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lavoro pubblicato domenica 10 marzo 2013
ultima lettura venerdì 27 settembre 2019

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IL PIANETA DEGLI ANGELI -cap.16

di MicheleFiorenza. Letto 650 volte. Dallo scaffale Fantascienza

Se i coloni riusciranno a trasformarlo in un pianeta vivibile... ......................................................

Capitolo 16 - RITORNO AL SISTEMA SOLARE

Per la seconda volta Marcello iniziava questo viaggio verso il sistema solare, ma adesso era diversa la destinazione.

C’era su Marte attualmente una sola cupola, che Nadia aveva già battezzato, in accordo con Manuela, col nome di Montecarlo, abbreviato poi in Moncarlo; aveva un diametro esterno di sei chilometri; nello spazio intermedio tra la cupola esterna e le tre interne, le bolle blu crescevano, producevano ossigeno e si moltiplicavano, insieme ad alcuni muschi dei monti uxuriani.

In seguito, quando le misurazioni della temperatura definitiva di Moncarlo avrebbero fornito dati certi, si sarebbe decisa la latitudine più adatta per realizzare altre cittadine.

Poiché avevano già numerose immagini del centro in costruzione, al termine della giornata di studio e lavoro tutti i quattro responsabili della missione sedevano in un salottino e guardavano le centinaia di immagini, che rivelavano l’aspetto terrestre della città.

C’erano ovviamente delle differenze: mancavano i grandi alberi terrestri, e quelli presenti erano di Uxur, ma sapientemente scelti.

I gradini erano in genere alti trenta centimetri, per via della ridotta gravità. Nel cielo color lilla le nubi erano rarissime, e la luce del sole arrivava tenue e filtrata dalle due cupole… ma era il nostro vecchio Sole!

Le strade erano larghe e le villette stupende; si vedevano orti e piccoli allevamenti di mammiferi che vagamente ricordavano quelli terrestri (erano stati scelti da Nadia, Manuela e Venere).

Marcello era ben conscio dell’unico problema che non si era riusciti a risolvere: la gravità, che era circa il 42 % di quella uxuriana; per il momento erano state predisposte calzature con suole pesanti, e inoltre la gravità artificiale sull’astronave sarebbe stata diminuita gradualmente nel corso dei quattro mesi di viaggio, sino a raggiungere quella marziana.

Mentre ci si preparava a superare la barriera della luce e a entrare nello spazio-tempo parallelo, Nadia era molto emozionata, ma determinata ad abituarsi alla futura situazione, dopo parecchi anni di vita uxuriana :

- In fondo, se mi sono adattata lì, sarà lo stesso per Marte! – diceva tra sé, ma spesso ad alta voce.

Per quanto riguardava la forza di gravità, pensava semplicemente che gli Uxuriani (che tesori!) avrebbero a poco a poco portato tanta acqua, tanti materiali e tante macchine, che la massa del pianeta sarebbe cresciuta molto col passare degli anni.

E poi Nadia voleva dei figli. Era convinta che nessuna Terziana fertile avrebbe dovuto mettere al mondo meno di tre figli, per lo sviluppo della specie. Tuttavia sentiva molto la mancanza di Giulia e Venere.

Quando arrivò il momento del passaggio spazio-temporale, tutti si legarono al letto o alla poltrona e le luci furono abbassate. Nadia chiuse gli occhi, poi ci fu un lampo di luce e in un secondo il volo divenne incredibilmente silenzioso e stabile.

Le riunioni serali proseguirono per tutto il viaggio: considerati gli argomenti di conversazione, potevano considerarsi riunioni di lavoro.

Jean-Daniel spiegò che un grosso problema futuro sarebbe stato la collocazione delle fabbriche per la produzione dei semilavorati.

Era stato deciso che temporaneamente si sarebbero utilizzati i prodotti e i materiali uxuriani, integrati in seguito dai pochi materiali terziani: le pietre e un po’ di legno ricavato dagli alberi che stavano crescendo dentro le cupole interne.

