ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.522 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 49.897.012 volte e commentati 55.651 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato giovedì 7 febbraio 2013
ultima lettura giovedì 21 febbraio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Come furono costruite le Piramidi egizie? (2° parte)

di mariapace2010. Letto 2449 volte. Dallo scaffale Storia

brano tratto dal libro DJOSER e lo Scettro di Anubi prossima PRESENTAZIONE presso libreria ZANABONI di Torino epoca e tecnica di costruzione delle Piramidi di Gizah attraverso un racconto interessante e rigorosamente documentato......

brano tratto dal libro: DJOSER e lo Scettro di Anubi

edito da società editrice Montecovello

(costa quanto una scatola di cioccolatini, ma è più "buono" perché sostiene il progetto NON SIAMO SOLI - SAVE THE CHILDREN (come risulta da retro copertina)

Ognuno di quei lastroni recava scritte per facilitarne la collocazione.


"Sei stato via più di sessanta giorni. Ero in pensiero. - riprese l'uomo, continuando ad agitare le braccia - Temevo ti fosse successo qualcosa. Dove sei stato? - sui quaranta anni, alto, il fisico asciutto e il fare autoritario, era certamente un caposquadra - Qui tutti chiedono di te. Dov'é Djoser? Quando torna Djoser? Perché non torna Djoser... Dove sei stato in tutto questo
tempo?"


"Non lontano da qui." rispose evasivo il ragazzo percorrendo la seconda rampa. Man mano che saliva e che la costruzione svettava verso l'alto, diminuiva lo spazio e il numero degli uomini.


Djoser raggiunse la terza rampa e il caposquadra.


Visto da quell'altezza il cantiere sembrava un termitaio allo scoperto, vivace e movimentato. Da lassù si vedeva bene ogni cosa: il tempio a Valle quasi ultimato, le ultime assise di pietre della Strada Sacra, la Sfinge. Si vedeva bene anche l'intricato dedalo di viuzze che correvano serpeggiando intorno ai magazzini reali, ad occidente del canale. Più lontano, il Nilo si snodava
sinuoso ed impetuoso a causa della Piena che non accennava a calare.


"Salute a te, Siptha, che rivedo volentieri." volse le spalle al fiume e salutò con
le braccia all'altezza delle spalle.


"Ti rivedo
con piacere anch'io, mio giovane amico. Ma non hai risposto alla mia domanda. Dove sei stato? Qui sentono tutti la tua mancanza. Alcune cose non vanno bene, quaggiù!"


"Ci sono cambiamenti qui, vedo." Djoser si guardò intorno.


"Il funzionario Hatmut mi ha mandato questa squadra, ma è piuttosto fiacca - si
lamentò - e il lavoro procede a rilento."



"Vedo laggiù Amosis. - replicò il ragazzo - Lui è un lavoratore instancabile e molto
capace, ma non vedo suo fratello Thotmosis."


"Thotmosis oggi non c'è. - spiegò il caposquadra - Il suo asino è malato e lui ha preso
due giorni di permesso per curarlo."


"La sua mancanza si fa sentire!" osservò il ragazzo.


"Già! Nessuno è capace di poggiare un blocco accanto all'altro con la stessa precisione, in
modo da non permettere ad una sola pagliuzza di starci fra le fessure."


Anche Djoser conosceva ed apprezzava, come tutti, la competenza di Thotmosis, il quale non
avrebbe certo approvato il lavoro degli operai della nuova squadra.


"Guarda qui, Djoser. Guarda in che modo maldestro sono state posate queste pietre."


"Già! Non ce n'è una sola che combaci con l'altra." assentì il ragazzo, con accento di
disapprovazione.


"Per fortuna queste pietre costituiscono il massiccio centrale - spiegò il caposquadra; una
piccola pausa per tirare su col naso e detergersi il sudore con uno straccio, poi proseguì - Meglio che non lo siano, d'altronde. Lo strato successivo si legherà più saldamente se le pietre non sono uguali. Questa malta - indicò lo strato di gesso disposto sul piano di posa - e lo scheggiame di riempimento degli interstizi, assicureranno una perfetta stabilità al nucleo che sta dentro
e permetteranno una presa più salda dei blocchi di rivestimento esterno... Attento! Attento, tu!" gridò all'indirizzo dell'uomo che stava versando la malta ancora allo stato fluido sulla superficie delle ultime assise.


In effetti, pensava Djoser, a guardarlo così come si presentava in quel momento, più che
alla Piramide di Khufu, quella costruzione somigliava a quella di Zoser e cioè ad una grande scalinata che saliva verso il cielo.


"Attenti, voi due! - continuava a gridare il caposquadra - Questa sostanza di gesso e acqua
indurisce rapidamente. - poi, rivolto al ragazzo - Osserva, Djoser. Quando il fango si asciugherà, queste due pietre potranno respirare senza patire il caldo del giorno e il freddo della notte, ma occorre che i massi siano accostati con diligenza e senza svogliatezza e gl'interstizi riempiti con cura."



Djoser approvava il dissenso del caposquadra scuotendo anch'egli il capo. Il maestro Pthahotep gli aveva spiegato la necessità di una perfetta posa delle pietre, soprattutto nelle prime assise, le più vicine al nucleo di roccia centrale che fungeva da fondamenta.

"Chi è questa gente così svogliata e incompetente? - domandò - E soprattutto senza rispetto
alcuno per il nostro Sovrano!" aggiunse con accento di rimprovero.


"Sono stati Amir e la sua gente a posare queste pietre."


"Il Faraone è il Dio di Thotmosis - replicò in tono assai vivace Amir, chiamato in causa -
Ma non è il Dio di Amir."

Amir era un principe cananeo fatto prigioniero dal Faraone e costretto a lavorare per la sua gloria.

"Tieni la bocca abbottonata, Amir! - gl'ingiunse il caposquadra - O la potenza del
Faraone...

(continua)



Commenti

pubblicato il 23/11/2013 7.34.42
Raimondo64, ha scritto: Si sa che non sono di questo mondo...
pubblicato il 25/11/2013 15.29.37
mariapace2010, ha scritto: ciao, Raimondo... ho letto alcune tue poesie... profonde e delicate insieme... Quanto alle Piramidi, non ho capito il tuo commento... vuoi dire, forse, che non sono state costruite da mano egizia?... Spiegati meglio.. ciao, ciao... mi piacerebbe approfondire.

Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: