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lavoro pubblicato lunedì 25 febbraio 2013
ultima lettura sabato 16 marzo 2019

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IL PIANETA DEGLI ANGELI - cap.14

di MicheleFiorenza. Letto 1346 volte. Dallo scaffale Fantascienza

La Terra era contaminata per 100.000 anni, ma forse... .............................................................................................

Capitolo 14 - RITORNO A UXUR

La partenza avvenne con puntualità assoluta e con la consueta accelerazione; Marcello incaricò il dottor Brown di monitorare continuamente Giulia e di controllare spesso le condizioni di Ester e Giovanni.

Rassicurato sulle condizioni stazionarie di Giulia e sulla ripresa degli altri due, diede disposizione ai piloti di accelerare progressivamente sino alla massima potenza.

Seguendo le disposizioni di Marcello, i piloti impiegarono soltanto tre settimane per raggiungere la velocità necessaria a transitare nello spazio-tempo parallelo.

Intanto Giovanni ed Ester si erano ripresi in modo portentoso; le condizioni di salute e soprattutto di stato d’animo erano tali da farli apparire i ragazzi di un tempo: avevano recuperato tutte le loro energie e facevano spesso compagnia a Giulia, che cominciava ad accusare tutti i sintomi combinati di una malattia da raggi e di un’intossicazione radioattiva.

Manuela e il dottor Brown la curavano in modo intensivo, con acqua diuretica, sali di calcio e potassio, e una medicina uxuriana che depurava gli organi dai metalli pesanti, compresi quelli radioattivi; ma la chimica di questi elementi era troppo simile a quella degli elementi normali e la necessaria sostituzione avveniva lentamente; nel frattempo Giulia continuava a subire il loro irraggiamento.

Spesso Marcello faceva visita alla giovane, che stava parecchio tempo in poltrona, in compagnia di Ester; un giorno Giulia gli disse:

- Mi dispiace di essere stata imprudente. Se dovessi morire, fa sapere a Riccardo che è stata colpa mia: mi sono allontanata dal gruppo e sono finita in una corrente che mi portava al largo.

- Non sei in pericolo di vita – le disse Marcello, - e Riccardo ti aspetta.

Dopo qualche mese, Giulia cominciò a perdere i capelli, con grande rammarico da parte di Manuela; Jean-Daniel le precisò che sarebbero ricresciuti.

Intanto anche Manuela e i quattro rematori avevano accusato qualche malessere e l’arrossamento della pelle, ma erano guariti facilmente.

A questo punto tutti i viaggiatori erano certi e consapevoli che la Terra era ormai invivibile e irrimediabilmente perduta. Dio volesse che non fosse proprio Giulia l’ultima vittima!

Fu così che, vedendo tutti scoraggiati e pensando a Base Luna, dove era nato il suo amore per Nadia, Marcello ebbe un’idea.

Probabilmente l’idea era già presente da tempo nel suo inconscio, ma la disperazione e la tristezza di alcuni nostalgici, i quali non volevano un futuro su Uxur, e il rischio che correva Giulia, l’avevano portata alla sua coscienza.

Idea folle, assurda, irrealizzabile senza l’aiuto degli Uxuriani, ma pur sempre un barlume di luce.

Ne parlò a Jean-Daniel:

- La Terra è contaminata per centomila anni, ma forse c’è un pianeta simile nel sistema solare. – disse.

- Venere? – chiese Jean-Daniel.

- No, è invivibile. Pensavo a Marte.

- E’ troppo piccolo. Lì pesiamo meno della metà.

- Anche su Uxur pesiamo meno, e così era a Base Luna e su Ulisse; eventualmente il problema principale è un altro.

- L’ossigeno. – disse Jean-Daniel.

- Sì, ma ricordi i fiori del Ringraziamento, con i boccioli a chiusura ermetica? Ho saputo da Primo che sono pieni di ossigeno puro, che si libera quando sbocciano. Per questo motivo il loro profumo è inebriante e su Uxur c’è più ossigeno che sulla Terra.

Jean-Daniel era scettico, ma decise di seguire il ragionamento di Marcello:

- Rimangono altri problemi: la temperatura, l’acqua, la pressione atmosferica, l’energia…

- La temperatura può aumentare per effetto serra.

- Su tutto il pianeta?

- No, all’inizio soltanto sotto una cupola di policarbonato o qualche altra sostanza uxuriana solida e trasparente, che proteggerebbe la prima colonia su Marte.

