti, i crateri e i canyon. Sembrava quasi impossibile immaginare per questo pianeta alberi e laghi, fiumi e città, nuvole e neve.

Eppure si intravedeva un polo nord bianco, e non lontano qualche piccola conca ghiacciata (l’acqua uxuriana!); osservando il cielo sotto l’astronave, a volte appariva una nuvoletta eterea.

Nadia guardava sgomenta il pianeta e la minuscola cupola:

- Quanto tempo ci vorrà per riempirlo di vita ?

Marcello appariva perplesso. Manuela invece indicava ogni nuvoletta e i riflessi dei laghetti ghiacciati.

Marcello preferì che si usasse il modulo di atterraggio, che aveva il vantaggio di portarli a pochi metri dall’ingresso alla cupola esterna; il modulo, pilotato dagli uxuriani, portò giù prima Marcello, Nadia e i due tecnologi, poi Jean-Daniel, Manuela, il dottor Brown e la moglie biologa.

Marcello, nel toccare il suolo marziano, si inginocchiò e si fece il segno della croce, mormorando una preghiera d’augurio; Nadia lo imitò, emozionatissima; poi si avviarono verso l’imbocco della vicina galleria di accesso a Moncarlo, anche per ripararsi dal vento. Sullo sfondo si notavano numerosi aerogeneratori, argentei contro un cielo rosa.

Attesero gli altri quattro, poi entrarono: la galleria aveva tre successivi sistemi di porte stagne, dopo le quali il percorso saliva per alcune centinaia di metri. La gravità era bassa, ma le pesanti calzature aiutavano a camminare con regolarità.

Uscirono finalmente nella zona intermedia, che dava una sensazione di maggiore sicurezza, anche perché il cielo, attraverso la volta della cupola illuminata dal sole, appariva di colore azzurro intenso come su Uxur.

Nadia notò le batterie di pannelli fotovoltaici, orientati verso il sole; numerosi laghetti erano circondati da piccoli arbusti; ma la cosa più evidente era che, ai lati dei percorsi e fin dove arrivava lo sguardo, il terreno era tutto tappezzato di “bolle blu”.

La consistenza del terreno, che all’esterno appariva sabbiosa, adesso si presentava leggermente umida, tra le bolle blu; l’aspetto complessivo della zona intermedia era quello di una distesa verde-azzurra.

Le tre cupole interne occupavano buona parte della superficie a disposizione, così che, dopo poche decine di metri, scesero per una seconda galleria, anche questa con tre porte stagne disposte in serie, evidentemente per assicurare all’interno della cupola piccola la pressione necessaria; la galleria era più bassa e più corta, e finalmente si trovarono sotto la cupola interna, una delle tre di Moncarlo!

Nadia poteva sentire i battiti del suo cuore, mentre guardava la cittadina del suo futuro: si trovavano in una grande piazza, dalla quale si diramavano tre ampie strade a raggiera. Si inoltrarono per quella centrale, guardandosi intorno. Nadia notò il sole, che appariva piccolo e molto pallido, attraverso le due cupole, e circondato da un cielo quasi blu; la parte opposta della cupola invece era quasi trasparente e mostrava un cielo color lilla.

Le strade erano bordate di arbusti da fiore uxuriani, scelti tra quelli che ricordavano un po’ le piante terrestri; i fiori erano gialli, bianchi o rosa chiaro, e molto profumati. Le costruzioni che incontrarono somigliavano a villette terrestri immerse nel verde; tra i materiali da costruzione erano state privilegiate le pietre marziane, di color bruno-rossiccio, probabilmente in vista di future riparazioni, ma Nadia sapeva che l’interno era in materiale uxuriano, scelto col gusto terrestre di Manuela, Zephine e Nadia stessa, con l’approvazione di tutto il direttivo e di Secondo.

Giunti alla costruzione principale, arredata con tutte le comodità, si tolsero le tute e notarono la temperatura mite, la respirabilità dell’aria e la funzionalità complessiva dell’ambiente.

In definitiva erano state ricreate le condizioni di Uxur e in particolare di Ringraziamento, con molte reminiscenze terrestri. Marcello spiegò che col tempo avrebbero sostituito le pesanti calzature con altre più leggere e precisò che il giorno era più lungo che ad Uxur: ventiquattro ore e mezzo.

