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lavoro pubblicato lunedì 4 marzo 2013
ultima lettura giovedì 14 marzo 2019

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IL PIANETA DEGLI ANGELI - cap.15

di MicheleFiorenza. Letto 753 volte. Dallo scaffale Fantascienza

Si sentiva profondamente cambiata, si era riscoperta più tenera e... ..........................................................................

Capitolo 15 - PROGETTO MARTE

L’avvicinamento della Boomerang a Uxur fu lento e graduale, secondo un andamento tangenziale a piccola inclinazione, come era avvenuto per l’atterraggio sulla Terra. Xamur obbediva agli ordini di Giulia, anche se considerava eccessive quelle cautele, poiché l’alta tecnologia uxuriana realizzava astronavi molto resistenti e poco sensibili all’attrito con l’atmosfera del pianeta; inoltre gli ottimi sistemi di raffreddamento assorbivano e immagazzinavano l’energia termica prodotta.

Era la metà del mese di Gennaio dell’anno 16 d.p. sulla Terra; ma a Uxur era il mese di Ottobre dell’anno 2, per gli umani.

Il personale dell’astroporto di Abbandonata collaborò per un atterraggio perfetto. Molti uxuriani della città attendevano i nostri eroi; c’erano anche alcune coppie miste, parte dei profughi e tutto il direttivo rimasto sul pianeta.

Era su Uxur l’inizio di un autunno tiepido e luminoso, meraviglioso come in un paradiso terrestre: Zephine, che aveva cominciato a subire il fascino degli uxuriani, si chiedeva perché Giulia e i reduci avevano testardamente voluto quell’inutile e nocivo viaggio.

Mentre l’astronave si avvicinava al punto di sbarco, Nadia, un po’ in disparte, piangeva sommessamente, liberando le sue preoccupazioni compresse e ringraziando Dio: aveva visto Marcello in astrovisione tre volte negli ultimi due giorni e sapeva che stava bene.

Riccardo era invece in apprensione per Giulia, ma era stato aiutato dagli uxuriani a realizzare a Ringraziamento un nuovo reparto dell’ospedale, specializzato nella cura dell’intossicazione radioattiva.

Il primo a scendere fu Jean-Daniel, seguito da Giulia, che portava il capo coperto dalla cuffia della sua tuta, e da Manuela.

Quando Giulia abbracciò Riccardo, tutti la videro per la prima volta piangere, mentre lui le mormorava frasi di conforto e di amore.

L’abbraccio più commovente fu però quello di Arnoldo e Giovanni; il più sereno quello fra Marcello e Nadia.

Anche gli uxuriani salutarono con calore i “reduci” (soprannome già affibbiato da Nadia), specialmente Venere e Primo; le coppie miste furono presentate a Giulia e agli altri.

Poi una parte degli intervenuti e i reduci parteciparono a un banchetto a Ringraziamento, nel salone di un centro convegni di nuovissima costruzione, denominato “Maria Jelacque” in memoria della madre di Giulia.

Ciò commosse vistosamente Giulia, che ringraziò tutti i profughi per quel dono che le avevano preparato. Poco dopo il pranzo, Riccardo e Manuela accompagnarono la giovane al reparto ospedaliero preparato apposta per lei.

Primo volle ascoltare il racconto del viaggio da Marcello e si fece descrivere la situazione della Terra; quindi gli assicurò la massima disponibilità per il futuro dei profughi su Uxur e per l’integrazione sociale con i cugini.

Era stata stabilita una riunione del direttivo per la settimana successiva, con l’augurio che Giulia vi potesse partecipare; Nadia sarebbe stata presente, perché ufficialmente inserita nel gruppo, “per le sue qualità umane e sensitive e per i suoi meriti socio-culturali”, come Riccardo aveva scritto nel decreto di nomina; ella stessa ne parlò con soddisfazione a Marcello.

All’imbrunire tutti i reduci furono mandati a riposare; ma quella notte Nadia e Marcello dormirono poco: avevano mille cose da dirsi, più con i baci, le carezze e la passione, che con le parole. Si donarono reciprocamente e intensamente, un po’ smarriti in quell’universo che tendeva a sfuggire alla loro esperienza di vita: i vecchi riferimenti non esistevano più e il futuro si presentava incerto.