Jean-Daniel, tra lo scettico e il divertito, stava al gioco: - E l’acqua?

- Sotto la cupola l’effetto serra scioglierebbe il permafrost, e un po’ si potrebbe portare da Uxur.

- Troppo pericoloso vivere in una bolla d’aria. – disse Jean-Daniel scotendo la testa.

Marcello continuava imperturbato:

- Sotto la cupola ci sarebbero tre o quattro cupole più piccole, come su Base Luna, sufficienti per due o trecento profughi. Doppia sicurezza, come sulla luna.

- E la pressione?

- La produzione di ossigeno all’interno della cupola la innalzerebbe in maniera sufficiente.

- E le perdite d’aria?

- Andrebbero nella cupola più grande, dove col tempo pianteremmo (con le tute pressurizzate) i fiori del Ringraziamento. Forse nei secoli gli Uxuriani ci aiuterebbero a realizzare altre colonie simili. Forse tutto il pianeta si potrebbe risvegliare. L’energia verrebbe dal vento e dal sole, con gli appositi impianti. Forse con il tempo potremmo colonizzare tutto il pianeta.

Jean-Daniel sembrava divertito da tanto ottimismo: - Vuoi trasformarci in Marziani?

- Soltanto per centomila anni. – rispose Marcello con espressione seria.

* * *

Erano quasi a metà viaggio e Giulia aveva la febbre e perdeva i capelli; la pelle appariva ancora arrossata e screpolata.

Marcello, seduto sul lato opposto rispetto ad Ester, guardava Giulia con malinconia, a vederla distesa nel suo letto a occhi chiusi. Era soltanto l’ombra della dea che si era presentata sulla spiaggia per fare quello sciagurato bagno: l’amore per il suo pianeta l’aveva ingannata e tradita.

Marcello era sconvolto dal pensiero che potesse morire prima di arrivare ad Uxur, tra le braccia di Riccardo. Non sarebbe stata la morte di un’eroina, ma di una fragile donna, ed egli se ne sentiva responsabile.

Xamur e Knis gli avevano riferito che non avevano mai affrontato quel tipo di malattia, ma che la loro scienza medica aveva grandi capacità.

Era indispensabile che Giulia arrivasse in vita su Uxur. Marcello chiese a Manuela e al dottor Brown di intensificare le cure, anche a costo di determinare effetti secondari negativi…

Una sera Marcello trovò Ester e Giulia che chiacchieravano allegramente, e lo salutarono con brio. Il fisico capì da un fugace sguardo di Ester che da parte sua quella spensieratezza era un po’ forzata, per infondere ottimismo in Giulia. Si unì sorridendo alla conversazione.

A un tratto, Giulia gli chiese: - Riuscirò a guarire ?

- Sì, certo.

- Completamente ?

Giulia era uno scienziato. Inutile mentirle.

- Hai qualche problema di salute e qui le medicine sono scarse. Su Uxur potrai completare le cure necessarie.

- Vorrei soltanto che mi ricrescessero i capelli, prima di incontrare Riccardo.

- Non credo che Riccardo ti ami soltanto per la tua bellezza: metterai un fazzoletto. Azzurro.

A quella vaga allusione al colore che le donava tanto e al suo fascino corporeo, Giulia quasi si mise a ridere, insieme a Ester. Marcello andò via rincuorato da quel probabile inizio di guarigione.

* * *

Da parecchi giorni Nadia appariva irrequieta; il professore ne aveva parlato con Riccardo, il quale ne aveva attribuito la causa alla lunga assenza di Marcello e degli altri, dei quali ovviamente non si avevano notizie da oltre tre mesi.

Tuttavia Arnoldo aveva cominciato a stare più vicino a Nadia, ancora grato per la cura contro l’insonnia che lei gli aveva somministrato nel lungo viaggio di andata.

Una mattina Nadia appariva particolarmente depressa.

- Hai fatto brutti sogni ? – le chiese il professore.

- No, ho dormito poco. In compenso ho pensato molto: qual è, secondo te, il pericolo maggiore per Giulia e gli altri ?

Arnoldo sospirò e si mise a riflettere, parlando a voce alta:

- Sono tanti. Prima di tutto il viaggio nello spazio-tempo parallelo, poi l’affidabilità dei piloti uxuriani nei confronti dei nostalgici, infine la delusione cui i nostri amici sono andati incontro e che traspariva dagli ultimi messaggi riferiti da Venere; pare che un nostalgico si sia addirittura ammalato per un bagno in mare!

