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lavoro pubblicato giovedì 7 febbraio 2013
ultima lettura sabato 18 maggio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Karalis - Lettera d'amore alla mia città, Cagliari.

di SassyRioter. Letto 967 volte. Dallo scaffale Viaggi

Vi siete mai veramente soffermati sui dettagli della vostra Città? Avete mai odiato o amato un posto tanto da volerci tornare per trafiggervi addosso ancora di più? Io sì. Amo la mia Città. Ha un nome arcano, elegante e misterioso.

Karalis - Lettera d'amore alla mia città, Cagliari.

Vi siete mai veramente soffermati sui dettagli della vostra Città? Avete mai odiato o amato un posto tanto da volerci tornare per trafiggervi addosso ancora di più? Io sì. Amo la mia Città. Ha un nome arcano, elegante e misterioso. Nell'antichità la chiamavano Karalis. La città forte, possente, le 4 mura degli Dei. La città del mare, la città che assorbiva culture e tradizioni da tutto il mondo. C'era anche chi diede la vita per essa, lasciando che le proprie ceneri divenissero parte del terreno. Era la città dei mattoni cotti incastonati nelle strade, era la città della porpora nei tessuti, la città delle belle donne dagli occhi nocciola e dagli uomini barbuti di successo. Era la città del marmo, dell'ossidiana e del mercato rionale. Era la domenica del "Su corru e' sa furca", che quando risuonava alle 10 di sera significava l'ora di rincasare, perchè dopo le 10 di sera si moriva sotto le lance dei cavalieri per mancato coprifuoco. E ora è città di storia eterna, una città - libro. Tante pagine scritte in lingue diverse, tanti passi han calpestato le strade e le sabbie di Karalis. Oggi la si chiama Cagliari. Molte persone l'amano dal profondo, anche se non è da tutti sentirsi parte di un complesso giunonico quale questa città. Molte persone la vedono come un punto fermo sulla carta colorato di rosso da esporre all'esame di Terza Media. Ma altri la vivono col cuore. Un cuore che piange appena i 3 metri d'un aereo che decolla per chissà dove si fanno sentire sulla gola, pressati a caldo. Un cuore che smette di battere appena l'ancora d'una nave diretta chissà verso quale dannato inferno smette di gocciolare e torna nello scafo. Ecco. Io sono un tipo della seconda categoria. Cagliari è divisa in tanti piccoli pezzi ed ognuno di loro racconta una favola meravigliosa. C'è un labirinto magico ed eremita che se ne alberga tranquillo e indisturbato nelle pendici dell'altopiano dove sorge la città. Si chiama "Cagliari vecchia" o come si dice dalle mie parti, "Patti Arta". In questo enorme rione vivevano le famiglie altolocate e dei grandi palazzoni articolati formano un groviglio di viottoli tetri che t'abbracciano dandoti sicurezza. Cornicioni decorati, porte basse in legno scurissimo, finestre con vetri macchiati, un fortissimo odore di antico ma eterno. Lì sorge la cattedrale di Cagliari, che riposa sui suoi costoloni color beige al cui interno vige il silenzio più profondo. Nei viottoli crescono le piccole locande degli artisti, le botteghine e le case coi balconi delle anziane "cantadoras", che hanno sempre qualche dolce parola da dedicarti quando ti vedono passeggiare per quelle vie. Ville e Regge con nomi di grande importanza, incisi sul portone di casa oppure su una tegola marroncina appesa vicino agli ingressi. E' la parte in cui si sente la discesa, il cadere giù, l'immortalità di questa Città, il non arrendersi alla morte. Mai. Lasciandosi andare, s'arriva alle strade del centro. Oggi è un continuo brulicare di gente, automobili e bus. A volte è il caos in cui vuoi intenzionalmente andarti a tuffare, per sfuggire dallo stress del lavoro o dal troppo studio, a volte tenere due buste piene d'acquisti o uno zaino vuoto può aiutarti a tenere la mente lontano da casa per un pò, lontano dalle pareti che vedi ogni giorno, per 24 ore o poche di meno. A volte spaccarsi i piedi nelle vie dei negozi, mangiar un gelato in compagnia degli amici o infreddolirsi stando in fila fuori di un locale notturno, può divertirti tanto quanto un bambino si diverte con i dadi colorati. Di tanto in tanto, però, gli artisti si rigettano tutti sul porto, difronte alla fontana a intermittenza. Guardano le navi abbandonare l'isola, guardano il sole tramontare, si scambiano promesse con la persona amata o rimangono lì a fissare le increspature nell'acqua. E' un luogo dove nascono canzoni, poesie e dediche sulle panchine. Dove nascono storie e dove muoiono, a intermittenza, come la fontana. Senza mai placarsi. Se si fà un piccolo sforzo, si và un pò più sù, si può scorgere un complesso architettonico di straordinaria bellezza: il Bastione Saint Remy. Nell'antichità faceva parte della fortezza di Karalis, era il principale parco ma anche una sede d'avvistamento, quando i nemici ancora affettavano le onde per raggiungere l'isola. E da lì, ora, si può fare l'amore con il sole nelle ore del pomeriggio, quando anch'egli sente il sonno incombere e comincia a calare piano piano, sfarinandosi tra le sagome delle palme che s'innalzano tra il cemento e una manciata di terriccio. E' in quelle panchette marmoree che si vive l'amicizia, l'età della ribellione e del dialogo. E' lì che si beve un goccio di troppo, che si lascia un ricordo della propria gioventù. E' lì che il suono d'una chitarra classica, condivisa con gli amici, cambia totalmente l'aria che respiri. Ma è anche lì che vuoi tornare, quando hai la vita nelle tue mani e senti il desiderio di lasciarle spiccare il volo, come se fosse una colomba stretta tra i polsi pronta a buttarsi nel vuoto. Tra i posti più magici, quello è uno dei più alti. Si può davvero vedere la Città com'è a tutte le ore della giornata, come cambia colore, come viene irradiata dal Faro in lontananza, come si schiarisce l'acqua alle 6 di sera, come il casino dei clacsons non conta quasi più niente col rumore del vento che lo sovrasta. Tanti luoghi così, come il magico Belvedere, la collina degli innamorati e la collina dei disperati. Oppure Buoncammino, la finestra di Cagliari. San Michele, la torregrande. Una città piena di lividi, lividi di guerra, lividi sui visi della gente. Ma gente col solito sorriso. E poi, poi c'è lui. Il Mare. Il lungomare, chiamato così non perchè sia lungo, ma perchè è lungo e duraturo il pianto che provoca nel guardarlo. E' l'amore fatto natura, è un essere vivente respirante. Trapela amore, amore puro. E' l'anima dell'isola. Le coste a volte son macchiate di rosso, dato che il corallo spesso divorzia dal mare e si adagia sul bagnasciuga come uno sfrattato. C'è una miriade di barche parcheggiate, portano dei nomi biblici tatuati sulla fiancata e fanno un rumore sricchiolante ma rilassante, rimarresti ore ad ascoltarlo. E rimarresti ore, giorni, mesi, anni. Sempre. Coi piedi affondati nella sabbia, fredda o calda che sia, ad ascoltare il rumore delle onde accarezzarti l'udito, un corteggiamento senza fine. Perchè è la magia di questa città. La stessa magia che trasmette il Cimitero di Bonaria, là dove non si osa più nemmeno bisbigliare, perchè vige la morte. La morte più pittoresca e vitale che possa esistere. Miriadi di persone riposano, all'ombra di alti cipressi, abbracciati nell'eterno vivere altrove, l'Oltremondo. Là dove il vagare alla ricerca di risposte, di conferme, è ormai una routine. Là dove ogni passo rimane scritto nel tempo, ogni secondo viene consumato come si consuma il marmo delle lapidi e delle statue che spesso osano prendere vita. E Cagliari è tante cose, è moderna ma anche antica. E' tecnologica ma anche rudimentale. Cagliari è tante cose, troppe. E chi non ci nasce, chi non ci vive. Chi la odia per sentito dire, chi fà delle dicerie una barzelletta, chi la ama per finta e fugge via, chi la sporca o chi le sputa addosso, chi la offende e la disprezza. Pagherà, nell'altra vita. Perchè non potrà mai comprendere queste mie parole. Perchè il paradiso è lei. E lei è casa mia. E io amo casa mia, amo la terra dove sono nata. Amo le fondamenta d'ogni germoglio che ha dato vita alla mia persona. Amo la gente che ci vive, l'aria. Amo i temporali, le tempeste, il tempo tanto cattivo da bestemmiarci sù. Amo il cielo, di qualsiasi colore si tinga. E le nuvole, di qualsiasi forma si compongano. Ma la amo, comunque. E' come un matrimonio, solo molto più forte e sincero. Perchè è lei. Ed è mia. E' nostra. E' di tutti. E' Cagliari, finchè morte non ci separi.

S (c)



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