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lavoro pubblicato mercoledì 20 febbraio 2013
ultima lettura martedì 19 novembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Rapina in Villa

di AlessandroSimonetti. Letto 10502 volte. Dallo scaffale Fantasia

                                                                     Rapi...



Rapina in Villa


Li ho sentiti arrivare. O meglio, ho sentito il mio cane guaire piano fino a spegnersi completamente.

Sono entrati dall'ala nord del giardino. La villa che ho su Via dell'Almone guarda a destra al Forte Acquasanta, e dritto... fino al Sepolcro di Cecilia Metella.

Sono molto ricco, sono un Ingegnere Meccanico, mi occupo dello sviluppo di motori per gli aerei della F. T .C. Linees. Abbiamo deciso di venire ad abitare al Quarto Miglio qualche tempo fa, dopo avere ricevuto il premio per il brevetto di un motore per le piccole macchine a scoppio da collezione, è una mia passione, e cosi mi ci sono dedicato, dopo la gara vinta, dopo il premio, sono arrivati anche gli introiti della vendita del brevetto, comprato da una nota casa costruttrice dei piccoli bolidi, cosi ho preso mia moglie e le due figlie, ( dietro forte insistenza delle tre ), e siamo venuti a vivere qui, in questa zona residenziale, è una sera di Luglio, e molti dei miei onorati vicini sono partiti per le vacanze, noi avremmo dovuto farlo la settimana prossima. Ma non credo che partiremo, non dopo quello che sicuramente succederà.

Ho sentito per primo guaire il cane, ha lanciato tre urla e un acuto finale sordo e sommesso, devono avergli tappato il muso. Non credo che mia moglie e le mie figlie abbiano sentito nulla, sono nella parte opposta rispetto a me della casa. E non possono nemmeno avere visto, non hanno la stessa mia visuale.

Il ripostiglio sotterraneo è ampio e ha una piccola finestra che da sul versante nord, da fuori è difficile scorgerla in quanto questa proprio affaccia dietro un palma nana di enorme fattura. Il giardino è molto grande, basti pensare che il precedente proprietario vi teneva dalla parte est, vicino il piccolo lago artificiale un uccelliera. La palma ha foglie ampie e larghe che nei risvolti più impensati poggiano a terra. E' una palma cinese, della provincia dello Sichuan. Sono a molti metri da me, vedo le loro gambe, Rossella e Carlotta e Chiara non devono averli sentiti, sento da qui la televisione alta. E loro arrivano veloci, non c'è tempo di uscire, mi farei uccidere o violentare come tutti gli altri. Ma posso restare, e organizzare una difesa.

Mi chiamo Nicodemo Ravegnini, ho quarantaquattro anni, mia moglie quarantadue, Carlotta ventuno Chiara diciannove. Sarà un massacro, sono personaggi noti per le rapine in villa. Se ne sono sentite molte al telegiornale, operano tra il nord e Roma, sembra abbiano la base operativa a Tivoli, piccola città dell'Hinterland romano. Ma non si erano mai spinti fino a tanto. Devono essere completamente usciti di senno.

CAP I



Vedo le loro gambe muoversi, nel frattempo ho chiuso la porta del ripostiglio impossibile da vedere ad occhio nudo, è nascosta in un dipinto a muro che riproduce delle assi in legno. Un rarità del precedente proprietario, sono in vantaggio su di loro. Se le mie figlie e mia moglie non parleranno. Ma so che non lo faranno.

Dovono essere quattro o cinque, due di loro hanno dei jeans, gli altri non li distinguo, forse pantaloni neri. E' sera, sono circa le 11: 00 e il resto degli alberi e delle piante li aiutano a mimetizzarsi fra il verde e la luce fioca che arriva da un lampione esterno, poi ci sono i marroni dei grandi vasi in terracotta e i chiari delle rocce sparse qua e la. E' una bella casa. E forse sarà la loro tomba. Sono un Ingegnere Meccanico, appassionato di tecniche militari. Ho bisogno di tempo.

Li sento ridere e ondeggiare sulle gambe. I due con i jeans sono più grossolani nei movimenti degli altri, e appaiono anche più grandi di statura, devono essere in jeans, o forse no. Gli altri hanno pantaloni in tela neri, sono cinque. E ben organizzati, il cane è morto in pochi secondi, e loro ora dopo aver parlottato si dirigono verso il patio che da sull'entrata a est della casa. Saliranno i tre scalini attraversando la passerella per poi trovarsi di fronte la porta. A sinistra ci sarà la grande finestra in vetro. Non credo che la romperanno, sono sicuramente attrezzati in maniera migliore, sono dei professionisti. Sicuramente faranno saltare il rocchetto della porta principale, poi entreranno immobilizzando le mie donne. Hanno messo a segno molte rapine negli ultimi tempi, la Polizia da tempo li sta cercando. Eccoli... riesco a malapena a distinguere i loro passi a ridosso della parte est del ripostiglio, la porta è orientata nello stesso verso nella casa. Ora si sono fermati... sono davanti alla porta, devono avere deciso di forzarla. Fra poco sentirò il televisore abbassarsi lievemente, lo faranno per non destare sospetti, in effetti era un po alto, poi chiuderanno la tenda della grossa finestra, e credo che li comincerà il calvario. Ma io ho tempo, e non ho nessuna voglia di perdere. Sto già pensando al contrattacco.


2



Ho seguito i loro passi per un po, devono avere dai trenta ai quaranta anni. Sono molto affiatati, perché li ho visti discutere e intendersi dopo pochi secondi, devono avere già colpito in questo modo. Seguono un copione ben prestabilito. Non lasceranno tracce.

Ecco... il rocchetto è saltato, sono entrati !!!

Sento dei passi confusi, e un urlo ! E' mia moglie, le figlie devono averle invece immobilizzate. Bastardi !!! Comunque anche mia moglie ha smesso di urlare, il tutto è durato pochi secondi, meglio, cosi non soffriranno.

Io sono qui che aspetto.

Mi ricordo di un tipo anni fa, in Oregon, nel profondo nord degli Stati Uniti che uccise con un fucile tre giovani balordi entrati nella sua casa di Beaverton. Li aveva trovati intorno alla moglie legata sul letto della loro camera da notte. Tornava da una battuta di caccia, e ubriaco aveva scavalcato il piccolo recinto delimitante la sua proprietà accorgendosi cosi di loro dalla finestra del salone e cogliendoli di sorpresa. Era finito su tutti i giornali, credo una decina di anni fa. Li aveva uccisi con tre colpi in fronte. Quelli erano armati, e nessuno dei tre aveva fatto in tempo a sparare, li aveva inchiodati al muro di casa lasciando di loro solo tre rivoli di sangue calanti. Legittima difesa.

Lo Sceriffo e gli avvocati non avevano avuto nessun dubbio.

Io non ho un fucile, ma sono un buon tiratore, e la mia casa è piena di armi. E io la conosco bene, loro no.

Ecco... credo che abbiano ucciso mia moglie, sento uno di loro urlare, in Rumeno... ( Sta dicendo loro di non fare rumore, di non schiamazzare ). Bastardi !!!

Ora si stanno dirigendo verso la camera delle ragazze. Carlotta e Chiara non le sento urlare, devono averle imbavagliate. Bastardi !!!

Comunque credo che non manchi molto alla loro morte. Ma io non ho fretta.

Io so aspettare, e non mi piace perdere.

Rumori sommessi... mugoli... Chiara !!!

Altri rumori. Carlotta.

E' tempo di uscire, i lupi stanno consumando il loro pasto.

Sono agile e veloce. Sarà un bel vedere.

3



La casa è disposta su un piano unico, un parquet di prezioso mogano la percorre per intero. Con i due piani armadi sul corridoio e quello nella camera da letto le stanze sono nove. Una è per la lirica.

Dietro il finestrone in vetro il salone principale si apre tra l'atrio e il largo corridoio dove sono i due vani armadi. Sulla destra accanto al salone, vi è la stanza della lirica. Ampia e spaziosa. Poi le due camere da letto.

Le cuffie in pelle sono due splendide Kenwood AS 4, saprò attendere. Sono coscienzioso io.

Più a sinistra l'ampia cucina e l'atrio, intorno una miriade dei più svariati oggetti. Riportati da ogni viaggio.

Più due spade e una lancia Keniota appartenente ad un guerriero IICHAMUS.

Il Commendatore Lambertenghi, ( Non so dire tuttora cosa facesse, se non che viaggiasse molto ), aveva poi pensato a due intercapedini comunicanti con il giardino. Forse realizzate per la sua sicurezza, era molto ricco il Commendatore.

Le due intercapedini comunicano verso Est e verso Ovest per mezzo di due doppie pareti aggiunte dopo la costruzione, il nuovo piano ingegneristico della casa non credo sia catalogato con il vecchio. Vediamo se sanno giocare.

Ecco... non sento più mia moglie. Oramai i rumori sono solo urla e passi sommessi, poi contro fiati di corti respiri.

Sono sicuro che questa è Carlotta, sta mugolando tra il pianto e il dolore, i passi si sono calmati, ora solo due si muovono mentre gli altri stanno fermi. Vedo le spade, sono poggiate sul poggia armatura a busto. Sono due daghe Romane appartenute ai Legionari del periodo dell'Imperatore Augusto.

I miei sogni si fanno rossi e disturbati da un persistente nero che mi inonda la mente portandomi sempre più a distanza tra lo scuro l'immagine principale. Poi urla lontane. Sono sicuro che mia moglie e le mie due figlie stanno soffrendo. Nicodemo, mi chiamo Nicodemo. Vedo le Daghe nel salone, sono calme e placide posate sullo Staffo in legno, nei loro manici. Nella mia mente brillano a luci di lampadine che non ricordo posizionate.

Mia moglie ha lanciato un grido acuto e lungo, sta cercando di resistere. Sento tramestio di passi.

Le stanno uccidendo.

Daghe, e lancia Keniota. Poi la grossa credenza in legno e in vetro.

Loro non possono vedermi, sono nel ripostiglio.