I tecnologi spiegarono che quella parte di Moncarlo era già capace di ospitare mille famiglie. Mentre Manuela andava incontro al gruppo dei coloni, Marcello e gli altri visitarono la grande piazza centrale e il suo bel lago circondato dagli alberi.

Quando furono tutti riuniti, Jean-Daniel indicò a ogni coppia l’alloggio assegnato, in genere villette con giardino davanti e un orto, già coltivato, sul retro. Le principali attività terziane sarebbero state infatti l’agricoltura, l’allevamento di animali da cortile e piccoli mammiferi, e l’artigianato.

Il loro modello di vita avrebbe avuto come principale riferimento quello uxuriano; libertà, rispetto, giustizia, generosità, tolleranza e solidarietà sarebbero stati i riferimenti culturali.

Cenarono tutti insieme nel salone municipale. Gli uxuriani, avvertendo il disagio di alcuni coloni per le incertezze del nuovo futuro, si mostrarono molto gentili e li aiutarono in cucina a preparare un buon pranzo mediterraneo. A tavola stimolarono la conversazione, in quel linguaggio misto di italiano, spagnolo e uxuriano, che si era instaurato a Ringraziamento e che trovava il favore di tutti. Per gli uxuriani era previsto un avvicendamento con altri, che sarebbero arrivati con le astronavi adibite alla fornitura di acqua e provviste.

Per ogni eventualità erano presenti su Marte anche due piccole astronavi veloci, simili a quella che li aveva portato lì, ma più piccole e in grado di partire senza rampe di lancio; Jean-Daniel e Marcello sapevano già guidarle, in caso di necessità.

Nella zona intermedia c’erano anche tre auto a levitazione magnetica, da utilizzare nella zona esterna alle cupole. Naturalmente le auto a cuscino d’aria non potevano essere utilizzate su Marte, per la notevole rarefazione dell’aria.

Il lavoro fatto dai loro cugini era enorme: adesso i coloni avrebbero dovuto raggiungere la massima autonomia nel minor tempo possibile, se non altro per motivi di dignità.

Marcello pensava che bisognava anche preparare un nuovo calendario, quello terziano; Nadia avvertiva tutta la fragilità dell’essere umano: erano salvi per miracolo, ma ancora in costante pericolo, su quel pianeta inospitale.

Quella sera Jean-Daniel guardava verso il cielo, come molti altri, perché nell’oscurità le cupole erano perfettamente trasparenti: cercava le stelle più luminose, alle quali sapeva dare un nome, per illudersi di essere su una nuova Terra; pensava ai suoi fratelli, che non si erano salvati, e a tutta la sua vita trascorsa prima che la Terra si avviasse alla catastrofe. Centomila anni sono un’enormità, ed egli dubitava che la specie umana potesse superare quell’attesa.

Avrebbe proposto a Marcello di costituire un gruppo di studio, che continuasse le ricerche scientifiche sull’eliminazione degli atomi radioattivi dall’acqua e dall’aria. A Uxur avevano già lavorato in merito, continuando le ricerche iniziate sulla Terra quando la situazione era già molto grave. Jean-Daniel aveva con sé tutti i risultati.

Marcello era stato nominato Comandante della missione e della base per tre anni marziani; poi ci sarebbe stato un sorteggio su una rosa di sette nomi forniti da lui stesso: il sorteggiato naturalmente avrebbe potuto accettare o rinunciare. In ogni caso i Terziani rimanevano una colonia di Uxur.

Marcello stabilì che l’anno marziano fosse diviso in dodici mesi di 57 giorni ciascuno (otto settimane e un giorno), con inizio dell’anno 1 terziano tre settimane dopo il solstizio dell’inverno marziano, che era ormai prossimo.

Un mattino Marcello fece visitare la cittadina a Nadia, fermandosi presso tutte le villette abitate per chiedere ai coloni notizie sulla loro sistemazione e sulle loro condizioni di salute; infatti erano previsti pasti comuni soltanto la domenica, per abituare i compagni a essere autonomi.

Il sole (quello vero!) splendeva in cielo piccolo e pallido, eppure lentamente riscaldava l’aria frizzante del mattino, insieme agli impianti di condizionamento.

Quasi tutti i coloni si mostravano emozionati, un po’ incerti se entusiasmarsi della nuova sistemazione, in verità confortevole, o se deprimersi per quella “gabbia dorata”.

A tutti Nadia consigliava di aver fede in Dio e nell’aiuto degli angelici cugini, nonché nell’accuratezza e lungimiranza del progetto.