- Quante cose ci mancheranno! – disse Nadia – Il cielo azzurro, i frutti uxuriani, il pesce, il vino, gli svaghi …

- Avremo un po’ di tutto questo, - precisò Manuela – perché le cupole sono di colore celeste e coltiveremo gli alberi uxuriani, ma ci nutriremo principalmente di ortaggi, uova, latte, legumi secchi. Fortunatamente, nella zona intermedia, presto i laghetti ci daranno pesci di acqua dolce.

- E dobbiamo ringraziare Dio per questa situazione felice – intervenne Marcello – se confrontata con la prospettiva di estinzione della specie umana, che avevamo alcuni anni fa …

- Non ho mai approfondito la conoscenza dell’origine della nostra affinità di specie con gli Uxuriani. – disse Nadia.

- Neanche io. – aggiunse Manuela – Forse è mancato il tempo, o le forze.

- Ve la spiego io. – disse Marcello. – Vi farò un breve resoconto di quanto mi raccontarono Primo e Secondo un paio di anni fa, quando essi cominciarono a parlare bene l’italiano. Ci trovavamo nella biblioteca multimediale di Uxur e mi misero a disposizione molti documenti della loro storia.

- Gli uxuriani sono una civiltà antica circa sette milioni di anni. La loro storia più remota è praticamente sconosciuta anche a loro, per la mancanza di documenti sufficienti; mi riferisco al primo milione di anni.

- Poi ebbero un’evoluzione rapida, forse agevolata dalla loro capacità di spostarsi velocemente; dopo altri due milioni di anni avevano un’enorme conoscenza scientifica e una grande capacità tecnologica. Sapevano già come superare la velocità della luce e si spinsero a esplorare i sistemi solari più vicini.

- Contemporaneamente capirono che una grande civiltà doveva fare almeno tre rinunce, formalizzate oltre quattro milioni di anni fa dal grande filosofo-re uxuriano Kost: la violenza, l’egoismo e il progresso. Oggi noi stessi possiamo comprendere in pieno i vantaggi delle prime due rinunce; per quanto riguarda la terza, Kost stabilì che la condizione felice e soddisfacente raggiunta dal suo popolo non doveva essere mutata o turbata, poiché ciò non era saggio. Ciò permise di aumentare moltissimo le risorse destinate alla scienza e alla conoscenza, e quindi di portare avanti l’esplorazione dello spazio.

- Primo mi disse che le loro scoperte spaziali sono segrete e tali devono restare; tuttavia mi accennò ciò che riguarda la Terra: questa, benché molto simile a Uxur, non incontrò inizialmente la loro simpatia, perché vi trovarono batteri pericolosi per la loro specie; ma nel giro di qualche decennio riuscirono a debellarne le specie più nocive. Poi, quando avevano già realizzato condizioni a loro idonee, si accorsero che avevano causato anche l’estinzione di numerose specie di animali superiori, cioè si rischiava di mettere in crisi l’intero ecosistema; invece la classe degli insetti era folta di specie resistenti e nocive. Inoltre la radioattività presente era piuttosto elevata.

- Decisero pertanto di mettere la Terra nel novero dei pianeti inospitali; ciò nonostante, avendo trovato tre specie di scimmie che avevano un genoma non troppo diverso dal loro, non seppero trattenersi dalla tentazione di modificarlo in una cinquantina di elementi, con innesti mirati del codice genetico uxuriano. Sapevano che la selezione naturale avrebbe probabilmente completato la loro opera. L’eventuale fallimento non li interessava troppo.

Marcello fece una pausa per riprendere fiato, notando che gli altri ascoltavano con grande attenzione.

- Ecco il passaggio dalla scimmia all’uomo! – esclamò Nadia.

Manuela rifletteva, poi disse: - Forse così comincia a spiegarsi il dualismo della specie umana: metà bestia, metà angelo.

Marcello, senza commentare, riprese :

- Nel corso dei successivi milioni di anni, essi seguirono la diffusione di nuove specie di scimmie, che erano più grandi e snelle, avevano meno peluria, camminavano erette ed erano più abili. Quando alla fine comparve l’ homo sapiens, bello e intelligente, simile a loro tranne che per le ali e i colori del corpo, rimasero delusi dalla sua eccessiva attitudine alla guerra, alla violenza e all’egoismo.