Soltanto l’amore tra un uomo e una donna, invariato dai tempi di Adamo ed Eva (anzi da prima), appariva un riferimento certo e invariabile; persino le coppie miste che si andavano formando confermavano quell’elemento universale, qualunque fosse il suo valore spirituale.

All’alba Marcello confidò a Nadia il suo progetto per Marte, che aveva deciso di esporre al direttivo:

- Sappiamo che la Terra è ormai invivibile e che lo sarà per centomila anni. Studieremo i mezzi per disinquinarla e certamente ne troveremo tanti, ma tutti si infrangeranno sul problema della quantità: non si possono trattare miliardi di tonnellate di materiali senza impianti di una grandezza colossale e soprattutto quantità di energia enormi, non disponibili attualmente.

- Con tutte le risorse possibili, si potrebbe forse, non so come, immaginare un tentativo tra diecimila anni, ma in quell’epoca quasi tutti gli umani saranno stati assorbiti dagli uxuriani. Già questo ci mortifica e ci fa capire il punto di vista di Giulia; inoltre qui siamo considerati “i cugini poveri e brutti”. In conclusione, noi apparteniamo al sistema solare e dovremmo tornare là, ma dove ?

- Su Base Luna ? – chiese incerta Nadia

- Base Luna era necessaria per le partenze delle astronavi terrestri, era un ottimo astroporto, ma è troppo poco abitabile per noi; invece pensavo a Marte. Che cosa manca lì per noi ?

Nadia riflettè un po’: - Manca l’ossigeno, la pressione atmosferica, il cibo e l’energia… scarseggia l’acqua e la forza di gravità… e fa freddo.

- Brava, hai detto bene; però la gravità è il 38 % di quella terrestre e il 42 % di quella che c’è qui: possiamo abituarci, magari in tre o quattro generazioni. E’ chiaro che stiamo progettando per la nostra specie, non per noi come individui. L’acqua è presente nel permafrost: le mancano soltanto una temperatura e una pressione atmosferica più alte. Se potessimo avere nell’atmosfera di Marte enormi quantità di ossigeno e di azoto, la pressione e la temperatura crescerebbero, permettendo l’esistenza dell’acqua allo stato liquido e la coltivazione di piante!

- I fiori del Ringraziamento! - disse Nadia.

Marcello confermò:

- Esatto: con la loro produzione di ossigeno estratto dagli ossidi del terreno (e su Marte ci sono grandi quantità di ossido di ferro), quei fiori potrebbero essere il principale mezzo per la riuscita del nostro insediamento su Marte. Potremmo imitare la soluzione tecnica di Base Luna, con la realizzazione di più cupole, entro le quali faremmo crescere i fiori del Ringraziamento in grandi quantità. Otterremmo così contemporaneamente ossigeno, pressione e riparo. Per l’energia useremmo i pannelli solari all’interno delle cupole e gli aerogeneratori all’esterno. La scelta di insediamenti non lontani dall’equatore e l’effetto serra ci darebbero temperature miti.

- E’ un’idea interessante; - disse Nadia – parlane con Arnoldo e Riccardo.

Intanto Alfa si era alzata sull’orizzonte e inondava la stanza di luce, appena filtrata dalla tenda di fibre uxuriane. Mentre Nadia preparava il caffè, Marcello rifletteva sul modo di esporre la sua idea alla riunione del direttivo.

Quando parlò del suo progetto ad Arnoldo, questi ascoltò con molta attenzione; poi si mise a riflettere in silenzio per un po’, quindi disse :

- Bisognerà fare accurate simulazioni al computer, poi parlarne con gli uxuriani e fare ancora una simulazione in un laboratorio appropriato. Nel complesso, vale la pena di tentare. Ripagheremo i cugini col nostro lavoro. Certamente risvegliare un pianeta e renderlo vivibile per l’uomo sarà un’impresa ardua.