Qualcuno temeva che troppo ossigeno potesse sfuggire dalla cupola interna, ma Marcello spiegava che la quantità perduta era minore di quella prodotta dalle bolle blu e che c’erano le riserve nei serbatoi, oltre alle bombole di riserva in ogni costruzione.

Altri temevano che qualche meteorite potesse rompere le cupole: Marcello li rassicurava sulla solidità ed elasticità delle stesse, ricordando anche di memorizzare, per ogni evenienza, gli accessi alle gallerie che portavano alle altre cupole interne; tra l’altro ricordava che i cugini avevano sistemato macchine produttrici di onde antigravità per allontanare i meteoriti più grossi.

Poi Marcello accompagnò Nadia verso un edificio situato non lontano dalla piazza centrale di Moncarlo, più alto delle altre costruzioni e perciò chiamato “la torre”; vi salirono agevolmente tramite una scala a chiocciola e in cima salutarono l’uxuriano Vander, che si tolse una specie di cuffia auricolare e lasciò il posto a Nadia, spiegando :

- Da qui è più facile… comunicare telepaticamente con Uxur… Adesso c’è in ascolto Venere…

Nadia, emozionata ma felice, sedette, indossò la cuffia, chiuse gli occhi e, come sempre, con il pensiero chiamò: ”Venere… Venere…”; poi cercò di non pensare a nulla. A un tratto le sembrò di udire:

“Nadia… sono Venere… mi senti?”

“Ciao, Venere, ti sento molto meglio del solito”

“Dimmi come state e com’è Moncarlo”

Nadia si impegnò a far passare per la sua mente le immagini dei suoi amici come li aveva visti recentemente e anche le immagini di Moncarlo. Poi si rimise in ascolto.

“Vedo che state tutti abbastanza bene. Moncarlo è proprio piccola e non bella come Uxur, ma forse somiglia un po’ alla Terra. Auguri, Nadia!”

Nadia pensava a Giulia.

“E’ qui accanto a me” percepì con la voce di Venere, “Ti saluta e ti abbraccia forte; ti promette che verrà a trovarti, quando troverà il coraggio di ripartire. Risentiamoci tra quattro giorni marziani, alla stessa ora; per me saranno cinque giorni meno due ore. Ciao.”

Nadia rispose al saluto, aprì gli occhi, si tolse la cuffia e la porse a Vander:

- Ora ci si comprende molto meglio di prima, grazie.

Marcello le annunciò che avrebbe avuto il compito di addestrare un’altra terziana ai messaggi telepatici, una certa Dora, cugina di Kim, che aveva mostrato di possedere qualche capacità telepatica.

Rientrarono a casa, passando per una piazza che aveva una bella fontana con al centro una statua raffigurante la Terra.

- Dobbiamo ancora dare i nomi alle vie e alle piazze … - disse Marcello.

- Questa sarà piazza Promessa – disse Nadia lentamente – perché quella - e indicò la statua – è la nostra terra promessa.

* * *

In primavera gli orti marziani cominciarono a dare i loro prodotti di origine uxuriana, come uxuriano era il fertile terriccio mescolato al terreno marziano.

Il prodotto che cresceva più facilmente era un tipo di spinaci, che divenne il contorno abituale delle cene terziane; il prodotto di allevamento abituale era invece rappresentato dalle uova degli animali da cortile. Tutto il resto, a parte le scorte, arrivava da Uxur con regolarità.

Con la maggior parte dell’acqua i cugini riempivano piccole depressioni e qualche canale a nord della cittadina, nei quali per adesso si trasformava subito in ghiaccio; alcuni ripari artificiali cercavano di limitare l’esposizione ai raggi solari, per evitarne la rapida trasformazione in acqua e l’immediata evaporazione, a causa della bassissima temperatura di ebollizione (Nadia diceva “ebollizione fredda”, perché avveniva a circa 5°C). In questo modo si volevano anche evitare possibili grandinate.

In seguito avrebbero piantato gli abeti uxuriani di alta quota, per riparare i laghi dal sole; Marcello fremeva nell’attesa che la pressione marziana, alimentata dall’ossigeno delle bolle blu, aumentasse, e stava progettando una cupola più grande, del diametro di almeno dieci chilometri, da sistemare forse più a nord e da adibire principalmente alla piantagione delle bolle blu, degli abeti, dei muschi e magari degli spinaci; in ogni caso le bolle dovevano essere prevalenti.

La nuova città sarebbe stata la prima di una lunga serie; i cugini avrebbero dovuto soltanto realizzare la cupola, mentre al resto avrebbero lavorato i terziani.

L’acqua su Marte, in aggiunta a quella frammista al terreno sotto forma di ghiaccio, se trasformata in forma liquida, avrebbe avuto tre effetti: una diminuzione delle escursioni termiche giornaliere e stagionali, per la nota capacità termica dell’acqua, una diffusione del vapor d’acqua nella tenue atmosfera marziana, che avrebbe aumentato la pressione e l’effetto serra, e un piccolo aumento di massa del pianeta. Per quest’ultimo risultato ci sarebbero voluti parecchi decenni di viaggi, ma forse alla fine si sarebbe ottenuta una forza di gravità pari a circa il 45 % di quella uxuriana. Troppo poco, ma le future generazioni si sarebbero abituate …

Un altro elemento importante gli era stato riferito da Nadia:

- Ci sono tre gravidanze in corso.

- Davvero? Di chi sono? - Nadia gli specificò le coppie. Marcello commentò: - E’ un buon inizio.

Il primo bambino terziano nacque alla fine di una lunga e calda estate, ed era un maschio; per l’occasione fu sistemata una statua nella vicina piazza. Poiché doveva essere battezzato col nome di Primo, si organizzò l’arrivo da Uxur di una folta rappresentanza, che avrebbe allietato la minuscola colonia.

I terziani fecero i preparativi per ricevere: Primo di Uxur, Venere Alata, Riccardo, Giulia Jelacque, Arnoldo, Giovanni e consorte, e padre Matteo. Arnoldo, Giovanni e la moglie venivano per stabilirsi lì.

Quando Marcello lesse lentamente i nomi degli ospiti in arrivo, Nadia e Manuela emisero gridolini di gioia a ogni nome e quasi si mettevano a ballare come ragazzine.

Il mistero era quello della moglie di Giovanni… Che la comunità terziana accettasse giovani soltanto in coppia era un fatto risaputo, quindi Giovanni aveva dovuto necessariamente trovarsi una compagna, ma chi era questa innominata ?

- Sarà una uxuriana – disse qualcuno, con disappunto.

- Non credo – disse Jean-Daniel.

- Sarà Ester. – disse Marcello – Sono stati tanto tempo insieme sulla Terra …

- Sarà una nostalgica – disse Manuela

- Sarà una scelta fatta bene. – disse Jean-Daniel

- Sarà la benvenuta. – concluse Nadia.

* * *

Nel mese di Novembre dell’anno 1 marziano, la maggior parte dei terziani accolse i loro amici direttamente nella piazza antistante la galleria di accesso a Moncarlo. Possiamo immaginare gli abbracci tra i nostri e Giulia, Arnoldo, Venere, Giovanni e la moglie, che risultò essere proprio Ester.

Gli uomini mantenevano un certo contegno di fronte a Primo, in visita ufficiale da Uxur per la prima volta, ma le donne ridevano e piangevano senza ritegno, compresa Venere, per essersi ritrovate; esprimevano gli auguri a Ester e Giovanni, nonché a Giulia per il suo splendido aspetto.

Il motivo più profondo della commozione stava forse nel fatto che la visita era anche il riconoscimento di una realtà terziana, che sperava di avere un futuro roseo davanti a sé.

Tutte le donne presenti e Giovanni fecero un giro turistico per Moncarlo, fermandosi poi nella villetta assegnata ai novelli sposi; gli uomini invece effettuarono il giro discutendo di problemi tecnici. Riccardo osservò con compiacimento che su Marte stava nascendo una seconda possibilità, in aggiunta a Uxur, di insediamento umano definitivo. Per gente che era partita nell’anno 21XX senza speranza, tutto ciò aveva del miracoloso!

La permanenza di Riccardo, Giulia, Primo e Venere durò una sola settimana, per gli impegni di Uxur e anche a causa della ridotta gravità; poi si accomiatarono, con la promessa di ritornare l’anno successivo.

Una visita all’inverso fu sconsigliata dal dottor Brown, per via della prolungata esposizione alla modesta gravità marziana.

E così Nadia e Manuela intuirono di aver perso anche Uxur: adesso erano veramente Terziane.

Per sempre.

continua

Michele Fiorenza 2003

opera registrata



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