- Quando la nostra missione partì da Base Luna in direzione di Alfa, ci fu molta preoccupazione su Uxur. Il dibattito sull’atteggiamento da assumere nei nostri confronti durò parecchi anni. Ricordiamo infatti che soltanto l’uso dell’ Elix ci permise di affrontare un viaggio per noi breve, ma che durò effettivamente oltre dodici anni terrestri.

- Alla fine, constatando che la nostra missione procedeva senza incertezze e in apparente armonia, decisero di concederci un’opportunità, accogliendoci in una zona appartata e non urbanizzata del pianeta, una delle loro riserve naturali, e di rivelarsi soltanto se fossimo risultati affidabili; in questo caso, avrebbero consentito contatti graduali, prevalentemente passivi e non traumatici, né per gli uxuriani, né per noi profughi.

- Ricordate che in fase di avvicinamento al pianeta perdemmo il controllo della direzione dell’astronave? Jean-Daniel, mi sembra che c’eri anche tu, in cabina di guida. Furono gli uxuriani, con potenti macchine magnetiche, a costringerci ad atterrare nella zona di Ringraziamento.

- Nei primi mesi di permanenza ci sorvegliarono con discrezione e si convinsero che eravamo tutti selezionati come individui pacifici e non violenti. In ciò avevano ragione, perché questo era stato uno dei criteri principali di scelta dei profughi.

- Con la loro telepatia, che in parte funzionava anche con noi, riuscirono a percepire qualcosa dei nostri pensieri, in particolare nel caso di Nadia, e si convinsero che potevano fidarsi di noi. Conoscete il seguito della storia.

- In conclusione, - disse Nadia – noi saremmo un ramo cadetto degli uxuriani.

- Sì, - intervenne Manuela – questa è la nostra modesta natura; inoltre bisogna dire che i nostri angelici cugini ci hanno aiutato disinteressatamente. C’è stato un momento di interesse quando sono iniziati i matrimoni misti, perché sopperivano alla loro diminuita fertilità, ma adesso cominciano a temere un forte inquinamento della loro specie, come noi temiamo la fine della nostra, e per questo motivo si sono sobbarcati questo colossale sforzo di modificare Marte in direzione dell’ospitalità umana.

- Io penso che lo fanno principalmente per Amore, - intervenne Nadia – perché sono veramente angeli, come l’umanità li ha sempre vagamente ricordati, senza conoscere l’origine del concetto; e mi spiego anche l’origine del concetto di Paradiso terrestre, che somiglia a Uxur, e tante altre cose.

Dopo un momento di riflessione collettiva, che sembrava un raccoglimento e una preghiera, Marcello richiamò gli altri alla difficile realtà che li attendeva: - Adesso Jean-Daniel ci parlerà delle risorse energetiche che avremo a disposizione su Marte.

- Datemi un minuto di tempo – disse Manuela – per prendere alcune bibite uxuriane.

L’astronave proseguiva la sua corsa nello spazio-tempo parallelo, ed era già a 15 c, ma doveva superare le 20 c; soltanto la fiducia nei loro progrediti cugini poteva dar loro una certa tranquillità …

Dopo che Jean-Daniel cominciò a sorseggiare la sua aranciata uxuriana, espose le proprie considerazioni:

- Marte non ha molte risorse energetiche, per quanto ne sappiamo: non ha carbone, né petrolio, e nemmeno uranio, che comunque non utilizzeremmo. Le uniche fonti di energia sono il sole e il vento, ma ricordiamoci che Marte è lontano dal sole e quindi l’energia solare è modesta.

- Ciò nonostante, sia sotto le cupole interne, che nella zona intermedia, sono state impiantate batterie di pannelli fotovoltaici per alcuni chilometri quadrati, che ci forniranno energia sufficiente per oltre un migliaio di futuri terziani.