- Sì, - confermò Nadia – la radioattività è, secondo me, il pericolo maggiore. Chiederò a Venere e Primo di attrezzare un reparto dell’ospedale di Ringraziamento, per la cura delle malattie da sostanze radioattive.

Tre settimane dopo questa conversazione, Venere si presentò a Ringraziamento, accolta festosamente come sempre. Riccardo fece chiamare Arnoldo, Nadia e Zephine; Paulo era impegnato fuori città. Venere riferì che la Boomerang era rientrata nello spazio-tempo normale e che avevano comunicato di voler atterrare entro tre settimane.

- Hanno fretta. – osservò Riccardo.

- Sì. - confermò Venere – Mi hanno chiesto di preparare le migliori cure per la convalescenza del loro ammalato. Sapete, sembra che si tratti di Giulia.

Riccardo impallidì: - Ne sei certa ?

- Abbiamo ricevuto lo stesso messaggio quattro volte, ma hanno precisato che è in via di guarigione.

Nadia si sentì in dovere di dire: - Allora la mia sensazione era una specie di premonizione, oppure ho avvertito anch’io il senso del messaggio.

Riccardo era evidentemente in ansia e contrariato per la malattia di Giulia; Arnoldo lo confortò assicurandogli che la giovane sarebbe guarita perfettamente.

* * *

Sull’astronave Giulia sembrava rinata a nuova vita. Nulla più traspariva della sua durezza, e si mostrava quasi gioiosa, abbastanza loquace e sempre sorridente.

Tuttavia il dottor Brown fece presente a Marcello che, malgrado le ottime condizioni psicologiche, i valori ematici di Giulia rimanevano anormali e le urine presentavano ancora una radioattività elevata.

Marcello le faceva regolarmente visita ogni sera.

- E così la Terra è perduta irrimediabilmente. – disse una volta Giulia con profonda malinconia.

- Al massimo per centomila anni. – commentò Marcello.

- Fra centomila anni – replicò lei, quasi riflettendo a voce alta, - noi non saremo più “homo sapiens”. Forse saremo “homo uxurianus”.

- La nostra generazione avrà soltanto il compito di salvare la specie umana e creare le migliori prospettive per il futuro. – disse Marcello – Le generazioni future faranno le loro scelte. Per fortuna gli uxuriani sono pacifici e molto evoluti.

- Ancora non riesco ad abituarmi all’idea che l’uomo è stato capace di avvelenare la Terra così profondamente.

- La sua ingordigia di energia e la sua superficialità sono state le cause del disastro. Questo non dovrà essere dimenticato.

- Quanto manca all’arrivo su Uxur ? – chiese Giulia.

- Due settimane… E’ tardi: ti do la buonanotte, Giulia. Tra poco verrà Manuela a coricarsi vicino a te, come al solito.

Tornò nella sua cabina con la certezza che Giulia, con l’aiuto degli uxuriani, sarebbe guarita perfettamente. Poi i cugini avrebbero dovuto occuparsi del suo progetto.

* * *

Riccardo si svegliò agitato. Pensò subito che essere agitato non è degno di un buon comandante. Ma era degno di un uomo innamorato. Sorrise. Una volta Marcello gli aveva detto di non aver mai creduto nell’amore come sentimento; e poi aveva incontrato Nadia.

Riccardo pensava che a se stesso era accaduta quasi la stessa cosa: credeva nell’amore, ma il sentimento che era cresciuto in lui nei confronti di Giulia aveva dell’incredibile.

Cercando di analizzarlo per rendersi conto delle proprie emozioni, Riccardo vi trovava una grande ammirazione per la bellezza e l’intelligenza di Giulia, una notevole stima e anche un’attrazione fisica; come se ciò non bastasse, Riccardo sapeva che anche Giulia lo amava molto, anche se la sua mente era stata presa da altri problemi: lei avrebbe voluto salvare non soltanto la specie umana, ma anche la Terra, l’identità dell’uomo quale abitante del pianeta Terra.

Purtroppo il sogno di Giulia si era infranto subito, di fronte alla tragica realtà, e ne stava pagando le conseguenze. La banalità del bagno quale causa dell’incidente non le rendeva giustizia: in quel bagno Giulia aveva certamente visto il suo estremo addio alla Terra amata, nonché un suo dovere di vigilanza nei confronti dei nostalgici.

Adesso Riccardo temeva per la vita di Giulia, per la sua salute e per il suo stato d’animo. Desiderava ardentemente che anche lei vedesse nel pianeta degli angeli (così umanamente battezzato da quella simpaticona di Nadia) l’autentica antica origine della specie umana, e negli alfiani (come li chiamavano i nostalgici) semplicemente una specie più evoluta.

In piena sincerità, la prospettiva di una vita pacifica e comoda, della salvezza della specie umana su un pianeta ospitale, appariva a Riccardo una splendida opportunità. In seguito, le generazioni future avrebbero deciso se mescolare il proprio genoma con quello degli uxuriani: il compito dei profughi sarebbe stato soltanto quello di insegnare alla successiva generazione la storia della Terra e della sua fine.

* * *

Nadia attendeva con ansia ed emozione l’arrivo della Boomerang. Ormai mancavano pochi giorni e desiderava riabbracciare Marcello: ne aveva sentito la mancanza psicologica, affettiva e anche fisica.

Il professore la guardava e sorrideva; più spesso guardava il comandante e gli augurava tutto l’amore e la dedizione di quella donna speciale che era Giulia.

Per quanto riguardava se stesso, Arnoldo aveva avuto tutte le grazie che il cielo gli potesse concedere: aveva trovato un pianeta vivibile, vi era giunto in vita e stava per riabbracciare suo figlio, miracolosamente sopravvissuto al disastro terrestre.

Tutti i profughi si andavano abituando alla nuova vita su Uxur, e le nascite procedevano senza limitazioni, sia per la qualità della vita, sia per la volontà di affermarsi come specie. Anche i matrimoni misti aumentavano, soprattutto quelli tra uomini terrestri e donne uxuriane, che così si sentivano più garantite per la procreazione; queste coppie di solito andavano a vivere nei nuovi quartieri di Abbandonata.

Intanto sull’astronave gli ultimi giorni sembravano i più lunghi: Marcello sentiva sempre più la mancanza e la nostalgia di Nadia, anche fisicamente; Ester e Giovanni ascoltavano incantati le descrizioni di Uxur, fatte da Manuela, da Kim, dal dottor Brown e da tutti i nostalgici che avevano ormai accettato un futuro sul pianeta alfiano.

Giulia si sforzava di mangiare e camminava molto, per irrobustirsi dopo la lunga malattia. Era certamente cambiata: aveva pensato di poter morire e, avendo ora una seconda possibilità, non voleva sprecarla.

Era stata volitiva, intransigente, ribelle, audace sino al rischio della vita: adesso voleva essere semplicemente donna; voleva amare quell’uomo bello, intelligente e saggio che era Riccardo: il pensiero del suo amore per lei le dava un calore e una dolcezza mai conosciuti prima.

Voleva essere sua, voleva farlo suo e confondersi in lui, sparire tra le sue forti braccia. E voleva dargli un figlio, anzi più di uno. A questo pensiero l’assalì la preoccupazione di non poterne avere più e cercò il dottor Brown.

Il medico le sorrise dietro i suoi grossi occhiali di metallo scuro:

- Sarà necessario attendere che la radioattività corporea si sia normalizzata, e poi ancora sei mesi, anche nell’interesse del bambino: dopo non ci saranno ostacoli.

Giulia lo ringraziò con fervore e si recò in cabina di guida: Alfa era davanti a loro, un po’ a destra, poiché il sistema alfiano era quasi parallelo a quello solare e all’incirca sulla sua verticale.

La Boomerang puntava decisamente verso Uxur, che appariva come un puntino leggermente luminoso.

Quella sera, essendo la velocità scesa a meno di 0,1 c, furono riattivate le comunicazioni radio. Giulia era di nuovo il comandante della missione: non era stata un fallimento, poiché avevano salvato Giovanni ed Ester e stavano portando documenti sugli ultimi studi terrestri sulla separazione isotopica.

Xamur si mise in contatto con il centro di ascolto di Ringraziamento, regolò l’audio in ricezione e in trasmissione, chiese di Riccardo e diede il microfono a Giulia.

- Ciao, Riccardo, sono Giulia. – disse, sforzandosi di parlare a voce alta e ferma.

- Bentornati. Come stai ?

- Adesso bene. Non badare alla mia voce, perché sono molto emozionata.

Dopo un attimo Riccardo chiese le previsioni per l’atterraggio.

- Fra due giorni circa. – rispose Giulia.

- Vi aspettiamo con ansia. Quando attiverete il video ?

- Domani mattina. Ti abbraccio.

- Abbi cura di te. Ti aspettiamo.

continua

Michele Fiorenza 2003

opera registrata



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