Ora i passi sono veloci come di topi che stanno finendo il loro pasto, corrono da una parte all'altra, forse cercano la cassaforte, forse i gioielli rimasti fuori da essa, percepisco appena lo scorrere veloce dei cassetti nelle loro guide. Devono avere trovato i gioielli di Rossella, perché ora l'individuo nella camera da letto è stato raggiunto velocemente da altri individui... Chiara... la più piccola !!!

Non è morta... ancora sento i suoi mugolii e le sue urla sommesse. Poi risate di uomini malvagi. Dio.

Ora ridono e ballonzolano sulle gambe con esclamazioni di gioia. I gioielli.

Devono avere trovato il collier in oro e ambra, e l'anello di zaffiro blu di Rossella. Gridi e giubili.

Ora riunione. Sorrisi. Compiacimenti.

Sono assai imprudenti.


CAP 2


1



Bene, che dire. Le mie mani sono rosse perché tirate nei nervi che male sopportano il silenzio che mi sono imposto prima della rivincita. Continuo a pensare alle due daghe poggiate sullo Staffo in legno, ora il mio cuore è rosso come quello di un antico Legionario.

Sono un appassionato di tecniche militari. Pagheranno.

Povera... ora è Carlotta, la grande.

Gesù !

Faccio un passo in avanti, le mie scarpe scricchiolano impercettibilmente sui mattoni in tufo che compongono il pavimento del ripostiglio. Bellissimo tufo. Tufo fiorentino.

Sono molto ricco. La casa è molto grande. Non ci sarà da ridere per loro.

Ora bisogna individuarli, sono uomini, e io appartengo a quella stessa razza. Bene. Vedremo.

Prendo una torcia dal manico lungo e nero, e me la metto in tasca, poi un grosso cacciavite per professionisti, più in la, sullo scaffale una grossa roncola per tagliare gli alberi più piccoli giace immacolata. La luce la raggiunge nella lama mai usata, non fa parte della cassetta di attrezzi del giardiniere. La brandisco nella mano destra. Ora è tempo di uscire.



2




So che sarà difficile, io sono solo uno. Ma questa è la mia casa. Non avrebbero dovuto entrare.

Entrare nelle case degli altri è un rischio, questo è un comandamento. Una regola.

Bene, si stanno muovendo, lasciano spazio libero all'intercapedine ovest.

Ella parte dall'incrocio con la parete nord fino a raggiungere il giardino. Di fronte, in lontananza l'uccelliera risplenderà sicuramente nel buio della notte. Alcuni uccelli dormiranno, altri fieri faranno da guardia. A destra della porta mimetizzata con il muro il giardino si estende per la proprietà, centocinquanta acri di terreno. Prato e alberi.

La notte trova brume nei consigli.

Alla fine dell'ala sud, quella che mi fronteggia, di fronte la porta mimetizzata, la recinzione alta oltre gli otto metri può essere accesa di corrente da 10.000 volt. Il Commendatore Lambertenghi teneva alla sua privacy.

L'intercapedine passa per il vano armadio della camera da letto principale, dove dormivamo io e Rossella, ( mi sembra giusto usare il passato ), sbucando nell'armadio per mezzo di una piccola apertura in legno. Prodigi dei soldi e della tecnica.

Poi ancora una altra porta apre l'accesso sulla camera da letto. Un vero ossessionato.

Cercherò di uscire in giardino, ma prima voglio vederli in faccia. I miei aguzzini.

Passo piano attraverso l'intercapedine, il cacciavite e la torcia sono perfettamente al loro posto nella tasca, brandisco in mano la roncola, attraverso il muro, ella è affilata. Sentili ridacchiare oltre il muro. Mia moglie e le mie figlie sono divise due a una nelle due camere da letto. Ora gli uomini sono tutti nella prima, esultano per il gioielli trovati, darò loro un occhiata.

3



Passo ancora nell'intercapedine, essa si snoda silenziosa e scura solo illuminata dalla roncola lucente di per se. I miei occhi colgono i bagliori omicidi mentre dietro alle pareti ridacchiasi senza lume ne ragione. Sono rumorosi gli uomini.

Cammino ancora con la roncola in mano silenzioso, so per certo che topi non ce ne sono, li avrei sentiti nelle mie notti di sonno.

Passi e ancora passi, con la roncola in mano.

Il manico è in sicura gomma nera, plastica. In fondo al manico un cerchio giallo la distingue da altre roncole. Il mio viso ha un atteggiamento folle. Lo sento dal ridondare delle iridi, queste sembra che scoppino. E le pupille si stanno allungando verso il buio. La luce fioca attraversa le bocchette per l'aria condizionata. Il Commendatore aveva pensato a tutto. Un ossesso.

Raggiungo il vano armadio, li spierò da dietro i vestiti. Prediligerò le giacche.

Poi li vorrò vedere, pagheranno per quello che hanno fatto.

Faccio ancora qualche passo, e li sento scambiarsi parole in un Italiano mischiato a del Rumeno: - Sono molto ricchi, prenderemo tutto quello che hanno, la signora dice che ci sono gioielli e soldi nella cassaforte, in salone, tra poco ci dirà la combinazione, poi andremo via... - , sento nel frattempo avvicinarsi altri due di loro, erano rimasti di là, - La più piccola è morta, dobbiamo fare presto - . Segue un silenzio tombale, la mia rabbia è compressa nelle mani che stringono la roncola. Sento il cuore fracassarmisi nel petto. Devono essere due gregari della banda, perché le loro voci, sopratutto di quello che parla, ( l'altro ha fatto un solo mugolio ), appaiono impaurite dal resto del branco, i tre che sono all'altezza dello specchio immagino. Poi il gruppo si congiunge, forse per decidere, ora a giudicare dalle loro voci sono tra il letto e lo specchio, quello grande sul comò. Lo specchio è lavorato ai lati con smerigliature di tipo esagonale, immagino il mio viso rigato dalla lacrima che mi sta scendendo. Parlano di Chiara, la più piccola. Diciannove anni e un sorriso. Se è vero che sono Romano pagheranno.

Sbircio da dietro la piccola porta apertasi nell'armadio, e cosa vedo ! Cinque luride bestie si atteggiano a mosse e pose da uomini. Hanno le maschere di gomma. Ognuno di loro è un animale.

C'è Sciacallo, Tigre, Pantera, Scimmia e Zebra. Si muovono onirici e sorridenti. Non credo che le toglieranno presto, hanno paura delle eventuali e nascoste telecamere. Io so dove sono. Axis 211, ideali per il circuito chiuso. A colori.

So dov'è l'interruttore generale, lo spegnerò, cosi intorno e nei loro cuori il buio sarà totale come ora nel mio.

Escono e entrano dalla stanza, uscendo in giardino, dalla porta finestra del salone. Vasi e fontane si dipanano immagino di fronte ai loro occhi nella grande tenuta che di fronte a loro rigogliosa si snoda tra alberi di frutto e da fusto, poi piante, varie. Hanno notato la serra, stanno entrando a controllare, accenderò la luce e la corrente. E spegnerò le telecamere, l'interruttore è nel salone.



CAP 3

1

Sono tutti usciti fuori, l'interruttore è nel salone dietro un quadro che vede due donne Malindi ballare in una danza scatenata. Hanno splendidi seni che agitano al vento. Tenendo in mano lance dalle impugnature alte e colorate. Dietro di loro un tramonto rosso si snoda su un fiume ambrato di nero. Un quadro da poco, ma di grande effetto.

Raggiungo la parete est del salone, il quadro è tra la porta principale e il salone, vicino ad una lampada da tavolo in vetro, con il copri lampada in tela, i bordi sono elegantemente curati nelle stoffe tese. Di colore ocre. La luce che illumina il quadro è tenue e calda, come l'Africa.

Fuori, lontano... la musica di una danza scatenata giunge da una villa lontana, il ritmo del disco dance è ossessivo, le voci si susseguono in tonalità alte e gravi, le urla sono diverse ed accecanti, ma di paradisi di Disco Rave e Adunanze notturne, tutto è confuso ed agitato. Come in Africa.

Vanno verso la serra, quattrocento metri quadri di piante e ferro. Le assicelle in acciaio scuro che la compongono sono intersecate dai vetri e dalla loro immancabile sporcizia nei punti di raccordo. Sui fermavetri, spinta al guado dall'umidità l'immondizia sale serena verso alte parti del vetro, e nulla si può fare. Essa è ricavata dalle piante e dall'acqua. La luna spuntata di lassù illumina la serra rendendola nella notte ventre di balena. Tra poco saranno fritti.

Dentro piante di oleandro e limoni sicuramente li stanno ora accompagnando, poi ardisie e alchimene, ancora begonie e calatee, poi alberi ancora da frutto li accompagnano, e poi spinacenee ancora rose e biancospini. Garofani ed Antirrhinum . Cercano ancora, e ora eccoli, sono davanti alle lampade per le Guave ( sono piante ad alta richiesta di calore ? ), piante brasiliane, necessitano di molto calore, e in quel settore, le lampade sono molto potenti, e regolabili, dal quadro generale. Loro si avvicinano... ( ridono ancora )... e poi io li friggo. Si !!! Friggo le loro teste con le maschere, le lampade superano i dodicimila watt. Il Commendatore Lambertenghi era un vero e proprio eccentrico, si muovono, tenendo la testa tra le loro mani, agitati sono i fantasmi dell'io mentre in Zebra, Tigre, Sciacallo Scimmia e Pantera si presentano. Vedo le loro ombre muoversi dalla finestra del salone, ora stanno uscendo, ma le maschere sono cotte ormai sui loro volti. Non se le toglieranno. Ho acceso le serre e spento le telecamere, ora accenderò la corrente sui pali elettrici della tensione. Il sistema di sicurezza funzionerà, ora nessuno esce dalla casa.

- Ha, haahh... - . Urlano mentre la notte raggiunge le sue ora più belle, qui a Roma ormai il vento in alcune sere sembra compiacere ogni tuo passo, lontano una macchina sfreccia nella notte ad alta velocità, ne riesco a percepire il rumore grazie ad uno scherzo del vento. L'uomo sta correndo.


2



Sono tornato di nuovo nell'intercapedine grazie al passaggio nascosto nell'armadio, vorrei vederli, tanto vederli, si perché ora loro sono come animali in gabbia. Bestie. Ho ritirato la lancia e una daga, non credo abbiano avuto tempo ne occasione di vederle. Comunque è tempo di rientrare, sento dei passi animali.

- Sono bruciato... BRUCIATO !!! HAAA... NON SI TOGLIE LA MASCHERA !!! - . - Stai calmo Scimmia !!! Le terremo, non possiamo togliercele per sicurezza, deve essere stato un corto circuito, vedete, si è acceso anche l'allarme, e anche i nomi, continueremo a chiamarci con quelli degli animali, usciremo da qui ! Intanto portatemi la donna o la figlia, le faremo parlare, ci deve essere un modo di spegnere gli interruttori della serra e dell'allarme, sarà sicuramente alta tensione, bisogna rimanere calmi, non possiamo uscire, ma nemmeno possono entrare, dobbiamo trovare gli interruttori ! Portatemi la donna ! - , Sciacallo parlava con fare affrettato, lo sentivo, sono nell'intercapedine, con la roncola in mano, e la lancia dall'altra, la daga è nascosta, la strada è buia e lunga.

- Le donne sono morte ! - , Zebra era entrato nel salone agitandosi e ancora con la testa fumante, la sua criniera si agitava alle sue agitazioni per spegnere gli ultimi residui delle piccole chiazze di cenere che si andavano formando alla base del collo e sulla sua criniera, - Come sono morte ?! - , Sciacallo lo guardava drizzando le orecchie come se le usasse nelle terminazioni nervose, - Come avete fatto ad ucciderle tutte e due, come ?!, Pantera ! Tigre !!! - . Pantera e Tigre erano arrivati velocemente e con le facce feroci, tigre con la sua sporcata di un piccolo punto di sangue, avevano le facce colpevoli. - Sono morte, la ragazzina è morta ora ! - , - Cazzo imbecilli, dovremo stare più attenti !!!, Non sappiamo dove sono gli interruttori !!! - . Sciacallo era agitato, e Scimmia si muoveva su se stessa lateralmente come ad avere perso il lume della ragione. Aveva entrambe le mani posizionate sul capo, e si agitava. Scimmia si muoveva !

Li stavo guardando ora dalle bocchette per l'aria condizionata. Passo felpato e lancia in resta. Devo uscire in giardino, sono in preda all'ansia della ricerca degli interruttori, sono a terra, sono in uno sportello in legno. Altra stranezza del Commendatore. Cercheranno ovunque, e rischio di farmi scoprire.

Il giardino è notturno e solo rischiarato dalla luna, il vento spira lieve, la caccia sarà buona. Vedo lo sfrigolio della corrente che passa sui fili ad alta tensione del recinto, esso in luccicanti comete viola e rosse si alterna nell'abbraccio al filo elettrico. Spire di tensione ingentilite dal buon connubio si attraggono sui fili come belle donne. - Sniff... - . L'aria è buona, lo sarà anche la caccia.

Giovinetto mi appare il ragazzo della statua sulla fontana. Esso si bagna i piedi dopo avere camminato, di grazia è la sua mossa e il suo pigliare. Di tutto punto si bea del rinfresco.

Son volte già che nel giardino esco.

Ancora il giovinetto mi sorride alla luna, ha un ghigno satanico sotto i boccoli regalati dall'artista.

Attenti nella corsa a svista.

Lo guardo mentre ancora si bagna all'acqua fresca, sorride nella notte e nella testa. Di muscoli e intelletto si tempesta.

La notte è buia, e la musica dalla villa lontana proviene ancora, chissà quali canti voleva mettere il Dee - Jay, canti di felicità e di morte, di corse e di assassini. Terreno per bambini.

- Ahhh... - , una palma, il vento qui sotto è più caldo che altrove,

la luna in cielo non si muove.

Sento la lancia IICHAMUS stretta nelle mie mani. Fuori l'ho portata, per sicurezza, dentro userò la roncola, è più maneggevole, e poi la daga. A finire. Lontano nell'uccelliera i falchi e le aquile si alternano ai corvi imperiali e ai nibbi e agli sparvieri, poi ai marabù, due struzzi, alcuni allocchi. L'uccelliera è enorme, e sempre un bello spettacolo.

Le urla e gli stridii degli uccelli a volte fanno paura. E' veramente come se scannassero qualcuno. Questo è un marabù.

Comunque la caccia è bella, stasera la luna è alta, e il vento spira lambendo i miei capelli. Ohi... si avvicinano a volte alle finestre. Ore funeste.

Quando le loro ombre scure appaiono dietro i vetri si vede chiaro come siano agitati. Palmiano i vetri con le mani, poi le teste con orecchie e criniere si agitano fra le stesse mani a cercare intorno interruttori e stipiti segreti, son nel pavimento. Gli interruttori

Il Commendatore Lambertenghi.

Si urlano... a qualcuno ( questo è Sciacallo ), sfuggono delle urla durante la ricerca, sono sommesse, di tutto il terrore ingiallite. La musica della villa lontana ora si è trasformata in stili tribali e arie House che fanno cavillare la testa. Su trappole, uccisioni, mutilamenti.

Sono stati molto bravi, non hanno lasciato alcuna traccia, ora nessuno sa di loro. Ma io, fiutando l'aria sento la loro paura. Pantera è alla finestra, riconosco la testa sinuosa e le orecchie, poi ancora vedo correre Zebra da una finestra all'altra, gira in circolo. Cacchio !

Bé che dire... la caccia è bella.

- Guardate dietro gli sportelli, in garage, e all'esterno, dobbiamo trovare un quadro elettrico sapete cosa cercare ! Pantera, esci in giardino, tu Scimmia vai con lui, Tigre parti dal muro vicino la finestra, Zebra, ferma ! ascolta, guarda nelle stanze da letto, e in cucina, chiamate me, cercate di non fare errori !, cerchiamo di uscire da qua il prima possibile - . Parla Sciacallo, Zebra risponde:

- Si, d'accordo, ma siamo chiusi, il giardino è grande, forse c'è un altra uscita ! - , - No, non credo -

, dice Pantera, - Nel caso la troveremo - , afferma ancora il Signore della Notte, vedo i suoi denti scintillanti alla luce lunare, dietro la finestra. La lancia è calda, ormai conosco l'impugnatura.

- Andate ! - , dice ancora Sciacallo con fare imperioso. Sono Rumeni, e le voci mi giungono confuse e dai suoni alti... gutturali. La loro è una lingua antica, ancora i castelli risuonano nelle loro menti. Sono guglie pericolose le loro. E poi notte, e boschi.

- Ahi la caccia che ridere mi fa ! - , penso mentre ancora dentro Sciacallo parla a Tigre, - Occupati del soggiorno e del salone, poi ci troviamo qui , - , - d'accordo - , risponde Tigre, - E delle donne ? che ne facciamo ? - , - Lasciale - , dice Sciacallo, - coprile solo con un telo ! Forza ora, cercate, forza, forza !!! - , lo scalpiccio che segue è da andare fuori di testa. Il vento si è alzato, e i miei capelli mori ne vengono sagacemente sollazzati.

Il viso è augustamente arcigno mentre penso al tempo fuori. Stasera il Ponentino ha fatto il suo dovere. Lontano la Via Appia Pignatelli e l'Ardeatina portano a mari lontani e sconosciuti. Rive. Sponde.

L'anima mia si infonde. L'acqua da qui è lontana.

La terra calda brama.

Eccoli ! Pantera e Scimmia.



3


Pantera cammina lento, i denti della maschera brillano alla luna apparendo tozzi e forti. Scimmia lo segue, su due piedi, con fare sapiente. - Andiamo - , dice Pantera con lingua Rumena, - , Cerchiamo anche nel garage adiacente la casa, forse li sotto da qualche parte c'è il quadro elettrico generale - , intanto intorno lo sfrigolio sui cavi dell'alta tensione si è fatto costante e più potente, la corrente ha raggiunto diecimila watt, i fasci di elettricità passano nella notte sui cavi illuminando a volte la distanza tra i pali dell'alta tensione come se fosse giorno, per me è uno spettacolo divino.

Pantera convinto di più fra i due continua a dare ordini. - Ok, cerchiamo intorno alla casa, io mi occuperò del garage, tu Scimmia, vedi se da qualche parte c'è il quadro generale, forse è posizionato in qualche cabina elettrica adiacente la casa, al primo segnale ci faremo un fischio. Se troviamo qualsiasi altra cosa di interessante ci fischieremo lo stesso. Andiamo ora ! Andiamo !!! - . Suoni Rumeni e gutturali.

Scimmia gira intorno alla casa, tenendo un passo altalenante, Pantera si dirige verso il garage. Poserò la lancia, non c'è niente di meglio di una lotta con felini in gabbia. Sono Romano.


4



Vedo Scimmia incamminarsi verso la parte sud ovest della casa. Va verso il giardino e verso quella che io chiamo la Collina degli Abeti. Sono forse una quindicina, arroccati su un piano rialzato di dieci / dodici metri rispetto al resto della tenuta. Li vi sono solo abeti, il Commendatore Lambertenghi.

Scimmia cammina guardandosi intorno come rapito da ogni cosa che vede. Ma è il Terrore, si , il terrore che lo accende cosi negli impulsi primari. I suoi occhi spalancati, e la sua mente è al massimo della produzione di quelle che sono le endorfine, la dopamina, e tutte quelle sostanze che producono paura ed altri sentimenti. Lo riesco a notare nonostante la maschera. Scimmia ha paura, sarà il suo istinto atavico di comprensione ? Chissà, lo vedremo.

Intanto io ho posato la lancia all'interno dell'intercapedine, poco prima dell'uscita sul giardino. Mi fido, non la scoveranno mai. L'intercapedine.

Seguo Pantera, il suo passo è felpato, anche il mio, si sta recando verso il garage. Tra poco spettacolo di Gladiatori. Io. Novello Gladiatore in Roma. Oggi, 05 / 07 / ... di quello che potrebbe essere qualsiasi anno.

Cammina Pantera verso la parte est, per poi girare a sinistra e recarsi verso il garage. Le chiavi della mia auto nella borsa di mia moglie mi hanno salvato la vita. Hanno creduto che fosse la loro, mia moglie deve avergli detto che sono partito. Avranno visto i miei numerosi riconoscimenti sparsi per la casa. Ingegnere Meccanico. Comunque Pantera cammina, poggiando ora sinuosamente ad un albero. Scherzi del destino, lo noto dalle bocchette per l'aria condizionata sparse per tutta l'intercapedine e opportunamente nascoste alla vista. Casa di lusso Bocchette di lusso.

E silenzioso e affascinante mentre nella notte il suo manto nero, ( veste una tuta nera per confondersi nella notte ), si adatta perfettamente alla maschera. I denti sempre risplendono alla luna, e le sue mani poggiate a volte sulle piante e sugli alberi che incontra lo fanno vivo e nero nel suo stato di felino. Ha notato l'entrata del garage, ha rallentato, e ora, dopo essersi guardato intorno entra. Anche io, la caccia comincia.

Raggiungo la porta del garage pochi minuti dopo di lui, sono passato di spalle alla casa, nella parte nord, quella per intenderci da dove è possibile vedere il Sepolcro di Cecilia Metella. Moglie di un Crasso, figlio di quel Licino Crasso che domò la rivolta degli schiavi capeggiata da Spartaco.

Pantera è dentro, in fondo che cerca il quadro elettrico. Ho la roncola in mano. Intendo domarlo.


CAP 4


1



Il garage è lungo e profondo, la sola luce accesa da Pantera non basta ad illuminarlo tutto, ha paura di essere scoperto. Bene, corridoio, Pantera, domatore.

E puzza di sangue e sudore. La lotta, sangue e arena.

Mi inserisco piano tra lo stipite dalla porta, i miei occhi sono socchiusi dalla rabbia. Sento ancora le mie figlie e mia moglie gemere sotto le sporche mani di quei Rumeni. Pantera sarà il primo. Poi crescendo di emozioni.

Non sente alcun cigolio, non ce ne sono, casa grande garage grande, porta oliata, uomo ricco.

Dopo pochi secondi sono alle sue spalle. L'espressione che noto quando si gira è imberbe e inorridita, fuori nell'uccelliera gli uccelli hanno cominciato a urlare e strillare in maniera folle. Falchi e Cacatua si alternano a Amazzoni di Tucuman e Merli Shama, Pappagalli della Nuova Guinea a Tucani e Kakariki dalla fronte rossa. Le aquile stanno ferme sui loro tronchi in alto. Lo sguardo fiero e il piglio rapace. ( Sono tutti uccelli urlatori i sopra citati ? ).

Lo sguardo è folle e di disperazione, dapprima trattiene il fiato, poi il suo urlo coperto da quello degli uccelli è fiero e felino quasi. La roncatura che lo colpisce all'attaccamento della gamba destra al busto gli provoca un taglio netto poco sopra la coscia che subito sprizza sangue. Sembra un albero tagliato per metà. Il suo sguardo è ormai senza confini, la maschera non si muove per niente dalla sua posizione, restando perfettamente incollata al volto e lasciando cosi scoperti gli occhi, si gira, e tentando di scappare si aggrappa alle due mensole in legno posizionate una sopra all'altra. E' Pantera !

Rido felice e divertito, mentre gli uccelli urlano come se dentro la loro voliera sia entrato il demonio. Secondo me dentro di essi ridono. Quelle sono urla di scherno.

Comunque Pantera perde sangue, ed è piegato in due davanti a me. Ma ha lo sguardo battagliero.


2



Con un balzo tenta di ferirmi, a dei chiodi fra le dita, intorno dalle mensole molte cose sono cadute, noto tra il parapiglia un grosso rotolo di nastro isolante nero, non lo legherò... ho deciso.

In fondo, nel buio taniche di benzina vuote e liquido infiammabile.

Pantera tenta di colpirmi, la sua zampata è veloce e radente, mi graffia appena il volto. Lui esulta, e i suoi occhi brillano gialli al buio di felicità, pensa di salvarsi, gli uccelli urlano, e io tra quelle urla sento quelle delle mie care.

Sento le gocce di sangue cadermi piano fino al mento, i chiodi che tiene stretti tra le dita sono riusciti a graffiarmi all'attaccatura della mascella sinistra, digrigno i denti passandomi la mano che stringe la roncola poco sotto il mento. Non voglio sporcare a terra.

Pantera è terrorizzato, sembra fatto apposta, ma ad ogni suo urlo gli uccelli urlano ancora di più, si tiene in piedi poggiandosi sulla gamba ferita, e cosi interrompendo il flusso di sangue che ora invece di sprizzare intorno cade sulla sua gamba, porto un nuovo attacco, Pantera trema, i suoi occhi, girano a vuoto mentre il terrore lo assale. Anche i miei.

- AAAHHH !!! - , è Pantera che urla, subito i Cacatua urlano, io colpisco ancora, ora Pantera giace di fronte a me. Tappeto.


CAP 5


1



Esco fuori dal garage velocemente, la notte si è fatta scura e silenziosa, anche gli uccelli hanno smesso di urlare, dentro la casa la ricerca è febbrile. Andrò a cercare Scimmia.

Passo accovacciato attraverso la parte nord, quella per intenderci che affaccia sul Sepolcro, il buio mi è alleato, dentro la casa, attraverso le finestre vedo i movimenti di Sciacallo, Tigre e Zebra, sento le loro urla, e i loro tramestii di cassetti e armadi. Non troveranno mai il quadro generale nascosto sotto un sportello a terra in salone. Il Commendatore Lambertenghi era un vero burlone.

Rientro nell'intercapedine ovest e alla fine di essa recupero la lancia. Vedo dalle bocchette d'aria perfettamente posizionate Scimmia, che si agita sulla Collina degli Abeti, intorno a lui gli alberi. Ha capito che è impossibile uscire, e cerca di comunicarlo a quelli della casa. Si dimena e si dibatte agitando le mani con alle spalle i fili dell'alta tensione. Lo spettacolo è raccapricciante.

Scimmia si dibatte mentre fasci nervosi di elettricità passano alle sue spalle. Mio Dio, questi uomini stanno esagerando.

Bene... la notte mi è alleata, vicino mi si para scura. Scimmia rientra verso casa, cammina a tentoni, non conosce il giardino. E' perplessa, ha lo sguardo stupito e mogio, va verso i suoi compagni. La luna splende alta.




2



Ora sono in casa. Si sono riuniti nel salone. Tigre, Scimmia, Zebra e Sciacallo, è Sciacallo che urla. - Non avete trovato niente neanche voi ! Dio... è strano, siamo chiusi qui dentro. Voi che ne pensate ? - . Zebra lo guarda agitando il capo e quindi la criniera, - Non usciremo, le donne devono avere inserito un sistema di allarme, non si esce... Scimmia, dimmi, tu che sei uscito come è la situazione fuori ? - , Scimmia lo guarda portando entrambe le braccia all'altezza del petto e muovendo le mani, come fosse un chirurgo. - E' strano, i pali dell'alta tensione sono in funzionamento nonostante all'entrata non lo erano. Le donne devono avere agito poco prima che varcassimo la soglia della cucina, oppure il sistema di allarme entra automaticamente. Dov'è Pantera ? - . Gli sguardi che incombono prepotentemente negli occhi dei tre sono di stupore e terrore. - Pantera è uscito per controllare il garage - , dice Scimmia. - Andiamo, raggiungiamolo - . E' Sciacallo a infondere coraggio nelle menti dei tre. Che però sono tradite dai loro spasimi e dai loro occhi.

Li seguo con lo sguardo dalle bocchette dell'aria condizionata, la roncola sanguina ancora vicino al mio piede destro. Ho ai piedi delle scarpe aperte. Belle . Di cuoio. Scuro.

L'orrendo corteo si dirige verso la porta principale, poi fuori, non mi sentono. A guidare lo strano gruppo è Sciacallo, Zebra dietro scalpita, Tigre e Scimmia li seguono. Scimmia si agita.

Non appena escono dalla porta mi sposto alle loro spalle nell'intercapedine est. Lo faccio entrando dalla porta posta poco più in la della porta finestra che da sulla tenuta. E' nascosta tra le toghe in acero che compongono la parte esteriore della casa. Li seguo attraverso l'intercapedine fino all'adiacente garage . Riesco a sentire le loro voci. I loro occhi sono preda di un panico curioso che nella notte li accende come lampadine. Hanno le maschere sui volti, e tutto intorno, gli alberi si muovono nelle fronde agitati dal vento.

- Presto, presto... - , dice Sciacallo ora in un italiano stentato. L'espressione di Scimmia mi sembra la più attenta, forse è la maschera. - Entriamo - , continua, - Entriamo dentro. Tu Zebra, resta sulla porta ! - . Sciacallo ha un folto pelo dorato. La sella che lo dipinge sul muso e sulla parte posteriore della maschera è nera e chiazzata di rosso e marrone, poi peli di color fuliggine chiudono le chiome all'estremità. Il suo sguardo nonostante la maschera non promette nulla di buono. E' lui l'ideatore del colpo, e ho l'impressione che sia anche il più determinato. Morirà semmai per colpo di daga.

Tigre è dietro di lui con il suo manto ocre e striato. Le orecchie sono fiere e ben alzate, la plastica tiene perfettamente. Le vibrisse; i cosi detti baffi, sono lunghi e bianchi, e poco si muovono data la loro composizione in plastica. Questo rende l'uomo che porta la maschera ancora più inquietante e demoniaco. Sembra che niente lo raggiunga.

Poi c'è Scimmia, nel suo folto pelo marrone, la sua forma longilinea ricorda quella dei Macachi.

Ha l'aria intelligente, e agitandosi, ( è il meno stabile dei tre ), chiede a Sciacallo cosa intende fare.

- Allora Sciacallo... cosa facciamo se non riusciamo a uscire, eh... cosa facciamo ! - . Ha l'aria agitata Scimmia... - pensa Sciacallo - , " Lui e il suo pensare... " , Scimmia non lo molla . - Ehi Sciacallo... pensi che usciremo vivi ? - . Sciacallo è il più serio e stabile moralmente dei quattro, cammina verso la porta del garage pensando, lo vedo. Zebra e Tigre dietro appaiono illuminati dalla luna. Solo Zebra... " E' maledettamente distraente " . Comunque chiude, e risponde a Scimmia.

- Ehi Scimmia ! Ascolta, perché non stai fermo un attimo, tu e il tuo peregrinare nell'atmosfera con la testa !!! Cazzo di Scimmia !!! Ascolta Scimmia, se vuoi restare con noi devi smetterla di agitarti. Non puoi continuare a muoverti come un ossesso ! Smettila Scimmia !!! - , Scimmia lo guarda confuso, per lui apprendere è una cosa irrinunciabile, - Va bene Sciacallo, non c'è bisogno che ti scaldi... va bene . - Lo sguardo di Scimmia è serio e compunto. Imparerà da solo... in quel branco di animali. Sciacallo è ancora li che lo guarda, Scimmia tace e lo segue. Sono arrivati di fronte la porta del garage, la luna splende alta e macchiata alle loro spalle. Il suo riflesso è lontanamente ombrato dalle macchie che si sono formate sulla sua crosta a causa della temperatura, arriva il riflesso in terra sfalsato nella sua distribuzione di luce dalle macchie. La terra stasera non gode buoni frutti.



3



La porta del garage si erge metallica di fronte a loro. La trovano appena aperta prima del lungo corridoio. Entrano, li vedo dalle bocchette, il silenzio incombe tra loro. Hanno trovato Pantera.

Mi sposto verso la telecamera a circuito chiuso che da nell'intercapedine. Non ho spento questa e alcune altre. Li voglio tenere d'occhio.

Quello che appare loro è una scena raccapricciante. La telecamera è a colori.

Pantera sta sdraiato sul fondo del garage come fosse un tappeto, intorno i suoi schizzi di sangue hanno raggiunto qualsiasi lembo del muro. Fuori... dalla villa lontana giunge una musica soft. I ragazzi stanno andando fuori.

- Cristo !!! - . L'urlo di Sciacallo rompe la notte, gli uccelli stanno stranamente silenziosi. - Qui c'è qualcuno !, qui con noi c'è qualcun' altro ! - Si guarda intorno nel drappello composto dai suoi compagni. Ora hanno paura.

- Siamo chiusi qui dentro, e qualcuno ha ucciso Pantera, guardate, l'hanno barbaramente mutilato ! - . Nel gruppo il silenzio scende per poi tornare prepotentemente a farsi sentire. Zebra è assai agitato, e muovendosi sulle gambe chiede cose diverse: - Ma chi può essere, il marito della donna è in viaggio ! - , - Già - , risponde Scimmia, - E' partito, cosi hanno detto le donne ! - . Sciacallo pensa, so a cosa, a trovare mie tracce. Ma io sono un igienista, e allora per questo motivo troveranno i miei accessori riposti nei contenitori. Puliti.

Nei contenitori nell'armadio bagno. Come fossero nuovi.

Si confonderanno. E questo da me un vantaggio.

Non indosso il cappello.

- Cercate nei bagni qualsiasi traccia, se l'uomo è qui lo troveremo ! - , urla Sciacallo dopo avere toccato Pantera con la punta del piede, Pantera non si muove, e la musica ancora giunge. Che serata.



4


Li vedo rientrare, Sciacallo Tigre Zebra e Scimmia. Aspetto di sentire ululare un lupo. Ma chiaramente il sacro suono non arriva. Mi do da fare, e guardo le armi. Il pensiero mi aiuterà.

La luna dall'alto illumina le bene nascoste bocchette per l'aria condizionata.

Generale dentro il bunker. Esplosione atomica.

Loro rientrano in casa, ancora corrono da una parte all'altra. - Non c'è niente, in salone, in cucina... nei bagni !!! - . Sapevo che non avrebbero trovato i contenitori della mia toilette.

Non porto il cappello.

Sono confusi, e la mia ombra nel cielo, li raggiunge. Dov'è L'Uomo Cacciatore ?

Sciacallo è spaventato, e ora beve una delle mie Beck's, la scorta l'avevo fatta qualche settimana prima. - E' qui intorno, forse nel giardino, ha accesso ai meccanismi della casa, è lui che ci ha cotto le maschere in testa, cazzo ! E' un bastardo !!! - . Zebra è agitato, e risponde. - Ci ammazza tutti !, se non lo troviamo ci ammazza tutti !!!- . Il suo manto è sontuoso, anche la sua andatura, ora i quattro si guardano, lo vedo dalle telecamere, Zebra elegantemente è posizionato davanti ad una sedia con traversine in legno, Scimmia è accanto alla libreria del salone, e Tigre vicino al televisore acceso. Non c'è niente che abbiano capito. Lo vedo dai loro occhi.

- Ascoltate - , dice sciacallo, - Deve essere qui dentro, cercate in ogni buco, in ogni anfratto ! Deve esserci un passaggio, cercatelo ! - E cosi sono ora dentro il bunker, che però tiene. Il silenzio è totale, il Commendatore Lambertenghi non ha badato a spese, ora Io. Dittatore dentro il Bunker.

La ricerca finisce cosi febbrilmente come era cominciata.

Maledetti animali, hanno ucciso mia moglie e le mie due figlie.




CAP 6


1


La luna fuori è alta, sarà più o meno l'una di notte, non ho il mio orologio, è nel suo contenitore nell'armadio della camera da letto. Ma un buon cacciatore legge la notte. E la luna, e il vento.

Orbitano nell'atrio, le loro maschere allo specchio li stanno rendendo colmi di terrore, Zebra si muove, Scimmia pensa, Tigre si sposta sinuoso.

La fame sale, e l'adrenalina mi cozza nel cervello con sentimenti di rivalsa e antichi ardori. Il cielo è stellato, e ogni stella è una borchia. Sono Romano. Pagheranno.

- Scimmia ascolta ! - , dice Sciacallo deciso: - Dobbiamo cercare qualsiasi stipite in qualsiasi armadio, nicchia, o ripostiglio della casa. Zebra, tu occupati del salone e dell'atrio principale, Tigre, tu cerca fuori, nel giardino, ma rimani vicino. Se c'è un passaggio per qualche fottuto sotterraneo deve essere da qualche parte intorno alla casa. Dirigiti verso est, io andrò verso ovest, alla prima situazione inusuale urlate o fate rumore. Non diamogli il vantaggio di isolarci. Ci vediamo qui fra venti minuti. Ricordate, segnalate immediatamente qualsiasi cosa strana, un passaggio, una porta, o chissà cos'altro. Dividerci è l'unico modo per restare vivi. Se è qui è uno solo, deve essere il marito della donna. Non potrà ucciderci tutti insieme, prendete le vostre armi e andate. Qui fra venti minuti! - . Gli animali rispondono con cenni della testa. La luna illumina la casa. Fuori l'upupa ha ricominciato a cantare.


2



A Tigre è toccata la destinazione est, il capo è stato perentorio. Lui è andato a ovest.

Tigre si inoltra " nel bosco" di aceri e meli, più in la oleandri e limoni; siamo a Roma, sulla Via Appia, ancora dietro salici e pioppi, ogni pioppo uno scoppio.

Cammina guardingo mentre la luna lo illumina come fosse d'oro per la cinematografia. Cammina di notte con manto dorato... striato... imbellito.

Lo sguardo e il portamento per forza risultano belli, è Tigre. Non potrebbe essere diversamente.

Diana dea della Caccia ancora non ha visto me. Sto per uscire.

E lo faccio con la daga in mano. Ho deciso, imiterò Kabir Bedi, ucciderò la tigre in volo.

Gli uccelli hanno ricominciato a cantare, marabù e allocchi urlano più dei nibbi stridenti e delle aquile fiere. Tucani e Kakariki urlano più di Merli Shama e Pappagalli.

Io non urlo. Ma medito la tensione.

Esco con la daga in mano tra le edere e le piante vicino all'uscita dell'intercapedine est, esco dalla fessura tra la cucina e il salone, le toghe in acero sono perfettamente allineate con le posticce, il Commendatore ha fatto un buon lavoro.

Ho ancora indosso la maglia rossa e i jeans, le scarpe sono aperte, e il mio petto anche. Stasera c'è voglia di caccia.

Le hanno uccise. Piangevano quando lo hanno fatto. E io anche.

Che male che hanno fatto. Non c'era bisogno. Comunque la spada gira bene, e il polso e già caldo.

Ruoto la fascia di luce come fosse un pezzo del mio cuore, lo sento, lo rimiro, e poi quando arrivo a guardarlo esso mi acceca. E sempre penso... " Da quale parte afferrarlo ? ". Poi la spada viene in mio aiuto, e si posiziona, verso un dove, verso un uomo. Verso un chiunque.



CAP 7

1



Tigre cammina guardingo. Io anche dietro le piante.

Tigre sciolto nel passo sinuoso se ne va tra la boscaglia, gli aceri e i meli, tra i pioppi e gli oleandri, e poggiando mano

si ritrova sovrano.

Ha un buon passo, io lo seguo, sento i tamburi nella mia testa, come un guerriero Masai, la daga poi mi fa romano, e asso nella mano seguo.

Tigre sta cercando una mia traccia, io sono dietro di lui, che tra edere lingue di drago, lo seguo, poi alberi bastioni mi si parano davanti, e ancora frutti bombe, e foglie lame, sono il Re del Reame.

Tigre cerca tra le piante sinuoso, tra i pioppi rara è assai la sua vista, ma va bene... sia rivista.

E dunque lui cammina. Peccato non c'è brina.

Ancora urla un falco. Poi l'aquila... e l'assalto !

Urla Tigre aprendo le braccia quando nel buio vede la mia faccia,

che dir che gaudio è poco... di fronte, in ampio loco.

Mi guarda assai sorpresa,

la faccia cupa e tesa,

le mani in alto alzate,

come a levar vibrate,

" Sei qui bastardo !!! ", urla, gli uccelli come burla...

cominciano a cantare.

E' dolce il mio pensare.

Tigre ha paura, le mani le ha alzate come prima difesa, ha capito che io non sono un tipo con cui scherzare. Io rido, arcigno, non riesco a trattenere.

E' armato, e allora subito mi gli getto addosso, ma quello fa in tempo ad estrarre la pistola, che vola in alto dopo l'urto, e si va a perdere tra le foglie.

In bocca ha mille voglie, ma la più forte è quella di attaccare, mi si getta indosso con coraggio, ma io lo schivo, e lo ferisco alla schiena, di striscio. Lui ruggisce, gli uccelli cantano.

Blatera parole in un rumeno che non capisco, i suoi occhi sanno di alcol e serate male digerite.

Che abbia difterite ?

Fa due passi indietro, poi capisce che la mia spada sarà la sua fine, io avanzo, nella notte. Io penso solo a botte.

Quello impaurito mi guarda valutando quando e come potrei colpire, io avanzo ancora, ormai è come un gioco.

Lui nell'ideale fuoco indietreggia e cade a terra, poi in un assalto denti e pugni serra, io alzo la spada al cielo, il suo salto è stato buono, ma la punta della daga lo ha colpito. E io, mi sono girato perfettamente su me stesso.

La casa mi è di fronte.



2



Rientro in casa veloce e silenzioso, ho esposto la testa di tigre in bella vista di fronte la casa. Nel mezzo della tenuta. I laterali della bocca dell'animale sono inzuppati di sangue, cosi il suo sorriso sembra schiattato, confuso, terminato. Le vibrisse lunghe e accentuate tagliano la notte con il loro colore bianco. Il naso brilla all'imbrunire di sudore e sangue. Le pieghe del volto sono adagiate su loro stesse a causa del poggiare della testa sul legno che ho usato come palo. Tigre guarda a terra, e nelle sue morbidezze si evince forte Marte. Dio della guerra. Sono Romano.

Percorro velocemente il tratto che mi divide dalla porta dall'intercapedine est, gli uccelli tutti; stranamente, emettono un cupo e ovale suono di accompagnamento alla mia corsa, uccelli o corni essi sono... non riesco nella corsa a interessarmene. Suona la carica.

Entro nell'intercapedine, Sciacallo è sul patio principale che si guarda intorno, ha dato una breve occhiata fuori, sa che dovrà difendere il territorio, è un duro lui. Scimmia e Zebra lo raggiungono.

- Niente, non c'è niente, negli armadi, nei corridoio, nei bagni, non c'è un fottuto cazzo di niente ! - , è Scimmia che parla, al solito è agitato, si dibatte, si dimena, sulle gambe, vuole capire, agita le braccia. Cazzo.

Sciacallo, per lui, è sempre un problema, Scimmia chiede, Scimmia pensa, Scimmia fa.

E poi agita le mani sopra la testa, sembra che abbia un terremoto nei pensieri. E gli occhi guardinghi sono. Cazzo... Scimmia!!!

Ma non può farci nulla, Scimmia dice, Scimmia pensa, Scimmia fa !

E cosi risponde, - Ok, ma non ci agitiamo, se è qui è dentro o fuori, dovrà mangiare, comincia la caccia ! Zebra, prendi gli alimenti in frigo, e chiudete le finestre, se vuole mangiare dovrà arrangiarsi. Ora ascoltate, prenderemo la daga poggiata sullo Staffo, Scimmia tu hai una pistola, tu Zebra, prendi un coltello in cucina. Ci difenderemo, non dobbiamo avere paura, ok ? - , - D'accordo dice Zebra, che sembra il più sicuro dei due, - dobbiamo dividerci e fare come base il salone, cosi terremo d'occhio le due entrate... - , esita, Sciacallo interviene, - Si, ha ragione, io mi occuperò, del lato della porta che da sul giardino a est, tu Scimmia terrai d'occhio quella a nord. Tu Zebra sarai vicino la porta finestra, dobbiamo fare in modo di non lasciarcelo sfuggire, tenterà di entrare, e allora lo beccheremo, non siamo interessati ad uscire, se avesse un cellulare avrebbe già chiamato la Polizia, che invece non arriva. Bene. Prendete i vostri posti, e ricordate: " E' solo e presto avrà fame, e quando è cosi gli animali escono sempre allo scoperto ! Andate ! - . Scimmia e Zebra lo guardano affascinati, Sciacallo è un vero duro, e un vero capo, di quelli che devi guardare negli occhi, prima di abbassarli. E la sua maschera, tendente al rosso spaventa. Mette paura.


3


Scimmia è di fronte la porta nord, quella che da sull'entrata principale, ha una pistola, la rigatura al di sopra del calcio si illumina alla luce della lampada laterale nonostante questa sia coperta da un telo, il marito delle due donne non ha tolto la luce, forse non ha fatto in tempo, e allora forse i contatori sono due, e se è vero che sono due l'uomo ha ampio accesso alla casa, forse ci sono delle porte segrete, di là, nello sgabuzzino ha visto una scatola di chiodi, decide, e la sparge per i corridoi laterali della casa, lo vedo, mi costringe a lasciare tracce o ferirmi. Scimmia ha l'aria acuta e intelligente. Sembra un macaco. Sciacallo e Zebra lo guardano insospettiti poi capiscono. Quando entrerò o mi muoverò nella casa i chiodi verranno spostati, e io individuato. Ma non sanno che le intercapedini sono due, e io ho accesso ad entrambe tramite i corridoio esterni. La bestia terrorizza il cacciatore.



4


Mi muovo all'interno dell'intercapedine est, riesco a vederli in tutte e tre le postazioni. Sciacallo, Zebra, Scimmia. Animali.

Rossella era alta e dai capelli ramati. Ci conoscemmo in un pomeriggio passato entrambi sul Lago di Albano, nella splendida terra dei Castelli Romani, andammo la entrambi da soli, ognuno per conto suo. E quando fu il momento di affittare una barca per il giro sul lago entrambe scegliemmo la stessa. Il noleggiatore sorridendo di sottecchi ce la mise in acqua. E in due entrambi montammo.

Il lento rumore del lago vulcanico subito prese il posto delle nostre parole, e insieme andammo verso il largo. Intorno, e in lontananza, i vigneti e gli abeti tutti ornavano insieme ad altri alberi da fusto le coniche pareti. Maelstrom d'amore.

Intorno, gli alberi accompagnavano la discesa delle pareti fino all'acqua come fossero moquette appena stesa, la sofficità delle fronde infinitesimale al pensiero si adagiava sotto i grandi passi.

Io e Lei.

Bagnammo le mani entrambi per sentire la calma acqua tiepida di quel bel giorno di Luglio di qualche anno fa. Tanto innamorati eravamo che non ricordammo il giorno preciso mai, anche a distanza di chiacchierate e supposizioni su di esso. Ridevamo nel centro di Roma.

L'acqua dolce del lago subito ci diede rimembranza sulla sua pericolosità. Bastava ascoltare l'aria intorno per sentire la paura confondersi con l'amore e la spensieratezza. Il lago ospitava ogni anno sul suo fondale più di qualche persona. Ma splendida la sua bellezza aveva la meglio sul terrore.

Ridemmo ancora prima di arrivare al centro e vedere salire dall'acqua una leggera nebbia, il lago era tranquillo, e altre coppie in lontananza ridevano con schiocchi di felicità al suono sul lago.

- Nicodemo, - , dissi, - Rossella - . Mi tese la mano che presi tra la mia stringendola seriamente. Poi risi, il lago fluttuava sotto la piccola imbarcazione presa a noleggio. Rise anche lei con sguardo di comprensione, di sottecchi rise ancora, e parlammo cosi del più e del meno, e del motivo che ci aveva spinti ad arrivare da soli sul lago. Entrambe cercavamo un calmo riparo dove mettere a punto le nostre idee. Il solleticare dell'acqua ci avrebbe aiutato.

Gli alberi e i vigneti intorno guardavano, e l'acqua tremula sembrava prenderci in giro. Ci frequentammo poi, e dopo sposati. In una serata di Maggio, nacquero Chiara e Carlotta.

I primi anni dopo il matrimonio furono felici e pieni di ardore per l'amore, cosa che abbiamo mantenuto, vibravamo l'uno nell'altro al suono di mille canzoni e musica da radio. Lastricavamo la città con i nostri passi sorridendo al guardo degli elementi e dei negozi. Ci beavamo dei profumi e degli odori di bevande calde e cibi appena cotti. Poi nacquero Carlotta e Chiara.

- Ho visto la locandina del Barbiere di Siviglia - , diceva lei, - Si, - , rispondevo, - io quella della Turandot, - . E cosi ci sorridevamo non adempiendo a quelle che erano le piccole cattiverie della vita. Ogni demone del male passava dietro le nostre spalle sorridente e arguto assai. E Roma dietro e intorno felice sorrideva. Bianchi i marmi trucchi di colonne.

Che gaudio.

Carlotta nacque a Villa Alba, Chiara al San Camillo. Le ricordo entrambe ridere mentre Rossella le stuzzica ridendo. Roma ora a braccia aperte. Braccia di donne.

Ridevo beato nel guardare il il verde di entrambe i giardini all'interno delle due strutture pubbliche, e i marmi, e le panchine dove tutti si affrettavano a parlare, e poi altre, con elementi in solitudine. Il centro del mondo viveva e vibrava.

Carlotta danzava, Chiara leggeva, una con il fidanzato l'altra ad un concerto. Diverse, sostanzialmente diverse. Ma con una passione entrambe per la lettura.

Carlotta promossa a pieni voti al liceo, Chiara vincitrice di un saggio sulla poesia. Entrambe alla ribalta sul teatro della vita. E che schiocchi.

Me le hanno uccise, cosi, piano piano, ridendo, piangendo. Mugolando.



5


Scimmia è in fremente attesa. Stringe la pistola con tutte e due le mani all'altezza del ventre. Pronto è al colpo. La sua testa è rotonda e chiara nel pelo cosi come da foto mentali e gabbie. Sembra un macaco. Ha l'aria intelligente, ma è impaurito, non sa da dove il terrore arriva. Come un colpo di cannone. Continua a guardarsi intorno, ha già ispezionato la grossa libreria alla sua sinistra, non ha trovato il passaggio che si aspettava, e allora ha capito che la questione è più complicata. Che bisogna guardare in altri dove per scoprire gli eventuali passaggi segreti. Ma ha sparso i chiodi, e cosi è convinto di individuarmi, come il ragno con la tela. Attende la mosca e... tack !

Mi muovo silenzioso, passo alle spalle di Sciacallo che è alla porta est, non mi sente, poi arrivo a vedere Zebra, sono silenzioso, la terra non da segni del mio arrivo, lo sento. Sto camminando perfettamente bene mentre il nemico raggiungo. Se fossi leone lo braccherei. Se fossi puma lo assalterei. Se fossi giaguaro lo azzannerei.

Ma attendo, Zebra è il più nervoso, lo si evince dai leggeri e ripetuti movimenti del collo e della testa, la criniera si muove nonostante le sue voglie, è nera.

Non attenderà molto, e sbaglierà, dandomi l'opportunità di colpirlo. Scimmia sparerà, e Sciacallo anche, sono duri loro, Zebra è la mente leggera dei tre. Occorre aspettare, la notte intorno è alta, e gli sfrigolii dell'alta tensione come era già capitato hanno ucciso un uccello di grosse dimensioni attardatosi sul loro passo, Zebra ha sussultato, la sua tensione è ai massimi. E io sono un buon cacciatore. AVE

Sono in attesa da tempo, Zebra è nervoso continua ad avvicinarsi alla porta finestra e a guardare fuori. Il vento muove le fronde degli alberi e delle piante facendole rumoreggiare. Lo sento dalle bocchette per l'aria. Ha posato il coltello sulla cassettiera in mogano poco distante dalla statua in marmo rappresentante un Dioniso, sec. V, e guarda fuori, oltre i vetri che sono chiusi, sta cercando me. Sa che ci sono. Ma non sa dove cercarmi, e ecco che il germe della autodistruzione si insinua in lui. Ora il suo guerriero è alla soglia di attenzione, prima dell'esplosione.

Salta sulle gambe con passi incerti e tesi, non trattiene più gli spasmi dati dal coraggio e dall'istinto di conservazione. Ora il suo " vaso " si è riempito al massimo, e sta per esplodere. Ripete gli stessi movimenti con le gambe verso la finestra, guarda fuori, ed è tentato di aprire le ante, porta la mano alla bocca infilando un dito in essa e cominciando a pensare, Zebra fa, Zebra pensa, Zebra agisce.



CAP 8

1



Dal salone e dalla porta nord non proviene alcun rumore, lui non urla, sa che non deve farlo, sono in attesa del nemico, Sciacallo e Scimmia non gradirebbero. Sono tutti in attesa.

Continua Zebra a guardarsi intorno, è tentato di accendere il televisore al plasma che si trova nell'atrio principale, ma non lo fa. Sciacallo ha dato chiare disposizioni, evitare ogni rumore per portarmi in trappola. Guarda poi in direzione dello Staffo reggente l'armatura Romana del 47 A. C.,

torna indietro con lo sguardo, preferisce il televisore. Devo cercare di farlo uscire, se riuscirò ad isolarlo sarà un più facile bersaglio. Devo attendere, lo vedo dalle bocchette, il suo nervosismo è al culmine. Continua a guardarsi intorno agitando le gambe. Dentro la casa si respira un atmosfera irreale, i tre sono districati per il perimetro del piano principale ma non possono ne vedersi ne parlarsi, sono ora tutti impegnati nel captare ogni più piccolo rumore che possa indurli sulle mie tracce. Non sanno se sono dentro o fuori, ma la vista dei due cadaveri e quelli delle mie donne nella stanza da letto comincia ad innervosirli, Tigre è puntato sul palo di fuori illuminato da un raggio di luna che perpendicolarmente cade sulle sue grinze mostrando i rivoli di sangue ormai essiccato. Gli occhi hanno un aspetto vivido grazie alla luna, e Tigre sembra ancora guardare a terra cosciente. Rimembrare sembra i suoi errori, come quello di allontanarsi nella fitta boscaglia lasciando il suo gruppo e cercando cosi il confine. I baffi segnati sono da strisce traverse di sangue raggrumato, e grumi di di saliva li percorrono arrivando soli e limpidi a terra. Zebra è nervoso, è quello dei tre che ha meglio la visuale su questo spettacolo. E ora sembra che Tigre gli parli strizzandogli gli occhi.

- Esci amico ! Andiamo, fatti un giro fuori, non avrai mica paura per caso ? -. Lo sguardo è allegro e salacemente divertito, Tigre sembra essersi ripreso e nuovamente pronto a dare ordini: - Andiamo Zebra... non mollare, fatti un giro, vieni, fuori la brina è perfetta, e il terreno morbido e ricco, potrai correre, correre, correre !!! - . Zebra lo guarda, è Tigre, quello morto che parla li fuori. Deve essere tornato nel suo stato di spirito. Solo che intorno a lui non ci sono danzatori, Tigre è li fuori che lo invita ad uscire, il suo sguardo è divertito e la sua bocca si muove morbida e fluente, la luna lo illumina. - Zebra... ah... ah... ah... vieni andiamo !, qui fuori troverai il tuo vero Io, lo potrai provare sul terreno, vieni, la corsa sarà facile e veloce !!! - . Urla Tigre come se fosse impazzito, ma è costretto sul palo. Le vibrisse ora gli si sono drizzate, e come zampe artigliate si muovono. Tigre è all'attacco !

- Vieni Zebraaaa !!! Vieni nel territorio degli Antichi Arcani, prova il pensiero dei Primari Impulsi, lotta Zebra, vieni fuori, e corri, corri, corri libero il più che puoi, e dimostra, dimostra quale valente guerriero sei, VIENI ZEBRA !!! VIENI ZEBRA !!! - . La bocca si muove con enfasi e voracità, sembra come un enorme meccanismo, solo che la vividezza dello sguardo illuminato dalla luna rende quella faccia affascinante e stordente. Tigre è li di fuori vivo. La sua testa è resa viva dallo Spirito della Tigre, si, forse esso potrà calmarlo, si avvicina alla finestra Zebra. Ora Tigre ha smesso di parlare, e la maschera è tornata ferma e illuminata dalla luna, è il momento. Tigre annuisce con il silenzio.



2


La lancia la tengo in mano bene e ferma, il guerriero IICHAMUS non avrà di che lamentarsi, lo leggo nelle stelle. Pilum per i Romani. Curaro per gli Aborigeni.

La punta è composta di una felce perfettamente inserita nel manico realizzato in acero africano che è morbido ed elastico al tatto. Zebra correrà, e la mia lancia si infilerà nella sua pelle. Sta uscendo, e ora è il momento di distrarlo.

Apre la porta finestra piano, si affaccia sul patio che gira intorno alla casa, davanti a lui i quattro scalini in legno lo immettono sul prato. Esco piano dall'intercapedine.

Scende piano i scalini sentendo sotto di esso il terreno morbido e fresco, Tigre aveva ragione !

E' timoroso nei passi ragionevolmente mentre all'insaputa di Sciacallo e Scimmia si inoltra nel giardino che si apre sulla tenuta, i castani e i pioppi gli appaiono scuri e silenziosi, io attraverso piano il pezzo di prato che mi divide da lui, scaglio un bastone che lo impaurisce e lo fa allontanare dalla sicurezza dei scalini. Ormai è in mare aperto, ha visto la mia lancia. Corri Zebra, Corri !!!

La corsa è affannosa e piena di ostacoli, infatti il vento e le fronde degli alberi in movimento confondono i pensieri. Lontano, tra i pali dell'alta tensione gli sfrigolii della corrente elettrica continuano imperterriti a passare uno dopo l'altro. Il cadavere dell'uccello morto è totalmente carbonizzato, e l'odore che sale dalle sue carni bruciate riempe l'aria con un sapore di morte, gli uccelli nell'uccelliera mandano grida agghiaccianti, ma siamo ormai lontani, si, siamo ormai lontani dalla casa, e il territorio di caccia è aperto e vasto. Io sono dietro di lui, che tengo la lancia in mano e il passo fiero.

" Bastardo figlio di puttana... E' PAZZO !!! ", Zebra corre inacidito nell'animo e nel corpo, è caduto in un ottimo tranello, ora sa che dovrà pagare, la corsa è una sua specialità, ma forte i miei passi risuonano nella tenuta. E da lontano, dalla villa, il ritmo che sale ora dalla radio è tribale e ossessionante, gli uccelli urlano a gran voce le loro rimostranze, e lontano, nel lago artificiale le onde si muovono lente e sconnesse. Ci deve essere qualcosa !

- Ehi amico... cosa cazzo vuoi !!!, cosa cazzo vuoi !!! - , mi urla mentre a volte si gira indietro.

- Andiamo Zebra, morirai !!! - , gli rispondo da dietro mentre non lo perdo d'occhio con la lancia, gli alberi ci corrono intorno come a volerci urtare, ma ad ogni passo, ad ogni radice saltata, e a ogni affanno emesso riusciamo ad evitarli, e corsa ancora, e corsa !!!, - Zebra, ti raggiungo, cazzo Zebra !!! - . Urlo come un ossesso, la lancia fende l'aria come a strimpellane i suoni, la caccia, il sudore, madido sono nella fronte e nel corpo, ho tolto la maglietta, è una bella serata, e Roma, sono certo mi plaude. - Guarda, guarda là Zebra !, ci sono degli ostacoli da evitare, salta Zebra !, ora la tartaruga, ora il prato, ora la radice ! - . Lo sto distraendo, sono certo, le urla arrivano nella notte amplificate dalla radura, gli alberi intorno fanno cassa armonica, e piccole, gocce di rugiada ornano le foglie ed il mio corpo. Che serata !!!

- Amico io non sapevo, io no volevo !!! - , urla in un rumeno affannato ed impaurito, le hanno uccise, lo ricordo bene. Ho sentito i loro mugolii.

- Non importa più Zebra, ora corri, o morirai !!! - , continua a correre davanti a me, evita alberi e panchine, statue e ancora alberi e buche, assestamenti del terreno, la sua corsa è veloce e ancora precisa, vedo le sue mani tremare ai fianchi rattrappite.

Il petto si è gonfiato ed il mio respiro è preciso e appena affannato, Zebra corre instancabilmente, e io non voglio sbagliare il tiro, lo devo fermare, o avvertirà gli altri. Un buon colpo, mi serve un buon colpo.

Lo realizzo, Zebra è di fronte a me ormai ad una distanza ravvicinata tanto da giustificare il tiro. Alzo la testa, il mento è prominente all'aria, il braccio è parallelo alla testa, la lancia flette, tiro !!!

- Aaahhhh - . Il grido è lento e confuso, sta valutando il dolore. L'ho colpito poco sopra l'anca destra, alle spalle, il tiro è stato perfetto, Zebra è ferito poco sopra il coccige, dove si estende il muscolo del grande gluteo, un tiro perfetto, Zebra ha sbandato e dopo alcuni passi malconci e infermi è andato a sbattere contro un albero.

Povero Zebra, ora è li che ansima adagiato al tronco largo e sinuoso, sembra fatto apposta per morire. Rido, e lo finisco, gli amici potrebbero arrivare.



3



Mi dirigo ora verso la porta dell'intercapedine est, non mi hanno visto, Sciacallo e Scimmia sono ora sul patio, infine sono usciti, devono avere cercato Zebra, bene, ho fatto appena in tempo. Ma ho perduto la lancia. Daga e cacciavite sono ancora tra le mie armi. E Scimmia e Sciacallo. Sembra premonitore.

- Zebra ! Zebra !!! - , è Sciacallo che urla, la notte non risponde se non con i suoi venti e la sua luna. Tutto è confuso fuori, nella tenuta, e dal patio è difficile capire cosa è successo, gli alberi, fronde agitate sono, e i pilastri, della corrente, anche sono lontani. Solo un uccello canta. Ma non sappiamo quale.

- Zebra deve essere uscito, e quello lo ha fatto fuori, è nel giardino, si nasconde nel giardino - . Sciacallo si rende conto di urlare contro Scimmia, la cosa lo mette sempre un po a disagio, Scimmia lo guarda, con la pistola in una mano e si agita come a cercare di capire, - E allora cosa facciamo - , dice, Scimmia, - Se lo cerchiamo rischiamo di cadere in qualche trappola, guarda Tigre, sia lui che Pantera sono stati uccisi brutalmente, è armato, e non intende lasciarci liberi, Dobbiamo stare attenti, e cercare di uscire di qua, dobbiamo trovare l'interruttore della corrente, o quello ci ammazza tutti e due ! - , - Si hai ragione - , dice Sciacallo, mentre aggrotta la fronte e le orecchie si fanno puntute e fini, - Dobbiamo trovarlo, prima che lui trovi noi ! - , aggiunge con voce stridula e agghiacciante. - Dobbiamo trovarlo, e giuro, giuro che lo appenderò all'albero più alto, e poi defrauderò questa cazzo di villa. Pula !!! - . Scimmia lo guarda, la notte è ancora alta, e lui coglie le prime note.



4



Le prime note colte sono quelle della Nona Sinfonia di Beethoven, eseguita dalla Wiener Philharmonicher di Vienna, le trombe suonano, gli oboe risplendono, e tutta, tutta la natura intorno si desta al passaggio del guerriero !!! Ah gaudio, a piacere sublime suona la Nona ! Suona !!!

I loro sguardi sono illusi da un fato che non li riguarda, pensano di potermi trovare. ILLUSI !!!

Suona la Nona !!! SUONA !!!

Ah quale gaudio, Scimmia e Sciacallo hanno gli occhi di fuori, sono entrato accendendo il grosso impianto stereo nel salone, tromboni e demoni per loro. E io rido, tenendo in mano daga e ardore, moriranno, non alla fine del suono. Ma lo faranno !!!

Subito entrambi giovinetti si recano alla ricerca delle mie tracce sui chiodi. Non ce ne sono. Sono stato bene attento a saltarli quando dalla porta tra il salone e la cucina sono entrato. Passo avevo furtivo e silenzioso. Ah gaudio !

- E' entrato, ha l'accesso libero !!! - , Sciacallo tuona con le parole quando in mezzo al salone. Scimmia agitata... mezza salvata.

- Attento - , dice Scimmia, - Potrebbe essere da qualsiasi parte, forse è ancora dentro, poniamoci al riparo ! -. E cosi fanno, i due pongono le schiene addosso alla libreria, cosi hanno la visuale completa su quasi la totalità dalla casa. Io sono nell'intercapedine che li guardo. Non si divideranno. Ora veri formaggini.

Cominciano a girare per casa intorpiditi da una lieve euforia che ha fatto breccia nei loro cuori, è la presenza dello spirito della morte. Molti lo fanno.

Non hanno ancora spento l'impianto stereo, che tuona la Nona e tutto va in mona !

Beethoven canta degli augelli le più alte dimestichezze, tra i rami li annovera sussultando come foglie ad un vento leggero. Io c'ero.

Dipinge ogni raggio di sole.

Poi le parole, le loro. - Dobbiamo trovarlo, Scimmia, non uscire, rimaniamo nel salone. Se avrà fame dovrà mangiare, Lo uccideremo, come lui sta facendo con noi ! - . Scimmia asserisce. Ha spento lo stereo.


5


Il tempo passa lento, hanno fatto un altro giro di ricognizione, la casa è diventata loro nemica, non la conoscono, e la ripudiano, ora ogni suppellettile, ogni soprammobile, e ogni scaffale e vetrina che vi siano all'interno appaiono loro come ingranditi e pregni di colori. E' la loro paura.

L'adrenalina in questi casi fa brutti scherzi, lo so, sono appassionato di tecniche militari. E' la paura è una delle migliori. Fiacca gli animi e li rende confusi. Gli uccelli fuori urlano, e la luna si è appena scurita perché sovrastata da un banco di nuvole che si avvicinano da nord est. Sono nere, e questo li mette in ulteriore agitazione.

Scimmia sta scoppiando.

Si agita ad ogni suono ed ad ogni suono tentenna.

Hanno esposto i corpi all'esterno del patio, quelli delle mie donne. Sperano cosi da indurmi ad uscire, Sciacallo ne ha oltraggiato uno con una forchetta, quello di mia moglie, urlava come un forsennato quando in volto di essa ha tracciato tre tratti. I corpi ora sono esposti alla luna, che li illumina piena, io ho pianto, e poi ho indossato la divisa da SS ritirata dall'armadio principale. Esperto e collezionista. Fuhrer in rivista.

La divisa è quella delle SS Totenkopft Div. 33. Panzer. La fascia è rossa al braccio, le insegne sulle spalline riproducono foglie di alloro argentate. Quelle del collare hanno impressa su di loro la Svastica. Indosso i guanti neri e al buio alzo il braccio destro. Ora la musica che mi perviene al cervello non saprei dire da dove proviene. Ma intorno a me è tutto cosi confuso.

La divisa al buio nera risplende solo delle sue insegne argentee. Sono due.

E la musica è ottima, proveniente da una villa, credo sia Wagner e il suo Lohengrin.

CAP 9


1


Ora mi aggiro per il giardino, le insegne a forma di teschio risplendono sotto le luci della luna e a volte sotto quelle della corrente ad alta tensione passante per i cavi. Sono in casa, non mi hanno visto. Hanno paura, e se ne stanno tappati con le finestre chiuse in attesa di un mio errore. La luna è alta, saranno più o meno le quattro, i due sono spossati, ed ecco, ecco Sciacallo che apre la porta della veranda, sta tentando di uscire e braccarmi, ha posto Scimmia di guardia alla porta finestra.

Il trucco che uso è quello più vecchio del mondo. Lascio il mio cappello a visiera alta con insegna Nazista appollaiato su di un ramo che ho poc'anzi spezzato, la paura fa novanta, e Sciacallo piano piano si dirige verso di esso, io ho tutto il tempo di entrare in casa. Scimmia mi aspetta !

La faccia che fa Scimmia quando mi vede è paragonabile a quella che farebbe un bambino se di fronte i suoi occhi, nel cielo, un grosso dirigibile si sgonfiasse tutto ad un tratto. Sciacallo è corso fuori come impazzito, vuole assolutamente essere cosciente e presente allo scontro, cosi ha abbandonato la postazione principale. Vuole affrontarmi in campo aperto, si insomma, vuole lo scontro frontale. Sa che è l'unico modo per mettere fine alla sua tensione, si è spinto al largo, nella tenuta. Ho del tempo, infrango il lampadario del salone, e cosi cala il buio. Scimmia all'improvviso vede i teschi della divisa lucenti nel buio, spara tre colpi, che devio buttandomi sotto il divano, poi raggiungo l'atrio principale nella parte nord della casa, spara altri due colpi che mi colpiscono entrambi di striscio, la mia divisa fuma, e allora lo bracco al collo durante la colluttazione, la pistola salta. Io stringo, e Scimmia, piegandosi di fronte a me mi cade davanti le scarpe. E' morto, che goduria.

9



Esco dall'atrio raggiungendo l'intercapedine, muovo chiodi assai, e inciampo, cosi la mia divisa si sporca nella cenere del camino, diventa grigia, insozzata della grigia polvere e dei lapilli. Esco in giardino lo stiletto che ho nascosto negli stivali mi servirà a colpire. Lo attendo, in un fossato, una specie di trincea. La mia divisa è grigio verde dalla cenere e dai lapilli, la testa anche sembra calva. Esco dalla trincea e lo colpisco al cuore all'improvviso, è poco più in alto di me dato il terreno. Mi muore ai piedi senza fiato.

Chi sono ? Giulio Cesare, Adolf Hitler, Benito Mussolini.

Un soldato.

Hanno solo sbagliato casa.

Tlack !... Schiocco di stivali.



Depositato in SIAE il 28 / 10 / 2011


E - Mail: alessandro.simonetti398@virgilio.it

Grazie di avermi letto e a presto...

















Commenti

pubblicato il 20/02/2013 22.58.46
AlessandroSimonetti, ha scritto: Ciao, sono Alessandro Simonetti, spero che il lavoro da me pubblicato vi piaccia. So che è molto forte. Comunque ne ho molti altri che spero di farvi leggere. Vi chiedo solo di lasciare un commento se leggerete il racconto, in modo che io possa perfezionare il mio lavoro, e conoscere le impressioni e i giudizi dei miei lettori. A presto. Alessandro Simonetti.

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