- Il vento invece può rappresentare una buona fonte energetica, e sono stati sistemati circa cento piccoli aerogeneratori in prossimità della cupola. La loro manutenzione, peraltro ridotta al minimo, sarà effettuata con le tute spaziali fino a quando non saremo riusciti ad aumentare sufficientemente la pressione atmosferica e la presenza di ossigeno in aria.

Manuela chiese quando ciò si sarebbe potuto avverare. Jean-Daniel allargò le braccia:

- Forse saranno necessari secoli; gli uxuriani affermano che le bolle blu potranno essere impiantate all’esterno della cupola quando la pressione atmosferica sarà almeno il triplo di quella attuale e la presenza di ossigeno pari al quindici per cento dell’aria marziana; attualmente le piante della zona intermedia producono a pieno ritmo e una parte dell’ossigeno traspira all’esterno.

- Sarà necessario realizzare altre cupole, e in ogni caso occorrono anche precipitazioni di pioggia o di neve, perché l’irrigazione artificiale sarebbe insufficiente per le grandi estensioni. Per questo primo anno marziano ci occuperemo principalmente del nostro adattamento; con i profughi che arriveranno l’anno prossimo studieremo i progetti per il futuro.

Questi argomenti furono affrontati e discussi più volte, al termine di giornate trascorse nello studio della realtà di Marte e degli impianti preparati dagli alfiani; i due tecnologi che li accompagnavano mostrarono ai nostri eroi gli schemi e le immagini dettagliate di tutti i macchinari, suggerendo consigli e cautele.

Manuela e il dottor Brown controllavano i viaggiatori con analisi settimanali, ecografie e visite mediche. Spesso risultarono utili le medicine uxuriane, soprattutto per contrastare gli effetti della gravità artificiale, che a metà viaggio era già stata ridotta al settanta per cento di quella uxuriana.

Quando rientrarono nello spazio-tempo normale, si diffuse una sensazione di attesa: i profughi erano provati fisicamente e psicologicamente da tante peripezie.

Entrarono nel sistema solare dieci giorni prima dell’arrivo su Marte; il sole appariva una stella appena più grande delle altre, mentre Saturno e Giove erano visibili soltanto col telescopio.

All’inizio dell’ultimo giorno, Marte si rese visibile a occhio nudo, e soltanto allora i futuri terziani presero veramente coscienza che il piccolo pianeta era come nelle immagini viste e studiate più volte.

- Com’è piccolo e rosso! – disse Nadia.

- Il diametro è poco più della metà della Terra, il cielo è color lilla, - disse Marcello – ma col tempo l’ossigeno delle bolle blu dovrebbe spostare il colore verso quello del cielo terrestre.

Dopo alcune ore si vide la cupola di Moncarlo, che si presentava azzurra, contro lo sfondo rosso-arancio del terreno marziano.

Marcello spiegò che il materiale delle cupole scuriva sotto l’azione del sole e schiariva in assenza, variando dall’azzurro al celeste chiaro; ciò per limitare i grandi sbalzi di temperatura tra il giorno e la notte, e in parte tra l’estate e l’inverno.

- Marte è un pianeta freddo, - spiegava Jean-Daniel agli altri nostalgici – ma la nostra città sotto le cupole sfrutterà l’effetto serra e inoltre ci sono sistemi di riscaldamento generale automatici e manuali.

- Tutte le costruzioni sono provviste all’interno di sistemi di condizionamento integrale caldo-freddo, con umidificazione controllata, per ogni esigenza ed evenienza.

Marcello disse ai coloni: - Purtroppo dovremo cambiare ancora una volta il calendario, perché l’anno marziano è più lungo di quello uxuriano di circa 180 giorni: il mese passerà da sei a otto settimane. A proposito, i nostri cugini ci garantiscono che Moncarlo è confortevole, quindi propongo, prima dell’atterraggio, un brindisi con spumante uxuriano!