Marcello rimase soddisfatto del parere del professore e attese la riunione del direttivo. Qui il dibattito fu contrastato: Riccardo era scettico, e anche Giulia, sia sul metodo che sui risultati sperati. La giovane era ancora pallida e parlava lentamente :

- Certamente non sono la persona più adatta… per parlare di prudenza, e da parte mia non ci sarà opposizione, ma il mio pensiero… è che l’impresa è molto impegnativa… e il risultato sarà probabilmente deludente.

Manuela invece sostenne che valeva la pena di effettuare alcune simulazioni con i computer e poi incontrarsi di nuovo per discutere i risultati; Nadia concordò con lei.

Anche Jean-Daniel fu favorevole a un approfondimento e si impegnò in prima persona. Aveva tuttavia bisogno di molti dati.

Zephine era piuttosto scettica, e così Paulo. Il comandante prese atto del desiderio della maggioranza di intraprendere uno studio progettuale e distribuì gli incarichi. Giulia e Nadia avrebbero preso contatti con Venere per avere dai cugini tutto l’aiuto possibile.

* * *

Venere Alata sorrideva con la consueta espressione di comprensione e affetto e si espresse in italiano, lingua che ormai conosceva discretamente :

- Allora, volete tornare nel sistema solare ?

- Alcuni di noi sì. Marcello e io non possiamo mancare, Jean-Daniel e Manuela sono d’accordo, Arnoldo e Giovanni ci stanno pensando.

- Devo parlarne al Consiglio dei Dieci, ma penso che vi aiuteremo. C’è anche un nostro vantaggio: alcuni uomini uxuriani temono la fertilità dei cugini terrestri e un eventuale inquinamento genetico della nostra specie; sapete, ci sono molti matrimoni di uxuriane con i vostri giovani uomini.

Nadia, Giulia e Venere stavano passeggiando nel giardino della casa di Primo, ad Abbandonata, tra il profumo dei fiori e i colori dei frutti.

- Per quanto riguarda i fiori bianchi, che voi chiamate del Ringraziamento, tenteremo di produrre una variante genetica adatta alle basse pressioni. Non dovrebbe essere troppo difficile. Anche tu, Giulia, andrai su Marte ?

- No, la mia salute non me lo consente; inoltre Riccardo preferisce vivere qui, dove abbiamo dei doveri verso i profughi e dove abbiamo dei buoni amici, come te, cara Venere.

- Allora potremo vederci spesso, cara Giulia. Bene, vi verrò a trovare tra pochi giorni, spero con notizie positive.

Effettivamente quattro giorni dopo arrivarono a Ringraziamento Venere e Secondo, che era l’uxuriano più prestigioso a Uxur, dopo Primo, e il più preparato in tecnologia. Era più giovane di Primo e più vivace.

Alla presenza della maggior parte del direttivo, Venere disse :

- Abbiamo buone notizie: i risultati delle nostre simulazioni informatiche sono positivi e Jean-Daniel avrà tutti i dati. Il Consiglio è disponibile ad aiutarvi per dieci anni uxuriani in modo massiccio: la prossima settimana può partire la prima astronave per Marte con i nostri migliori astronauti e tecnici, per la realizzazione delle cupole entro le quali costruire i villaggi. Tra dieci mesi uxuriani potremmo vedere i primi filmati.

* * *

Il professore e Giovanni seguivano molto i grandi lavori che i cugini svolgevano su Marte, guardando sul monitor della sala del Direttivo le riprese riportate a Uxur. Spesso c’erano anche Manuela e Jean-Daniel.

La zona di Marte prescelta era quella temperata più vicina all’equatore, nella quale si avvicendavano le stagioni, ma le temperature si mantenevano in genere sopra lo zero.

La cupola principale, cioè quella esterna, era realizzata tramite il gonfiaggio di una robusta pellicola trasparente saldamente ed ermeticamente vincolata a un grande anello inserito in profondità nel suolo e sporgente dalla superficie per un’altezza di circa tre metri.

All’interno della cupola dovevano essere inserite tre cupole più piccole, disposte a trifoglio, sul modello di Base Luna;

Col passare del tempo le cupole, esposte ai raggi ultravioletti del sole, si indurivano assumendo una grande resistenza e una piccola microporosità, appena sufficiente per lasciare passare alcune molecole di azoto, ossigeno e vapor d’acqua.

All’interno di quelle minori, serbatoi di azoto e ossigeno avrebbero fatto aumentare la pressione interna, insieme alla produzione di ossigeno dei fiori del Ringraziamento. Un’apposita centrale, con controllo automatico e manuale, avrebbe regolato pressione e concentrazioni dei gas dell’atmosfera delle cupole interne, dove erano previsti gli insediamenti. L’anidride carbonica in eccesso era raccolta e inviata all’esterno, per purificare l’aria.

Si migliorava dunque l’esperienza di Base Luna, con prospettive di una futura autonomia. Tra l’altro gli uxuriani si proponevano di impiantare, nella zona intermedia tra le cupole piccole e quella grande, le Bolle Blu, una variante dei fiori del Ringraziamento, capace di vegetare a pressioni ridotte e temperature più basse, con una maggiore produzione di ossigeno.

L’effetto serra avrebbe generato, all’interno delle cupole piccole, una temperatura media giornaliera variabile da pochi gradi centigradi in inverno a 27-28 °C in estate.

La microporosità della cupola grande aveva lo scopo di lasciar passare una piccola parte dell’ossigeno prodotto e dell’azoto dei serbatoi, per cambiare lentamente nel tempo l’atmosfera di Marte.

Una seconda fase dei lavori prevedeva la trasformazione di alcuni canali e depressioni nelle zone temperate fredde in laghi artificiali, portando acqua da Uxur.

La maggiore distanza dall’equatore era necessaria per mantenere l’acqua allo stato solido o liquido, perchè la temperatura di ebollizione su Marte era di circa 5 °C. Tuttavia piccoli laghi potevano essere realizzati anche nella zona intermedia, dove la pressione sarebbe stata di circa mezza atmosfera e la temperatura estiva media di circa 25 °C.

Marcello contava molto sulla fornitura di grandi quantità d’acqua da parte degli uxuriani, per avere nel tempo su Marte il fenomeno della pioggia e l’abbattimento del pulviscolo sabbioso; inoltre sperava in una maggiore stabilità delle temperature, anche per mitigare i forti venti.

Secondo mostrò a Marcello e Jean-Daniel alcuni esperimenti sull’adattamento di alcuni tipi di pesci e di mammiferi in atmosfera povera di ossigeno e a bassa pressione, come quella che ci sarebbe stata nella zona intermedia; i risultati erano positivi per i pesci, ma per i mammiferi si rendevano necessarie manipolazioni genetiche.

Arnoldo e Giovanni avevano deciso di insediarsi su Marte, ma in un secondo tempo, dopo una lunga preparazione fisica, necessaria per l’età di Arnoldo e anche per il completo recupero di Giovanni, ancora contaminato dall’aria respirata sulla Terra. Ester invece avrebbe preferito rimanere vicino a Giulia.

Intanto il direttivo aveva selezionato dieci coppie, per il primo insediamento su Marte, oltre Marcello, Nadia, Jean-Daniel e Manuela (questi ultimi due avevano deciso di sposarsi). Quattro di queste coppie appartenevano al gruppo dei reduci, le altre sei provenivano dall’arcipelago Selvaggio.

Giulia si sentiva, da qualche tempo, profondamente trasformata nel suo io e nella sua identità. L’eccessivo orgoglio si era smorzato e il carattere era stato addolcito dall’affetto dei suoi amici e compagni di sventura. Si sentiva riconoscente anche verso gli uxuriani, che avevano studiato e utilizzato per lei le migliori cure.

Al termine di questo percorso psicologico ed esistenziale si era abbandonata all’amore intenso e profondo di Riccardo e soprattutto ai propri sentimenti, sopiti e soffocati per troppo tempo in omaggio al proprio orgoglio di scienziata terrestre.

Si era così riscoperta più tenera e più donna. Si apriva una nuova fase della sua vita, e poco importava il luogo in cui era costretta a viverla. Si sarebbe abituata presto e con molta facilità a quel cielo troppo azzurro, a quegli alberi sempreverdi, all’assenza di insetti, di rettili e di animali feroci o pericolosi.