* * *

A Uxur Giulia si sentiva bene, si sentiva felice; Riccardo l’aveva fatta felice. Si sentiva anche cambiata, più dolce e generosa. Nella sua lieta condizione aveva soltanto una piccola preoccupazione: la sorte dei colonizzatori di Marte, il futuro dei suoi amici. Dubitava della bontà della loro scelta, del vantaggio di essere vicini alla Terra, ma su un pianeta così inospitale e che nulla aveva a che fare con la loro origine.

Ne aveva discusso con Riccardo:

- E’ vero che io e altri volevamo tornare nel sistema solare, ma precisamente volevamo tornare sulla Terra; se la Terra non è vivibile, allora meglio Uxur, che per la nostra vita è migliore della stessa Terra.

Riccardo le aveva ribattuto :

- Cara Giulia, tu guardi la cosa dal punto di vista dell’utilità e del vantaggio, e in questo sono d’accordo con te; anzi ti ricordo che la mia scelta è stata sempre quella di Uxur e di questa civiltà così avanzata tecnologicamente, moralmente e socialmente…

- Ma c’è anche una questione di diritto: i futuri terziani avevano il diritto di fare la loro scelta personale. Inoltre per tutti noi quella scelta rappresenta il tentativo di affrancarci dalla generosa ospitalità degli uxuriani. Se i coloni, insieme ai nostri cugini alati, riusciranno a “risvegliare” Marte e a trasformarlo in un pianeta vivibile per noi, i nostri discendenti potranno avere una loro terra, una loro casa indipendente e venire a Uxur soltanto per turismo.

Giulia annuiva: - Forse sono soltanto preoccupata per loro. Più tardi andrò da Venere per chiederle notizie.

Il cielo era di un azzurro intenso e quasi senza nubi, ma Alfa illuminava il paesaggio con discrezione, come sempre, per la maggiore distanza rispetto a quella Sole-Terra.

Giulia si sollevò con la sua auto volante e in pochi minuti raggiunse Abbandonata e si posò sulla terrazza della casa di Venere. Non aveva preavvisato, poiché ciò non era in uso presso gli uxuriani, che avevano molto tempo libero e amavano le sorprese.

Venere le venne incontro, l’abbracciò e la fece accomodare nel grande salone, sede di avvenimenti storici. Ormai parlava correttamente l’italiano, mentre Giulia conosceva soltanto alcune parole e qualche frase di uxuriano. Venere le disse :

- Ho notizie dei terziani, perché ho sentito telepaticamente Knis, dopo che sono rientrati nello spazio-tempo normale. Sono in vista di Marte e sono emozionati e un po’ preoccupati, ma pieni di speranza.

- Sono felice di ascoltare queste notizie; certamente fra quattro o cinque mesi i piloti uxuriani ci daranno più dettagli.

Venere annuì sorridendo e le offrì della frutta:

- Primo sta organizzando massicci trasporti d’acqua per Moncarlo e per riempire alcuni canali marziani; naturalmente l’acqua in parte ghiaccerà e in parte vaporizzerà (il punto di ebollizione su Marte è di circa 5 °C). Si spera che il vapor d’acqua generi delle nevicate notturne e col tempo delle piogge; ma sarà necessario che la pressione atmosferica, alimentata dall’ossigeno che sfugge dalle cupole, diventi almeno il doppio di quella attuale. Dio soltanto sa quanto tempo ci vorrà.

Giulia le rispose: - Vi siamo riconoscenti per l’immenso sforzo che state facendo, con una generosità che noi non conoscevamo.

Venere sorrise: - E’ nostro dovere, perché siamo stati noi a dare origine, quattro milioni di anni fa, alla vostra specie. Inoltre per noi questo nuovo, straordinario impegno ha qualcosa di entusiasmante.

- Sono un po’ preoccupata per la resistenza delle cupole.

- Sta’ tranquilla, la tecnologia uxuriana è praticamente infallibile. Adesso andiamo a scegliere altre piante da fiore per Moncarlo. Le manderemo come tuo regalo per Nadia e Manuela. A proposito, sai che Secondo sta sperimentando i nostri abeti di alta quota in atmosfera a bassa pressione e povera di ossigeno ?

continua

Michele Fiorenza 2003

opera registrata



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