Avrebbe accolto con gioia la maternità, lì, su Uxur, dove al posto della luna c’era un secondo sole… se questa era la volontà di Dio.

* * *

La cerimonia nuziale di Giulia e Riccardo ebbe luogo nel mese di Ottobre dell’anno 3 uxuriano (secondo il calendario umano), e fu un gran giorno, perché suggellò l’unione di due persone di elevate qualità: una bella festa era il minimo che si potesse fare per i profughi, stanchi di tante vicissitudini.

Il giovane padre Matteo fu incaricato di celebrare la cerimonia religiosa, cui Giulia teneva particolarmente. C’era anche una rappresentanza nutrita degli uxuriani, tra i quali Venere, Primo e Secondo.

Tutto si svolse nel centro “Maria Jelacque”, dove Giulia sentiva quasi la partecipazione fisica della madre.

Durante il banchetto, i cugini tentarono di prendere gusto alla cucina terrestre, per loro troppo grossolana, e parteciparono alla gioia di tutti.

Per quanto riguarda la coppia festeggiata, era difficile capire chi dei due fosse più felice: entrambi coltivavano la loro felicità senza eccessive manifestazioni, tranne il luccichio degli occhi!

Quella sera Nadia si strinse più del solito al suo Marcello, felice per Giulia, ma un po’ smarrita al pensiero della prossima avventura marziana. Chiese a Marcello le ultime notizie, e questi la confortò:

- Le bolle blu funzionano a meraviglia, estraendo ossigeno dal suolo marziano a vantaggio dell’atmosfera delle cupole. Intanto i nostri cugini hanno sperimentato un tipo di astronave più veloce, che effettua il viaggio in circa quattro mesi terrestri; l’unico inconveniente è che quasi tutto il viaggio è in accelerazione o in decelerazione. Effettuano frequenti viaggi d’acqua e impiantano alberi e ortaggi di tipo terrestre. Sai, stanno facendo grossi sacrifici, perché nella tenue atmosfera di Marte non possono volare.

Trascorsero altri due mesi uxuriani prima che i nostri eroi potessero partire; furono due mesi di lavoro intenso per i cugini, due mesi di preparazione fisica e psicologica per i futuri Terziani (terrestri di Marte), due mesi di collaudo per le nuove veloci astronavi.

Il primo gruppo di viaggiatori, e l’unico per il primo anno terziano, era costituito dalle dieci coppie selezionate e dalle due del Direttivo (Nadia e Marcello, Manuela e Jean-Daniel); i quattro piloti previsti erano uxuriani, come anche due tecnologi che dirigevano i lavori e avevano il compito di spiegare il funzionamento degli impianti ai terziani.

Il giorno della partenza c’era molta emozione, ma era emozione gioiosa. I futuri terziani sapevano di avere un enorme obbligo di riconoscenza nei confronti dei cugini, e gliela manifestarono.

Venere e Giulia promisero una visita nel corso del secondo anno di permanenza su Marte. Secondo promise la fornitura di grandi quantità d’acqua sino al limite del 5 % dell’acqua uxuriana, nonché di prodotti alimentari congelati, a tempo indeterminato, in aggiunta a quelli in scatola e liofilizzati. Marcello ringraziò per tutti e gli espresse la speranza di avere al più presto disponibili molti prodotti alimentari terziani.

Era un luminoso giorno di Dicembre dell’anno 3 uxuriano, per gli umani, e l’astronave splendeva sotto i raggi di Alfa. Marcello, eletto Comandante della missione e della futura colonia, salutò Riccardo con un abbraccio; le donne trattenevano a stento le lacrime.

Alla fine tutti entrarono nell’astronave, il neocomandante fece un ultimo saluto e il portellone si chiuse; i motori, già accesi, furono spinti al massimo, e l’astronave partì in direzione sud, sparendo alla vista in pochi minuti. Il suo nome era Utopia.

continua

Michele Fiorenza 2003

opera registrata



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